30/09/2019
Adolescenti: di cosa hanno veramente bisogno?
In adolescenza il compito principale riguarda l’identità: si tratta di un’identità nascente, in cui si gettano le basi per quello che si vorrà essere da adulti. Per potersi individuare, e dunque creare una propria identità, l’adolescente deve potersi separare dai suoi genitori: ma come ci si può separare da un qualcosa che amiamo alla follia e da cui sentiamo di dipendere? Attraverso il conflitto ci si allontana dai genitori, mossi dalla paura, inconscia, di poter “tornare indietro” e ci si avvicina ai coetanei, principale modello di identificazione. Gli adolescenti spesso sono accusati di essere tutti uguali, di indossare gli stessi abiti, di parlare allo stesso modo e di fare le stesse cose. Quello che da adulti viene spesso confuso con il conformismo è per l’adolescente una rassicurazione per la creazione della sua, ancora incerta, identità: il senso di appartenenza permette loro di avere la forza necessaria per il distacco dal nucleo familiare senza sentirsi troppo soli in questa fase, l’ideologia o lo stile a cui aderiscono sono una sorta di contenitore per un’angoscia di frammentazione che spesso sentono di provare, senza sapersene dare una ragione. In questo periodo i ragazzi hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a dar voce alle loro sofferenze, accogliendole, senza etichettarle. Il paradosso è fornire ad una persona con tante domande “solo” ascolto e non risposte. Stare in ascolto fornisce uno spazio in cui si può stare e sentire, perché non si è soli, senza necessariamente bisogno di agire, uno spazio dove la loro sofferenza per la fatica di crescere, di crearsi un’identità, di rispondere alla molteplici domande che si fanno viene accolta e legittimata. #
Adolescenti: di cosa hanno veramente bisogno?
In adolescenza il compito principale riguarda l’identità: si tratta di un’identità nascente, in cui si gettano le basi per quello che si vorrà essere da adulti. Per potersi individuare, e dunque creare una propria identità, l’adolescente deve potersi separare dai suoi genitori: ma come ci si può separare da un qualcosa che amiamo alla follia e da cui sentiamo di dipendere? Attraverso il conflitto ci si allontana dai genitori, mossi dalla paura, inconscia, di poter “tornare indietro” e ci si avvicina ai coetanei, principale modello di identificazione. Gli adolescenti spesso sono accusati di essere tutti uguali, di indossare gli stessi abiti, di parlare allo stesso modo e di fare le stesse cose. Quello che da adulti viene spesso confuso con il conformismo è per l’adolescente una rassicurazione per la creazione della sua, ancora incerta, identità: il senso di appartenenza permette loro di avere la forza necessaria per il distacco dal nucleo familiare senza sentirsi troppo soli in questa fase, l’ideologia o lo stile a cui aderiscono sono una sorta di contenitore per un’angoscia di frammentazione che spesso sentono di provare, senza sapersene dare una ragione. In questo periodo i ragazzi hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a dar voce alle loro sofferenze, accogliendole, senza etichettarle. Il paradosso è fornire ad una persona con tante domande “solo” ascolto e non risposte. Stare in ascolto fornisce uno spazio in cui si può stare e sentire, perché non si è soli, senza necessariamente bisogno di agire, uno spazio dove la loro sofferenza per la fatica di crescere, di crearsi un’identità, di rispondere alla molteplici domande che si fanno viene accolta e legittimata.