Fabio Meloni - Psicologo Psicoterapeuta

Fabio Meloni - Psicologo Psicoterapeuta Counseling e Psicoterapia: Roma - Online. Disturbi alimentari, fame nervosa, obesità, bulimia. Ansia, depressione, fobie. Problemi affettivi e di relazione.

Tematiche LGBT. Roma: Largo Bradano, 1
- INSTAGRAM: fameloni - Psicologo
- Psicoterapeuta
- Dottore di ricerca (PhD) in Scienze Cognitive
- Ricercatore (assegnista) presso l'Università di Perugia
- Psicologo e ricercatore presso il Centro per la diagnosi e la terapia dell’obesità e della grave obesità (Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini, Roma). Iscritto all’Ordine degli Psicologi

Socio SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell'Obesità e delle Malattie Metaboliche). Socio ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica)
Membro rete PASS dell'Ordine Psicologi Lazio - Psicologi Alimentari al Servizio della Salute

Esercita privatamente come psicoterapeuta e riceve a Roma (Largo Bradano) e online. Principali ambiti di interesse: disturbi dell’alimentazione e dell’immagine corporea, disturbi d’ansia, depressione, orientamenti sessuali e identità di genere. Per un elenco delle pubblicazioni, consultare il sito: www.fabiomeloni.com

10/03/2026

Ti svegli mai con la sensazione di non avere più niente da dare?

Il burnout non è fatica, è collasso. Ti alzi senza energia, come se qualcuno ti avesse rubato la corrente.

Non è debolezza, è eccesso.

Hai dato troppo, troppo a lungo.

E ora devi fermarti prima che il corpo lo faccia per te.

Se sei al limite, insieme possiamo ritrovare respiro e confini.

Non è (solo) la competizione: è a chi è diretta.Il problema è il sessismo”. Sarebbe vero — ma non sufficiente. Perché es...
08/03/2026

Non è (solo) la competizione: è a chi è diretta.

Il problema è il sessismo”. Sarebbe vero — ma non sufficiente. Perché esistono contesti in cui le donne sostengono con forza altre donne, e contesti in cui, invece, emergono tensioni, distanze, micro-esclusioni. Cosa cambia?

Una pista interessante è questa: la reazione negativa verso la competizione femminile dipende meno dalla competizione in sé e più dal bersaglio della competizione.

Ricerche recenti (riassunte anche in contributi divulgativi) indicano che le donne possono essere particolarmente sensibili alla competitività quando proviene da persone molto vicine — amiche, colleghe-amiche, alleate strette — soprattutto se quella competitività è percepita come diretta verso di loro o verso la loro cerchia intima. Quando invece la competizione è diretta “all’esterno” (contro un rivale, un ostacolo, un contesto avverso), può perfino essere accettata o sostenuta: il classico “il nemico del mio nemico è mio amico”.

L’onere del livellamento dello status: quando ti chiedono di non “stare troppo in alto”
Tra i concetti più illuminanti degli ultimi anni c’è lo status-leveling burden: la pressione, sperimentata da donne in ruoli di alto status in ambiti maschili, a ridurre le distanze di status con donne in ruoli considerati più bassi nella gerarchia istituzionale, per mantenere armonia e accettazione. In alcune ricerche qualitative su chirurge, ad esempio, emerge che a certe professioniste viene richiesto (implicitamente o esplicitamente) di enfatizzare somiglianza, di non “tirarsela”, di assorbire lavoro relazionale extra — un carico che i colleghi uomini non sperimentano nello stesso modo.

Questo è un punto cruciale: il successo femminile può portare con sé un debito relazionale. Un dover “pagare” in rassicurazione, disponibilità, mediazione.

Perché le donne competitive vengono talvolta percepite come “minacce” (e cosa possiamo fare) C’è un copione che torna, con la puntualità con cui tornano certe battute nei film: una donna autorevole entra in scena, parla senza scusarsi, chiede risultati, occupa spazio. E, quasi automaticamen...

Il moralista dice di no agli altri, l’uomo morale solo a se stesso.Pier Paolo Pasolini
06/03/2026

Il moralista dice di no agli altri, l’uomo morale solo a se stesso.

Pier Paolo Pasolini

C’è una domanda che molti adolescenti non formulano mai in modo esplicito, ma che si sente tra le righe di quasi ogni co...
02/03/2026

C’è una domanda che molti adolescenti non formulano mai in modo esplicito, ma che si sente tra le righe di quasi ogni conversazione con loro. Non è una richiesta di libertà senza limiti, né un capriccio generazionale.

È qualcosa di più essenziale, e allo stesso tempo più scomodo per gli adulti:
“Mi vedi davvero?”
Non “mi controlli”, non “mi proteggi”, non “mi giudichi”.

Mi vedi: come persona che sta diventando, con una mente propria, con una sensibilità che cambia, con un modo di leggere il mondo che non è più infantile ma non è ancora adulto in senso pieno. Un’identità in costruzione che chiede di essere riconosciuta, non tollerata.

L’adolescenza è sempre stata una stagione di passaggio. Ma oggi quel passaggio avviene in un ambiente più rumoroso, più polarizzato, più esigente. Per questo vale la pena parlare di un fenomeno che incontro spesso in studio e nelle conversazioni con genitori e insegnanti: la richiesta di riconoscimento degli adolescenti in un mondo dove tutto sembra trasformarsi in schieramento.

Non è un articolo “di politica”. È un articolo sulla crescita. E sul fatto che, sempre più spesso, la crescita passa anche da lì: dalle idee, dalle opinioni, dalla percezione del mondo, dal desiderio di contare.

C’è una domanda che molti adolescenti non formulano mai in modo esplicito, ma che si sente tra le righe di quasi ogni conversazione con loro. Non è una richiesta di libertà senza limiti, né un capriccio generazionale. È qualcosa di più essenziale, e allo stesso tempo più scomodo per gli adu...

26/02/2026

Capita più spesso di quanto immagini: hai tutto “in regola”… ma dentro non senti niente.
E no: non è ingratitudine, non è “essere sbagliati”. È un segnale.

A volte il vuoto arriva quando stai portando avanti una vita che funziona fuori, ma non ti parla più dentro.
Ti sforzi di essere grato, di vedere il bello, di “farti andare bene” le cose… eppure resta quella sensazione di distanza, come se stessi recitando una parte.

La felicità non si accende a comando.
Non arriva perché te la imponi. Arriva quando smetti di interpretare un ruolo che non ti appartiene — e inizi a rimettere in asse ciò che fai con ciò che sei.

Se ti riconosci in queste parole, possiamo lavorarci insieme:
capire cosa manca davvero, dove ti sei disallineato e come tornare a sentire, con calma e lucidità.

Ci sono periodi in cui sembra impossibile “staccare”. Apri un sito di notizie e trovi conflitti, crisi economiche, viole...
23/02/2026

Ci sono periodi in cui sembra impossibile “staccare”. Apri un sito di notizie e trovi conflitti, crisi economiche, violenza, tensioni sociali. Scorri i social e la sensazione di allarme non diminuisce: immagini, commenti, opinioni, scenari catastrofici.

Anche quando non ci riguarda direttamente, questa esposizione ripetuta può incrinare qualcosa di profondo: il senso di sicurezza, di prevedibilità, di continuità.
E quando la sicurezza si incrina, il corpo prende nota.

Molte persone arrivano in studio con una frase che suona più o meno così: “So che è ‘solo’ stress… ma lo sento fisicamente. Mi fa male davvero.”
Non è una contraddizione. È, spesso, la cosa più coerente che possa succedere.

Ci sono periodi in cui sembra impossibile “staccare”. Apri un sito di notizie e trovi conflitti, crisi economiche, violenza, tensioni sociali. Scorri i social e la sensazione di allarme non diminuisce: immagini, commenti, opinioni, scenari catastrofici. Anche quando non ci riguarda direttamente,...

𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗱𝗼𝗹𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗻𝗼𝗻 “𝘂𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗹’𝗔𝗜”: 𝗰𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝘃𝗼𝗻𝗼. È nei compiti, nei filtri, nei video, nelle chat. L’IA è diventata norma...
20/02/2026

𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗱𝗼𝗹𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗻𝗼𝗻 “𝘂𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗹’𝗔𝗜”: 𝗰𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝘃𝗼𝗻𝗼.

È nei compiti, nei filtri, nei video, nelle chat. L’IA è diventata normale e i rischi sono più difficili da riconoscere: non arrivano come un pericolo dichiarato, ma come qualcosa di comodo, divertente, “amico”.

𝗘𝗰𝗰𝗼 𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗶:

👉Deepfake e violenza digitale
Con pochi strumenti si possono creare immagini o video falsi e credibili: umiliazioni, vendette, “nudification”, ricatti. Non è solo bullismo: è una forma di abuso che lascia vergogna, paura e isolamento.

👉Ricatto e sextortion facilitati
Foto prese dai social possono essere trasformate e usate per minacciare o estorcere.

👉Chatbot come “confidente” o “terapeuta”
Molti ragazzi chiedono supporto emotivo ai chatbot. Ma la letteratura sta evidenziando che questi strumenti non sono affidabili e sicuri per domande di salute mentale degli adolescenti e possono fallire proprio quando serve protezione.
In parallelo, cresce il tema delle relazioni emotive con compagni digitali: conforto immediato, ma anche dipendenza e ritiro dalla relazione reale.
E, dati alla mano, l’uso è già molto diffuso: circa due terzi dei teen dichiarano di usare chatbot, con una quota che li usa quotidianamente.

👉Disinformazione “su misura”
L’AI rende più facile produrre contenuti convincenti ma falsi, e più difficile capire cosa è reale. Questo colpisce in pieno l’età in cui si forma l’identità e la fiducia nel mondo.

𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶:
• Chiedere “Che cosa ci fai? Che cosa ti dà? Che cosa ti costa?”
• Stabilire regole chiare su immagini e privacy: meno foto pubbliche, profili più protetti, attenzione ai contenuti condivisi.
• Spiegare un principio semplice: se un contenuto ti fa paura o ti mette fretta, è un campanello d’allarme.
• Se c’è ricatto, minaccia, immagini intime o abuso: non gestirlo da soli. Contattare il 114 Emergenza Infanzia (attivo h24) e, in caso di pericolo immediato, il 112.

Gli adolescenti hanno bisogno di adulti presenti, non solo di “filtri”. L’AI può imitare una voce umana, ma non può sostituire una relazione che protegge, contiene e dà senso.

Parlare di maschilismo oggi può sembrare “scontato”. In realtà non lo è affatto, perché il maschilismo raramente si pres...
17/02/2026

Parlare di maschilismo oggi può sembrare “scontato”. In realtà non lo è affatto, perché il maschilismo raramente si presenta come una dichiarazione esplicita (“le donne valgono meno”).

Molto più spesso vive in frasi, automatismi, aspettative e micro-comportamenti quotidiani che sembrano normali a chi li agisce e diventano logoranti per chi li subisce.

Per capire davvero che cosa intendiamo quando parliamo di maschilismo inconscio, vale la pena fare un passo indietro: il maschilismo non nasce nella testa di un singolo individuo. È una costruzione storica, un sistema di norme e poteri che attraversa secoli e che, proprio per questo, può continuare a funzionare anche quando nessuno “si sente” maschilista.

Leggi tutto l'articolo sul blog!

Parlare di maschilismo oggi può sembrare “scontato”. In realtà non lo è affatto, perché il maschilismo raramente si presenta come una dichiarazione esplicita (“le donne valgono meno”). Molto più spesso vive in frasi, automatismi, aspettative e micro-comportamenti quotidiani che sembrano...

14/02/2026

Ti senti giù e la prima parola che ti viene in mente è “depressione”?

Capita. E non è un errore “da ignorare”.

Ma non sempre un periodo difficile è depressione.

𝗟𝗮 𝘁𝗿𝗶𝘀𝘁𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗶𝘁𝗼 𝗵𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗼𝗰𝗲: fa male, sì, ma ti fa sentire qualcosa. A volte piangi, ti sfoghi, cerchi qualcuno, cerchi senso. Anche se è faticoso, resti in contatto con quello che ti succede.

𝗟𝗮 𝗱𝗲𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼, 𝘁𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗰𝗲:
non è solo dolore, è spegnimento. È come se la spinta si fermasse. Le cose che prima avevano un sapore diventano piatte. Ti alzi e ti chiedi “a che serve?”. E non è pigrizia: è blocco.

𝗖𝗼𝗻𝗳𝗼𝗻𝗱𝗲𝗿𝗹𝗲 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗺𝗯𝗶 𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗶:

👉se chiami “depressione” una tristezza, rischi di spaventarti e sentirti “sbagliato”

👉se chiami “solo tristezza” un vero spegnimento, rischi di restare solo troppo a lungo

Non è una gara di etichette. È una domanda di ascolto.

Sei ferit*… o ti senti spent*?

E se non riesci nemmeno a capirlo, non significa che stai esagerando: significa che sei stanc* di reggere da sol*.

Se vuoi, possiamo ricostruire insieme cosa stai provando — con calma, senza giudizio, con lucidità.

A nessuno piace soffrire. Eppure, quando guardiamo la nostra storia affettiva, a volte emerge una sensazione spiacevole:...
13/02/2026

A nessuno piace soffrire.

Eppure, quando guardiamo la nostra storia affettiva, a volte emerge una sensazione spiacevole: cambiano i volti, ma la trama sembra la stessa.

Partner emotivamente sfuggenti, relazioni che partono forte e poi si raffreddano, dinamiche in cui ti ritrovi a “inseguire”, a spiegarti, a sperare che prima o poi l’altro diventi presente.

E dopo l’ennesima volta arriva la domanda che pesa:

“Perché finisco sempre qui?”

Il punto è che, quando un modello si ripete, la tentazione è farne una colpa: non valgo abbastanza, non mi rispetto, scelgo male, ho bassa autostima. A volte c’è un frammento di verità, ma raramente basta. Per molte persone, la ripetizione non nasce da un difetto morale o da un’intelligenza emotiva “insufficiente”.

Nasce da qualcosa di più profondo e più umano: il fatto che il nostro sistema nervoso, e con lui la nostra mente, preferiscono ciò che conoscono a ciò che è semplicemente “migliore”.

A nessuno piace soffrire. Eppure, quando guardiamo la nostra storia affettiva, a volte emerge una sensazione spiacevole: cambiano i volti, ma la trama sembra la stessa. Partner emotivamente sfuggenti, relazioni che partono forte e poi si raffreddano, dinamiche in cui ti ritrovi a “inseguire”, a ...

« Le persone non sembrano rendersi conto che dalle loro opinioni sul mondo si deduce il loro carattere. »  Ralph Waldo E...
11/02/2026

« Le persone non sembrano rendersi conto che dalle loro opinioni sul mondo si deduce il loro carattere. »

Ralph Waldo Emerson

Procrastinare è umano. Rimandiamo il bucato, le bollette, la spesa. E quando si tratta di studio o lavoro, la spinta a r...
31/01/2026

Procrastinare è umano. Rimandiamo il bucato, le bollette, la spesa.

E quando si tratta di studio o lavoro, la spinta a rimandare può diventare ancora più intensa: bastano una notifica, un episodio su Netflix, un messaggio in chat, e l’intenzione iniziale (“mi metto e finisco”) viene risucchiata altrove.

Il punto, però, è che la procrastinazione non è solo un problema di organizzazione: spesso è un problema di regolazione emotiva.

Rimandiamo non perché non sappiamo cosa fare, ma perché – in quel momento – l’attività ci dà sensazioni scomode: noia, ansia, frustrazione, paura di fallire, senso di inadeguatezza.

Molti studi collegano la procrastinazione a esiti meno favorevoli: maggiore stress e ansia, peggior benessere, e – in ambito universitario – un rischio più alto di burnout accademico.

In altre parole: rimandare può funzionare come “analgesico immediato”, ma spesso presenta il conto dopo. Negli ultimi anni, oltre ai classici interventi di tipo cognitivo-comportamentale, si è affacciato con forza un approccio breve e pragmatico: la Acceptance and Commitment Therapy (ACT).

Una revisione sistematica del 2025 (Lee, Othman, Ramlee) che ha considerato nove studi su studenti indica che ACT può ridurre la procrastinazione accademica, soprattutto attraverso un miglioramento della flessibilità psicologica.

Questo articolo usa quelle idee come base per un percorso specialistico ma molto pratico: capire perché procrastiniamo e come intervenire quando la voglia è zero.

Procrastinare è umano. Rimandiamo il bucato, le bollette, la spesa. E quando si tratta di studio o lavoro, la spinta a rimandare può diventare ancora più intensa: bastano una notifica, un episodio su Netflix, un messaggio in chat, e l’intenzione iniziale (“mi metto e finisco”) viene risucch...

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Chi sono

Psicologo, Psicoterapeuta, Dottore di ricerca (PhD) in Scienze Cognitive. Sono stato Ricercatore (assegnista) presso l'Università di Perugia per oltre 10 anni. Collaboro come Psicologo e ricercatore presso il Centro per la diagnosi e la terapia dell’obesità e della grave obesità dell’Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini di Roma. Ho fatto parte dell’equipe degli psicologi dell’Istituto San Giorgio - Centro per il trattamento dei disturbi alimentari e obesità di Soriano nel Cimino (VT). Sono socio di Koinè - Istituto Gestalt Roma e sono docente presso alcuni Istituti e Scuole di specializzazione in psicoterapia. Socio SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell'Obesità e delle Malattie Metaboliche). Socio ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) Membro rete PASS dell'Ordine Psicologi Lazio - Psicologi Alimentari al Servizio della Salute Esercito privatamente come psicoterapeuta e ricevo a Roma (Via Tigrè / Via Ugo Bassi) e a Cagliari. I miei principali ambiti di interesse riguardano i disturbi dell’alimentazione e dell’immagine corporea, i disturbi d’ansia, la depressione, gli orientamenti sessuali e l’identità di genere. Un elenco delle mie pubblicazioni può essere consultato sul mio sito: www.fabiomeloni.com