04/02/2026
Ci si indigna sempre, e direi per fortuna, di fronte ad atti di tirannia e di dittatura nel mondo.
Ciò che mi stupisce è che i primi tiranni a dare l'ordine di sparare, nonché i primi militari, con il fucile in mano, pronti a fare fuoco al primo errore, siamo noi. E il bersaglio? sempre noi.
La più grande forma di tirannia che mi capita sempre più di osservare è quella verso sé stessi, è quella che ogni volta che qualcuno entra in stanza di terapia si palesa senza nemmeno avvisare, per quanto è sfrontata. Un pugno in pieno stomaco.
Quella forma di punizione e di rimprovero costante che ognuno riversa su se stesso, e poi sull'altro, come un fucile puntato, mortificandosi, annichilendosi, e non perdonandosi praticamente nulla. Un senso di colpa feroce, un grado di severità che farebbe paura ai più grandi dittatori di tutti i tempi, un senso del dovere che metterebbe in ginocchio anche l'intelligenza artificiale.
Nella testa di molti, moltissimi, adulti e non, è nascosto un vero e proprio cecchino, pronto a censurare ogni vissuto e a sopprimere ogni possibilità di essere felice, ma che dico... Libero.
La rivoluzione va fatta partire da dentro.