25/02/2026
Chi fa sport, lo sa: per migliorare bisogna aumentare lo stimolo, o almeno variarlo. Alla lunga, infatti, il corpo, se fa sempre la stessa cosa, si abitua. E quando si abitua, smette di crescere.
Sollevando ogni volta lo stesso peso, la nostra forza non aumenta; correndo sempre gli stessi chilometri, la resistenza si stabilizza; confrontandoci soltanto con lo stesso avversario, le nostre abilità si appiattiscono.
Insomma, una delle regole fondamentali dello sport è che il miglioramento non nasce ripetendo ciò che ci riesce già bene, ma esponendoci a ciò che ci mette in difficoltà.
E perché questa regola non dovrebbe valere anche per la vita? Eppure, nella quotidianità facciamo molta più fatica ad applicarla. Per un istinto di autoconservazione, infatti, preferiamo ripetere sempre la stessa giornata. Esporci alla novità, invece, ci spaventa. È come se, ogni volta che siamo sul punto di fare un passo avanti, oltre, temessimo in realtà di farne uno indietro.
Ma è naturale. Uscire dalla propria “zona sicura” significa accettare la possibilità di sentirsi fuori luogo, proprio come quando percepiamo con più chiarezza la nostra debolezza, aumentando il peso, o avvertiamo di più la fatica, allungando la distanza.
“Ma perché cambiare, se la mia vita, tutto sommato, va bene?”
È una domanda che, credo, ciascuno di noi si sia posto almeno una volta.
Dopotutto, l’esistenza, per essere soddisfacente, non deve per forza tendere a un miglioramento infinito. Anzi, inseguire continuamente ciò che ancora non abbiamo, sul lungo periodo, rischia di distruggerci. La serenità è anche sapersi accontentare.
Nonostante ciò, sono convinto che accontentarsi, riconoscendo il valore e la bellezza di ciò che facciamo, sia ben diverso da “abituarsi”, smettendo di crescere. Perché “abituarsi” vuol dire fermarsi a ciò che facciamo, fino a farlo diventare un’abitudine insipida, priva di valore e di bellezza, in cui non troviamo serenità, ma noia.
La nostra esistenza somiglia al nostro corpo: per restare in forma ha bisogno di stimoli. Ha bisogno di sperimentare, tentare, mettersi alla prova. In fondo, l’obiettivo di ciascuno di noi dovrebbe essere evitare quella sensazione che chi si allena conosce bene: accorgersi di avere sprecato mesi o anni di allenamento, perché ci si è limitati a ripetere sempre gli stessi esercizi. Ecco, la stessa cosa vale nella vita: siamo chiamati a cogliere ogni possibilità, per non rimpiangere, un domani, di aver vissuto sempre lo stesso giorno.
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Il Saggio dello sport