Studio Oculistico Dr Giulio Bamonte

Studio Oculistico Dr Giulio Bamonte Pagina Facebook dello studio oculistico del Dottor Giulio Bamonte, Oculista.

Trasformare il veleno in medicinaLa notte di Capodanno ho operato un ragazzo di 19 anni.Un fuoco d’artificio gli era esp...
12/03/2026

Trasformare il veleno in medicina

La notte di Capodanno ho operato un ragazzo di 19 anni.

Un fuoco d’artificio gli era esploso in mano mentre lo accendeva.
L’occhio sinistro era devastato.

Bulbo scoppiato.

Tre ore di chirurgia nel cuore della notte.
Sutura dopo sutura, cercando di rimettere insieme qualcosa che sembrava impossibile da ricostruire.

Quando finisci un intervento così lo sai già, in fondo al cuore, che la battaglia è quasi persa.

Il giorno dopo gli ho detto la verità.

“Molto probabilmente quell’occhio non tornerà più a vedere.”

Nei mesi successivi abbiamo fatto tutto il possibile per salvare il bulbo.
Ma a volte la medicina non basta.

L’occhio è andato incontro a ftisi.

Recentemente siamo stati costretti a fare un’eviscerazione.

Una sconfitta.
Almeno dal punto di vista medico.

E poi oggi è arrivato questo.

Una scatola piena di piccoli occhi di cioccolato per tutto il team.
E un biglietto scritto a mano.

Un ringraziamento.

Dentro c’era anche una frase:

“You win some, you lose some.”

Ho appena finito di leggere un libro che parla proprio di questo:
The Undefeated Mind di Alex Lickerman.

L’idea è semplice ma potente.

La vera forza mentale non è evitare il dolore.
È trasformare il veleno in medicina.

Questo ragazzo ha perso un occhio.

Ma non ha perso la gratitudine.
Non ha perso la dignità.
Non ha perso la forza.

E a 19 anni mi ha ricordato una cosa che a volte noi medici dimentichiamo.

Noi pensiamo di essere quelli che salvano le persone.

Ma alcune volte succede il contrario.

Sono i pazienti a salvare noi.

Pucker Maculare: quando operare?Una mia  paziente aveva problemi in entrambi gli occhi, ma con due evoluzioni completame...
12/03/2026

Pucker Maculare: quando operare?

Una mia paziente aveva problemi in entrambi gli occhi, ma con due evoluzioni completamente diverse.

Occhio destro

Nel 2024 la paziente si presenta con:

• distorsione visiva (metamorfopsie)
• visus 8/10
• OCT con trazione vitreomaculare e lieve membrana epiretinica

Dal punto di vista anatomico c’era già una alterazione chiara.

Il dubbio era questo:

👉 operare subito, con una vista ancora relativamente buona
oppure
👉 aspettare

Operare un occhio che vede 8/10 significa assumersi un rischio maggiore:
se qualcosa va storto si “cade da più in alto”.

Ma operare presto può anche permettere un recupero visivo migliore.

Abbiamo deciso di operare.

Il risultato:

✔ macula anatomica quasi normale all’OCT
✔ visus passato da 8/10 a 10/10
✔ paziente molto soddisfatta



Occhio sinistro

Nello stesso periodo l’altro occhio mostrava solo una adesione vitreomaculare, senza trazione significativa.

• visus 10/10
• nessun sintomo

In questo caso non c’erano indicazioni chirurgiche.

Abbiamo quindi deciso di osservare.



Due anni dopo

La paziente torna con un peggioramento importante:

• visus sceso da 10/10 a 4/10
• l’OCT mostra trazione vitreomaculare con membrana epiretinica

Abbiamo quindi eseguito l’intervento.

Dopo un mese:

✔ visus migliorato da 4/10 a 5/10
✔ macula anatomica molto migliorata

Probabilmente continuerà a migliorare nei prossimi mesi, ma è difficile aspettarsi il recupero completo a 10/10.



La lezione di questo caso

La chirurgia del pucker maculare è sempre una questione di timing.

Operare troppo presto può essere rischioso.

Ma operare troppo tardi può significare recuperare solo una parte della vista persa.

Il compito del chirurgo è proprio questo:

👉 trovare il momento giusto per intervenire.

Ed è una decisione che va sempre presa caso per caso, valutando:

• i sintomi del paziente
• l’aspetto dell’OCT
• l’evoluzione nel tempo






Floaters, pucker, chirurgia refrattiva, lentine intra oculari: cosa mi ha insegnato questo weekend romanoQuesto weekend ...
08/03/2026

Floaters, pucker, chirurgia refrattiva, lentine intra oculari: cosa mi ha insegnato questo weekend romano

Questo weekend a Roma è stato intenso.
Molti interventi, molte visite, molti incontri con pazienti che arrivavano da lontano. E come spesso succede, ogni paziente insegna qualcosa.

Uno dei primi interventi è stato su un ragazzo di 25 anni arrivato dalla Romania per una vitrectomia per corpi mobili vitreali.

Era estremamente determinato.

Ed è proprio questo il punto.

Quando parliamo di chirurgia per i floaters, la questione non è tanto l’intervento.
La vera difficoltà è la scelta del paziente.

I corpi mobili vitreali non sono automaticamente una malattia.
Sono spesso una conseguenza naturale dell’invecchiamento del vitreo.

Un po’ come:
• le rughe
• i capelli bianchi
• la calvizie

Diventano una malattia solo quando hanno un impatto reale sulla vita della persona.

Questo dipende da molti fattori:
• fattori anatomici (degenerazione vitreale)
• fattori psicologici (quanto il paziente riesce a ignorarli o meno)
• fattori ambientali (lavorare al computer, su sfondi chiari, all’aria aperta)

Per questo motivo la decisione chirurgica è multifattoriale.
Bisogna valutare la motivazione del paziente, la sua psicologia, i suoi sintomi e il contesto in cui vive.

Quando però si decide di operare, l’intervento deve essere perfetto.

È un po’ come un equilibrista.

Un grande equilibrista sa fare acrobazie su una corda.
Ma in chirurgia è come se quella corda fosse sospesa tra due grattacieli.

Non puoi sbagliare.



Durante il weekend ci sono stati anche altri casi interessanti.

Ho impiantato ICL in un paziente con miopia e astigmatismo molto elevati.
In pochi minuti si inserisce una lente intraoculare tra iride e cristallino.

Il risultato è stato impressionante:
il giorno dopo vedeva 10/10.

È uno degli esempi più straordinari di come la tecnologia possa cambiare la qualità della vita.



Ho poi rivisto due pazienti operati sei anni fa per vitrectomia per floaters, entrambi di circa 50 anni, che nel frattempo avevano sviluppato cataratta.

Questo è un fenomeno noto.
• sopra i 50 anni la cataratta compare spesso entro 1–2 anni
• sopra i 40 anni può comparire anche dopo 5–10 anni
• sotto i 40 può arrivare anche dopo 10–15 anni.

In entrambi i casi abbiamo rimosso la cataratta.

Il giorno dopo il risultato è stato quello che i pazienti descrivono sempre allo stesso modo:

“Wow.”

Questo dimostra una cosa importante.

La cataratta dopo vitrectomia non è il vero problema.
Anzi, quando si sviluppa e viene rimossa, il risultato visivo è spesso eccellente.

Diverso invece è il discorso quando si decide di anticipare la cataratta con una chirurgia combinata in pazienti giovani.

In alcuni casi è giusto farlo, ma bisogna sapere che il cervello deve adattarsi alla nuova lente artificiale e l’adattamento non è sempre immediato.



Abbiamo eseguito anche due interventi di pucker maculare.

Qui la regola è semplice:
si opera quando esiste una doppia indicazione:
• anatomica (la membrana epiretinica visibile)
• funzionale (riduzione della vista o distorsione)

Un paziente operato il mese scorso, che vedeva 2/10, ieri al controllo vedeva 9/10.



Non tutti i casi però finiscono perfettamente.

E anche questo fa parte della chirurgia.

Un paziente con una lente intraoculare problematica è stato operato per espianto della lente, vitrectomia e nuovo impianto.

Avevamo programmato una lente da 7 mm nel solco, ma la casa produttrice ha consegnato una lente da 6 mm senza che me ne accorgessi prima dell’intervento.

Come sempre controllo tutto: lente, potere, piano terapeutico e chirurgico.
Parlo con il rappresentante della lente e confermiamo insieme il piano.

L’intervento tecnicamente è stato perfetto: vitrectomia, espianto della lente precedente, impianto del nuovo cristallino.

Solo che a un certo punto mi accorgo visivamente che non è esattamente quello che mi aspettavo.

E lì arriva il momento della decisione.

Cambio tutto e impianto subito la Carlevale, la lente di riserva che avevo ordinato?
Oppure continuo con quella che abbiamo?

Con il paziente decidiamo che probabilmente la lente da 6 mm avrebbe comunque funzionato.
Il problema iniziale era dovuto a un insieme di fattori: lente, capsula, floaters.

Avevamo comunque risolto molti di questi problemi senza complicazioni.
Rischiare oltre in quel momento poteva essere un azzardo.

Invece, probabilmente, è stata la scelta sbagliata.

Il giorno dopo la lente risultava dislocata.

Il prossimo mese dovremo reintervenire e impiantare una lente di Carlevale. L'occhio sta bene in ogni caso.

In questi casi è difficile non colpevolizzarsi.

Ma dopo la delusione iniziale ho ripercorso mentalmente tutto il processo:
dalla misura della lente, al suo ordine, fino alla decisione presa in sala operatoria.

E ho capito che in questi casi bisogna fare una cosa sola:

tornare mentalmente al momento della decisione e chiedersi:

“Come avrei potuto decidere meglio?”
“Cosa posso imparare da questo mis-take?”
“E come posso rimediare nel modo migliore per il paziente?”

Il valore di questi momenti è uno solo:

insegnarci a prendere decisioni migliori la prossima volta.



Alla fine di questo weekend mi porto a casa una conferma.

La chirurgia non è solo tecnica.

È soprattutto giudizio.

Scegliere se operare è spesso più difficile che sapere come operare.

E richiede una preparazione meticolosa, sapendo però che le vere insidie a volte arrivano proprio da ciò a cui non avevamo pensato.

Fa parte della responsabilità di chi fa questo mestiere.

Ed è anche ciò che continua a farci crescere.

Pucker maculare: non sempre si deve operareIn questi giorni ho visitato tre pazienti con membrana epiretinica (pucker ma...
03/03/2026

Pucker maculare: non sempre si deve operare

In questi giorni ho visitato tre pazienti con membrana epiretinica (pucker maculare).
Tre casi molto diversi.
Tre OCT molto diversi.
E in tutti e tre i casi ho deciso di non operare.

Perché?

Perché in chirurgia vitreoretinica non si opera un OCT.
Si opera un paziente.



🔹 Caso 1 – Miopia elevata e retina atrofica

Paziente con miopia elevata.
Visus 4/10 in un occhio (9/10 nell’altro).

All’OCT vediamo:
• Retina molto sottile
• Aspetto miopico atrofico
• Membrana epiretinica lieve (Stadio 1 – classificazione di Govetto)
• Piccole cisti intraretiniche strutturali, non infiammatorie

Qui il problema principale non è il pucker, ma la degenerazione miopica.
Operare significherebbe stressare ulteriormente una retina già fragile, con scarse possibilità di miglioramento visivo.

➡️ Decisione: osservazione.



🔹 Caso 2 – Pucker importante ma vista buona

Qui l’OCT mostra un pucker stadio 3, con anatomia decisamente alterata.

Eppure:
• Visus 9/10
• Nessun fastidio monoculare
• Nessun disturbo binoculare
• Nessuna perdita di contrasto significativa

Questo è un concetto fondamentale:
un OCT “brutto” può essere compatibile con una vista ottima.

Se il paziente vede bene e non ha sintomi, operare non è una gara a “migliorare l’immagine”.

➡️ Decisione: controllo tra 9 mesi.



🔹 Caso 3 – Pseudoforo ma vista 12/10

OCT con aspetto a pseudo-foro maculare.
Vista: 12/10.

Il paziente riferiva visione doppia intermittente.

Ma analizzando bene la storia clinica:
• Visione ottima in entrambi gli occhi
• Diplopia risolta con un prisma

Diagnosi?
Non il pucker.
Ma una decompensazione di foria nell’adulto.

Il pucker era un reperto anatomico.
Non la causa del problema.

➡️ Decisione: nessun intervento, solo follow-up.


La chirurgia della membrana epiretinica funziona molto bene quando:
• La vista è significativamente ridotta
• I sintomi sono invalidanti
• C’è correlazione chiara tra anatomia e disturbo

Ma operare “perché c’è qualcosa all’OCT” non è medicina.

Vitrectomia per floaters Quando spiego cosa è una vitrectomia per floaters faccio spesso l’esempio di una piscina in cui...
01/03/2026

Vitrectomia per floaters

Quando spiego cosa è una vitrectomia per floaters faccio spesso l’esempio di una piscina in cui attaccata sul fondo e sulle pareti c’è una rete di pescatori, che col tempo si rovina a causa delle piogge che cadono, delle gente che ci fa il bagno, di terremoti. La rete si sfilaccia, fa grumi, diventa meno organizzata. Un osservatore che guardasse dal bordo all’inizio avrebbe difficoltà a vederla nell’acqua. Via via che la degenerazione procede ne avrebbe sempre più contezza.

Il distacco del vitreo è quando questa rete si stacca dal fondo della piscina e resta a galleggiare in superficie. Diviene più visibile, molto fastidiosa, totalmente inutile.

Con la vitrectomia rimuoviamo la rete di pescatori e lasciamo l’acqua.

La piscina rimane come prima, l’acqua anche. Solo molto più pulita.

Temo al contrario che il consiglio di bere molta acqua e assumere integratori lasci il tempo che trova..

Floaters trouble you? Nobody seems to care? No options to cure you? There is always a better way.
28/02/2026

Floaters trouble you? Nobody seems to care? No options to cure you?

There is always a better way.

27/02/2026

Pucker maculare? Operare o aspettare?

Anestesia locale o generale?Una delle domande che mi viene fatta più spesso è:“Dottore, ma questo intervento si fa in an...
23/02/2026

Anestesia locale o generale?

Una delle domande che mi viene fatta più spesso è:

“Dottore, ma questo intervento si fa in anestesia generale, vero?”

La risposta, oggi, è quasi sempre no.

Negli ultimi anni la chirurgia vitreoretinica è cambiata enormemente.
Se una volta l’anestesia generale era la norma, oggi il 95–99% degli interventi di retina li eseguiamo in anestesia locale, anche casi che in passato sarebbero stati impensabili:
• distacchi di retina complessi
• retinopatia diabetica avanzata
• traumi oculari
• pazienti giovani
• revisioni chirurgiche

Questo non perché “si deve fare così”, ma perché:
✔ la chirurgia è meno invasiva (strumenti 25–27G)
✔ il recupero è più rapido
✔ il paziente sta meglio nel post-operatorio
✔ la collaborazione intraoperatoria è generalmente ottima
✔ l’anestesia locale è, quando possibile, più sicura e fisiologica



Quando scelgo invece l’anestesia generale?

Io parto sempre dal presupposto opposto:
👉 se posso, faccio anestesia locale.
👉 se penso che non sia la scelta migliore per quel paziente, passo alla generale senza esitazioni.

Non è una scelta “tecnica”.
È una scelta umana + chirurgica + psicologica.

Le mie principali indicazioni sono queste:

1️⃣ Durata prevista dell’intervento

Se prevedo:
• 60–90 minuti
• dissezioni complesse
• membrane diabetiche tenaci
• chirurgia di revisione

stare immobili così a lungo diventa difficile anche per il paziente migliore.

In questi casi l’anestesia generale non è un lusso, è comfort chirurgico → che significa chirurgia più precisa.



2️⃣ Paziente non collaborante (per cause neurologiche o cognitive)

Ci sono persone che:
• non riescono a controllare i movimenti
• non comprendono le istruzioni
• non tollerano il contesto operatorio

Qui la generale non è opzionale.
È necessaria per sicurezza.



3️⃣ Esperienza traumatica precedente

Un fattore spesso sottovalutato.

Pazienti che hanno già vissuto:
• dolore intraoperatorio
• interventi complicati
• sensazione di perdita di controllo
• attacchi di panico sul tavolo operatorio

Entrano in sala con una memoria fisica negativa.
In questi casi forzarli alla locale è un errore.

La chirurgia deve iniziare prima dell’incisione, nella fiducia.



4️⃣ Interventi tecnicamente imprevedibili

Quando so che:
• potrei trovare aderenze inattese
• la visione sarà difficile
• servirà più tempo del previsto

preferisco lavorare con condizioni perfette.



E l’ansia del paziente?

Curiosamente:
• quelli che temono molto l’intervento sono spesso i più collaborativi
• quelli che arrivano dicendo “tranquillo, non ho paura di nulla” a volte sono quelli che si agitano di più.

Ma anche qui, nel dubbio, si personalizza.



I tre casi di oggi (perché oggi anestesia generale)

✔ Caso 1 — Retinopatia diabetica proliferante

Sanguinamento endovitreale importante (quello che vedete nell’OCT).
Macula ancora valida → intervento indicato per recupero visivo.
Non previsto estremamente complesso, ma:
• possibile chirurgia lunga
• forte richiesta della paziente

Decisione condivisa → anestesia generale.



✔ Caso 2 — Complicanza dopo cataratta + vitrectomia difficile altrove

Qui entrano in gioco:
• chirurgia di revisione
• scarsa visibilità corneale
• precedente esperienza drammatica
• paziente molto mobile durante l’altro intervento

Questo è il classico caso dove la generale migliora il risultato chirurgico, non solo il comfort.



✔ Caso 3 — Cataratta traumatica in paziente non collaborante

Trauma + anatomia imprevedibile + difficoltà cognitive.

Locale? No.
Rischierebbe di diventare una battaglia.

Generale → chirurgia controllata, sicura, più breve.



Il messaggio importante

L’anestesia nella chirurgia oculare non è standardizzata.
Non esiste:
❌ “si fa sempre generale”
❌ “si fa sempre locale”

Esiste invece una domanda che mi faccio ogni volta:

Qual è la condizione che permette a questo paziente di essere operato nel modo più preciso, più sicuro e più umano possibile?

Quella è l’anestesia giusta.

21/02/2026

48 yo today..and counting (don’t listen to my wife’s comments…) 🤪

Dopo una vitrectomia la pupilla può rimanere più larga?Una domanda che alcuni pazienti mi fanno nelle settimane successi...
17/02/2026

Dopo una vitrectomia la pupilla può rimanere più larga?

Una domanda che alcuni pazienti mi fanno nelle settimane successive all’intervento.

In una piccola percentuale di casi, soprattutto nei pazienti miopi o quando durante la vitrectomia è stato necessario eseguire un trattamento laser periferico della retina, si può osservare che la pupilla dell’occhio operato appare leggermente più dilatata o meno reattiva alla luce rispetto a prima.

Perché succede?

Non si tratta di un problema dell’iride o di un “errore chirurgico”.
Durante il trattamento laser della periferia retinica possono essere temporaneamente irritati o “stressati” i nervi ciliari, sottilissime strutture che decorrono all’interno dell’occhio e che regolano il restringimento della pupilla.

Questi nervi sono:
• più vulnerabili nei soggetti miopi (l’occhio è più lungo e le pareti più sottili),
• più esposti quando il laser è necessario per stabilizzare la retina e prevenire distacchi o rotture.

È pericoloso?

No.
È un fenomeno funzionale e quasi sempre transitorio.
Nella maggior parte dei pazienti la situazione migliora spontaneamente nel giro di alcune settimane, con un progressivo recupero della normale reattività pupillare.

Non influisce:
• sulla salute della retina,
• sul successo dell’intervento,
• sulla stabilità del risultato chirurgico.

Serve una terapia?

Di solito non è necessario fare nulla: l’occhio recupera da solo.

Solo raramente, se la dilatazione pupillare dovesse persistere ed essere sintomatica (abbagliamento, fastidio alla luce), esistono soluzioni efficaci e mirate, come una pupilloplastica, una piccola procedura che permette di riportare la pupilla a dimensioni più fisiologiche.
Si tratta comunque di eventualità poco frequenti.

Distacco di retina con foro maculare in un giovane paziente Un ragazzo di 30 anni si presenta con una riduzione visiva c...
15/02/2026

Distacco di retina con foro maculare in un giovane paziente

Un ragazzo di 30 anni si presenta con una riduzione visiva comparsa alcune settimane dopo un trauma oculare.
Era stato inviato con diagnosi di distacco di retina macula-off, ma l’esame del fondo raccontava una storia diversa.

La macula era ancora attaccata.
Il distacco interessava il quadrante nasale, sostenuto da una rottura all’ora serrata.
Fin qui, in un paziente giovane con vitreo ancora adeso, la scelta sarebbe classicamente una chirurgia episclerale: trattamento dall’esterno, senza entrare nel vitreo.

Il problema era un altro.

Al centro c’era un foro maculare traumatico.

Se avessi trattato solo il distacco con una chirurgia episclerale, il foro sarebbe rimasto lì.
Il paziente avrebbe sì riattaccato la retina… ma senza reale recupero visivo, dovendo affrontare una seconda chirurgia, questa volta con vitrectomia.

A quel punto la decisione cambia completamente prospettiva.

Ho scelto di affrontare tutto in un unico tempo chirurgico:
• vitrectomia primaria,
• induzione del distacco del vitreo (sempre più delicata nei giovani),
• utilizzo di triamcinolone per evidenziare le aderenze,
• colorazione con Brilliant Blue,
• peeling della limitante interna,
• flap invertito sul foro maculare,
• accurato shaving periferico,
• trattamento laser della rottura all’ora serrata,
• scambio aria–gas finale.

Indurre il distacco del vitreo in un trentenne con retina già mobile non è mai la situazione ideale.
È un po’ come lavorare su una superficie che si muove sotto le mani — serve esperienza, pazienza e rispetto dei tessuti.

Ma proprio l’abitudine a gestire vitrei aderenti nei pazienti giovani mi ha permesso di affrontare il caso con sicurezza.

In teoria, fare una vitrectomia in un giovane con distacco regmatogeno non è la prima scelta.
In presenza di un foro maculare traumatico concomitante, però, diventa l’unica scelta sensata.

12/02/2026

Pucker maculare? Quando non operare

Indirizzo

Viale Di Villa Massimo 37
Rome
00161

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30
Martedì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30
Mercoledì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30
Giovedì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30
Venerdì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30

Telefono

+390664220334

Sito Web

http://www.giuliobamonte-floaters.com/, http://www.giuliobamonte.com/

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Studio Oculistico Bamonte-Tucci

Lo studio Oculistico Bamonte-Tucci vanta una tradizione lunghissima nell’oculistica romana.

Fondato dal dott. Ugo Silvio Tucci negli anni quaranta, lo studio prosegue con la figlia, Marina Tucci, allieva del Prof. G. B. Bietti, e assistente universitaria presso la clinica oculistica e l’istituto di neuro-psichiatria infantile dell’Università’ La Sapienza.

Con il marito, dott. Gabriele Bamonte, già primario incaricato dell’Ospedale Bambino Gesu’, prima in via Conte Verde 4 e poi in Via Cola di Rienzo 163 nasce l’associazione professionale G.Bamonte-M.Tucci.

Dai primi anni 2000, lo studio prosegue (dal 2018 in Viale di Villa Massimo 37) grazie alla presenza del dott. Giulio Bamonte, specializzatosi in Oculistica presso l’Università’ Cattolica del Sacro Cuore di Roma e perfezionatosi in Chirurgia della Retina presso l’Università’ di Amsterdam in Olanda.