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17/11/2025

Ventricoli cerebrali

Tra le tante ossa del polso ce n’è una che ama complicare le cose, soprattutto quando si rompe. Lo scafoide carpale è pi...
17/11/2025

Tra le tante ossa del polso ce n’è una che ama complicare le cose, soprattutto quando si rompe. Lo scafoide carpale è piccolo, ma strategico: partecipa al movimento del polso e, se lesionato, può diventare un vero rompicapo per diagnosi e guarigione.

In questo articolo scopri dove si trova, perché è così importante e cosa succede quando decide di dare forfait (spoiler: spesso senza farsi troppo notare subito).

Non è uno studio scientifico, ma una guida chiara e curiosa per conoscere meglio l’osso più insospettabilmente problematico del tuo polso.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

È lunedì.. ed è ora di una nuova puntata di "Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!" 😁E oggi facci...
17/11/2025

È lunedì.. ed è ora di una nuova puntata di "Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!" 😁

E oggi facciamo un salto nel mondo delle variazioni anatomiche con uno dei più famosi “ospiti inattesi” del piede: lo scafoide accessorio, un piccolo osso in più, spesso silenzioso, ma talvolta.. rumoroso!

Non tutti ce l’hanno, ma chi ce l’ha.. a volte lo sente eccome! Lo scafoide accessorio è un osso sopranumerario, presente in circa il 10-15% della popolazione. Un vero “intruso benigno” del piede, che può starsene zitto per anni.. o farsi sentire, soprattutto negli sportivi e nei bambini!

Cos’è e dov’è?

Lo scafoide accessorio è un ossicino accessorio che si forma vicino al margine mediale dello scafoide del piede, là dove si inserisce anche il tendine del muscolo tibiale posteriore.

In parole semplici: è come un piccolo “sassolino” che a volte resta separato dallo scafoide vero e proprio, può essere fibroso, cartilagineo o osseo e non si articola con altre ossa, ma può alterare meccanica, tensioni e inserzioni muscolari.

Cosa fa (o non fa)?

In sé.. non fa nulla. Non ha una funzione specifica. Ma può interferire con la biomeccanica del piede, perché si trova nel punto d’inserzione del tibiale posteriore,
un muscolo chiave per il sostegno dell’arco plantare.

Se infiammato o sottoposto a stress può causare dolore, alterare la trazione del tendine, ridurre la forza del piede e simulare una frattura!

Curiosità divertente

Lo scafoide accessorio è come un coinquilino silenzioso: la maggior parte delle persone non sa nemmeno di averlo, finché un giorno.. “qualcosa fa male lì dentro”.

E sai qual è il bello? A volte lo si scopre per caso su una radiografia fatta per altri motivi!

“Signora, lei ha un ossicino in più!” – “Ah, lo sapevo che ero speciale!” 😅

Funzionamento buffo

Immagina un elastico ben teso (il tendine del tibiale posteriore) che si deve attaccare a una parete liscia.. ma in mezzo ci metti un sassolino mobile (lo scafoide accessorio):
l’elastico tira, il sassolino si muove, e tutto il sistema.. si arrabbia!

Nella vita di tutti i giorni

Potresti avere uno scafoide accessorio e non saperlo mai.
Ma se pratichi sport (soprattutto danza, corsa, basket) o stai tanto in piedi, potresti sentire un fastidio o rigonfiamento nella parte interna del piede, notare dolore quando usi scarpe strette o durante i salti, avere un piede piatto doloroso (per disfunzione del tibiale posteriore).

Parole complicate, spiegate semplici

Scafoide: osso del piede vicino alla parte interna dell’arco plantare.
Accessorio: non sempre presente, una variante.
Tibiale posteriore: muscolo profondo che sostiene l’arco del piede.
Disfunzione del tendine tibiale posteriore: uno dei principali motivi di piede piatto nell’adulto.

Come può soffrire?

Sindrome dello scafoide accessorio: dolore, gonfiore, difficoltà a camminare.
Tendinopatia del tibiale posteriore: trazione alterata.
Diagnosi differenziale con frattura da stress: a volte si confonde con traumi!
Esiti post-traumatici o post-chirurgici: quando si interviene per rimuoverlo o fissarlo

Momento educativo leggero

Se senti dolore nella parte interna del piede.. non sempre è fascite o alluce valgo! Lavorare sull’equilibrio e sulla propriocezione può alleggerire il carico sulla zona. Scarpa troppo rigida o con appoggio mediale accentuato? Occhio allo scafoide accessorio!

Curiosità scientifica

Nella classificazione di Geist ci sono tre tipi principali di scafoide accessorio:
Tipo I: piccolissimo ossicino ovoidale (fibroso)
Tipo II: parzialmente unito allo scafoide (il più sintomatico!)
Tipo III: fuso completamente con lo scafoide, spesso non dà sintomi

In alcuni casi si può optare per un trattamento conservativo: plantari, fisioterapia, crioterapia o un trattamento chirurgico: resezione o fissazione del frammento.

Conclusione

Ora che conosci lo scafoide accessorio, potresti chiederti: “Ma allora sono normale?”
Certo! Anche con un ossicino in più, sei sempre anatomicamente speciale! 😜

Ci vediamo lunedì prossimo con un nuovo episodio di Anatomia Spassosa: impariamo il corpo umano con un sorriso! 🥰

16/11/2025

Stroke

Piccolo, profondo e spesso accusato ingiustamente di tutto.. Il muscolo piriforme vive nell’ombra del gluteo, ma quando ...
16/11/2025

Piccolo, profondo e spesso accusato ingiustamente di tutto.. Il muscolo piriforme vive nell’ombra del gluteo, ma quando si irrita può scatenare dolori che si spingono lungo tutta la gamba, mimando perfettamente un nervo sciatico in sciopero.

In questo articolo scopri dove si trova, cosa fa, come riconoscere quando è lui il colpevole e cosa puoi fare per calmarlo prima che ti faccia impazzire.

Non è uno studio scientifico, ma una guida curiosa e chiara per conoscere meglio questo piccolo muscolo dal carattere... peperino.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

Hai mai avuto un brivido lungo la schiena quando qualcuno ti tocca all’improvviso?O quella scarica che senti dentro quan...
16/11/2025

Hai mai avuto un brivido lungo la schiena quando qualcuno ti tocca all’improvviso?
O quella scarica che senti dentro quando qualcosa ti emoziona, anche senza parlare?
Ecco: quello non è “solo” un sentimento.
È il tuo sistema nervoso che accende le luci.

Dentro di te, miliardi di piccole scintille come questa si passano il testimone. Un impulso parte da una cellula, corre lungo l’assone, salta tra i nodi di Ranvier e arriva fino al muscolo.. E nel momento esatto in cui arriva, tu ti muovi, senti, reagisci.

Non c’è magia.
C’è biologia poetica.

Per chi non è del mestiere: ogni movimento che fai, dal ba***re le ciglia al correre, nasce da un messaggio elettrico che viaggia a una velocità fino a 120 metri al secondo. Ogni nodo, ogni cellula, ogni guaina è un pezzo di quel dialogo perfetto tra cervello e corpo.

Quando uno di questi passaggi si interrompe (stress, dolore, compressioni), la comunicazione rallenta.. e il corpo “perde il segnale”.

Per i colleghi clinici: conduzione saltatoria lungo le fibre mieliniche, integrazione neuronale afferente–efferente e plasticità sinaptica motoria. Alterazioni nella mielinizzazione, nella soglia di eccitabilità o nella sincronizzazione sinaptica generano dissinergie motorie e disordini percettivi.

Immagina la riabilitazione come una neuroplasticità guidata, che restituisce al sistema la capacità di comunicare.

E quindi?

Il corpo non dimentica. Ma a volte.. si scollega. Il nostro lavoro è solo questo: rimettere in contatto ciò che la vita ha disconnesso.

Ogni gesto è un pensiero diventato corrente.

Prova questo!

Chiudi gli occhi, muovi lentamente un dito della mano e pensa al percorso che quel segnale ha fatto per arrivarci. Ti rendi conto di quanta intelligenza c’è dietro ogni piccolo movimento?

Il corpo non si muove per caso.
È solo il cervello che, ogni giorno, ti scrive un messaggio in codice elettrico.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce la valutazione fisioterapica personalizzata.

15/11/2025

Strati muscolari dell'avambraccio

Sorregge la tua testa ogni giorno, ma non chiede mai nulla in cambio (tranne forse un po’ di attenzione posturale). L’at...
15/11/2025

Sorregge la tua testa ogni giorno, ma non chiede mai nulla in cambio (tranne forse un po’ di attenzione posturale). L’atlante è la prima vertebra cervicale, quella che tiene su il tuo cranio come un equilibrista silenzioso e permette alla testa di muoversi con grazia.. o rigidità, se non lo tratti bene.

In questo articolo scopri dove si trova, cosa fa e perché, se va in tilt, può farti ve**re mal di testa, vertigini e un bel po’ di confusione.

Non è uno studio scientifico, ma una guida chiara e curiosa per conoscere meglio il piccolo gigante che sorregge il tuo mondo (letteralmente).

L’atlante (prima vertebra cervicale). Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia.

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e legge...
15/11/2025

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza!"

Oggi parliamo di quel “dolore buono” che arriva puntuale dopo un allenamento tosto: i famosi DOMS, alias Delayed Onset Muscle Soreness.

Sì, proprio quel dolore che ti fa scendere le scale come se avessi scalato l’Everest o sederti come se la sedia fosse un’arma medievale.

Cos’è e dov’è?

I DOMS sono dolori muscolari a insorgenza ritardata, che compaiono da 12 a 72 ore dopo l’esercizio fisico intenso o insolito. Sono localizzati nei muscoli che hai “massacrato” in palestra, durante la corsa o persino portando le buste della spesa come se fossero kettlebell.

Non sono un segno di lesione grave, ma il modo in cui il corpo ti dice: “Bravo! Hai fatto qualcosa di nuovo.. ma non farlo troppo spesso, ok?” 😆

Curiosità divertente

Il termine “DOMS” venne introdotto negli anni ’80, ma gli antichi greci già conoscevano il fenomeno! Pare che i soldati di Sparta, dopo gli allenamenti più duri, si lamentassero per “dolori che scendono come fiamme dal cielo”.

Insomma, il dolore post-allenamento ha radici.. mitologiche!

Come si sviluppa?

Contrariamente a quanto si pensava un tempo, i DOMS non sono causati dall’acido lattico. Oggi sappiamo che derivano da microscopiche lesioni delle fibre muscolari (soprattutto durante le contrazioni eccentriche) e da una successiva risposta infiammatoria che attiva i recettori del dolore.

Il risultato? Indolenzimento, rigidità e, per alcuni, la sensazione che il corpo sia diventato un’armatura arrugginita.

Nella vita quotidiana

Hai mai provato a scendere le scale dopo una sessione di squat?
Ridere il giorno dopo gli addominali?
Sollevare le braccia dopo le trazioni e pensare “ora vivo qui”?

Benvenuto nel club dei DOMS, dove ogni movimento è una sfida e ogni sorriso un piccolo sacrificio muscolare.

Parole complicate, spiegate semplici

Eccentrica: fase del movimento in cui il muscolo si allunga mentre si contrae (es. scendere lentamente durante uno squat).

Microlesione: piccola rottura delle fibre muscolari che stimola la riparazione e la crescita.

Infiammazione locale: risposta del corpo che causa gonfiore, calore e indolenzimento.

Accenni di fisioterapia

La fisioterapia e la prevenzione sono ottimi alleati dei muscoli “scontenti”. Defaticamento attivo: camminata leggera o cyclette dopo l’allenamento. Stretching dolce e mobilità articolare per favorire il recupero. Massaggi decontratturanti o connettivali per stimolare la circolazione. Crioterapia o impacchi freddi nelle prime ore, seguiti da calore per il rilassamento. E soprattutto: riposo attivo, perché il movimento controllato accelera la guarigione.

Curiosità scientifica

Gli studi mostrano che i DOMS non solo non sono dannosi, ma rappresentano un segnale di adattamento: il muscolo, dopo ogni episodio, diventa più forte e più resistente al danno successivo. È il principio dell’effetto ripetizione: più ti alleni in modo progressivo, meno i DOMS torneranno a farti visita!

Conclusione

I DOMS sono come un messaggio del corpo che dice: “Hai osato, e ora sto lavorando per diventare più forte.” Un po’ fastidiosi, certo, ma anche il segno che ti stai adattando.

Quindi.. onorali, ma non sfidarli troppo! 😅
A sabato prossimo per il prossimo episodio! 🤗

14/11/2025

Spondilolistesi

Tutti lo conoscono, molti lo allenano, pochi sanno davvero cosa fa (oltre a fare scena allo specchio). Il bicipite brach...
14/11/2025

Tutti lo conoscono, molti lo allenano, pochi sanno davvero cosa fa (oltre a fare scena allo specchio). Il bicipite brachiale è il classico muscolo “da copertina”, ma dietro al suo fascino c’è un ruolo fondamentale per flessione, supinazione e stabilità della spalla.

In questo articolo scopri dove si trova, cosa fa davvero e perché, se si infiamma, può trasformare anche il più piccolo movimento in un grande fastidio.

Non è uno studio scientifico, ma una guida chiara e curiosa per conoscere meglio il tuo muscolo più famoso.. ma non sempre compreso.

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

Hai mai visto qualcuno che vive come se tenesse tutto dentro? Pancia tesa, petto alto, respiro corto. Come se volesse se...
14/11/2025

Hai mai visto qualcuno che vive come se tenesse tutto dentro? Pancia tesa, petto alto, respiro corto. Come se volesse sembrare forte.. mentre dentro trattiene il mondo.

Ecco, il corpo fa lo stesso.

L’addome si trasforma in una corazza.
Il retto tira, gli obliqui stringono, il trasverso silenziosamente blocca l’aria. Fuori sembri solido. Dentro, non passa più nulla.

Non è “core stability”.
È autoprotezione.

Per chi non è del mestiere, la pancia che non si muove quando respiri non è “addome tonico”. È un corpo che non si fida più del rilascio. Quando impari a lasciarla andare, scopri che il respiro non entra nei polmoni..
entra nella vita.

Per i colleghi clinici, rigidità tonico-fasciale da over-recruitment del retto, obliqui e trasverso dell’addome; ridotta dinamica diaframmatica e ipertono addominale funzionale.

Rieducare la parete addominale non significa “rinforzare”, ma ridare elasticità a un tessuto che ha imparato solo a contenere.

E quindi?

La forza non è trattenere il respiro.
È permettersi di respirare anche quando fa male.

L’addome non serve a farti sembrare forte.
Serve a ricordarti che puoi abbassare la guardia.

Prova ora: metti una mano sul petto e una sulla pancia. Inspira. Quale si muove di più?

Gli addominali non mentono. A volte.. raccontano solo quanto a lungo hai trattenuto.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce la valutazione fisioterapica personalizzata.

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