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MIP LAB MIP LAB (PSICOLOGIA E STORIE) di Andrea Battantier

Il MIP, con il supporto di Psicologi abilitati, individua i talenti

IL SILENZIO DEL LUPO ASTOLFO (Perché il silenzio ti fa diventare invisibile)Nel Bosco dei Pini Argentati, dove la luna s...
04/04/2026

IL SILENZIO DEL LUPO ASTOLFO (Perché il silenzio ti fa diventare invisibile)

Nel Bosco dei Pini Argentati, dove la luna sembra un cucchiaio d'argento e le stelle sono briciole di pane gettate lassù per i piccoli orsi affamati, viveva il lupo Astolfo.

Gli altri lupi del branco amavano ululare forte e rotolarsi insieme nel fango. Ma Astolfo amava il silenzio.

Quel silenzio profumato di muschio e foglie bagnate, che sembra una coperta di piume quando la notte ti avvolge.

Si sedeva su una roccia, con le zampe incrociate, e ascoltava il silenzio.

Che poi non era poi così silenzioso. C'erano i fruscii dei ricci che si giravano nel letto di foglie, il respiro del vento tra i rami, e ogni tanto il battito del cuore di una farfalla che sognava di volare.

Un giorno arrivarono uomini con fucili lunghi e il cuore corto. Per loro il bosco era una cosa da comandare.

Astolfo scappò tra i cespugli di more, scappò tra i lamponi che sembravano piccole gocce di sangue, scappò più veloce del vento. Senza fare rumore. Perché il silenzio ti fa diventare invisibile.

I cacciatori passarono vicino senza vederlo. E Astolfo rimase lì, nel suo bosco, a guardare la luna che si specchiava nello stagno. Astolfo non voleva comandare niente. Voleva solo che il bosco rimanesse il bosco, con l'aria profumata di menta selvatica e il silenzio suo buon amico.

E da allora, se stai molto molto zitto, forse lo senti. Non ulula, canta con la voce del vento tra i pini argentati, per sempre libero e silenzioso, come piace a lui.

(A. Battantier, Memorie di un bambino, Memorie di un amore, Mip Lab, 4/26. Maria Sole, Gian Maria, Adriana. Ispirato a Lupo Astolfo salva le api, Gallucci Editore)




27/03/2026

UN COLTELLO PER RISOLVERE TUTTO (Quando il limite arriva -un voto basso, una regola, na nota, un semplice “no”- non viene tollerato, ma vissuto come un’ingiustizia personale)

Il gesto del tredicenne non nasce nel vuoto. È un cortocircuito preparato nel tempo, la violenza nasce dall’incapacità di reggere la frustrazione. Adolescenti iperstimolati e fragili, pieni di diritti dichiarati e poveri di strumenti per sostenerli (a parte i social e lo smartphone per filmare in diretta l’attacco). “Tutto e subito” è diventato un orizzonte. Quando il limite arriva -un voto basso, una regola, na nota, un semplice “no”- non viene tollerato, ma vissuto come un’ingiustizia personale (il ragazzo aveva preso una nota). L’ingiustizia non elaborata si trasforma in aggressività. Gli adulti, spesso incapaci di incarnare un’autorità credibile, negoziano tutto (“10 diritti in cambio di mezzo dovere”, insegnanti delegittimati, adulti che cercano consenso più che rispetto. E il rispetto, quando non è costruito, non si impone. Dentro questo vuoto si infilano il bullismo, la competizione sociale, l’ansia da prestazione. Un sistema che ha smesso di insegnare la fatica, l’attesa, il fallimento (che tanto arriva dopo). Educare significa, anche, restituire senso al limite. Insegnare che la frustrazione non uccide. Ma, se ignorata, può generare mostri di aggressività.

(A. Battantier, Memorie di un adolescente, Mip Lab, 3/26)


IL DEMOLITORE DI CASE (Il suo mestiere è la sottrazione. Dove c’è una stanza, lui crea un vuoto. Dove c’è un ricordo, lu...
26/03/2026

IL DEMOLITORE DI CASE (Il suo mestiere è la sottrazione. Dove c’è una stanza, lui crea un vuoto. Dove c’è un ricordo, lui lascia una pila di calcinacci. È un lavoro pulito nella sua spietatezza)

Giovanni ha imparato a parlare con il silenzio attraverso il frastuono più assordante.

Mani nodose, abituate a stringere. Da dieci anni stringe la stessa cosa: martello pneumatico. Oggi è un Bosch gsh 27. Un gioiello di tecnologia, dicono i cataloghi; per lui è solo un prolungamento del braccio che vibra fino a scuotergli i denti.

Il suo mestiere è la sottrazione. Dove c’è una stanza, lui crea un vuoto. Dove c’è un ricordo, lui lascia una pila di calcinacci. È un lavoro pulito nella sua spietatezza.

Alle otto del mattino, indossa le cuffie, e il mondo finisce. Il ronzio del martello pneumatico è un muro di cemento che lo separa dagli altri. Vede i colleghi muoversi come pesci in un acquario di polvere bianca.

Sergej sposta i detriti, Oleg manovra la carrucola. Si guardano, ogni tanto. Uno sguardo breve serve a dire: "Sono ancora qui". Non serve altro. Le parole, in quel cantiere, sono diventate un lusso inutile, un rumore bianco che nessuno può permettersi di ascoltare.

Nelle brevi pause, siedono sui sacchi di cemento. Fumano in fretta. Ognuno è un'isola circondata da un mare di detriti. Più che solidarietà nel rumore c'è comune rassegnazione.

Giovanni guarda le sue mani che tremano ancora per l'inerzia della macchina, anche se il motore è spento. È un tremore che viene da dentro, come se il Bosch avesse iniziato a demolire lui, pezzo dopo pezzo, anno dopo anno.

Quando torna a casa, il rito si ripete, ma all'inverso. Giovanni entra nel suo bilocale; non accende la televisione, fa rumore. Si siede al tavolo della cucina. C’è una birra fredda e un pacchetto di si*****te. Un sorso per dimenticare il tremore delle braccia. Un secondo per abbassare il volume dei pensieri. La sigaretta brucia lentamente tra le dita, lasciando cadere la cenere in terra.

A poco a poco, Giovanni smonta se stesso. Tira giù le pareti dell'ansia, abbatte le colonne della fatica. Si distrugge con metodo, fino a diventare un guscio vuoto, pronto per essere riempito dal sonno. Un sonno profondo, nero, senza sogni.

Nel fondo di quel sonno, o forse nei brevi istanti prima che l'alcol spenga la luce, c'è un'immagine che ritorna.

Giovanni sogna la terra. Sogna di diventare un restauratore di giardini. Immagina di potare rose, di sistemare il muschio tra le pietre di un sentiero, di ascoltare il rumore dell'acqua che scorre in una fontana di pietra. E che l'unico suono sia il vento tra le foglie di un arancio. Dopo dieci anni di metallo contro cemento, il suo desiderio più violento è la delicatezza di un petalo.

Per ora, c'è solo domani mattina. Lo aspetta il suo Bosch. Ogni colpo di martello è una pietra posata nel suo giardino invisibile. Il giardino è la sua rivolta contro l'assurdo di una vita passata a creare polvere.

E nel cuore della tempesta di polvere, ricomincerà a cercare, nel silenzio della sua mente, quel giardino che non ha ancora il coraggio di piantare.

(A. Battantier, Memorie di un lavoro, Memorie di un amore, Mip Lab, 3/26. Art by Stephen Stadif)




Indirizzo

Studio Corso Trieste: Via Bolzano 15 ; Studio Balduina: Via Lattanzio 15; Studio Formello: Via Monti Di Marvaiata 34
Rome
00198

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Laddove tutto è partito - Il racconto che ha dato vita al MIP

“Questa è la storia di un gruppo di ragazzini tra i 9 e gli 11 anni, che seppero creare una sfida per i boschi, trascorrendo l'estate tra il divertimento di cose perdute. Uno di loro, Emanuele Sepe, diventerà, in età adulta, un noto cronista sportivo. Biagio Verdini un avvocato di successo. Guido Guinetti, detto Guinness, un valente medico chirurgo nelle zone di guerra. I gemelli Pagliaccio hanno dato vita a una catena di ristoranti in America, creando alcune tra le app più note nel settore ristorazione. Azzurro, per tutti Azzù, diverrà una celebre cantante e violinista; a 30 anni cambierà sesso, ma non la sua genialità, regalando successi musicali in tutta Europa. Pion, infine, la ragazzina ecuadoriana con un solo paio di scarpe, conquisterà, per 4 volte consecutive, il titolo di campionessa mondiale dei 10 mila metri, rappresentando l'Italia. Ma come hanno fatto questi ragazzini a conquistare le vette più alte in ciascun campo? Quella del 1977 fu un'estate indimenticabile. Fu quando incontrarono il vecchio e burbero Mario Thompson Nati il quale, un poco alla volta, saprà guidarli verso il loro Modello Ideale di Persona". (M. Thompson Nati e i talenti nel bosco: storia di 6 ragazzini che entrarono nella leggenda, A. Battantier, 1996).