Stefano Cobianchi Psicologo Psicoterapeuta

Stefano Cobianchi Psicologo Psicoterapeuta Anche online

Psicologo, Psicoterapeuta Analitico Archetipico,
Ricercatore e Docente in Psicologia Dinamica, Clinica e Neuroscienze
La Psicologia Archetipica è una re-visione della psicologia oltre i condizionamenti del moralismo, del positivismo e del letteralismo.

𝗟𝗲 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗲 𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗲 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗮𝗽𝗿𝗼𝗻𝗼.C’è questa pericolosa moda, tra gli psicologi, a voler banalizzare e rendere tutto un...
30/04/2026

𝗟𝗲 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗲 𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗲 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗮𝗽𝗿𝗼𝗻𝗼.

C’è questa pericolosa moda, tra gli psicologi, a voler banalizzare e rendere tutto una semplice regoletta. Forse colpa del counseling, o forse colpa del neopuritanesimo laico e positivista dilagante nelle ultimissime generazioni, fattostà che gli immensi e ineguagliabili sforzi di personalità geniali come Freud, Jung, Hillman, vengono evaporati dalla psicologia spicciola, che - fomentata dal titanico archetipo del Monos - seduce colleghi e colleghe a vendere banali soluzioni uniche per questioni estremamente complesse. Eppure, lo sanno tutti che le porte, come sono fatte per essere chiuse, sono fatte anche per essere riaperte. E difatti, a meno che ogni volta non abbandoniamo e distruggiamo tutto, gli ex tornano sempre, cosi come i loro ricordi. Opera del dio Eros, e gli dèi da lui toccati non hanno potere contro di lui. Contro amore, creatività, passione non c’è forza che tenga, a meno di perdere l’anima. Come insegna il mito, c’è un motivo più grande, uno scopo superiore a ogni nostra possibile ragione: Eros crea e ricrea il mondo tessendo le complesse trame delle trasformazioni attraverso gli incroci e gli incontri da lui orditi. Il dio delle porte e dei passaggi, Ermes duplex o Giano bifronte, è un aspetto dello stesso Eros, perché ogni incontro passa per una porta che si apre e unisce i due mondi per contaminarli e trasformarli ancora. Se gli ex tornano, e se noi gli chiudiamo la porta in faccia, comunque li vedremo e dovremo parlarci come immagini, come sogni, come ricordi. Ci ossessioneremo nelle nostre riflessioni, o succederà tutto di nuovo col prossimo amante. Gli amanti, attraverso l’amore, imparano proprio per prove ed errori, per tradimenti e illusioni, per gioie e dolori. “Obscurum per obscurius, ignotum per ignotius” è il motto degli iniziati ai passaggi e alle trasformazioni di Eros, e se vogliamo seguire l’Anima che, attraversando le sue porte, ci porterà ai suoi misteri più profondi.

𝗜𝗹 𝗚𝘂𝗮𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗙𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼Quella del Guaritore Ferito è una delle idee archetipiche più oneste di Jung. Viene dal mito di Chiro...
29/04/2026

𝗜𝗹 𝗚𝘂𝗮𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗙𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼

Quella del Guaritore Ferito è una delle idee archetipiche più oneste di Jung. Viene dal mito di Chirone, centauro saggio e immortale, figlio di Crono e Filira, noto come educatore di eroi come Achille e Giasone, e maestro di Asclepio, dio della medicina. A differenza dei suoi simili selvaggi, era colto e benevolo. Ferito accidentalmente da Ercole con una freccia avvelenata, rinunciò all’immortalità per porre fine al suo dolore scambiandola con la liberazione di Prometeo dalla sua pena, venendo poi trasformato da Zeus nella costellazione del Centauro.
In sostanza, nell’archetipo del Guaritore Ferito la capacità di aiutare gli altri non può essere separata dal dolore inferto dalla propria ferita: chi non è mai stato rotto dalle circostanze della vita, non può aver accesso alle profondità a cui apre la ferita e che richiede il potere della guarigione. Jung lo disse esplicitamente: il dottore dell’anima può curare soltanto quando egli stesso è stato malato. Solo gli psicologi che hanno effettivamente attraversato la propria ferita possono curarla negli altri. Quando portiamo la nostra personalità come una corazza caratteriale, o un’armatura, noi non possiamo aver alcun effetto benefico sugli altri. La ferita, che crea l’apertura verso la profondità, la feritoia, distrugge anche l’illusione di invulnerabilità dell’Io, forzando il contatto con l’inconscio. Senza quest’esperienza di vulnerabilità, noi rimaniamo sigillati dietro la Persona, l’immagine ideale di noi stessi. Non possiamo raggiungere la sofferenza dell’altro perché non abbiamo raggiunto la nostra. Ogni tecnica improntata per tentare di curare l’altro - teorie, modelli, strumenti diagnostici, programmi, algoritmi, manuali, elenchi, ecc. - senza attraversare la propria ferita ci farà comunque rimanere sulla superficie, rinforzando quella fredda corazza difensiva. Solo le nostre ferite ci rendono Guaritori, e possiamo guarire l’altro solo attraversandole in profondità per portare fuori da lì la luce del profondo, l’illuminazione interiore.

(Immagine: Chirone e Giasone, ispirato dal film Medea di Pasolini)

𝗟𝗮 𝗣𝗿𝗼𝗶𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗚𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗠𝗮𝗱𝗿𝗲La maggior parte dei difetti che non sopporti nell’altr@ sono i tuoi. Questo è ciò che Ju...
24/04/2026

𝗟𝗮 𝗣𝗿𝗼𝗶𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗚𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗠𝗮𝗱𝗿𝗲

La maggior parte dei difetti che non sopporti nell’altr@ sono i tuoi. Questo è ciò che Jung ha chiamato “proiezione”. Le caratteristiche che il tuo Io rifiuta non scompaiono, ma ti muovono dall’Ombra, e da lì si fissano su tutto ciò che di simile ti circonda. La persona che giace al tuo fianco allora diventa lo schermo sul quale i tuoi contenuti rimossi vengono riprodotti.
Il segnale più chiaro che è attiva una proiezione è l’intensità emotiva della tua reazione. Ogni volta che la tua risposta è ampiamente sproporzionata, o caricata di ostilità non giustificata dai fatti, tu già non stai più davvero reagendo ai fatti, ma al tuo stesso materiale rimosso.
Lo stesso meccanismo opera anche all’inverso, attraverso la “fascinazione”: quando un’altra persona appare profondamente brillante o quasi superumana, tu stai vedendo la tua propria brillantezza misconosciuta, che ti ritorna ai tuoi occhi. La forza della tua ammirazione, allora, è la tua stessa forza.
La proiezione è difficile da riconoscere perché non è mai interamente un errore di valutazione. Quando è il complesso della Grande Madre a operare attraverso di essa, tu non stai affatto allucinando: il tuo partner potrebbe essere genuinamente indisponibile emotivamente, il tuo capo potrebbe essere davvero esigente, le relazioni potrebbero essere veramente fallimentari. Queste percezioni contengono un elemento reale, ciò che rende la proiezione davvero difficile da ritirare. In questi casi, il complesso non è attaccato a nessun proprio immaginario proiettato, esso si attiva perché trova un gancio reale nell’altro, e regge il suo peso distorto. Per questo è così difficile lavorare col complesso della Grande Madre: il mondo esterno continua a confermare ciò che il tuo trauma o complesso, attivato da esso, conosceva precedentemente, e la realtà fornisce sempre abbastanza prove per mantenere attiva la proiezione come meccanismo protettivo da esso. Questo è anche il motivo perché, nelle problematiche relative alle dipendenze, che sono sempre sotto la Grande Madre, non funziona attaccare direttamente l’Io castrando le sue proiezioni.

(Immagine: 1dontknows)

𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮La psicologia analitica, quando parla di 'immagine primordiale' o...
17/04/2026

𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮

La psicologia analitica, quando parla di 'immagine primordiale' o di archetipo della 'Grande Madre', non si riferisce a un'entità concretamente esistente nello spazio e nel tempo, ma a un'immagine interiore, che agisce nella psiche umana. L'espressione simbolica di questo fenomeno psichico è costituita dalle raffigurazioni e dalle forme della grande dea femminile che l'umanità ha rappresentato nelle creazioni artistiche e nei miti.
L'emergere di tale archetipo e la sua attività possono essere osservati nel corso di tutta la storia umana: esso è attestato, infatti, nei riti, nei miti e nei simboli dell'umanità primitiva, così come nei sogni, nelle fantasie e nelle raffigurazioni creative di persone sane e malate del nostro tempo.
Per comprendere che cosa la psicologia analitica intenda per archetipo, dobbiamo distinguere in esso la dinamica, cioè le componenti emotive, il simbolismo, le componenti contenutistiche e la struttura.
La dinamica, l'effetto che scaturisce dall'archetipo, si estrinseca nei processi energetici all'interno dell'inconscio e tra inconscio e coscienza. Tale effetto appare in emozioni positive e negative, fascinazioni e proiezioni, ma anche nell'angoscia, nel senso di sopraffazione da parte dell'Io e negli stati maniacali di inflazione e negli stati depressivi. […]
Intendiamo per componenti contenutistiche dell'archetipo il senso contenuto in esso, che deve essere compreso dalla coscienza. […]
La dinamica dell'archetipo si estrinseca soprattutto nel fatto che esso determina, in modo inconscio, ma regolare e indipendente dall'esperienza dell'individuo, il comportamento umano. […]
Non bisogna dimenticare che l'umanità primitiva e lo stadio matriarcale non sono entità archeologiche o storiche, ma realtà psichiche la cui potenza fatale sopravvive nel profondo della psiche dell'uomo contemporaneo. La sanità e la creatività di ogni uomo dipendono soprattutto dalla misura in cui la sua vita e la sua coscienza riescano a conciliarsi con questo strato dell'inconscio, oppure si consumino nel contrasto con esso.
(E. Neumann, La Grande Madre)

(Immagine dal bellissimo film “La chimera” di Alice Rohrwacher, 2023)

Affitto al Pigneto il mio studio professionale di Psicologia Analitica Archetipica per giorni settimanali (il lunedi e/o...
16/04/2026

Affitto al Pigneto il mio studio professionale di Psicologia Analitica Archetipica per giorni settimanali (il lunedi e/o il venerdì di ogni settimana, no singole giornate) a psicologi, psicoterapeuti, counselor o operatori olistici referenziati, incluso di bagno, wifi ad alta banda e tutti i servizi. Lo studio si trova in un condominio di via Giovanni De Agostini, a pochi passi dalla metro C e dalla fermata bus 105. Lo studio è accogliente e ben arredato e per questo si chiede una caparra a garanzia di eventuali danni, oltre che il pagamento anticipato della mensilità. Solo se realmente interessati, per informazioni prego inviare un messaggio privato (non rispondo qui ai commenti).

𝗔𝗺𝗼𝗿𝗲, 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼, 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲. Cercare il successo sociale, oggi, significa avere una componente narcisistica ossessiva domina...
29/03/2026

𝗔𝗺𝗼𝗿𝗲, 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼, 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲.

Cercare il successo sociale, oggi, significa avere una componente narcisistica ossessiva dominante nella personalità, perché il successo oggi è caratterizzato esclusivamente dall’apparire, un apparire controllante e annullante l’essere e il sentire profondi. Nella loro difesa ossessiva dalla propria dolorosa profondità, questi soggetti arrivano persino a negare il valore e l’importanza dei sentimenti. Se si tenta di andare a fondo nel complesso essi rafforzano la difesa ossessiva con frasi di diniego come “Non è questo il mio problema”, “Non bisogna analizzare”, “Non ho bisogno di questo” e così via, fino ad attaccare l’analista o qualcun altro del proprio problema.
Smontare questa roccaforte ovviamente non è possibile con gli stessi mezzi logici e di controllo ossessivo del paziente, ciò non servirà ad altro che a minare le sue già deboli e sofferenti capacità di autostima e sicurezza. In realtà la cura inizia ogni volta proprio al riattivarsi della ferita. Sarà necessario fermarsi e aspettare, non essere giudicanti ma essere pazienti, e affidarsi alla dinamica umana del patire-agire. La cura è nel nostro amore e nella nostra tolleranza al dolore: ma ovviamente non alla maniera disfunzionale dell’Io del paziente, che continuerà imperterrito a difendersi da esso e a proiettarne la colpa. Eventualmente, al momento giusto sarà la stessa anima a guarirci, costringendo ogni volta a suicidare una parte di quell’Io morente sul patibolo della ferita.
È lì e soltanto lì, inchiodati con loro in quella sofferenza profondissima, che assieme a noi il paziente potrà accettarla, attraversandola con quei sentimenti empatici e positivi di riparazione che potrà in noi ritrovare disponibili. Sarà soltanto con l’amore per quelle emozioni negative, diventate ora nostre, che possiamo trovare la forza per educarci a fare quello che loro stessi non hanno appreso, ma di cui hanno un bisogno disperato: dargli riparo invece di scacciarle, e riconoscerle per la loro purezza e per come nel male esse ci purificano, sotto quella pioggia di fuoco dove insieme bruciamo.

(Immagine: 1dontknows)

𝗜𝗹 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 è 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁à, 𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁à 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼, 𝗰𝗼𝗻 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇...
26/03/2026

𝗜𝗹 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 è 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁à, 𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁à 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼, 𝗰𝗼𝗻 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗲𝘂𝘁𝗶𝗰𝗮

Una donna nevrotica, cresciuta con un modello educativo assai rigido e razionale, sogna uno scarabeo dorato. Quella donna è una paziente di Jung, si trova nel suo studio e gli racconta il sogno. In quel momento una Cetonia Aurata, uno scarabeo dorato, volando sbatte contro il vetro della finestra dello studio. Jung apre la finestra e accoglie l’insetto nello studio.
Questo fatto apparentemente casuale e inspiegabile secondo la razionalità, realizza la svolta decisiva nell’analisi della paziente: da qui inizia a compiersi la sua trasformazione evolutiva. La paziente comincia a credere nell’anima e a cogliere il senso e il significato del suo linguaggio. Per lei si tratta di una vera e propria rinascita: la sua nevrosi guarisce. Nell’analizzare quel sogno, Jung stava appunto dicendo che, nell’antico Egitto, lo scarabeo dorato era il dio simbolo di resurrezione e rinnovamento.

Trent’anni dopo, nel 1952, Jung scrive “La Sincronicità” in cui è riportato il fatto sincronico qui sopra riassunto. In questo testo Jung si addentra in un territorio d’indagine sconosciuto - o forse solo sottovalutato in Occidente - per affermare e dare dignità di scienza a quei fatti coincidenti significativamente che Jung definisce “sincronici”. Ha atteso molto tempo prima di affrontare l’argomento: da una parte non riusciva a capire come queste proiezioni dell’inconscio si collegassero ai fenomeni dell’universo, dall’altra il pericolo era quello di essere tacciato di superstizione e di essere frainteso. Fu necessario l’aiuto di Pauli e lo sviluppo della fisica moderna, che aveva relativizzato il tempo e creato la visione del cronotopo, lo spazio-tempo unificato, per far cadere l’assolutezza del principio di causalità come unica possibile spiegazione dei fenomeni del mondo.

Ma finora la Sincronicità rimane relegata alla fisica quantistica, e in psicoterapia viene messa da parte perché considerata difficile da utilizzare solo come un’interpretazione soggettiva, e troppo complessa da studiare empiricamente.
Finché, nel 2020, camminando sulla spiaggia, incontro una Cetonia Aurata, caduta nell’acqua, che stava affogando. Mentre capisco come salvarla, capisco come.. usarla. Oggi questa è scienza e pratica terapeutica.

È arrivata la primavera! E come ogni primavera e autunno sono ripresi i Cammini Nella Psiche©, una serie di escursioni a...
21/03/2026

È arrivata la primavera! E come ogni primavera e autunno sono ripresi i Cammini Nella Psiche©, una serie di escursioni archetipiche, che passano per strade e sentieri dei maggiori parchi dell’ambiente urbano e suburbano, attraverso torrenti sacri, boschi e cascate, antiche tombe, templi e luoghi di culto, rovine e città scomparse, ovvero i luoghi abitati dagli stessi dèi, spiriti e daimones che popolano il mondo delle immagini della psiche.
Cammini Nella Psiche© è un’opera d’arte immaginativa in cui la nostra psiche viene rappresentata camminando direttamente nell’ambiente naturale e nei suoi luoghi. Lascio qui alcune slides informative.
Puoi contattarmi per prenotare gli ultimi posti rimasti disponibili, oppure per chiedermi informazioni sulla ricerca che porto avanti sui Cammini Nella Psiche©.

𝗟𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗮 𝗳𝗮𝗹𝗹𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗺𝗮𝗻𝘁𝗶Quando la ricerca di quell’amore incondizionato, t...
19/03/2026

𝗟𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗮 𝗳𝗮𝗹𝗹𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗺𝗮𝗻𝘁𝗶

Quando la ricerca di quell’amore incondizionato, tipico dell’attaccamento materno, è l’unico modo di amare, diviene impossibile il vedere l’altr@ come soggetto piuttosto che oggetto del nostro desiderio che deve soddisfare i nostri bisogni. Cercando nell’altr@ una persona che soddisfi i nostri bisogni di accudimento, il partner viene idealizzato e si crea una dipendenza non bilanciata dal bisogno di libertà e indipendenza. In psicologia archetipica si parla allora dell’inflazione dell’archetipo della Grande Madre e del Puer Aeternus.
Nel nostro sistema sociale il rapporto madre-figlio è il primo ed esclusivo rapporto entro il quale l’essere umano si pone; ma senza altri modelli di rapporto, quello tra la madre ed il figlio diviene cosí anche il motivo unico della stima e della ricerca dell’altr@ in un rapporto amoroso; così che ad ogni nuovo tentativo di aprirsi all’intersoggettività, gli amanti finiscono in una pericolosa interdipendenza, che invece di condurli a conoscere e ad amare incondizionatamente le diversità dell’altr@, li limita e li fa chiudere in essa, e in essa essi rinnoveranno inevitabilmente l’esperienza di abbandono e tradimento a un certo punto inevitabili del rapporto materno.
Per farsi soggetto con l’altr@, l’amante deve invece distinguersi e differenziarsi dall’altr@, così come a un certo punto il bambino cresciuto deve differenziarsi dalla madre; il che comporta, a sua volta, la necessità di recuperare la propria libertà o autosufficienza. Sicché per il bambino come per l’amante interdipendente diventa necessario compiere il bisogno dell’autonomia, che lo recuperi a sé stesso come soggetto. Ciò vuol dire rompere il gioco perverso del reciproco appagamento dei bisogni e del sacrificio reciproco della libertà: vuol dire aprire un conflitto nel rapporto stesso, che viene con l’originario vissuto di abbandono e tradimento.
Il sentimento di impotenza si trasforma nell’ira contro chi ha il potere di tenerci nella dipendenza, e il nostro desiderio di libertà diviene volontà distruttiva contro l’amante, l’inevitabile conseguenza e il triste epilogo del vincolo simbiotico che nega la libertà nell’amore.
(Per approfondire: Silvia Montefoschi, L’Uno e l’Altro, Feltrinelli, 1977)

06/03/2026
Chi ha detto che non si può riscrivere e riadattare un capolavoro della letteratura? Partendo dal presupposto che, come ...
01/03/2026

Chi ha detto che non si può riscrivere e riadattare un capolavoro della letteratura? Partendo dal presupposto che, come dice Hillman, la letteratura sia la vera psicologia, e che il mito a cui essa attinge sia la rappresentazione artistica delle dinamiche della psiche, Cime Tempestose ‘26 riscrive magistralmente l’amore in chiave post-moderna, neogotica e borderline, estetica e materialista.
Leggi qui il mio nuovo articolo:

Chi ha detto che non si può riscrivere e riadattare un capolavoro della letteratura?...

𝗛𝗮𝗺𝗻𝗲𝘁: 𝗹’𝗮𝗿𝘁𝗲 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗻𝗼𝗶. 𝗝𝘂𝗻𝗴, 𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲Nelle sale dei cinema, “Hamnet” ci ricorda che, se è so...
23/02/2026

𝗛𝗮𝗺𝗻𝗲𝘁: 𝗹’𝗮𝗿𝘁𝗲 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗻𝗼𝗶. 𝗝𝘂𝗻𝗴, 𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲

Nelle sale dei cinema, “Hamnet” ci ricorda che, se è soltanto attraverso l’arte e il mito che prende senso la storia della nostra vita, è sempre questa a costituire il primo vero materiale grezzo con cui opera un artista.
In una intervista, la regista Chloé Zhao racconta di aver insegnato agli artisti a esplorare l’intersezione tra lavoro creativo e lavoro interiore, usando la tecnica di recitazione insegnata da Kim Gillingham, allieva di Marion Woodman, a sua volta allieva di Carl Gustav Jung. L’approccio di Kim fonde la psicologia junghiana con il lavoro somatico, respiratorio e simbolico, utilizzando nell’analisi i sogni come collaboratori creativi nel processo artistico e attoriale.
Puoi leggere il mio nuovo articolo qui:

Nelle sale dei cinema, “Hamnet” ci ricorda che, se è soltanto attraverso l’arte e...

Indirizzo

Via Giovanni De Agostini 49
Rome
00176

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Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00

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