21/01/2026
Quello che emerge da questo dibattito non è una sorpresa per chi, come me, lavora sul campo da anni. È la conferma drammatica di ciò che denunciamo da tempo: il disagio psicologico non è più un fenomeno marginale, è diventato strutturale, diffuso, pervasivo.
E sta crescendo più velocemente delle risposte che dovrebbero contenerlo.
Stiamo assistendo a un crollo vertiginoso degli equilibri psichici, soprattutto nelle fasce più fragili, ma non solo. Sempre più persone vivono in uno stato di sofferenza cronica, non intercettata, non trattata, non presa in carico. E quando il disagio resta senza nome, senza cura e senza contenimento, può trasformarsi in qualcosa di molto più pericoloso.
Dirlo non è allarmismo.
È responsabilità.
Una parte di questi soggetti, lasciati soli, confusi, disorganizzati, può diventare imprevedibile, talvolta francamente pericolosa per sé e per gli altri. Non perché “malvagia”, ma perché psichicamente fuori controllo, senza strumenti interni né supporti esterni per reggere la frustrazione, il rifiuto, la perdita, il limite.
E mentre tutto questo accade, cosa fa il sistema?
Minimizza.
Rimuove.
Sottodimensiona.
Le risorse sul territorio sono assolutamente inadeguate. I servizi di salute mentale sono saturi, impoveriti, spesso costretti a lavorare in emergenza permanente.
La prevenzione è diventata una parola vuota. La presa in carico precoce un miraggio. Il rischio viene visto solo dopo, quando il danno è già fatto.
Questa non è una crisi passeggera.
È una situazione disastrosa.
Ed è arrivato il momento di dirlo con chiarezza, senza più eufemismi rassicuranti:
la salute mentale in questo Paese è fuori controllo, e continuare a far finta di niente significa preparare il terreno a conseguenze sempre più gravi, anche sul piano della violenza, della disgregazione sociale, della sicurezza.
Non basta più “sensibilizzare”.
Serve parlarne apertamente, duramente, pubblicamente.
Serve investire, strutturare, intervenire prima, non dopo.
Perché il disagio ignorato non scompare.
Si accumula.
Si incancrenisce.
E prima o poi presenta il conto.