23/10/2020
Fino a quando non si considererà l'individuo nella sua interezza bio-psico-sociale non si potrà uscire dalla pandemia senza gravi danni per i singoli e per la collettività.
«La salute è uno stato dinamico di completo benessere fisico, mentale, sociale e spirituale, non mera assenza di malattia.» (OMS 1998). Questo significa che non si può gestire un problema così grave di salute pubblica senza considerare, oltre l'aspetto prettamente medico-biologico, le persone nella loro interezza e caratterizzate da relazioni affettive e sociali, realizzazione professionale, bisogni economici, fragilità fisiche ed emotive, bisogni ricreativi ed espressività artistica.
Regole incongrue, confuse e contraddittorie sono regole psicotiche e producono comportamenti irrazionali, poche regole chiare, motivate e congrue facilitano l'accettazione delle regole e la possibilità di un'educazione comportamentale al loro rispetto e alla responsabilità individuale.
Non si possono non considerare i bisogni degli individui per ogni fascia d'età e secondo i compiti di sviluppo ad essa legata. Per esempio non si può non considerare che tra i compiti evolutivi degli adolescenti (oggi così presi di mira) sono fondamentali la ribellione alle regole e il rapporto tra pari, se questo viene ignorato i provvedimenti non risultano adeguati e protettivi, non risultano credibili e quindi non sono rispettabili.
Come si può pensare, dopo aver dettato regole e adeguato i luoghi, di riaprire e richiudere le scuole senza offrire alternative valide alle relazioni tra le persone che le abitano? Come si può immaginare che lo smart working possa essere una soluzione a lungo termine per la maggior parte dei lavoratori? Come si può pensare di annullare l'espressività artistica che serve non solo come spazio ricreativo ma anche come spazio di contatto con le parti più intime di sè e con l'altro? Come si possono discriminare fasce di popolazione a rischio di povertà che non hanno i mezzi sociali ed economici e spesso neanche emotivi per sopravvivere ad una pandemia? Come si possono non considerare le fragilità fisiche e psichiche nella gestione della pandemia? Come è possibile che la salute mentale venga così messa in secondo piano? Gli psicologi potrebbero fare moltissimo, eppure non vengono considerati, confermando che la salute individuale e pubblica non coincide con la politica e gli interessi economici di pochi.
Considerare le persone come persone aiuta a sconfiggere la pandemia, prevenire, programmare ed intervenire in maniera congrua, organizzata e umana favorisce il rispetto di un sacrificio di ognuno di noi per il bene dell'individuo e della collettività.