Studio Oculistico Dr Giulio Bamonte

Studio Oculistico Dr Giulio Bamonte Pagina Facebook dello studio oculistico del Dottor Giulio Bamonte, Oculista.

Recupero da una Vitrectomia?  ..è solo questione di tempo.I primi giorni dopo un intervento di chirurgia vitreoretinica ...
10/01/2026

Recupero da una Vitrectomia? ..è solo questione di tempo.

I primi giorni dopo un intervento di chirurgia vitreoretinica sono quasi sempre i più difficili.
La vista fluttua, i sintomi cambiano durante la giornata, si vivono alti e bassi.

C’è chi li vive con più serenità e chi con più fatica. Ed è normale.

Che si tratti di vitrectomia per floaters, di pucker maculare o di distacco di retina, il decorso non è lineare:
un giorno meglio
un giorno peggio
poi di nuovo meglio

Il corpo (e l’occhio) hanno bisogno di tempo per assestarsi.

Seguendo le indicazioni corrette, avendo pazienza e fidandosi del processo, nella grande maggioranza dei casi il miglioramento arriva.
Spesso graduale, a volte improvviso. Ma arriva.

Questi messaggi, ricevuti a distanza di giorni o settimane dall’intervento, raccontano una cosa semplice ma fondamentale:
la guarigione è un percorso, non un istante.

E vale sempre la pena aspettare

Vitrectomia per Floaters: Cosa sapere nel 2026La chirurgia per la rimozione dei corpi mobili vitreali sintomatici è anco...
06/01/2026

Vitrectomia per Floaters: Cosa sapere nel 2026

La chirurgia per la rimozione dei corpi mobili vitreali sintomatici è ancora un argomento controverso tra gli oculisti. Quando si decide di sottoporsi a questa operazione, è fondamentale che venga eseguita da mani esperte e con la massima attenzione.

Mi ricordo quando, da specializzando, sentii il professor Carones parlare di chirurgia refrattiva. All'epoca, pensavo fosse una tecnica semplice, che avrei potuto imparare in poco tempo. Ma lui disse qualcosa che mi colpì profondamente: per essere veramente bravi in chirurgia refrattiva, bisogna fare solo quello, occuparsene a tempo pieno. Con il passare degli anni, ho capito che la stessa cosa vale per la chirurgia dei floaters.

Non basta essere un chirurgo vitreoretinico con esperienza: bisogna conoscere in profondità la patologia vitreale e dedicarsi interamente a questa chirurgia, che, purtroppo, non può essere trattata come un'operazione qualsiasi. La perfezione non esiste, ma l'impegno e la cura devono essere totali.

Alcuni punti fondamentali per la chirurgia dei Floaters:

Selezione del paziente: è cruciale. I pazienti devono avere sintomi significativi, e la chirurgia deve essere presa in considerazione solo quando altre tecniche conservative non hanno funzionato. Inoltre, è importante che il paziente comprenda i rischi, tra cui una potenziale riduzione della qualità visiva, anche se raramente si verificano complicazioni gravi come infezioni o distacchi di retina.

La tecnica chirurgica: La vitrectomia completa con distacco del vitreo e shaving della base vitreale è fondamentale. Si può discutere sull'uso del colorante, ma la regola d'oro è: se non riesci a staccare il vitreo senza colorante, usalo. Non rischiare di lasciare vitreo non rimosso. E per quanto riguarda l'aria? Personalmente credo che l'uso di una bolla d'aria abbia vantaggi, riducendo il rischio di sanguinamento post-operatorio e proteggendo da possibili infezioni.

Antibiotici: Dopo l'intervento di cataratta, l'uso di antibiotici è diventato una prassi consolidata. Perché non applicarlo anche nella vitrectomia? Non ci sono evidenze che ne sconsiglino l'uso, e io ormai lo utilizzo in tutti i pazienti che non fanno un intervento di cataratta contestualmente alla vitrectomia. Magari non è indispensabile, ma porta tranquillità.

Il post-operatorio: Questo è un periodo delicato per tutti i pazienti. Anche quando tutto va bene (che è il 99,9% dei casi), ci sono fastidi normali: secrezioni, aria, sangue, puntini, flash, secchezza, irritazione, rossore... Tutti questi sintomi sono comuni dopo un intervento chirurgico per floaters e, sebbene possano sembrare fastidiosi, fanno parte del processo di recupero. È importante essere preparati ad affrontarli con serenità, sapendo che fanno parte del percorso di guarigione.

Infine, ricordate che non tutti vedranno perfettamente già nei primi giorni. Alcuni pazienti possono dire di vedere benissimo in poco tempo, ma la realtà è che, per vedere realmente bene, potrebbero volerci da 1 a 3 mesi.

La chirurgia per floaters è un intervento serio, che richiede esperienza e competenza. Se siete pronti a considerarlo, assicuratevi di rivolgervi a un professionista che si occupa di questa chirurgia a tempo pieno e con la massima attenzione.

Per saperne di piu: www.giuliobamonte-floaters.com

L'ultimo CapodannoDopo vent’anni, mi è toccato per la prima volta il turno di Oud & Nieuw all’Haga, qui all’Aia.Capodann...
01/01/2026

L'ultimo Capodanno

Dopo vent’anni, mi è toccato per la prima volta il turno di Oud & Nieuw all’Haga, qui all’Aia.
Capodanno. Il giorno dei grandi inizi. E anche l’ultimo capodanno dei fuochi d’artificio “liberi”: da l’anno prossimo i botti in mano ai privati verranno messi al bando qui in Olanda.
Non so se sia giusto o sbagliato. So solo che l’annuncio del divieto, fatto prima, ha acceso l’effetto opposto: una corsa agli acquisti come mai prima, perfino code verso la Germania per prendere gli ordigni più potenti, spesso illegali.
E nei giorni precedenti la città sembrava già in guerra.

La mia giornata comincia come tante, al lavoro: ambulatorio e poi sala operatoria.
Curiosamente, l’ultimo paziente dell’anno è proprio un trauma: una vitrectomia dopo una caduta a casa. Non fuochi.
Quando torno a casa verso le 17, però, l’aria è diversa. Cattiva.
Ragazzini di otto, dieci anni che sparano petardi senza genitori intorno.
Uno mi lancia addosso un fuoco luccicante mentre vado in bici.
Io sono reperibile: posso stare a cena con i miei. Mi chiameranno “solo se strettamente necessario”.

Così la sera scorre — e per qualche ora mi illudo che la vita sia semplice.
Lenticchie e cotechino (vegano nel mio caso), vino analcolico (non buonissimo, ma tant’è), risate, affetto.
A mezzanotte, dall’alto, vediamo lo spettacolo: la città che scintilla come se non ci fosse un domani.
Un amico arriva con i figli e mi dice: “Non ho mai speso 200 euro così velocemente.”
Cinque minuti di fuochi. Bellissimi. Costosi.
E io penso: quanti milioni stanno bruciando stanotte nel cielo dell’Aia?
Mi rilasso. Quasi mi faccio convincere a brindare con lo champagne. Resisto.
All’1:30 mi dico: “Non mi chiamano più.”

All’1:31 squilla il telefono.

“Uomo. Politrauma. Scoppio del bulbo. Fuoco d’artificio. Caso troppo complesso. Devi venire.”

Metto a letto i bambini. Saluto mia moglie. Esco nella notte con quella stanchezza che non è solo del corpo.
E mentre pedalo verso l’ospedale mi attraversa un pensiero brutto, arrogante:
“Che scemo questo tizio. Che irresponsabile. E a me tocca salvarlo nel cuore della notte.”

Poi entro in sala preparazione.
E quel pensiero muore.

Non è “un uomo”. È un ragazzo.
Diciannove anni. Poco più grande dei miei figli.
C’è un papà con gli occhi lucidi. Una mamma che sembra trattenere il mondo con la forza delle mani.
Il papà lo bacia sulla spalla, perché il viso non si può: è gonfio, sanguinante, come dopo un’esplosione vera.
Mi torna addosso un ricordo lontano: attentati di Bruxelles, 2015. Anche lì polvere, ustioni, ferite che non ti aspetti di vedere nella vita “normale”.

L’occhio sinistro è un caos. Sangue. Sporco. Detriti.
Non si capisce quasi niente eppure devi decidere, devi entrare, devi fare spazio.
Trovo la ferita: attraversa cornea e sclera. Pressione a zero. Retina quasi del tutto fuori dall'occhio.
Piano piano suturo la cornea cercando di non imprigionare l’iride nella ferita.
Metto punti e, per un istante, mi viene persino ottimismo: ogni punto è un “forse”.

Poi capisco che la ferita continua. Lunga. Troppo lunga.
Supera l’inserzione del retto laterale: il muscolo è tranciato.
È una strada che va verso il posteriore, verso il buio dove non arrivi.
Dopo tre ore di lotta arriva il momento più duro: accettare che non si può chiudere tutto.
Copriamo con congiuntiva. Aspetterà la chiusura per seconda intenzione.
Riempio la camera con soluzione, aria, viscoelastico. Do un po’ di pressione.
Pulisco quello che posso: polvere dei fuochi, bruciature, ciglia carbonizzate.
Suturo anche due ferite cutanee sopra e sotto l’occhio, pensando a mio figlio con il sopracciglio cucito quando aveva quattro anni.
A lui poteva andare peggio. A questo ragazzo, invece, è andata davvero male.

E mentre dentro di me cresce la sensazione che quell’occhio sia perso, mi prende una specie di panico:
sono le sei del mattino, sono sveglio da ventiquattro ore, e improvvisamente ho paura che resti cieco del tutto.
Controllo l’altro occhio. Lo pulisco come se stessi ripulendo la mia stessa coscienza.
Grazie a Dio: il destro è salvo.

Resto in ospedale. La battaglia continua.
C’è un altro paziente con una perforazione. Mi preparo a un altro intervento.
Ma è lui a rifiutare. Non vuole essere operato. Non riusciamo a convincerlo.
E penso: questo 2026 non vuole proprio decollare.

Alle dieci mi chiamano dalla terapia intensiva: il ragazzo vuole vedermi.
Con i genitori ho già parlato, ma lui vuole sentirlo da me. Guardarmi. Capire.

La prima cosa che fa — sotto morfina pesante — è ringraziarmi.
Ringraziarmi.
Ha già capito di aver fatto una ca***ta: accendere con una mano, filmare con l’altra.
Mi chiede senza paura:
“Diventerò cieco da quell’occhio?”

Io gli dico la verità, quella che pesa:
“Sì. Molto probabilmente sì.”

E lui, con una calma che mi spacca in due:
“Grazie lo stesso. So che hai fatto del tuo meglio.”

Il papà, con le lacrime, mi chiede se con un occhio solo potrà guidare, vivere, lavorare.
Gli racconto di L., un amico che ha perso un occhio dopo un trauma terribile.
Ha ripreso tutto. Ha ripreso persino a surfare. Andiamo in acqua insieme da allora.
E mentre lo dico, l’aria si alleggerisce di un grammo — ma quel grammo, in certi momenti, è tutto.
La mamma piange. Ma c’è anche un sorriso, piccolo, come una crepa nella notte.

Il ragazzo alza la mano:
“Anche io sono un surfista.”

E io gli rispondo:
“Allora hai la tempra giusta. Ti aspetto a Scheveningen”

Non so come andrà.
So solo che stanotte ho visto una cosa che non dimentico:
la presunzione può sparire in un secondo,
e al suo posto può arrivare una verità più grande —
che la dignità, a volte, è più forte della tragedia.
E che a volte è il paziente a dare coraggio al chirurgo.

Buon anno a tutti.

31/12/2025

Buon Anno!

L’ultima paziente che ho operato quest’anno, il giorno di San Silvestro.
Monocula, politraumatizzata, già operata il giorno di Natale per uno scoppio del bulbo dopo una caduta di faccia.

A fine intervento, dopo la rimozione di un importante sanguinamento endovitreale, ancora sotto l’effetto dell’anestesia e abbagliata dalla luce del microscopio, appena tolto il blefarostato mi dice:
“Eh però dottore… ora ci vedo peggio di prima!”

È in momenti come questi che capisci una cosa semplice ma fondamentale: non puoi accontentare tutti, né nei tempi né nei modi in cui vorrebbero essere soddisfatti.

Chiudo questo anno lavorativo con gratitudine per ciò che non do per scontato:
– essere ancora qui a fare il mio lavoro;
– avere tanti pazienti che si affidano alle mie cure, imperfette ma sincere;
– avere ancora fame di migliorarmi, sapendo che questo percorso non finirà mai.

La domanda che mi pongo non è:
quanto tempo ci vuole per diventare davvero bravo?

Ma piuttosto:
quanto bravo posso diventare per servire i miei pazienti al meglio — anche quelli che si aspettano miracoli, sapendo bene che i miracoli, purtroppo (o per fortuna), non li posso fare.

Era solo una battuta.
Buon anno a tutti.

Floaters Vitrectomy Story.Quest’anno ho avuto il privilegio di seguire una paziente proveniente dalla Corea del Sud, ope...
30/12/2025

Floaters Vitrectomy Story.

Quest’anno ho avuto il privilegio di seguire una paziente proveniente dalla Corea del Sud, operata per miodesopsie (floaters).

La cosa incredibile è che non solo è venuta per farsi operare entrambi gli occhi, ma come fosse di Roma e’ venuta prima per un occhio, poi il mese dopo per il controllo, il mese dopo ancora per l’altro occhio, e infine per l’ultimo controllo! Forse c’è un bus Seul-Roma e non l’avevo mai saputo!!

Diversi mesi dopo l’intervento, mi ha scritto un messaggio che mi ha profondamente colpito.
Non per l’intervento in sé, ma per quello che racconta dopo.
Oggi riferisce che:
• la mente è finalmente libera dal pensiero costante dell’occhio
• i residui visivi sono minimi e transitori
• la qualità di vita è nettamente migliorata
• non vive più con stress o sofferenza legata a ciò che vede

Scrive una frase che per me vale più di qualsiasi risultato tecnico:

“Non sto più soffrendo per quello che vedo. E per questo sono grata ogni giorno.”

La chirurgia dei floaters non è una decisione da prendere alla leggera.
Va valutata con attenzione, indicata solo in casi selezionati e affrontata con grande rispetto per il paziente.

Ma quando è indicata, quando è compresa fino in fondo, quando è condivisa con consapevolezza,
può davvero restituire serenità, presenza mentale e libertà.

Grazie a questa paziente per la fiducia, il coraggio e per aver condiviso la sua esperienza.
Messaggi come questo ricordano perché facciamo questo lavoro, ogni giorno.







🔦 Laser retinico profilattico: quando serve davvero (e quando non fa danni)Questa mattina ho pubblicato un reel in cui s...
29/12/2025

🔦 Laser retinico profilattico: quando serve davvero (e quando non fa danni)

Questa mattina ho pubblicato un reel in cui spiegavo un concetto chiave:
👉 il laser retinico profilattico è soprattutto indicato nelle rotture retiniche sintomatiche (lampi, mosche volanti acute, segni di trazione).

Ma, come spesso accade in medicina, ci sono alcune importanti eccezioni che vale la pena chiarire bene.

🔁 Occhio controlaterale e distacco di retina

In pazienti che hanno già avuto un distacco di retina in un occhio, il discorso cambia se nell’altro occhio troviamo:
• degenerazioni retiniche periferiche
• alterazioni simili
• soprattutto lesioni simmetriche rispetto all’occhio già colpito

👉 In questi casi, un trattamento laser profilattico può ridurre il rischio di un secondo distacco di retina.

🧨 Rotture retiniche giganti: un caso a parte

Ancora più chiaro è il caso delle rotture retiniche giganti.
Negli studi più recenti è emerso che:
• nell’occhio controlaterale
• un trattamento profilattico a 360°
può ridurre in modo significativo il rischio di distacco di retina.

📚 Una recente review sistematica e meta-analisi (2025) ha mostrato come laser e crio-terapia abbiano un effetto protettivo importante proprio in questi casi, chiarendo dubbi che per anni sono rimasti aperti.

🧠 Un messaggio importante di rassicurazione

È fondamentale anche sfatare alcuni miti.

🔹 Il laser retinico periferico profilattico, anche quando non è strettamente necessario,
NON è pericoloso di per sé.

🔹 Non “scalda il vitreo”,
🔹 non provoca pucker maculare,
🔹 non causa complicanze gravi nella stragrande maggioranza dei casi.

Per anni molti oculisti lo hanno utilizzato con grande prudenza e senza creare danni.
👉 Al massimo, in alcuni contesti, può essere poco utile.
Ma è sbagliato dire che sia dannoso.

29/12/2025

Il laser retinico è efficace nel prevenire un distacco di retina quando il paziente fa una rottura retinica sintomatica in concomitanza con un distacco posteriore del vitreo.

28/12/2025

Distacco di retina? Se macula on e’ importante non perdere tempo!

27/12/2025

Foro Maculare? Quando operare?

26/12/2025

Pucker Maculare? Quando dobbiamo operare?

25/12/2025

Floaters? La vitrectomia parziale non è la soluzione.

24/12/2025

Vitrectomia per floaters
4 criteri che possono aiutarci a prendere la decisione giusta.

Indirizzo

Viale Di Villa Massimo 37
Rome
00161

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30
Martedì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30
Mercoledì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30
Giovedì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30
Venerdì 09:30 - 19:30
21:00 - 21:30

Telefono

+390664220334

Sito Web

http://www.giuliobamonte-floaters.com/, http://www.giuliobamonte.com/

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Studio Oculistico Bamonte-Tucci

Lo studio Oculistico Bamonte-Tucci vanta una tradizione lunghissima nell’oculistica romana.

Fondato dal dott. Ugo Silvio Tucci negli anni quaranta, lo studio prosegue con la figlia, Marina Tucci, allieva del Prof. G. B. Bietti, e assistente universitaria presso la clinica oculistica e l’istituto di neuro-psichiatria infantile dell’Università’ La Sapienza.

Con il marito, dott. Gabriele Bamonte, già primario incaricato dell’Ospedale Bambino Gesu’, prima in via Conte Verde 4 e poi in Via Cola di Rienzo 163 nasce l’associazione professionale G.Bamonte-M.Tucci.

Dai primi anni 2000, lo studio prosegue (dal 2018 in Viale di Villa Massimo 37) grazie alla presenza del dott. Giulio Bamonte, specializzatosi in Oculistica presso l’Università’ Cattolica del Sacro Cuore di Roma e perfezionatosi in Chirurgia della Retina presso l’Università’ di Amsterdam in Olanda.