Roberta Bruzzone Psicologa e Criminologa

Roberta Bruzzone Psicologa e Criminologa Criminologa Investigativa, Psicologa Forense, Esperta di Analisi della Scena del Crimine
(5279)

15/03/2026

Gli effetti sui figli che assistono a forme di violenza in famiglia sono gravissimi.

NUOVA EDIZIONE - Master di Specializzazione in Psicologia Investigativa e Forense, Analisi Comportamentale, Criminal Pro...
15/03/2026

NUOVA EDIZIONE - Master di Specializzazione in Psicologia Investigativa e Forense, Analisi Comportamentale, Criminal Profiling applicato, Psicopatologia e Psicodiagnostica Forense ed. 2026-2027

Inizio settembre 2026

💻 modalità di partecipazione: online in modalità Webinar sincrona e asincrona (ON DEMAND) e contemporaneamente in presenza presso il Polo formativo di Roma
Accreditamenti: 🇮🇹Ministero della Salute🇮🇹 - 50 ECM

Master rivolto a:
▪️ Laureati in Psicologia;
▪️ Laureati in Psicologia con specializzazione in Psicoterapia;
▪️ studenti della Facoltà di Psicologia, Sociologia, Pedagogia, Criminologia, Giurisprudenza, Medicina, Servizi sociali
▪️ Laureati in Medicina e Chirurgia con specializzazione o specializzandi in Psicoterapia o Psichiatria.
▪️ Operatori di Polizia anche non laureati (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale)

✅ Possibilità di TIROCINIO PRATICO DI 1 ANNO
A TUTTI I PARTECIPANTI AI NOSTRI MASTER VIENE GARANTITA LA POSSIBILITA’ DI SVOLGERE UN TIROCINIO PRATICO CON NOI DELLA DURATA DI 12 MESI E DI PRENDERE PARTE ATTIVAMENTE ALL’ANALISI E ALLA RICOSTRUZIONE DEI MOLTI CASI DI CUI SI OCCUPA IL TEAM DELLA DR.SSA BRUZZONE

Attestato: Certificato di Competenza in Psicologia Forense e Psicologia Investigativa, Criminal Profiling, Psicopatologia e Psicodiagnostica Forense.

COMPETENZE ACQUISITE
✅ Il Master ha come obiettivo principale quello di formare e/o aggiornare operatori esperti in Psicologia Giuridica in possesso delle competenze necessarie volte ad acquisire abilità in ambito giuridico e peritale per poter accedere all’Albo dei Periti dei Tribunali Ordinari (Civili, Penali, Minorenni) e dal 2025 del neo Tribunale Unico per le Persone, i Minorenni e le Famiglie.

✅ la CSI Academy è sede riconosciuta per i maggiori atenei italiani per effettuare:
l TPV triennale e/o magistrale pre lauream gli studenti delle lauree triennali (L-24) e magistrali (LM-51) della Scuola di Psicologia, con descrizione delle attività previste per il tirocinio, ai sensi del Decreto Interministeriale n. 654 del 5 luglio 2022
il TPV magistrale post lauream per i laureati magistrali (LM-51) della Scuola di Psicologia, con descrizione delle attività previste per il tirocinio, ai sensi del Decreto Interninisteriale n. 567 del 20 giugno 2022

✅ Il Master fornisce tutte le competenze tecniche necessarie per poter operare nel settore giudiziario (sia come CTP che come CTU) nelle varie discipline scientifico-forensi per cui il partecipante è abilitato ad esercitare a seconda del titolo accademico (Laurea specialistica), sia in ambito civile che penale e per iscriversi all’albo dei CTU/CTP in sede penale e civile del tribunale competente per area di residenza.

✅ ll Master soddisfa tutti i principali criteri formativi per l’aggiornamento richiesti dalla Riforma Cartabia, con particolare riferimento all’ambito della violenza domestica e di genere, in ordine alla quale si richiede al consulente in area psicologico-forense una specifica formazione dedicata a tale ambito.

Per maggiori info ed iscrizioni:

💻 https://csiacademy.eu/master-psicologia-investigativa

Maggiori informazioni:
📧info@csiacademy.education
Infoline: 3393597995 (whatsapp)
Infoline 0656559311

Master di alta formazione specialistica in Psicologia Investigativa, Analisi Comportamentale, Criminal Profiling applicato, Psicopatologia e Psicodiagnostica Forense https://youtu.be/LLSqSe9a-a8 Il Master assegna 50 CREDITI ECM per PSICOLOGI (Psicologo/Psicoterapeuta) e MEDICI (Psicoterapeuta, Psich...

15/03/2026

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C’è un aspetto della manipolazione narcisistica che troppo spesso viene sottovalutato, quasi banalizzato.Ed è la triango...
14/03/2026

C’è un aspetto della manipolazione narcisistica che troppo spesso viene sottovalutato, quasi banalizzato.
Ed è la triangolazione.

Chi non ha mai sperimentato questo meccanismo tende a liquidarlo come una semplice dinamica di gelosia o di competizione affettiva.
In realtà non c’è nulla di casuale.

La triangolazione è una strategia relazionale estremamente precisa.

Il narcisista non inserisce una terza persona nella relazione per caso.
Lo fa perché quella terza presenza diventa uno strumento psicologico.

Uno strumento di controllo.

Uno strumento di destabilizzazione.

Uno strumento di potere.

Il copione è quasi sempre lo stesso.

Prima viene introdotta una figura alternativa:
un ex partner, un collega, un amico, qualcuno che improvvisamente diventa il termine di paragone.

Poi iniziano le comparazioni sottili, a volte appena accennate, altre volte esplicitamente svalutanti.

“Lei mi capiva di più.”
“Con lui non avevo tutte queste complicazioni.”
“Guarda come reagisce diversamente da te.”

A quel punto accade qualcosa di molto preciso nella mente della vittima.

Si attiva l’insicurezza.

Si attiva la competizione emotiva.

Si attiva la paura di perdere la relazione.

Ed è esattamente questo l’obiettivo.

Perché quando una persona entra in quello stato mentale, diventa molto più disponibile a:
• compiacere
• adattarsi
• tollerare comportamenti che prima non avrebbe accettato.

Nel frattempo il narcisista ottiene quello che cerca davvero:

il controllo del campo emotivo.

È lui che stabilisce le regole.
È lui che decide chi è “dentro” e chi è “fuori”.
È lui che distribuisce attenzione, approvazione e svalutazione.

La triangolazione non è quindi una semplice immaturità relazionale.

È una tecnica di manipolazione sofisticata, che alimenta un sistema in cui la vittima resta intrappolata nel tentativo continuo di dimostrare il proprio valore.

Il problema è che in questo gioco le regole non sono mai eque.

Perché il narcisista non sta cercando una relazione.

Sta cercando un equilibrio di potere.

E l’unico modo per spezzare questo schema è riconoscerlo per quello che è.

Non una dinamica confusa.

Ma una strategia.

14/03/2026

Il Codice rosso è un passo avanti, ma c’è ancora un tassello fondamentale che manca al nostro sistema giudiziario.

Negli ultimi giorni vedo circolare un argomento ricorrente:“Il giorno in cui Alberto Stasi verrà assolto, qualcuno dovrà...
14/03/2026

Negli ultimi giorni vedo circolare un argomento ricorrente:
“Il giorno in cui Alberto Stasi verrà assolto, qualcuno dovrà nascondersi.”

È opportuno chiarire alcuni punti fondamentali.

Alberto Stasi è stato condannato all’esito di cinque gradi di giudizio.

Nessuno di noi ha fatto parte delle corti che lo hanno giudicato.
Quello che abbiamo fatto è studiare gli atti processuali.

E ciò che emerge da quella lettura è molto chiaro:
il percorso logico che ha condotto alla condanna non è affatto fragile né viziato.

In 27 anni di lavoro ho analizzato centinaia di indagini.

Ho visto:
• errori investigativi
• accuse costruite su elementi fragili o completamente inventati di sana pianta
• persone accusare qualcuno e poi cambiare versione
• consulenze ribaltate per ragioni processuali
• casi in cui si è tentato di incriminare persone ben sapendole innocenti per alimentare dinamiche distorte e inquietanti

In un’indagine, purtroppo, può succedere di tutto.

Ma proprio per questo motivo è essenziale studiare gli atti con rigore.

E nel caso Garlasco, la struttura logica della condanna non appare affatto inconsistente.

LA QUESTIONE DELLA REVISIONE

Non so se in futuro verrà presentata una nuova istanza di revisione.

E naturalmente non posso sapere quale esito potrebbe avere.

Ma una cosa è certa.

Per mettere in discussione una condanna definitiva servono prove nuove, solide e univoche.

Non suggestioni.
Non ipotesi mediatiche.
Prove.

E francamente, allo stato attuale, queste prove non le vedo.

LA QUESTIONE ANDREA SEMPIO

C’è poi un secondo punto che merita chiarezza.

Quali sarebbero gli elementi concreti che scagionano Alberto Stasi?

E soprattutto:

quali sarebbero gli elementi realmente solidi che incriminano Andrea Sempio?

Perché mentre conosco molto bene gli elementi che hanno portato alla condanna di Stasi,
gli elementi oggi evocati a carico di Sempio appaiono estremamente volatili.

Non ho alcun interesse personale nella vicenda giudiziaria di Alberto Stasi.

Ho:
• scritto un libro
• portato a teatro uno spettacolo
• raccontato una storia giudiziaria.

Anzi, due: Garlasco e Perugia, proprio per evidenziare anche gli aspetti critici del sistema investigativo e giudiziario.

Ho raccontato fatti.

Non narrazioni opportunistiche.

Se domani dovessero emergere elementi nuovi, solidi e verificabili,
non avrei alcun problema a rivedere la mia posizione.

Questo è il metodo di chi lavora seriamente sugli atti.

Ma fino a quel momento,
alla luce delle evidenze oggi disponibili, non vedo alcun motivo per cambiare opinione.

E, con tutta franchezza, al netto del sovrabbondante e confuso chiacchiericcio mediatico, Il giorno in cui emergeranno prove davvero decisive mi sembra ancora molto lontano…anni luce intendo.

Il fallimento: l’incubo peggiore del narcisista malignoC’è una cosa che un narcisista — uomo o donna che sia — non può p...
13/03/2026

Il fallimento: l’incubo peggiore del narcisista maligno

C’è una cosa che un narcisista — uomo o donna che sia — non può permettersi di vivere:
il fallimento.

Non semplicemente un errore.
Non una battuta d’arresto.

Il fallimento pubblico.

Quello che smaschera la narrazione grandiosa.
Quello che mostra, senza filtri, l’incompetenza dietro la maschera.

Per comprendere il perché, bisogna partire da un punto essenziale della psicologia del narcisismo patologico:

Il narcisista non possiede un Sé solido.
Possiede una costruzione artificiale di Sé.

Una sorta di scenografia psicologica fatta di:
• grandiosità dichiarata
• autocelebrazione costante
• bisogno compulsivo di riconoscimento
• convinzione di essere speciale, superiore, destinato a primeggiare.

Questa costruzione serve a coprire un nucleo interno molto più fragile:

un’identità profondamente insicura e terrorizzata dall’idea di essere ordinaria, mediocre, sostituibile.

Il problema è che la realtà, prima o poi, presenta il conto.

E quando arriva un fallimento — soprattutto se pubblico, evidente, incontestabile — accade qualcosa di molto preciso sul piano psicologico.

1. Il collasso narcisistico

Il fallimento non viene vissuto come un evento.

Viene vissuto come una minaccia esistenziale.

Perché il messaggio implicito è devastante per il narcisista:

“Non sei quello che dici di essere.”

A quel punto si attiva quella che in letteratura clinica viene definita narcissistic injury, la ferita narcisistica.

Il soggetto percepisce:
• vergogna intollerabile
• umiliazione profonda
• senso di esposizione pubblica
• perdita di controllo dell’immagine.

E la vergogna è un’emozione che queste personalità non sono strutturalmente in grado di tollerare.

2. La negazione della realtà

A questo punto il narcisista non fa ciò che farebbe una personalità matura:
• riconoscere l’errore
• elaborare la frustrazione
• correggere il comportamento.

No.

Il narcisista non può permetterselo.

Perché riconoscere il fallimento significherebbe guardare dentro la crepa del proprio Sé fragile.

E quella crepa fa paura.

Così entra in scena il meccanismo più tipico:

la riscrittura della realtà.

Il fallimento non viene integrato.
Viene negato, distorto, manipolato.

Nascono così narrazioni alternative:
• “Non ho perso, sono stato sabotato.”
• “Non sono incompetente, è il sistema che è corrotto.”
• “Non è un fallimento, è una strategia che gli altri non hanno capito.”
• “Sono vittima di un complotto.”

Non è semplice menzogna.

È un’operazione di sopravvivenza psichica.

3. La costruzione della contro-narrazione

A questo punto il narcisista si mette al lavoro con una determinazione quasi ossessiva.

Bisogna riparare la frattura dell’immagine pubblica.

E quindi parte la contro-narrazione.

Si costruiscono:
• versioni alternative dei fatti
• campagne di discredito contro chi ha messo in luce il fallimento
• tentativi di delegittimare le evidenze
• reinterpretazioni creative della realtà.

Non importa quanto queste versioni siano implausibili.

Quello che conta è una sola cosa:

salvare l’immagine grandiosa.

Perché se quell’immagine crolla, il narcisista resta solo con il proprio vuoto.

E quel vuoto è intollerabile.

4. L’ossessione di “riscrivere il finale”

È qui che si manifesta uno dei tratti più riconoscibili del narcisismo maligno.

Il soggetto non lascia andare la vicenda.

Non archivia.
Non metabolizza.
Non volta pagina.

Resta intrappolato nel tentativo compulsivo di riscrivere il finale della storia.

Anche a distanza di mesi o anni.

Perché nella mente del narcisista la partita non è chiusa finché non viene ristabilita la narrativa preferita:

“Io sono quello straordinario.
Gli altri sono incompetenti, invidiosi o persecutori.”

È una difesa estrema contro l’unica verità che il narcisista non riesce ad accettare:

di non essere all’altezza dell’immagine che ha costruito di sé.

5. La tragedia psicologica del narcisismo

Ed è qui la vera tragedia clinica di queste personalità.

Un individuo psicologicamente strutturato può fallire.

Può sbagliare.
Può cadere.
Può ricostruirsi.

Il narcisista patologico no.

Perché il fallimento non è un evento.

È una minaccia alla propria identità.

E allora l’unica via possibile diventa questa:

negare, distorcere, manipolare, riscrivere.

All’infinito.

Pur di non incontrare quella verità che lo terrorizza più di ogni altra cosa:

che sotto la maschera della grandiosità, spesso, c’è soltanto un Io fragile che non ha mai imparato a tollerare la realtà.

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