Studio di Psicologia e Psicoterapia Integrata "SéMe"

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Studio di Psicologia e Psicoterapia Integrata "SéMe" Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Studio di Psicologia e Psicoterapia Integrata "SéMe", Psicoterapeuta, Via Homs, 22, Rome.

SèMe nasce dalla collaborazione di due psicoterapeuti ad approccio umanistico integrato, che credendo nelle capacità innate dell'individuo, ne promuovono i fattori predisponenti l'autorealizzazione.

18/11/2019

"L 'Ombra non è necessariamente il male. Quando impariamo a conoscere la nostra Ombra e a viverla un po'di più, diventiamo più accessibili, naturali, umani, completi. Le persone senza Ombra, i perfetti, infliggono a quelli che stanno loro intorno un irritante senso di inferiorità. L'Ombra invece ci rende uomini tra gli uomini e soprattutto ci rende umani."
(M.L. Von Franz)

13/11/2019

Nella Giornata Mondiale della Gentilezza mi piaceva condividere con voi una riflessione sul tema.
Credo che gentile sia chi presta attenzione alle forze e alle debolezze dell’altro e gode più nello stare insieme che nel realizzare qualcosa. La persona gentile cammina con passo leggero, ascolta con attenzione, guarda con tenerezza e tocca con rispetto. La persona gentile sa che la vera crescita richiede nutrimento, e non forza. Essere gentili significa anche essere amorevoli; significa offrirsi in una relazione in cui il riconoscimento del valore umano dell’altro fa in modo che anch’egli riconosca in sé questa dignità, unitamente alla propria identità, ruolo e funzione, e che ciò lo aiuti a realizzare “se stesso”. L’uomo gentile lo è sin dal suono dei suoi passi, ma lo è anche nei modi, nei toni, nei suoni, nelle parole, nelle attese e nelle azioni, nel rimprovero, nel saluto e nella richiesta, nel dir la verità o nel tacere. La gentilezza ha il dono di rendere irresistibilmente degno il messaggio e il messaggero.
Naturalmente non si fa riferimento alla persona gentile solo per formalità; non è gentile il buonista che annuisce, ma che poi non agisce. Si apprezza invece quella gentilezza che nasce dal profondo dell’animo, espressione della forza interiore e che si traduce in fatti concreti. La gentilezza pura che nasce da una reale disposizione interiore fa cadere le resistenze, i pregiudizi e apre porte che altrimenti resterebbero chiuse.
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Amare i propri figli.....non solo con l'amore!Sempre più spesso i genitori scelgono uno stile educativo basato solo sull...
06/11/2019

Amare i propri figli.....non solo con l'amore!
Sempre più spesso i genitori scelgono uno stile educativo basato solo sull'affettività e carente di regole e autorevolezza. È invece necessario fornire si ,un’educazione affettiva, basata sui sentimenti e sull’accettazione reciproca, ma correlata da una dimensione normativa. Amare i propri figli non significa dunque solo essere teneri . Affermare che si ama un bambino quando non si ha per lui alcun progetto di vita, non ci si impegna ad insegnargli il mondo con le sue leggi, non ci si preoccupa della sua vita sociale né di ciò che lui sente, non è sufficiente. I genitori hanno un dovere educativo, il che significa che all’amore-tenerezza va affiancato l’amore-fermezza, ovvero la capacità di essere affettuosi , gentili, e allo stesso tempo fermi e coerenti a tal punto da riuscire ad individuare regole chiare, adatte all’età e alle caratteristiche del proprio figlio e poi di attenervisi senza arrabbiarsi, ma anche senza mostrasi cedevole, deboli o troppo indulgenti. La presenza di regole dà ai bambini la percezione di coerenza e stabilità, una condizione che li fa sentire bene, sicuri e protetti. L’amore-fermezza ha come obiettivo l’acquisizione di una progressiva autonomia e fiducia in se stessi.

04/11/2019

Coraggioso non è colui che vince.. coraggioso è colui che nonostante la paura prova a cambiare..
Buon lunedì

30/10/2019

Ansia e paura: facciamo chiarezza

L’ansia è diversa dalla paura, poiché la paura è una reazione funzionale ad affrontare un pericolo immediato, mentre l’ansia si pone come obiettivo quello di affrontare una preoccupazione sulla verificabilità di un evento futuro. È importante sottolineare l’aspetto di “immediatezza” tipico della paura, in contrasto con l’atto di “previsione” che caratterizza l’ansia. L’ansia e la paura non sono necessariamente emozioni cattive, al contrario possono avere un ruolo adattivo nel corso della nostra vita. La paura è fondamentale nella risposta “attacco o fuga” che ci permette di mobilitare tutte le nostre risorse per affrontare la minaccia o, in alternativa, fuggire. Allo stesso modo l’ansia ci aiuta ad individuare minacce future e a premunirci contro di esse, progettando ipotetici scenari nei quali potremmo essere coinvolti e, in quel caso, dovremmo affrontare la situazione temuta…un giusto grado d’ansia ci permette di essere più performanti rispetto a quando siamo tranquilli!

L’autostima è la spina dorsale della nostra psiche , perché ci da forza  che ci mette nella condizione di affrontare  co...
29/10/2019

L’autostima è la spina dorsale della nostra psiche , perché ci da forza che ci mette nella condizione di affrontare con spirito di intraprendenza, di pro attività di ottimismo, di audacia le sfide della vita. Tutto ha inizio con il narcisismo primario che è alla base della costruzione della nostra identità. Vediamo allora insieme cosa succede se il nostro narcisismo viene ferito....

La mancanza di autostima genera uno stato di malessere,di disagio, di sofferenza... è vivere in uno stato di continua tensione, di ansia, di vergogna, di impotenza, di non valorizzazione delle proprie potenzialità... la mancanza di autostima è vivere con difficoltà. Dott.ssa Stefania De Blasio P...

11/10/2019

Senso di colpa: dall'angoscia al senso di onnipotenza

Quando il senso di colpa è usato consapevolmente per manipolare un altro, c’è in palio un vantaggio: l’influenza che si acquista sulla persona colpita. Il vantaggio sta nel sentimento di onnipotenza, certamente illusorio ma , psicologicamente rassicurante. Negando il libero arbitrio dell’altro si diventa responsabile delle sue scelte; questo può essere inebriante perché elimina l’angoscia dell’incertezza, ma porta a pagare quando le cose vanno male, il costo del senso di colpa. Il senso di colpa è dunque il prezzo del potere. Il senso di colpa, paradossalmente veicola un’idea di potere, o addirittura di onnipotenza: ci basta agire in un certo modo perché il risultato sia esattamente quello desiderato, indipendentemente dal libero arbitrio dell’altro. L’auto-colpevolizzazione si muove in senso duplice: trasferisce su se stessa la responsabilità degli altri e trasforma il prossimo in una vittima priva di potere decisionale. In realtà quando qualcuno si colpevolizza non è raro che un’altra persona si assume il ruolo della vittima. Ecco perché anche in terapia non è facile lavorare con tale emozione: la sua assenza mette il paziente di fronte ad una terribile angoscia dovuta al senso di impotenza, si tratta di imparare ad assumere solo le proprie responsabilità e contemporaneamente accettare di vivere in un mondo in cui non possiamo controllare tutto, un mondo in cui la nostra influenza è senza dubbio reale, ma limitata.

Quando l’aggressività serve a gestire l’ansiaMolto spesso l’aggressività viene connotata negativamente, associata a viol...
09/10/2019

Quando l’aggressività serve a gestire l’ansia

Molto spesso l’aggressività viene connotata negativamente, associata a violenza e distruzione, è invece utile considerare che una sua funzione specifica è legata alla gestione dell’ansia.
Fuga e territorialità sono istinti antagonisti: paura e rabbia infatti, salvo eccezioni, si neutralizzano a vicenda. Se l’aggressività è tutto sommato il miglior rimedio per la paura, lo è quindi anche per l’ansia, una paura di aver paura, una fuga interna della persona che evita di riconoscere che ha paura. La persona può trovare nell’ aggressività la forza per difendere la sua specificità, proprio perché è una forza demandata a questo scopo, ci permette di trovare il nostro posto nel mondo e di muoverci nelle direzione che vogliamo, poiché spinti da volontà e intenzionalità. Non ci si può infatti aspettare che una persona semplicemente manchi di paura, dato che temere, cioè in definitiva essere prudenti, è la precauzione minima indispensabile per vivere più a lungo. Solo grazie al riconoscimento di questa emozione posso consapevolmente attingere all’ aggressività necessaria al cambiamento.

07/10/2019

Rapporto genitori-figli: l'importanza del NO

Capita spesso che tra genitori e figli si giochi a “braccio di ferro”,nessuno delle due parti è pronta a cedere È un gioco psicologico subdolo, nel quale si entra senza rendersene conto ma dal quale poi è difficile uscirne.
Quando scatta il meccanismo, non ci si rende conto nemmeno delle questioni sulle quali si può cedere perché banali e di quelle invece su cui è necessario rimanere fermi. Ci sono situazioni in cui si può e si deve cedere, perché in tal modo lo si aiuta nella crescita della propria individualità e autodeterminazione.

Ma è fondamentale mettere dei limiti, dei confini netti per evitare di crescere un bambino insicuro e infelice. Sono i cosiddetti “no che aiutano a crescere”.
Darla sempre vinta al proprio figlio per non vederlo soffrire in realtà lo farà crescere insicuro e perennemente insoddisfatto, perché vorrà sempre di più, in un’escalation di richieste che non potranno essere soddisfatte all’infinito, generando quindi frustrazione.
Un bambino ha un bisogno fondamentale durante l’infanzia, ovvero quello di sentirsi protetto da genitori e dagli adulti di riferimento. Questo bisogno di protezione si esplica anche attraverso il mettere dei limiti, che contengano e proteggano.
Se il bambino impara che in casa ci sono delle regole, dunque dei limiti che non devono essere superati, sarà protetto rispetto al mondo esterno nel quale si troverà a vivere, con le sue regole e i suoi limiti. Insegnare al proprio figlio il rispetto del limite e l’invalicabilità di certi confini equivale ad equipaggiarlo alla vita.

Il cosiddetto “braccio di ferro” tra genitori e figli, dunque, non è una tecnica efficace per educare i bambini al rispetto delle regole. Non lo è, soprattutto, quando diventa una modalità di funzionamento che tende alla ripetizione e che si attiva in situazioni specifiche, rendendo difficile, se non impossibile, l’uscita dal gioco relazionale che si è creato. In questi casi genitore e figlio sembrano stare sullo stesso piano ed avere la stessa forza e il genitore non riesce a trovare una strategia relazionale alternativa per interrompere la dinamica, foriera solo di perdenti. Importante per l'adulto è invece elaborare il lutto del genitore perfetto. Rinunciare all’idea onnipotente di rendere sempre felice il proprio figlio, accontentandolo in tutto, per evitargli frustrazioni e delusioni permette al genitore intanto di assumere un ruolo autorevole rispetto al figlio e poi di poterlo vedere per ciò che è e non per ciò che invece è solo nel suo immaginario.

04/10/2019

Erotismo femminile e maschile: quando diventa arte.

Le forme del desiderio maschile e femminile sono diverse tra loro. L'erotismo femminile ha la caratteristica della continuità, mentre l'erotismo dell'uomo è discontinuo: la donna ha bisogno di essere unita, cercata, desiderata sempre, vuole l'idillio, l'intimità profonda, immagina la vita in comune come tempo per realizzare la continuità e completezza erotica. L'uomo invece, dopo lo splendore dell'incontro ha bisogno di allontanarsi. Si porta con sè un profondo senso di pienezza, è rigenerato, compiuto, felice. L'erotismo maschile ha un inizio e una fine. Oltre che di continuità la donna ha bisogno di prossimità,la donna ha bisogno di essere amata in modo continuo e contiguo, a lei serve sentire la voce dell'amato che la chiama, l'odore della pelle, la potenza muscolare. All'interno della coppia il grande erotismo è possibile solo se uomo e donna portano fino in fondo sul confine ciò che è specifico del loro sesso. Questi due erotismi così diversi si possono completare a vicenda. L'arte erotica è quando ciascun partner fa esattamente ciò che piace a lui e, ciononostante fa ciò che piace all'altro, quando l'espansione del proprio erotismo avviene attraverso la sintonizzazione con l'erotismo dell'altro.

Adolescenti: di cosa hanno veramente bisogno?In adolescenza il compito principale riguarda l’identità: si tratta di un’i...
30/09/2019

Adolescenti: di cosa hanno veramente bisogno?

In adolescenza il compito principale riguarda l’identità: si tratta di un’identità nascente, in cui si gettano le basi per quello che si vorrà essere da adulti. Per potersi individuare, e dunque creare una propria identità, l’adolescente deve potersi separare dai suoi genitori: ma come ci si può separare da un qualcosa che amiamo alla follia e da cui sentiamo di dipendere? Attraverso il conflitto ci si allontana dai genitori, mossi dalla paura, inconscia, di poter “tornare indietro” e ci si avvicina ai coetanei, principale modello di identificazione. Gli adolescenti spesso sono accusati di essere tutti uguali, di indossare gli stessi abiti, di parlare allo stesso modo e di fare le stesse cose. Quello che da adulti viene spesso confuso con il conformismo è per l’adolescente una rassicurazione per la creazione della sua, ancora incerta, identità: il senso di appartenenza permette loro di avere la forza necessaria per il distacco dal nucleo familiare senza sentirsi troppo soli in questa fase, l’ideologia o lo stile a cui aderiscono sono una sorta di contenitore per un’angoscia di frammentazione che spesso sentono di provare, senza sapersene dare una ragione. In questo periodo i ragazzi hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a dar voce alle loro sofferenze, accogliendole, senza etichettarle. Il paradosso è fornire ad una persona con tante domande “solo” ascolto e non risposte. Stare in ascolto fornisce uno spazio in cui si può stare e sentire, perché non si è soli, senza necessariamente bisogno di agire, uno spazio dove la loro sofferenza per la fatica di crescere, di crearsi un’identità, di rispondere alla molteplici domande che si fanno viene accolta e legittimata. #

Adolescenti: di cosa hanno veramente bisogno?

In adolescenza il compito principale riguarda l’identità: si tratta di un’identità nascente, in cui si gettano le basi per quello che si vorrà essere da adulti. Per potersi individuare, e dunque creare una propria identità, l’adolescente deve potersi separare dai suoi genitori: ma come ci si può separare da un qualcosa che amiamo alla follia e da cui sentiamo di dipendere? Attraverso il conflitto ci si allontana dai genitori, mossi dalla paura, inconscia, di poter “tornare indietro” e ci si avvicina ai coetanei, principale modello di identificazione. Gli adolescenti spesso sono accusati di essere tutti uguali, di indossare gli stessi abiti, di parlare allo stesso modo e di fare le stesse cose. Quello che da adulti viene spesso confuso con il conformismo è per l’adolescente una rassicurazione per la creazione della sua, ancora incerta, identità: il senso di appartenenza permette loro di avere la forza necessaria per il distacco dal nucleo familiare senza sentirsi troppo soli in questa fase, l’ideologia o lo stile a cui aderiscono sono una sorta di contenitore per un’angoscia di frammentazione che spesso sentono di provare, senza sapersene dare una ragione. In questo periodo i ragazzi hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a dar voce alle loro sofferenze, accogliendole, senza etichettarle. Il paradosso è fornire ad una persona con tante domande “solo” ascolto e non risposte. Stare in ascolto fornisce uno spazio in cui si può stare e sentire, perché non si è soli, senza necessariamente bisogno di agire, uno spazio dove la loro sofferenza per la fatica di crescere, di crearsi un’identità, di rispondere alla molteplici domande che si fanno viene accolta e legittimata.

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