Edith Mincuzzi

Edith Mincuzzi Pagina ufficiale di Edith Mincuzzi, psicologa, psicoterapeuta, ipnocoach e mediatrice familiare.

Psicologa, psicoterapeuta a orientamento psicodinamico-psicoanalitico e mediatrice familiare, esperta in EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), approccio terapeutico per il trattamento del trauma e dei sintomi correlati. Lavoro da anni in libera professione, proponendo sia interventi psicologici e terapeutici nell'area del disagio psichico e relazionale di adulti, coppie e famiglie sia percorsi di mediazione familiare per il miglioramento della comunicazione tra genitori in via di separazione o divorzio e la condivisione di accordi su tutti gli aspetti coinvolti nella riorganizzazione delle relazioni. Su entrambe le materie svolgo docenze all'interno dei corsi di specializzazione dell'Istituto HFC.

Ci sono scelte che crediamo di fare con la testa,e poi ce ne sono altre che facciamo con il corpo,prima ancora di averle...
14/01/2026

Ci sono scelte che crediamo di fare con la testa,
e poi ce ne sono altre che facciamo con il corpo,
prima ancora di averle davvero pensate.

Perché il corpo non cerca ciò che è giusto.
Cerca ciò che è familiare.

I modi in cui siamo stati visti, aspettati, ignorati, protetti — o lasciati soli — diventano una mappa silenziosa che continua ad accompagnarci,
anche quando la vita cambia e noi crediamo di essere diversi.

E così può succedere di tornare in dinamiche che conosciamo bene,
non perché ci facciano stare bene,
ma perché il sistema nervoso le riconosce, le sa attraversare, le sa “gestire”.

Non è debolezza.
È memoria emotiva.

Riconoscerla non serve per giudicarsi,
ma per iniziare, lentamente, a scegliere con più libertà.

ti è mai capitato di riconoscere questo meccanismo nelle tue relazioni?
Se ti va, scrivilo nei commenti

Abbiamo imparato molto presto a fidarci di ciò che ci scuote, di ciò che accelera il battito, di ciò che ci toglie un po...
13/01/2026

Abbiamo imparato molto presto a fidarci di ciò che ci scuote, di ciò che accelera il battito, di ciò che ci toglie un po’ di stabilità, come se l’intensità fosse sempre il segnale che qualcosa conta davvero.

Ma il corpo, a volte, non sta parlando di emozione.
Sta parlando di attivazione.

Quando un legame è imprevedibile, quando alterna vicinanza e distanza, presenza e silenzio, il sistema nervoso si accende. Diventa più vigile, più attento, più coinvolto. E quella sensazione può assomigliare a eccitazione, a attrazione, a “farfalle”.

Non sempre è facile distinguere tra ciò che emoziona e ciò che mette in allerta.
Perché entrambi fanno sentire vivi.
Ma uno nutre, l’altro consuma.

E forse, più che chiederci quanto qualcosa ci prende,
a volte serve chiederci quanto ci permette di stare in equilibrio, di respirare, di sentirci interi, anche quando l’onda emotiva si abbassa.

Forse non è una risposta da trovare subito, ma una riflessione da tenere con sé.
Cosa ne pensi?

Non restiamo dove fa male perché non capiamo che ci stiamo facendo del male.Lo sentiamo, lo sappiamo, a volte lo diciamo...
10/01/2026

Non restiamo dove fa male perché non capiamo che ci stiamo facendo del male.
Lo sentiamo, lo sappiamo, a volte lo diciamo anche ad alta voce.
Ma insieme al dolore continua a vivere anche la speranza, quella parte di noi che guarda avanti, che immagina, che crede ancora possibile un cambiamento, una svolta, un incontro diverso tra due persone che si vogliono bene ma non riescono a stare davvero bene insieme.

La speranza tiene in vita il legame, lo nutre, gli dà senso, soprattutto quando abbiamo già investito tanto, quando abbiamo messo dentro sogni, progetti, pezzi importanti di noi.
E allora restare non è debolezza, non è mancanza di lucidità, è spesso un modo per proteggere ciò che sentiamo, per non arrenderci subito all’idea che qualcosa, per quanto amato, possa non farci bene.

Ma arriva un momento, lento e silenzioso, in cui la domanda cambia.
Non è più “quanto posso ancora sperare?”, ma “quanto sto rinunciando a me per continuare ad aspettare?”.

E forse andarsene, quando succede, non è una fuga dall’amore,
ma un ritorno a se stessi, a quella parte che ha bisogno di smettere di trattenere e iniziare a sentirsi scelta, anche senza dover lottare ogni giorno.

Forse, leggendo queste parole, qualcuno si riconosce.
Forse qualcuno sta ancora restando, con la speranza stretta tra le mani.
E forse, per qualcuno, è solo un pensiero che oggi fa un po’ meno male.

Se ti riconosci in queste parole, sappi che non c’è nulla di sbagliato in te.
Come ti senti?

Ci sono relazioni in cui l’amore c’è, si sente, si riconosce anche nei piccoli gesti, nelle attenzioni, nelle parole che...
07/01/2026

Ci sono relazioni in cui l’amore c’è, si sente, si riconosce anche nei piccoli gesti, nelle attenzioni, nelle parole che arrivano quando meno te le aspetti, eppure dentro resta sempre una specie di tensione, come se non fosse mai davvero possibile appoggiarsi del tutto, abbassare le spalle, smettere di controllare ogni minimo segnale.

Non perché non sappiamo amare, e nemmeno perché siamo troppo diffidenti o troppo esigenti, ma perché il nostro corpo ricorda.
Ricorda cosa ha significato, in altri momenti della vita, affidarsi, aspettare, sperare, e poi dover imparare a cavarsela da soli.

E allora anche quando qualcuno resta, anche quando non se ne va, anche quando prova davvero a esserci, una parte di noi continua a tenere le difese alzate, come se la sicurezza fosse qualcosa che non si può dare per scontato, ma solo conquistare, giorno dopo giorno, con una vigilanza che stanca.

Forse, prima ancora di chiederci se stiamo amando la persona giusta, il lavoro più profondo è imparare a costruire dentro di noi uno spazio in cui l’amore non faccia sempre paura, in cui possiamo sentirci abbastanza al sicuro da restare, da fidarci, da non scappare con la mente ogni volta che qualcosa si muove.

E questo spazio non nasce tutto insieme.
Nasce lentamente, un po’ alla volta, ogni volta che scegliamo di ascoltarci invece di giudicarci, di proteggerci invece di forzarci, di riconoscere che non è l’amore che manca, ma la sicurezza emotiva per poterlo vivere davvero.

🌹 Il regalo più prezioso: esserci, davvero.Nelle ultime settimane ho scelto il silenzio. Mi sono presa una pausa dai soc...
17/12/2025

🌹 Il regalo più prezioso: esserci, davvero.
Nelle ultime settimane ho scelto il silenzio.
Mi sono presa una pausa dai social per dedicarmi a ciò che di più prezioso abbiamo: l’Amore e il Tempo.
Mi sono fermata per prendermi cura della mia salute, per nutrire i miei progetti e, soprattutto, per donare la mia presenza totale alle persone che amo nella vita reale.
Voglio essere sincera con voi, che mi seguite con così tanto affetto: questa pagina è un pezzetto del mio cuore e voi siete una parte importante del mio cammino professionale e umano.
Ma per poter continuare a offrirvi riflessioni autentiche, ho avuto bisogno di rimettere al centro gli affetti “in carne ed ossa”.
Perché se è vero che la connessione digitale ci unisce, è la qualità del tempo che dedichiamo a noi stessi e ai nostri cari a definire chi siamo davvero.
Sono tornata con nuove energie e con la voglia di riprendere il nostro dialogo, partendo proprio da questa immagine:
“Amore e Tempo sono i regali più grandi che possiamo donare a noi stessi e agli altri...”
A volte pensiamo che servano gesti eroici, quando invece basta “esserci” con consapevolezza.
✨ E per Te? Cosa significa oggi donare Amore e Tempo?
È un caffè bevuto con calma, una telefonata a un’amica che non sentite da tempo, o magari quel quarto d’ora di totale ascolto verso te stessə?
Raccontami nei commenti un piccolo momento in cui ti senti “riccə” di tempo e amore.
Mi è mancato il nostro confronto. 👇❤️

18/11/2025

Viviamo in un mondo veloce dove a volte si dà per scontato che il nostro interlocutore sia sulla nostra stessa linea d’onda o abbia le nostre stesse conoscenze.
Ovviamente non è sempre così, per questo saper comunicare bene è importante, così come prendersi il giusto tempo per dire ciò che vogliamo ed accertarci che l’altro l’abbia compreso.

06/11/2025

Sembra un’assurdità, lo so.
Ma la logistica dello studio — il tragitto, il parcheggio, l’attesa —
non è solo una questione organizzativa.

È parte del setting terapeutico:
uno spazio mentale e simbolico che prepara la mente
all’incontro con sé stessa.

Freud e Fonagy ne hanno parlato,
ognuno da prospettive diverse.
Domani, nel nuovo reel,
ti racconto cosa intendevano davvero
quando parlavano di “spazio terapeutico”.

🌙 A volte la terapia inizia prima di entrare in studio.

Il conflitto è una parte inevitabile di qualsiasi legame, ma la paura di affrontarlo può ferire più del conflitto stesso...
28/10/2025

Il conflitto è una parte inevitabile di qualsiasi legame, ma la paura di affrontarlo può ferire più del conflitto stesso.
Spesso evitiamo di litigare per paura di ferire l’altro, di subire ritorsioni o semplicemente perché non sappiamo come farlo in modo costruttivo.
Eppure il silenzio — come un veleno lento — finisce per distruggere l’autenticità e la fiducia.

In questo carosello esploriamo perché evitiamo il conflitto, cosa accade quando lo ignoriamo e, soprattutto, 3 mosse efficaci per litigare in modo sano.
Scoprirai che il vero amore non elimina il conflitto: lo attraversa, lo ascolta e lo trasforma in crescita.

L’intimità non è l’assenza di discussioni,
ma la consapevolezza che puoi arrabbiarti e sentirti vulnerabile,
e sarai comunque amato/a. 💗

Impariamo a gestire i litigi per costruire relazioni più forti, profonde e autentiche.

27/10/2025

Negli ultimi tempi sentivo la mente stanca, piena ma confusa.
Così ho iniziato a prendermene cura anche dall’interno.

Con MemoBoost sto ritrovando chiarezza e memoria,e con Smarter la lucidità calma che mi serve per affrontare le giornate.

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E in bio!!


24/10/2025

Se ti capita di iniziare mille cose e non finirne nessuna, se vivi con la mente sempre accesa ma senza direzione, questo reel è per te.

Parlo di ADHD negli adulti, di come riconoscerlo
e di un piccolo passo per iniziare a capirti meglio.

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Durante il percorso terapeutico può capitare di avere la sensazione di non andare avanti, o avere paura di essere rimast...
22/10/2025

Durante il percorso terapeutico può capitare di avere la sensazione di non andare avanti, o avere paura di essere rimasti sempre allo stesso punto. Si riconosce il trauma, si è in grado di parlarne eppure è come se ci fosse una sensazione profonda di paura che porta a dubitare dei progressi.
Questo accade perche il corpo impiega più tempo della mente ad elaborare il traume e per quando si riesca a dare una spiegazione logico-razionale, poi si ricade - o si ha la sensazione a i farlo- in vecchi schemi.
Non è così, in questi casi imparare a osservare i progressi più dei passi indietro serve a proseguire nel percorso di crescita e raggiungere gli obiettivi desiderati.

Ti è mai capitato?
Se si, raccontalo nei commenti o in privato, sarà di aiuto a molti non solo per te!




13/10/2025

Queste 5 regole psicologiche hanno cambiato il mio modo di iniziare la settimana.
Ho imparato ad ascoltare la mia energia, a creare rituali positivi, a ridurre il carico cognitivo, a dare un senso alla mia settimana e a praticare la gentilezza cognitiva.

E devo dire che ha fatto una grande differenza! Quando riesco a prendermi cura di me stessa e a priorizzare le cose che contano, mi sento più stabile e più motivata.

Spero che queste regole possano aiutarti anche te:

1- Ascolta la tua energia: chiediti “Di cosa ho bisogno per partire?”
2- Crea un rituale d’inizio che ti aiuti a stabilire un ancoraggio positivo
3- Riduci il carico cognitivo e priorizza le cose che contano
4- Dai un senso alla tua settimana e scrivi il tuo “perché”
5- Pratica la gentilezza cognitiva e sii gentile con te stesso

Scegli una di queste regole e applicala già da oggi!

Scrivi nei commenti quale regola ti ha colpito di più e condividi con me la tua esperienza!

Indirizzo

Via Paolo Emilio 7
Rome
00192

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:30 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 14:00
Giovedì 09:30 - 20:00

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Abstract curricolare

Psicologa, psicoterapeuta a orientamento psicodinamico-psicoanalitico e mediatrice familiare, perfezionata in EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), approccio terapeutico per il trattamento del trauma e dei sintomi correlati. Lavoro da anni in libera professione, proponendo sia interventi psicologici e terapeutici nell'area del disagio psichico e relazionale di adulti, coppie e famiglie sia percorsi di mediazione familiare per il miglioramento della comunicazione tra genitori in via di separazione o divorzio e la condivisione di accordi su tutti gli aspetti coinvolti nella riorganizzazione delle relazioni. Su entrambe le materie svolgo docenze all'interno dei corsi di specializzazione dell'Istituto HFC.