SMIAB Società Medica Italiana di Self-Analisi Bioenergetica

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SMIAB Società Medica Italiana di Self-Analisi Bioenergetica La SMIAB, Società Medica Italiana di Self-Analisi Bioenergetica, è una scuola di formazione e spec

𝖯𝖾𝗋𝖽𝗈𝗇𝖺𝗋𝖾 𝗇𝗈𝗇 𝖾̀ 𝗍𝗈𝗋𝗇𝖺𝗋𝖾 𝗂𝗇𝖽𝗂𝖾𝗍𝗋𝗈Perdonare non significa che le cose torneranno come prima, non significa riaprire la po...
20/04/2026

𝖯𝖾𝗋𝖽𝗈𝗇𝖺𝗋𝖾 𝗇𝗈𝗇 𝖾̀ 𝗍𝗈𝗋𝗇𝖺𝗋𝖾 𝗂𝗇𝖽𝗂𝖾𝗍𝗋𝗈

Perdonare non significa che le cose torneranno come prima, non significa riaprire la porta. 🚪
Si può perdonare e scegliere distanza. Si può perdonare e dire “così no”. Si può perdonare e proteggersi.

Il perdono non elimina il bisogno di giustizia interiore, lo rende più lucido. ⚖️
Perdonare è smettere di vivere nel passato, non smettere di avere memoria.

A volte non riusciamo a perdonare perché il dolore è ancora vivo. Va bene così, il perdono non è un obbligo morale ma un processo che ha bisogno di tempo, verità emotiva e sicurezza. 🫂

Prima di poter perdonare è necessario riconoscere il trauma, sentire la rabbia e il dolore provocati dalla ferita subita, ricostruire il senso di sé.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗼𝗻𝗼?Non si può perdonare senza aver sentito le proprie emozioni, anche quelle che non ci piacciono....
10/04/2026

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗼𝗻𝗼?

Non si può perdonare senza aver sentito le proprie emozioni, anche quelle che non ci piacciono.

Il perdono richiede la capacità di esprimere anche le emozioni peggiori, perché non nasce dalla negazione della rabbia, ma dalla sua trasformazione. 🔥

Quando l’emozione può essere sentita e riconosciuta, non ha più bisogno di governarci.

Il perdono, inoltre, richiede compassione. Compassione non significa assolvere l’altro, ma riconoscerne la fragilità. 🔮

Il perdono richiede compassione anche verso sé stessi, ammettere di essere fallibili e umani.

La compassione ammorbidisce il cuore senza negare la verità. 💞

Il perdono non è debolezza. È la conseguenza di un Io sufficientemente forte da non restare imprigionato nell’offesa. 🌸

𝐶𝑜𝑠’𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑜𝑛𝑜?Il perdono non è dimenticare, non è giustificare, non è dire “non è successo niente”.Il perdono è un p...
02/04/2026

𝐶𝑜𝑠’𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑜𝑛𝑜?

Il perdono non è dimenticare, non è giustificare, non è dire “non è successo niente”.

Il perdono è un processo interiore. È la scelta — spesso lenta e dolorosa — di non restare prigionieri dell’offesa ricevuta. 🏞️

Quando subiamo un torto, proviamo rabbia, dolore, umiliazione, desiderio di rivalsa. Il perdono non cancella queste emozioni, le attraversa.

Perdonare significa rompere il filo che ci tiene legati a chi ci ha feriti, non è un atto morale. È un atto di libertà psichica. 🌸

𝗖𝗶𝗻𝗲𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 ‘𝗧𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝗲’ 🎥“Resistere è anche interrompere la violenza, non sottovalutate il potere della...
23/03/2026

𝗖𝗶𝗻𝗲𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 ‘𝗧𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝗲’ 🎥

“Resistere è anche interrompere la violenza, non sottovalutate il potere della vostra umanità, è l’unica cosa che nessuno vi potrà mai portare via.”

Il messaggio che portiamo nel nostro cuore dopo aver visto questo bellissimo film.

𝑺𝒖𝒑𝒆𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒍’𝑰𝒅𝒆𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆Diventare adulti significa compiere un passaggio delicato, uscire dall’idealizzazione infantile...
11/03/2026

𝑺𝒖𝒑𝒆𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒍’𝑰𝒅𝒆𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

Diventare adulti significa compiere un passaggio delicato, uscire dall’idealizzazione infantile dei genitori senza colpevolizzarli, realizzando che hanno commesso degli errori, ma hanno fatto quello che potevano con le risorse che avevano. 🎋

Uscire dall’idealizzazione non significa perdere l’amore, ma renderlo più maturo.
Imparare a vedere i limiti, le fragilità dell’altro, le sue responsabilità senza trasformarle in colpe onnipotenti.

Anche come genitori, questo è un passaggio importante: accettare di non poter fare l’impossibile. 🦹🏻‍♂️

I figli chiederanno sempre ai genitori di essere invincibili. Ciò di cui hanno davvero bisogno, però, è qualcosa di diverso: una presenza sufficientemente stabile e umana. 🌲

𝙄𝒅𝙚𝒂𝙡𝒊𝙯𝒛𝙖𝒛𝙞𝒐𝙣𝒆 𝒆 𝑪𝙤𝒍𝙥𝒆𝙫𝒐𝙡𝒊𝙯𝒛𝙖𝒛𝙞𝒐𝙣𝒆 Una delle scene più dolorose del film ‘Tutto quel che resta di te’, è l’umiliazione e...
28/02/2026

𝙄𝒅𝙚𝒂𝙡𝒊𝙯𝒛𝙖𝒛𝙞𝒐𝙣𝒆 𝒆 𝑪𝙤𝒍𝙥𝒆𝙫𝒐𝙡𝒊𝙯𝒛𝙖𝒛𝙞𝒐𝙣𝒆

Una delle scene più dolorose del film ‘Tutto quel che resta di te’, è l’umiliazione e la violenza che uno dei protagonisti subisce da parte di un gruppo di soldati mentre è con il figlio. 🕸️

Oltre al dolore dell’ingiustizia e della paura per la propria vita, quest’evento crea una frattura nella relazione tra i due, che non sarà mai come prima. 💔

La figura - prima idealizzata - del genitore, nello sguardo del figlio, diventa responsabile di colpe che non gli appartengono.

Quando un genitore è stato messo su un piedistallo, non può permettersi di essere umano. Se cade, crolla. E nel crollo può diventare il responsabile assoluto, il traditore, il colpevole di tutto. 🍂

L’idealizzazione e la colpevolizzazione infatti sono due facce della stessa medaglia. Quando non si può integrare l’umanità del genitore, si oscilla tra idolatria e condanna.

𝙇’𝙞𝙙𝙚𝙖𝙡𝙞𝙯𝙯𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙞 𝙜𝙚𝙣𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞  🌠I bambini hanno un bisogno profondo di idealizzare le figure genitoriali, perché la loro...
18/02/2026

𝙇’𝙞𝙙𝙚𝙖𝙡𝙞𝙯𝙯𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙞 𝙜𝙚𝙣𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞 🌠

I bambini hanno un bisogno profondo di idealizzare le figure genitoriali, perché la loro sopravvivenza — fisica ed emotiva — dipende da loro.

L’idealizzazione non è ingenuità ma una difesa sana e necessaria. Serve a sentirsi al sicuro in un mondo che, altrimenti, sarebbe troppo grande. 🐣​

Il problema nasce quando questa idealizzazione non può trasformarsi, crescendo, in una visione più realistica. Per diventare adulti, dobbiamo poter vedere che i nostri genitori sono stati umani.

E qui nasce una tensione inevitabile: prima o poi il bambino scoprirà che mamma e papà non possono tutto. 🦸🏻​

Se questa scoperta avviene gradualmente e in un clima sufficientemente sicuro, aiuta a crescere.
Se invece arriva in modo traumatico o confuso, può generare rabbia, delusione, o una ricerca disperata di colpevoli.

𝘾𝒐𝙨𝒕𝙧𝒖𝙞𝒓𝙚 𝙪𝒏𝙖 𝙘𝒖𝙡𝒕𝙪𝒓𝙖 𝙙𝒆𝙡𝒍𝙖 𝙥𝒓𝙚𝒔𝙚𝒏𝙯𝒂, 𝙖𝒏𝙘𝒉𝙚 𝙤𝒏𝙡𝒊𝙣𝒆Prevenire la violenza — nelle relazioni, nella rete, nella società — s...
08/02/2026

𝘾𝒐𝙨𝒕𝙧𝒖𝙞𝒓𝙚 𝙪𝒏𝙖 𝙘𝒖𝙡𝒕𝙪𝒓𝙖 𝙙𝒆𝙡𝒍𝙖 𝙥𝒓𝙚𝒔𝙚𝒏𝙯𝒂, 𝙖𝒏𝙘𝒉𝙚 𝙤𝒏𝙡𝒊𝙣𝒆

Prevenire la violenza — nelle relazioni, nella rete, nella società — significa costruire una cultura della presenza. 🌸

Essere presenti non è solo essere fisicamente accanto a qualcuno: è esserci davvero, con la mente, con il corpo, con il cuore. 🧠🤸🏽‍♀️❤️

La rete, oggi, amplifica ciò che già c’è: se la nostra cultura è basata sul controllo, sul giudizio, sull’assenza di ascolto, anche online questo si ripeterà.

Dietro ogni schermo c’è sempre una persona reale, con un corpo reale e un’emozione reale.
Ricordarlo è il primo passo per non trasformare l’altro in un bersaglio.

Come adulti, possiamo:

• insegnare che ogni immagine condivisa ha un valore e una conseguenza; 📸

• aiutare i ragazzi a distinguere tra intimità ed esposizione;

• promuovere un uso del web come spazio di espressione, non di potere;

• mostrare coerenza nei nostri comportamenti quotidiani.

Non possiamo proteggere i giovani da tutto, ma possiamo insegnare loro a sentirsi, pensare, scegliere.
Possiamo incarnare un rispetto che non si insegna con le parole, ma con la presenza, con il corpo, con lo sguardo. 💞

Ogni volta che scegliamo di esserci davvero, stiamo già costruendo un mondo più rispettoso, dentro e fuori dallo schermo.

𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑏𝑎𝑠𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒La prevenzione della violenza — anche online — comincia dal corpo. Chi è d...
29/01/2026

𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑏𝑎𝑠𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒

La prevenzione della violenza — anche online — comincia dal corpo.

Chi è disconnesso da sé, fatica a sentire anche l’altro.
Il corpo è il primo luogo in cui impariamo il rispetto: il limite, il confine, il contatto. 👐🏽

Un ragazzo che non sa riconoscere il proprio limite o quello dell’altro rischia di invadere — fisicamente, verbalmente o digitalmente.
Un corpo contratto, rigido, controllante tende a dominare. Un corpo disabitato si dissocia e si ritira. ❄️

Per questo è fondamentale riportare la dimensione corporea nell’educazione:
respirazione consapevole, radicamento, ascolto sensoriale, movimento.
Il corpo ci insegna la misura, ci riporta alla realtà, ci ricorda che ogni emozione ha un ritmo, un confine, una voce. 🪶

G𝐥i a𝐝u𝐥t𝐢 𝐜o𝐦e p𝐫i𝐦i e𝐝u𝐜a𝐭o𝐫i e𝐦o𝐭i𝐯i 🦧Ogni adulto — genitore, insegnante, educatore, terapeuta — è un modello relazio...
21/01/2026

G𝐥i a𝐝u𝐥t𝐢 𝐜o𝐦e p𝐫i𝐦i e𝐝u𝐜a𝐭o𝐫i e𝐦o𝐭i𝐯i 🦧

Ogni adulto — genitore, insegnante, educatore, terapeuta — è un modello relazionale vivente.

I ragazzi non imparano tanto da ciò che diciamo, ma da ciò che vedono: da come gestiamo la rabbia, da come chiediamo scusa, da come reagiamo quando qualcosa ci ferisce. 🤕

Quando un adulto urla, svaluta o umilia, manda un messaggio implicito: “Per ottenere ascolto, devo dominare.”

Quando invece un adulto riconosce la propria rabbia e la contiene, mostrando che è possibile restare presenti anche dentro l’emozione, trasmette fiducia. 🌸
Insegna che si può restare in relazione senza dover vincere o sottomettere.

La prevenzione della violenza — anche quella che nasce dietro uno schermo — comincia da qui: dalla qualità delle relazioni quotidiane.
Non serve una “morale sui social”: serve coerenza affettiva.
Serve un modo nuovo di incarnare il rispetto, con i gesti e con la presenza.

Ogni volta che un adulto si assume la responsabilità del proprio sentire, offre al mondo un modello di relazione più autentico e umano.

🖼️ Gli amanti di Marc Chagall

𝑬𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒆 𝒗𝒊𝒐𝒍𝒆𝒏𝒛𝒂: 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍’𝒆𝒏𝒆𝒓𝒈𝒊𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂 𝒔𝒑𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝒆𝒔𝒑𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆Quando non siamo in grado di riconoscere e contener...
06/01/2026

𝑬𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒆 𝒗𝒊𝒐𝒍𝒆𝒏𝒛𝒂: 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍’𝒆𝒏𝒆𝒓𝒈𝒊𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂 𝒔𝒑𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝒆𝒔𝒑𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆

Quando non siamo in grado di riconoscere e contenere le emozioni, esse finiscono per dominarci. ⛓️

La rabbia non ascoltata diventa esplosione.
La paura negata si trasforma in controllo.
La vergogna nascosta può diventare aggressività. ☄️

Nel lavoro clinico si osserva spesso come dietro i comportamenti violenti — fisici, verbali o digitali — ci sia una profonda difficoltà a gestire l’attivazione corporea che accompagna le emozioni forti.

Il corpo si tende, il respiro si blocca, la mente si chiude, e l’unico modo per “liberarsi” da quella tensione diventa l’attacco o il dominio.

L’aggressività in sé non è “il male”: è una energia vitale, un movimento che - se integrato - permette di affermarsi e di proteggere i propri confini. 🔥

Ma quando manca l’educazione emotiva e corporea, questa energia si deforma e diventa violenza.

Educare al sentire significa aiutare le persone — e in particolare i giovani — a distinguere tra emozione e azione. Significa insegnare che si può essere arrabbiati senza ferire, spaventati senza controllare, tristi senza chiudersi. ⛓️‍💥

𝑼𝒏𝒂 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒂𝒇𝒇𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒔𝒎𝒂𝒓𝒓𝒊𝒕𝒂: 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒆 𝒆𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒅𝒊𝒔𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒆Viviamo in un tempo segnato da un indebolimento de...
27/12/2025

𝑼𝒏𝒂 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒂𝒇𝒇𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒔𝒎𝒂𝒓𝒓𝒊𝒕𝒂: 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒆 𝒆𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒅𝒊𝒔𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒆

Viviamo in un tempo segnato da un indebolimento della cultura affettiva. 🦎

Da una parte, troviamo un’esplosione 💣 incontrollata di emozioni, che si riversano fuori senza mediazione, come un fiume in piena che tutto travolge. Dall’altra, cresce l’ossessione della neutralità emotiva 🪼, quasi come se il “non sentire”, rimanere impermeabili all’altro - e al mondo - fosse un segno di forza.

In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: la disconnessione dagli altri.

Quando i sentimenti vengono negati, compressi o non riconosciuti, essi non scompaiono ma agiscono in profondità, generando tensione, rigidità, distanza.

E quando la distanza si fa troppa, la relazione si spezza o si contamina di aggressività. 💔

L’aumento di violenza nelle relazioni, dentro e fuori dal web, è anche il segno di un’analfabetismo affettivo diffuso. Non sappiamo più nominare ciò che sentiamo. Non sappiamo stare nel dolore, nella rabbia, nella paura senza volerla “scaricare” su qualcuno.

Educare all’affettività non significa “insegnare a essere buoni”, ma insegnare a stare con sé. 🙏🏼
A riconoscere la tensione nel corpo, a dare parola a ciò che si muove dentro, a trasformare l’energia delle emozioni in consapevolezza e in relazione viva.

Indirizzo

Via Paola Falconieri, 84
Rome
00152

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 19:00

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Chi siamo

La SMIAB (Società Medica Italiana di Self-Analisi Bioenergetica per lo studio e la terapia dei disturbi di personalità), è una scuola di formazione e specializzazione in psicoterapia a indirizzo bioenergetico riconosciuta dal MIUR.

Studiamo i conflitti dell’Io che sono le nevrosi e i disturbi del carattere, e i difetti del Self che sono i disturbi di personalità, nelle loro implicazioni cliniche e terapeutiche, consentendo una formazione psicoterapeutica specializzata in grado di gestire la complessità di tutte le più diffuse patologie emozionali, relazionali e sociali della personalità dovute ai deficit primari di attaccamento delle potenzialità evolutive dell’essere umano.

La SMIAB viene fondata dal dott. Ezio Zucconi Mazzini, psichiatra insieme al dott. Alexander Lowen, psichiatra e padre fondatore dell’Analisi Bioenergetica, e al dott. Renato Monaco, psichiatra e trainer internazionale dell’IIBA, International Institute of Bioenergetic Analysis di NewYork.

Ci occupiamo di formazione, del benessere psico-corporeo, di psicoterapia a indirizzo bioenergetico e di Cineterapia.