30/03/2026
Disglicemia: intervenire oggi per prevenire il diabete di domani
La disglicemia non è più una semplice “fase di passaggio” verso il diabete, ma una condizione già clinicamente rilevante, inserita in un continuum di rischio cardiometabolico.
Questo cambio di prospettiva, ben evidenziato anche dal lavoro del Prof. Arrigo Cicero, è fondamentale: significa intervenire prima, in modo mirato e personalizzato, quando i processi sono ancora reversibili.
👉 Cosa succede nella disglicemia?
Parliamo spesso di:
• insulino-resistenza
• infiammazione cronica di basso grado
• stress ossidativo
• alterazioni della glicemia post-prandiale
Tutti fattori che aumentano il rischio cardiovascolare, anche in assenza di diabete conclamato.
👉 Dove entrano in gioco i nutraceutici?
Alcuni composti (micronutrienti, polifenoli, estratti vegetali standardizzati) possono supportare:
✔ la sensibilità insulinica
✔ il controllo glicemico (soprattutto post-prandiale)
✔ la funzione endoteliale
✔ la modulazione dell’infiammazione
Non sono “sostituti” dei farmaci, ma strumenti complementari, soprattutto nelle fasi iniziali o nei quadri borderline.
👉 L’approccio corretto?
Nessuna soluzione unica. Serve un modello personalizzato:
• alimentazione come base terapeutica
• attività fisica regolare
• eventuale integrazione mirata (in base al profilo metabolico)
• monitoraggio di parametri come glicemia, HbA1c, HOMA-IR
💡 Il vero obiettivo non è solo “evitare il diabete”, ma modificare la traiettoria della malattia prima che si strutturi.
Come biologa nutrizionista, il mio focus è proprio questo: intervenire precocemente, in modo scientifico e personalizzato, per proteggere la salute metabolica nel lungo termine.