Dottoressa Paola Marotta Psicologa Clinica

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Ci si indigna sempre, e direi per fortuna, di fronte ad atti di tirannia e di dittatura nel mondo. Ciò che mi stupisce è...
04/02/2026

Ci si indigna sempre, e direi per fortuna, di fronte ad atti di tirannia e di dittatura nel mondo.

Ciò che mi stupisce è che i primi tiranni a dare l'ordine di sparare, nonché i primi militari, con il fucile in mano, pronti a fare fuoco al primo errore, siamo noi. E il bersaglio? sempre noi.

La più grande forma di tirannia che mi capita sempre più di osservare è quella verso sé stessi, è quella che ogni volta che qualcuno entra in stanza di terapia si palesa senza nemmeno avvisare, per quanto è sfrontata. Un pugno in pieno stomaco.

Quella forma di punizione e di rimprovero costante che ognuno riversa su se stesso, e poi sull'altro, come un fucile puntato, mortificandosi, annichilendosi, e non perdonandosi praticamente nulla. Un senso di colpa feroce, un grado di severità che farebbe paura ai più grandi dittatori di tutti i tempi, un senso del dovere che metterebbe in ginocchio anche l'intelligenza artificiale.

Nella testa di molti, moltissimi, adulti e non, è nascosto un vero e proprio cecchino, pronto a censurare ogni vissuto e a sopprimere ogni possibilità di essere felice, ma che dico... Libero.

La rivoluzione va fatta partire da dentro.

Non esistono bambini cattivi, ma solo emozioni troppo grandi da gestire, e bisogni non visti. Quando urli addosso a un b...
12/01/2026

Non esistono bambini cattivi, ma solo emozioni troppo grandi da gestire, e bisogni non visti. Quando urli addosso a un bambino, quel bambino non farà suo il contenuto del tuo messaggio, non farà sue le tue parole. Ma registrerà come lo hai fatto sentire, registrerà lo spavento, e poi la colpa. Il giorno dopo non farà ciò che hai chiesto ma porterà con sé un vissuto misto di rabbia, paura e senso di colpa. E non necessariamente queste emozioni si esprimeranno nel rapporto con il genitore, che per il bambino resta intoccabile 💡

In seguito ad un tragico evento che porta anche a delle morti si può reagire empatizzando e provando compassione nei con...
03/01/2026

In seguito ad un tragico evento che porta anche a delle morti si può reagire empatizzando e provando compassione nei confronti delle vittime e dei loro familiari. Oppure si può reagire attraverso il giudizio e questo altro non è che una difesa, che si traveste da critica, una dissociazione, un rifiuto, un distacco dal dolore e dalla paura di non poter controllare gli eventi. Altro non è che una strategia per far tornare il mondo e le cose prevedibili. Quando si è costretti ad accettare l'inevitabilità degli eventi può attivarsi una forma di resistenza fortissima, che ci porta a cercare una spiegazione, a tutti i costi, e spesso la si trova individuando uno o più responsabili/colpevoli, e quella risposta altro non è che un contenitore per l'angoscia e la rabbia, altro non è che un tentativo disperato di spostare il focus dall'impatto che l'evento ha avuto su di sé, pur di non affrontarne la portata.
Rendersi conto che non è possibile governare gli eventi, che non è possibile avere il controllo su tutto e su tutti, come purtroppo il mondo ci illude di poter fare continuamente, è un processo diverso per ognuno, e ognuno lo percorre con i propri tempi e con le proprie risorse.
Trovare un responsabile a volte è doveroso, soprattutto per evitare che certi eventi accadano di nuovo, ma altrettanto importante è non giudicare chi sta soffrendo la perdita di un figlio, e ancor di più non giudicare le vittime stesse di quella che è una vera e propria tragedia di cui dovranno rispondere soltanto coloro che hanno permesso a quei giovani di entrare in un luogo non sicuro e non a norma🙏🏽

L'indecisione viaggia spesso sulla falsa riga della rinuncia.Se non decido, se aspetto, se tentenno, se mi confondo... a...
09/11/2025

L'indecisione viaggia spesso sulla falsa riga della rinuncia.
Se non decido, se aspetto, se tentenno, se mi confondo... alla fine rinuncio. E la rinuncia può avere la funzione di non farti sentire "troppo". Troppo appagato, troppo pretenzioso, troppo compiaciuto, soddisfatto, sazio. E ad essere contenti ed esauditi si rischia molto più di quando ci si accontenta. Si rischia di tradire patti, di affrancarsi dalle aspettative esterne, si rischia di ritrovarsi momentaneamente soli, si rischia di stare con la propria felicità a discapito di alleanze effimere.
Si rischia di sembrare folli, in realtà si è audaci, si rischia di sembrare traditori, in realtà si è liberi, si rischia di pentirsi anche, in realtà si è nuovi, diversi da prima, in realtà... si è liberi, finalmente.

Il terapeuta che lavora con la famiglia non fa indagine, non controlla e non mette ordine, non scova colpevoli e respons...
25/10/2025

Il terapeuta che lavora con la famiglia non fa indagine, non controlla e non mette ordine, non scova colpevoli e responsabili, il terapeuta fa circolare movimenti affettivi, non tanto attraverso la parola, soprattutto attraverso i silenzi. Nelle famiglie non ci sono mai momenti in cui ci si riunisce e si parla, e ritrovarsi tutti insieme nella stanza di terapia diventa così una nuova esperienza che produce effetti non trascurabili.
Creare connessioni in un epoca in cui siamo tutti "esposti" ma INVISIBILI può produrre un cambiamento. Non è solo la verità che bisogna raggiungere e di cui si ha bisogno, come quella che si ottiene attraverso la diagnosi, ma è un muoversi delle emozioni e degli affetti, di cui oggi ci si priva senza conoscere le reali conseguenze.
In un momento in cui la spinta e la direzione sembra essere quella di dover fare diagnosi precoci, diagnosi a tutti i costi, il futuro della cura è soprattutto assistere, assistere le madri e i padri nei primi giorni di vita del bambino, così come occuparsi delle infanzie infelici... favorendo il coinvolgimento dei genitori, attraverso una formula non accusatoria, ma che vuole fare rete, fornendosi del contributo prezioso e spesso risolutivo e illuminante della famiglia e della comunità più allargata.

Il giudizio degli altri si infila spesso nelle crepe della nostra esitazione. Sapete quando le altre persone si sentono ...
11/09/2025

Il giudizio degli altri si infila spesso nelle crepe della nostra esitazione. Sapete quando le altre persone si sentono maggiormente autorizzate a dire la propria opinione, anche quando non è necessario? Finendo poi per esprimere giudizi, o per dare consigli non richiesti? Succede quasi sempre perché dall'altra parte evidentemente c'è qualcuno che, senza rendersene conto, rimane in una zona di dubbio, di incertezza e perlplessita', che viene manifestata non solo dal comportamento verbale ma anche dal non verbale. Per questo è importante acquisire coraggio, maturando la consapevolezza che spesso non dipende dagli altri, ma da noi e dalla nostra difficoltà a mettere un confine.
Uno dei modi per disegnare quel confine è mostrare risolutezza, ad esempio dicendo le cose con convinzione, esprimendo ciò che vogliamo, i nostri bisogni e i nostri desideri senza condirli con imbarazzo e tentennamenti vari, ma facendo del nostro volere l'unico vero criterio che ci guida nel fare una determinata scelta. Scelta che non ha il dovere di essere giusta o sbagliata, ma di essere la nostra. Scelta che ha il diritto anche di essere cambiata.

"I bambini hanno bisogno che le loro madri restino donne, che abbiano interessi e passioni nel mondo. Che il mondo non s...
12/08/2025

"I bambini hanno bisogno che le loro madri restino donne, che abbiano interessi e passioni nel mondo. Che il mondo non si esaurisca nella vita del figlio, che ci sia un desiderio che trascende l'orizzonte della maternità. I nostri figli hanno bisogno anche dell'assenza della madre, altrimenti non c'è libertà."

Massimo Recalcati "Lessico Famigliare", Raitre, 2018

Che cos' è un NO se non un confine. Che cos'è un femminicidio se non una incapacità di riconoscere e accettare un confin...
28/05/2025

Che cos' è un NO se non un confine. Che cos'è un femminicidio se non una incapacità di riconoscere e accettare un confine, e di comprendere la gravità e le conseguenze delle proprie azioni.
La relazione con l'altro si insegna e si apprende, ed è un apprendimento che si nutre di confini; donando la propria "assenza", oltre che la presenza, trovando il giusto equilibrio tra vicinanza e distanza, tra dipendenza e autonomia. A stare nella relazione con l'altro si impara, oppure no.

Adolescence. Inutile dirlo. L'episodio del colloquio con la psicologa mi è piaciuto particolarmente, è stato girato per ...
23/03/2025

Adolescence. Inutile dirlo. L'episodio del colloquio con la psicologa mi è piaciuto particolarmente, è stato girato per primo e penso sia il cuore di questa mini serie.

Dolore. È la parola che risuona in me vedendo questa serie. Un adolescente è un libro aperto, a differenza dell'adulto, che del dolore non sa cosa farsene. E Jamie ce lo presenta senza troppi filtri, arriva tutto. Alla fine del colloquio con la psicologa e alla notizia che quella sarebbe stata l'ultima seduta J. reagisce molto male, manifesta incredulità e rabbia ma soprattutto spavento, attraverso una difficoltà ad accettare la fine di quel percorso, che per quanto scomodo e faticoso ha evidentemente rappresentato per lui uno spazio potentissimo di espressione e di relazione, uno spazio in cui qualcuno si stava interessando a lui... Si sente tutto il suo dolore. Si percepisce tutto il suo terrore, la paura di essere abbandonato e di rimanere solo.

🫶🏽

18/03/2025

"Qualsiasi cosa decida di fare non dimentichi mai che non è prigioniera della strada scelta. Ha tutto il diritto di cambiarla se sente che è sul punto di perdersi.
Per finire le auguro un buon viaggio sulla strada che sceglierà. Le auguro anche ogni successo, ma ancora di più le auguro due cose, che spesso ostacolano il successo esteriore, e hanno tutto il diritto di farlo perché sono più importanti: l'amore e la libertà.
E dunque buona fortuna, mi faccia sapere tra dieci anni com'è stato il suo viaggio.



Stig Dagerman, Il radioso avvenire... tratto da "La politica dell'impossibile"

Mi dispiace se non ti è stato concesso di essere fallibile.Mi dispiace se hai dovuto risolvere troppo presto situazioni ...
04/02/2025

Mi dispiace se non ti è stato concesso di essere fallibile.
Mi dispiace se hai dovuto risolvere troppo presto situazioni che non erano affar tuo.
Mi dispiace se ora provi Rabbia quando le cose non vanno come vorresti, quando sono gli altri a sbagliare e a permettersi quel margine di errore che tu non ti sei mai sognata di avere.
Mi dispiace se ora senti un ingiustizia e vorresti cambiare ma non sai come fare, perché ormai l'unica parte di te di cui ti fidi ciecamente è quella che risolve tutto e che non molla mai.
Mi dispiace se nessuno riesce davvero a vedere che dietro quel velo di rabbia e di insoddisfazione c'è una richiesta di aiuto che fatica a palesarsi. Quella è l'altra parte di te, mi dispiace che nemmeno tu riesca a vederla.
Mi dispiace. Per lei, perché è rinchiusa ma, se solo uscisse...

Rinunciate alla perfezione.Imparate a dire di no.Stabilite dei limiti.Delegate.Chiedete aiuto.Siate indulgenti e gentili...
28/01/2025

Rinunciate alla perfezione.
Imparate a dire di no.
Stabilite dei limiti.
Delegate.
Chiedete aiuto.
Siate indulgenti e gentili con voi stesse.

Wonder woman, fatela riposare.

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