Si pone, sin da subito, l’obiettivo di inserirsi nel tessuto sociale e produttivo di Roma, la città nella quale la Cooperativa ha sede. Maria della pietà, il Manicomio di Roma, il più grande d’Europa. La Cooperativa si è data come mandato quello di mettere in atto pratiche e opportunità che favorissero l’inclusione e l’integrazione di quelle donne, di quegli uomini che avessero bisogno, per i più
svariati motivi, di aiuto e solidarietà. La creazione di lavoro, ma anche l’espressione artistica, che può diventare anch’essa fonte di reddito, sono i modi attraverso i quali ci proponiamo di intervenire nel tessuto sociale e culturale della nostra città. Questo tipo di azione quotidiana, la sua qualità, ci ha fatto quindi pensare di sviluppare differenti attività, diversificando il nostro lavoro verso direzioni, discipline, forme espressive, le più diverse ma anche, crediamo, più feconde per il raggiungimento dei nostri scopi. Gli uomini, le donne, il lavoro, l’arte. Di qui siamo partiti, di qui continuiamo a pensare che si possano desiderare un mondo armonioso e accogliente, delle forme di relazione fuori dai clichè e dal noto, capaci di rapportarsi agli individui, ai singoli, abbandonando il vizio di costruire categorie. E il desiderio ci riporta all’arte, al teatro, al cinema. La prima attività, in ordine di tempo, che ha coinvolto la Cooperativa Passepartout e stata quella che l’ha vista protagonista attiva nel lavoro di sostegno ed emancipazione con e per le persone che hanno problemi di salute mentale. La Cooperativa è stata tra le prime a costruire progetti lavorativi per i pazienti dimessi dalla chiusura, con la legge 180, del manicomio di Roma, Santa Maria della Pietà. Tutt’ora gestisce i laboratori artistici di due Centri Diurni della ASL RME: “La Voce della Luna” e “Valle Aurelia”. Di seguito nasce Boudu-Passepartout. Questa nuova sezione della Cooperativa inizia, nel 2009, a produrre e distribuire film. Il cinema quindi come strumento per costruire panorami, immagini capaci di aiutarci a farci desiderare possibilità altre. Il cinema, per la nostra Cooperativa, è ricerca, occasione di sperimentare linguaggi e mondi abitabili. E produce opportunità lavorative, con i soci che devono e possono qualificare il proprio bagaglio professionale ed esperienziale. Poi appresso, dopo il cinema, quasi come un evento inevitabile, si forma la compagnia dei “nontantoprecisi”. Un gruppo di ex pazienti dimessi dai nostri centri diurni, decide di fondare una compagnia teatrale totalmente sganciata dalle logiche e dai lacci dei circuiti psichiatrici. Il teatro dopo e assieme al cinema. La sperimentazione continua e continua la necessità di costruire relazioni, contatti, ricerca attraverso il lavoro con e sul corpo, la vicinanza con i corpi altrui ed un pubblico che ti respira e ti guarda vicino. La Cooperativa Passepartout, quindi diviene oggi un luogo poliedrico che unisce la sperimentazione artistica, la cura della persona, la formazione e la creazione di possibilità lavorative. Un luogo nel quale e dal quale è possibile vedere, prima che esista, l’oggetto che abbiamo in testa; sappiamo, abbiamo imparato, che le cose del mondo, i panorami che potremmo amare, possiamo pensarli e costruirli da noi. Forse la Cooperativa Passepartout può essere pensata e descritta come un luogo del politico, dove uomini e donne, i più dei quali fino a poco tempo fa venivano visti e pensati come soggetti bisognosi di cura ed aiuto, hanno imparato a unire oggetti apparentemente eterogenei, a pensare l’impossibile, a creare oggetti invisibili, a lavorare con la propria inesauribile creatività. Un progetto complesso e articolato che tenta di affrontare in maniera collettiva e solidale le difficoltà che la nostra contemporaneità ci presenta.