Biologo Nutrizionista Dott.ssa Alba Finocchiaro

Biologo Nutrizionista  Dott.ssa Alba Finocchiaro Le emozioni che ricevo dal mio lavoro sono il nutrimento del mio cuore.

Biologo Nutrizionista - Neurobiologo - Dottore di Ricerca in Neuroscienze del Comportamento. Mi occupo di valutazione dello stato nutrizionale dell'individuo al fine di elaborare piani alimentari personalizzati anche in condizioni patologiche accertate.

01/01/2024

Buon 2024

La celiachia è una malattia autoimmune su base genetica la cui unica soluzione per poter star bene è l’eliminazione tota...
26/01/2023

La celiachia è una malattia autoimmune su base genetica la cui unica soluzione per poter star bene è l’eliminazione totale del glutine dalla dieta.

Diffidate di chi, pur di vendere un prodotto, vi da ‘consigli’ da specialista.

Le uniche professioni autorizzate dalla legge a poter consigliare alimenti e proporre delle diete sono i medici e i biologi nutrizionisti.

Tutti gli altri sono fuffa e possono diffondere info anche molto pericolose…

Non ti ho convinto?

Allora ti svelo il perché mi sono tanto arrabbiata nel leggere questo post.

La celiachia non curata può causare:

-Arresto della crescita

-patologie autoimmuni tra cui: tiroidite di hashimoto, lupus, diabete di tipo 1 (quello che obbliga alle iniezioni di insulina), vasculiti, artriti, …

-infertilità e…
se già tutto questo non bastasse,

TUMORE INTESTINALE, LINFOMA e ADENOCARCINOMA.

La salute è una cosa seria e non può essere svenduta al bar, dal parrucchiere o da speudo esperti su internet per rifilare un pacco di pasta 😞😡🤬

Ps. Il grano Senatore Cappelli è un ottimo grano antico ma NON per chi è celiaco. Punto.







22/12/2022

Tantissimi auguri di buone feste

19/12/2022

Una domanda che spesso mi viene rivolta è:

“Lo stress fa ingrassare?”

La risposta corretta a questo mistero è: DIPENDE.

Lo stress è un meccanismo fisiologico che si attiva per reagire a un evento potenzialmente pericoloso. Il suo ruolo è quello di salvarci la vita e lo fa ordinandoci di scappare o combattere.

Non mi segui? Aspetta, tra poco capirai.

Immagina di essere una gazzella. Sei nella savana intenta a smangiucchiare qualche arbusto quando all’improvviso ti accorgi che in lontananza un leone ti sta osservando. In qualità di tenera gazzella, di certo non adatta a un combattimento, la tua reazione sarà quella di scappare. Comincerai a correre. Correrai più velocemente che potrai. DEVI SALVARTI.

Ma i tuoi muscoli per poter affrontare quell’improvviso sforzo hanno bisogno di carburante pronto e di facile utilizzo. Il cervello quindi, il centro di comando di tutto il corpo, ordina a vari distretti di aprire gli arsenali e sparare a raffica una serie di ormoni.

Il motivo?

Immettere immediatamente zucchero (glucosio) nel sangue per sostenere tutta la tua muscolatura nell’estenuante impegno di salvarti la vita.

E il grasso contenuto nelle cellule adipose? Perché il fine cervello non dice ai muscoli di utilizzare il grasso per produrre energia?

Ma chi se ne importa del grasso, risponderebbe l’acuto cervello. I tuoi muscoli hanno bisogno di energia ora, SUBITO … e il carburante più vantaggioso da utilizzare è il glucosio.

Non solo. Il cervello ordina anche che venga aumentata alla svelta la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna:
“Ormoni all’attacco! Il cuore deve p***are come un treno in corsa per poter rifornire i muscoli di zucchero e ossigeno”.

Allo stesso tempo il “Generale Sig. Cervello” elabora tutte le informazioni provenienti dall’esterno e richiama alla memoria esperienze già vissute per escogitare qualcosa. Deve evitare ad ogni costo che tu possa diventare la colazione del leone.

Così, all'istante, i sensi diventano più acuti come anche le capacità cognitive, e tutto ciò che non serve... viene sospeso.

Stop alla digestione.

Ha importanza assimilare l’arbusto che ti sei gustato se il rischio è che sia Tu a essere digerito?

Stop all’ovulazione e alla produzione di spermatozoi.

Ti sembra il momento adatto per pensare alla procreazione o al sesso?

Stop al dolore e alla riparazione dei tessuti.

Via libera alle endorfine (sostanze ad azione antidolorifica), non devi fermarti, DEVI SCAPPARE. Al dolore che ti crea la caviglia slogata ci penserai dopo.

Stop all’attività del sistema immunitario.

Ti interessa davvero intercettare e neutralizzare cellule tumorali o infettate quando... potresti morire sbranato tra un minuto?

Tutto questo accade in pochi secondi e continua per tutta la durata della minaccia.

Una volta cessato il pericolo di diventare il pasto del leone, se tu fossi una gazzella, per un po' non avresti fame. Saresti sopraffatta dall’intenso sforzo che hai affrontato e penseresti a tutto tranne che al cibo. Non mangeresti per circa… qualche minuto. Poi riprenderesti a sgranocchiare rametti come se nulla fosse accaduto.

Ma tu non sei una gazzella. La gazzella non rimugina su ciò che è accaduto. Per il delicato quadrupede, passata l’insidia lo stress cessa e tutto torna alla normalità.

Per l’essere umano invece la questione è diversa.

Con le sue ossessive riflessioni il nodo allo stomaco post-stress che si crea non invoglia a nutrirsi per tempi più lunghi.

L’organismo quindi, avendo precedentemente consumato tutte le riserve di zucchero, per produrre energia comincerà a utilizzare i grassi e le proteine.

“Ottimo!!!” mi dirai, “Ho trovato il modo per dimagrire... mi stresso e brucio grasso!!!”

Eh no! Non funziona così. Magari fosse così semplice. Una volta terminate le scorte di glucosio, il tuo metabolismo, che non è un fesso, cerca di ottenere energia da tutto ciò che ha a disposizione ovvero dal grasso ma anche dalle PROTEINE.

E sai qual è la fonte più abbondante di proteine nel tuo corpo?

I tuoi muscoli.

Questo significa che in situazioni stressanti potresti anche dimagrire, ma a discapito anche (o per meglio dire soprattutto) della tua massa muscolare la quale, STAI BENE ATTENT* a ciò che sto per rivelarti,

è la massa cellulare METABOLICAMENTE ATTIVA. Quella che detiene il primo posto sul podio per quanto riguarda il bruciare e consumare più carburante possibile, compreso il grasso.

Quindi, se riduci le cellule che consumano più energia,
come farai a bruciare (e non accumulare sotto forma di adipe) tutto quello che mangi?

Se riduci il numero delle tue cellule muscolari, è come se ogni volta che mangi apparecchiassi la tavola per 10 persone di buon appetito ma poi al banchetto se ne presentassero solo la metà.

Che peccato, quanto cibo avanzato e sprecato (mi dirai) …

“SCORDATELO”, urlerebbe il tuo metabolismo. “Nulla va sciupato. I tuoi geni sono programmati per evitare gli sprechi. Le tue cellule mangeranno tutto ma il cibo non bruciato per produrre energia o non
utilizzato per la costruzione di nuove componenti della casa (il tuo corpo) verrà accumulato nelle riserve di … GRASSO”.

(Ti ho appena dato un valido motivo per incolpare del tuo grasso in eccesso la teoria dell’evoluzione).

Ma, riprendendo la domanda posta all’inizio del capitolo:
Si dimagrisce in caso di stress?

La risposta è:
“In situazioni di stress puoi osservare un dimagrimento che però è solo apparente”.

Quello che accade è che perdi peso perché ti nutri dei tuoi muscoli e non perché hai dato fuoco a tutte le tue le riserve di grasso.

Tutto ciò mi permette di introdurti la...
REGOLA NUTRIZIONALE N. 2: nella tua alimentazione le proteine non devono mai mancare.

Sei sottoposto a momenti di stress alle proteine (o meglio agli aminoacidi essenziali, i mattoncini che costituiscono le proteine e che il tuo corpo non produce ma ottiene in modo egregio da proteine di origine animale) non dovrai MAI rinunciare.

PENA la perdita della muscolatura (e tutto ciò che ne deriva).








Tel. +39 366 902 5237

È arrivato il freddo anche qui! Per i miei pazienti in attesa della visita cosa c’è di meglio di una coccola a base di t...
02/12/2022

È arrivato il freddo anche qui!
Per i miei pazienti in attesa della visita cosa c’è di meglio di una coccola a base di tisane calde e una buona lettura?
❤️❤️❤️

30/11/2022

Ti piacciono le storie?

Voglio raccontarti la storia di un Senatore e del suo grano.

C’era una volta nel nostro Belpaese un grano chiamato il Rieti Originario.
Il grano Rieti era considerato molto pregiato perché resistente al fungo della ruggine, un parassita del frumento in grado di distruggere intere piantagioni.

Tutti volevano coltivare il Rieti a tal punto da pagare la semenza più del doppio rispetto a quella di altri grani.

Nei primi anni del Novecento, Nazareno Strampelli, un professore di agronomia e agraria, incuriosito dalle proprietà di questo cereale decise di eseguire una serie di esperimenti di ibridazione del frumento.

Il Professore voleva realizzare un grano capace di resistere, oltre che alla ruggine, al ripiegamento a terra delle piante causato dal vento e dalla pioggia, un’altra calamità che colpisce le spighe detta allettamento.

Strampelli, con una cattedra temporanea in agricoltura a Rieti, aveva però a disposizione per le sue ricerche solo pochi danari e, come attrezzattura, un minuscolo sgabello di legno.

Nonostante le tante difficoltà, e per merito della sua tenacia, nel suo piccolo e spoglio laboratorio il caparbio Professore riuscì a conseguire nel tempo numerosi trionfi.

Il primo grano di successo, che chiamò Carlotta come sua moglie, lo ottenne incrociando il Rieti con un grano francese.
Il grano Carlotta resisteva al disastroso fungo e alle intemperie ma anche questo aveva un difetto, pativa la sete e non poteva essere seminato in zone poco piovose.

Nazareno quindi, deciso a creare varietà di frumento adatte per tutti i territori del Belpaese, continuò instancabilmente con le sue ricerche fino a quando, incrociando il Rieti prima con un grano olandese e poi con uno giapponese realizzò un cereale capace di sopportare anche la siccità: l’Ardito.

In anni di duro lavoro il Professore creò 65 differenti semenze tra cui quella del magnifico grano Senatore Cappelli, dedicato all’uomo di buon cuore che mise a sua disposizione le tenute agricole che possedeva.

Strampelli era sempre stato un uomo semplice e non amava mettersi in mostra vantandosi dei suoi lavori.

Questa sua riservatezza lo contraddistinse talmente tanto che, nonostante i suoi semi resero in pochi anni il Belpaese libero dalla necessità di importare grani dall’estero e senza curarsi del titolo di Senatore che gli venne conferito, continuò a vivere modestamente non bramando mai gloria e ricchezza.

Morì nel 1942, senza brevettare le sue creature perché da lui considerate di appartenenza del popolo e, per sua fortuna, senza vedere lo scempio che a distanza di tempo avrebbero compiuto sul suo adorato grano Senatore Cappelli.

Accadde infatti che negli anni 70 un gruppo di genetisti del CNEN (il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare oggi chiamato ENEA), con lo scopo di creare una spiga di bassissima statura ancora più resistente e ad alta resa, decise di irradiare il buon grano Senatore Cappelli.

Gli esperimenti vennero fatti in un campo agricolo nei pressi del lago di Bracciano. Al centro del terreno venne posta una sorgente di Cobalto 60, un radioattivo che emette raggi gamma. Per consentire alle radiazioni di diffondersi su tutta la coltivazione la sorgente di Cobalto veniva di volta in volta sollevata adeguatamente.

Dopo ogni irraggiamento però, la maggior parte delle spighe moriva e quelle che sopravvivevano apparivano deformi.

Ci volle tempo e molte prove prima di ottenere una versione nana e sana dal grano Senatore Cappelli.
Ma anche quando la nuova piccola spiga fu creata, agli scienziati non bastò.

Per ottenere un grano perfetto vennero fatti numerosi incroci con differenti piante fino al giorno in cui, dall’unione della neo-nana spiga con un grano messicano, nacque il padre dei grani moderni: il Creso.

Il grano Creso, per la sua alta produttività e resistenza sostituì nel Belpaese la produzione dei grani antichi e grazie al brevetto che ne derivò, rese ogni anno (e rende ancora) all’Enea un grande bottino.
I Grani moderni derivanti dal Creso erano ottimi per tutti.

Alle industrie alimentari regalarono farine a veloce lievitazione e prodotti resistenti all’essiccazione forzata, e

a uomini, donne, bambini e anziani...
gonfiore intestinale, diarrea o stipsi, sensibilità al glutine, celiachia e anche…
anemia, dolori articolari e muscolari, emicrania, annebbiamento mentale, ansia, depressione, stanchezza, dermatite, alterazioni della sensibilità degli arti e sterilità.

E tutti i mangiatori di grano vissero… con una TEMPESTA di INFIAMMAZIONE.

Questa è la storia del nostro grano. Il grano con cui oggi viene prodotta la nostra pasta, il nostro pane e i nostri biscotti.

Vuoi sapere come prosegue questa storia (realmente accaduta) e il suo sorprendente finale a sorpresa?

Questo e tantissimo altro lo puoi scoprire in ‘La Grande Bellezza riTrovata’.





Con grandissimo piacere ti presento il mio libro  ‘La Grande Bellezza riTrovata’Un libro dedicato, scritto con il cuore ...
28/11/2022

Con grandissimo piacere ti presento il mio libro
‘La Grande Bellezza riTrovata’

Un libro dedicato, scritto con il cuore ma consigliato a tutti ❤️

28/11/2022

5 criteri per riconoscere e gestire la fame emotiva

Criterio numero 1: impara a distinguere la fame di testa da quella di pancia.

La fame di testa arriva all’improvviso e come ti accennavo, è violenta e travolgente.

La fame fisiologica invece, quella della pancia, si manifesta pian piano ed è sempre associata a un digiuno, in genere di qualche ora, o all’aver consumato in precedenza un pasto modesto o “sbagliato”.

Quando avverti lo stimolo della fame chiediti sempre:
Quante ore sono passate dal mio ultimo pasto?
Cosa avevo mangiato?

Rispondere a queste domande è importante perché può accadere che dopo un tempo di astensione dal cibo non particolarmente lungo tu possa percepire una fame (fisiologica) derivante dall’aver assunto in precedenza troppo poco cibo o dall’aver ingerito solo zuccheri.

Ho scritto … SOLO ZUCCHERI?
Eh già! Quando mangi SOLO pane, pasta, riso, biscotti ma anche soltanto della frutta, per il tuo organismo stai assumendo quasi esclusivamente zucchero.

Devi sapere che per il tuo corpo fa poca differenza se lo zucchero con cui hai deciso di sfamarti è un carboidrato semplice come il fruttosio della frutta o complesso come quello di un gustoso risotto.

Per il tuo metabolismo, di qualsiasi natura sia il carboidrato che hai introdotto nello stomaco, si tratta sempre di un alimento che deve essere trasformato nello speciale carburante delle cellule: il glucosio.

Ma c’è un problema. Se mangi SOLO CARBOIDRATI, come quando ti concedi un piatto di riso o di pasta poco conditi, oppure un pacchetto di cracker o una semplice mela, a distanza di poco tempo da quel “dolce pasto” avvertirai di nuovo la micidiale smania famelica.

Questo accade perché quando aumenta la concentrazione di zucchero nel sangue aumenta anche l’insulina prodotta e rilasciata dal pancreas. L’insulina è l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule e nutrirle, e quando le tue cellule masticano... la fame si placa.

La seccatura sta nel fatto che i carboidrati sono molecole che vengono assimilate molto rapidamente. Un carboidrato semplice, come lo zucchero da cucina o della frutta, impiegherà una manciata di secondi per essere acciuffato e divorato dalle tue micro-componenti mentre i carboidrati complessi (contenuti nella pasta, nel pane o nel riso) … solo qualche minuto in più!

Quindi, sai cosa succede dopo poco tempo che hai mangiato solo carboidrati?
Che lo zucchero nel sangue, man mano che viene sequestrato e gustato dalle tue cellule, comincia a ridursi, e quando i valori della glicemia crollano… la fame fisiologica compare nuovamente.

Per questa ragione, per evitare che l’appetito di pancia bussi frequentemente alla porta del tuo stomaco, ecco il mio primo consiglio.

REGOLA NUTRIZIONALE N. 1: i carboidrati non vanno MAI consumati da soli.

Ricordati SEMPRE di associarli a dei grassi buoni, come l’olio EVO (l’olio extravergine di oliva) o ai grassi contenuti nelle noci e nelle mandorle, oppure abbinali a delle proteine.

Anche la fibra, una speciale componente delle verdure, indigeribile per l’uomo ma molto apprezzata dai batteri dell’intestino, rallenta i tempi di assorbimento degli zuccheri. Questo spiega il perché è sempre meglio mangiare cibi integrali (ovvero integri, che contengono tutte le loro parti, fibra compresa) piuttosto che quelli raffinati.

Quando vuoi nutrirti a pane, pasta, riso, frutta, e in generale ogni volta che assumi degli zuccheri semplici o complessi, devi sempre tenere a mente che:
la combinazione di carboidrati + grassi buoni e/o proteine e/o fibra rallenta l’assorbimento degli zuccheri da parte del tuo intestino, mantiene costante il livello di glicemia nel sangue e garantisce un senso di sazietà più duraturo.

Eviterai in questo modo anche i famosi e pericolosi picchi glicemici, che oltre a soddisfare solo per breve tempo la tua fame, sono “tossici” per il tuo corpo (e di questo problema ne sanno qualcosa i diabetici che proprio per le frequenti iperglicemie a cui vanno incontro rischiano danni serissimi a tutto il sistema cardiocircolatorio).

Ok? Tutto chiaro finora? Perfetto, andiamo avanti.

Quello che ti ho descritto è ciò che accade quando arriva la fame fisiologica, un languore generato dall’essere a digiuno da troppo tempo, dall’aver mangiato troppo poco o dall’aver consumato solo dolcetti.

Con la regola nutrizionale n. 1 ora sai come gestirla e ritardarla e arrivare al pasto successivo in modo “elegante” senza dar l’impressione di voler divorare anche il piatto.

Se invece al tuo appetito non appartengono le caratteristiche della fame di pancia, allora quella voglia improvvisa di mangiare deriva dalla tua testa e, ora che sai come riconoscerla, ti insegnerò come fare per gestirla.

Criterio numero 2: impara a gestire la fame emotiva facendo emergere la parte razionale che c’è in te.

Come ti ho accennato, la fame emotiva è legata a doppio nodo con lo stress e l’ansia e deriva da un’emozione negativa che all’improvviso si affaccia nella tua mente.

Identificare l’emozione che si nasconde dietro l’impulso di mangiare è fondamentale per controllare la fame di testa.

Quando arriva quell’improvvisa voglia di sgranocchiare tutto, FERMATI e CHIEDITI:
Che emozione sto provando in questo momento?
Sono triste? C’è qualcosa che mi preoccupa? Sono arrabbiat*?

Dare un nome alle emozioni che vivi ti permetterà di capire cosa si nasconde dietro la fame cerebrale.

Analizziamo insieme la tristezza.

Questo sentimento può derivare da una delusione oppure da un evento spiacevole che ti ha travolt*.
L’esercizio che devi fare è RAZIONALIZZARE: il sentimento che provi non deriva dall’evento vissuto ma dai pensieri che crei e leghi a quell’evento.

Razionalizza... Mangiare per sconfiggere la tristezza ti renderà più felice?
NO di certo. Anzi, dopo la “grande scorpacciata” ti sentirai ancora più addolorat*, malinconic* e pien* di sensi colpa.

Cosa puoi fare per scampare alle voglie indotte dalla tristezza?

Ti sembrerà banale ma il miglior sistema per gestire questa emozione è uscire. Esci di casa. Cammina. Spezza l’incantesimo e cammina a passo svelto. E se non puoi uscire perché è notte, perché sta arrivando una bufera di neve o per qualsiasi altro motivo (valido), fai degli esercizi in casa. Va bene anche dello stretching. Non importa come decidi di far muovere i tuoi muscoli, l’importante è muoversi.

Fidati, l’esercizio e il movimento sono un antidoto eccezionale per allontanare questo stato d’animo ed evitare che tu possa consolarti con il cibo.

E se invece il sentimento che prevale è l’ansia?

Devi sapere che l’ansia deriva dall’idea che si crea nella tua testa di un possibile rischio che potresti correre in relazione a un evento che potrà o dovrà accadere.
La tua mente ti mette in allerta per prepararti ad affrontare qualcosa che potrebbe essere sgradevole o pericoloso.

La verità è che il pericolo che il tuo cervello pensa di dover affrontare non è reale. È solo “un’ipotesi di pericolo” di un qualcosa che potrebbe succedere.

Tutto ciò ti rende agitat*, irrequiet*, tes* e probabilmente ti fa anche tremare.

Anche in questo caso, riorganizza i tuoi pensieri.
Il pericolo non c’è, non sei “realmente” sotto minaccia.

Chiudi gli occhi e Respira. Respira ancora, a lungo e a fondo. Fallo più volte e, cerca di rilassarti.

A differenza della tristezza, per abbattere la quale devi attivarti e reagire, in questo caso hai bisogno di rilassarti. Il calore è un ottimo rimedio per farlo e una tisana calda e profumata, addolcita con un cucchiaino di miele, può aiutare molto.
Immagina...

Stai stringendo il tuo infuso tra le mani. Il calore della bevanda rilassa i muscoli delle tue dita. Le mani che fino a poco prima erano serrate ora sono aperte e meno tese. Il liquido zuccherino che pian piano sorseggi, come una carezza attraversa la tua bocca per essere accolto nel tuo stomaco. Riesci a percepire la dolcezza di questa sensazione?

Ora concentrati sul suo profumo. Inspira e trattieni quell’aroma armonioso qualche secondo dentro di te. Perfetto. Rilassati.

Questo è l’effetto che può donarti una semplicissima tisana. Il calore combinato alla gradevolezza del miele e alla fragranza dell’infuso ha un potere enorme sugli stati d’ansia.
È un po' come fare l’amore. Del resto, come ti ho scritto, cibo e sesso sono collegati tra loro e il bisogno di cibo spesso corrisponde a un bisogno d’amore.

Per gestire l’ansia e le preoccupazioni, ed evitare attacchi di fame incontrollabili, cerca il più possibile di rilassarti. Esistono tanti modi, scegli tu come farlo.

E se è rabbia il sentimento che ti divora?

La rabbia, infine, l’ultimo stato d’animo che voglio descriverti, può essere vista come l’alter ego del non essere felici. Anche questa emozione può derivare da una delusione alla quale però si aggiunge un senso di frustrazione e indignazione.

A differenza della mite tristezza che rende passivi, la rabbia è esplosiva e deve sfogarsi in qualche modo … anche sul cibo.

Non permetterglielo. Non ascoltare quella voce nella testa che dice:
Mangia, tanto ormai che cos’altro hai da perdere?
Mangia, il cibo è l’unica cosa che può rasserenarti!
Mangia, solo così placherai quel morso furioso che attanaglia il tuo stomaco!

NO! Non credergli. Lo sai, dopo non starai meglio. Non dar retta a quel canto istigatore. Combattilo e reagisci.

Parlare con un amico spesso aiuta. E se non hai voglia di parlare e di confidarti, lo sport può essere un’ottima soluzione.
Non sei un* sportiv*?
Dedicati al giardinaggio, o a qualsiasi cosa ti permetta di liberarti da quel sentimento in modo sano. Non cadere nel tranello che ha creato la tua mente. Non sfogarti mangiando. L’abbuffarsi non può mai essere una soluzione.

Criterio numero 3: concediti una piccola trasgressione al giorno.

Siamo onesti. La vita non può e non deve essere solo privazioni. Se il cibo è sempre stato il modo con cui ti consoli,come puoi pensare che allontanare per sempre dalla tua vita ciò che ti conforta sia la soluzione?

Vietarsi alcuni alimenti perché considerati proibiti affama solo il desiderio e se un desiderio non viene mai soddisfatto diventa più grande e … incontrollabile.

Cosa devi fare?

Donare al tuo palato, e alla tua mente, una coccola al giorno.
Concediti una piccola trasgressione quotidiana. Farà benissimo al tuo umore e ti permetterà di portare avanti (senza crolli) il tuo progetto di tornare in forma.

Prova con un quadratino di cioccolato fondente.
Questa delizia, oltre ad apportare notevoli benefici all’apparato cardiovascolare per la presenza di composti antiossidanti e antinfiammatori (i flavonoidi), contiene il triptofano, un aminoacido essenziale da cui deriva la serotonina, molecola conosciuta anche come “l'ormone della felicità”.

Mi raccomando però, per coccola intendo un quadratino di cioccolato di 10 grammi con una percentuale di cacao di almeno il 75%.
Non ti piace il cioccolato?
Anche 4 o 5 mandorle tostate e salate sanno fare egregiamente il loro dovere.

Criterio numero 4: lavora sulla tua autostima.

È ciò che per anni ha sostenuto Leo. Si chiamava Leonardo, ma per tutti era Leo.
Nato negli Stati Uniti da genitori italiani, Leo divenne noto negli anni 70 come “Il professore dell’Amore”. Leonardo Buscaglia fu il primo docente universitario a creare un corso sull’amore analizzando argomenti molto delicati come il rispetto e l’autostima.

“Stima te stesso. Gli unici che apprezzano uno zerbino sono quelli con le scarpe sporche”
Questa è una sua celebre frase, un po' dura, certo, ma coglie appieno il punto.

Se impari ad amarti per quello che sei, sarà più facile progettare quello che sarai.
Perché è importante lavorare sull’autostima?

Perché la fame emotiva è scatenata anche dalla scarsa accettazione del proprio corpo o del proprio sé e, come ti ho già raccontato, più non ti accetti, più non ti piaci, in maggior misura la fame di testa si farà sentire.
Esiste un metodo semplice ma determinante che può aiutarti...
applicare il principio delle 4 A:

ASCOLTATI, APPROVATI, APPREZZATI, AMATI.

Criterio numero 5: tieniti impegnat* e coltiva le tue passioni.
Coltivare le proprie passioni aiuta a essere felici.
Quando ti dedichi a qualcosa che ami e sei concentrat* sul piacere che provi nel fare ciò che ti appaga perdi la concezione del tempo, trascuri tutto il resto e te ne infischi di cosa pensano gli altri (atteggiamento difficile da far emergere quando si vive in un mondo di giudici e mastri etichettatori).

Trova del tempo per nutrire le tue passioni... artistiche, sportive, letterarie e perché no, anche matematiche.

Ti accorgerai che anche la noia, un tipo di insoddisfazione che può attirarti come un’enorme calamita verso il frigorifero o la dispensa, scomparirà.

Tenerti impegnat*, occupandoti di ciò che più ti allieta, è una terapia che apporta enormi benefici al corpo e alla mente perché, come disse un uomo per certi aspetti illuminato…

“Il nostro tempo è limitato e non dobbiamo sprecarlo vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi vivendo attraverso il pensiero di altre persone.
Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario”
Steve Jobs

Bene. Adesso hai tutti gli strumenti per distinguere la fame fisiologica da quella emotiva e ora che sai come gestire entrambe, voglio metterti in guardia anche da un altro pericolo.
Ti ho raccontato che la fame di pancia è legata all’ansia e allo stress ma esiste un altro tipo di stress che potrebbe rivelarsi un ulteriore ostacolo al tuo dimagrimento, e non solo…

Dal Libro La Grande Bellezza riTrovata di Alba Finocchiaro






tel: +39 366 902 5237

27/11/2022

Come tutti sapete, cresce di anno in anno la schiera di colleghi Medici e Nutrizionisti che utilizzano con estremo successo i protocolli da me messi a punto per la gestione in chiave funzionale delle Patologie suscettibili di trattamento nutrizionale.

Essi sono capillarmente distribuiti su tutto lo stivale.

La mia mission è da sempre stata quella di diffondere più possibile, la consapevolezza dell’esistenza di un trattamento complementare, tramite strategie nutrizionali ed integrative mirate, per alcune delle più diffuse patologie.

Io però, non posso essere ovunque, o facilmente raggiungibile da tutti, e la visita online non sempre riesce a sostituire degnamente una visita dal vivo.

Non per questo, andranno privati della possibilità di stare meglio e dare finalmente una svolta alla gestione della propria patologia pazienti distanti geograficamente da me.

Pur restando possibile essere seguiti da me online o presso uno dei miei studi, al fine di smaltire la lunga lista di attesa, io ed il collega Michele Luongo, abbiamo creato una mappa in cui è possibile cercare il professionista più vicino a voi.

I colleghi presenti sono quelli che non solo hanno seguito i miei corsi, ma hanno anche già applicato con successo i protocolli su tanti pazienti.

Al fine di offrirvi il miglior servizio possibile, è sempre attivo un gruppo di confronto fra tutti i professionisti, supervisionato da me e dai colleghi Michele Luongo e Francesco Sgarzi, aperto a tutti i colleghi che hanno partecipato ad una delle edizioni del corso di Nutrizione Clinica e Funzionale (Nutrizione 2.0 prima edizione; Nutrizione 2.1 seconda edizione o Corso di Alta formazione in Nutrizione Clinica e Funzionale terza edizione)

Se sei un professionista iscritto sulla Mappa: condividila con i tuoi contatti per fargli sapere che ci sei anche tu!

Se sei un professionista interessato al corso: scrivimi la tua mail e sarai informato della pubblicazione del nuovo bando o leggi il programma della precedente edizione sul sito della Scuola di Nutrizione Salernitana

Se sei un paziente lontano da me: cerca sulla mappa il professionista più vicino a te!

https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=1UsoS8xuveKnneLywthKO_5SrWBJwlVM

Con grandissimo piacere ti presento il mio libro La Grande Bellezza riTrovata Un libro dedicato, scritto con il cuore, m...
21/11/2022

Con grandissimo piacere ti presento il mio libro

La Grande Bellezza riTrovata

Un libro dedicato, scritto con il cuore, ma consigliato a tutti ❤️

(P.S. Siete riusciti a farmi piangere con le vostre bellissime recensioni su Amazon… 🙏❤️❤️❤️)

21/11/2022

Oggi ti voglio raccontare la storia di Ötzi, una mummia risalente a 5.300 anni fa rinvenuta nel 1991 nelle alpi di Ötz, e quella di un antico batterio ritrovato nel suo stomaco: l’Helicobacter pylori.

Helicobacter pylori è un patogeno che viene ricercato in presenza di gastrite perché coinvolto nello sviluppo di tumore gastrico attraverso differenti meccanismi, tra cui la produzione di una tossina chiamata CagA in grado di causare infiammazione.

Può accadere infatti che in sua presenza le cellule della mucosa gastrica, sottoposte a continuo stress ossidativo, accumulano con il tempo (anni) numerose mutazioni genetiche che le portano a trasformarsi in cellule cancerose.

Ora, ragioniamo insieme su questa questione: il 70% della popolazione mostra un’infezione da H. pylory. Di questa il 15-20% sviluppa ulcera gastrica e solo nell’ 1% dei casi si osserva un’evoluzione dell’ulcera in tumore.

La domanda che si pone è:
Ci troviamo di fronte ad una pandemia da Helicobacter pylori?
E poi… ma Helicobacter pylori è davvero così pericoloso?
Ma chi è veramente questo patogeno?

Negli anni ’80 del secolo scorso, quando H. pylori fu scoperto in tessuti gastrici provenienti da gastroscopie si pensò si trattasse di un errore da contaminazione.
“L’ambiente dello stomaco è troppo acido”, si pensava, “Non può contenere germi. L’ulcera è causata dallo stress!” (evidentemente la storia di attribuire la colpa allo stress senza una reale prova ha origini antiche).

Alcuni ricercatori vollero però approfondire la questione. Nelle loro indagini trovarono spesso il batterio dalla forma a spirale a livello del piloro, un’area di passaggio tra stomaco e intestino, e proprio per la sua forma e localizzazione decisero di chiamarlo Helicobacter pylori.

Stabilita la presenza del batterio nello stomaco rimaneva però controversa e discussa la questione che fosse proprio H. pylori la causa dell’ulcera (l’anticamera del tumore).

Marshall, uno dei ricercatori e autore di questa scoperta, che venne però fortemente criticata e respinta da molti colleghi e medici, frustrato e deluso per l’atteggiamento scettico e derisorio della comunità scientifica, per provare al mondo che la sua teoria fosse corretta decise di infettarsi bevendo il brodo di una coltura batterica (lo so, una follia, ma i geni spesso sono folli!).

Barry J. Marshall si ammalò. Dalla sua ulcera riuscì ad isolare il batterio incriminato. Aveva dimostrato a tutti di avere ragione e per la sua ostinatezza gli venne assegnato nel 2005, insieme con il collega Robin Warren, il premio Nobel per la medicina.

Ti starai chiedendo com’è finita con la sua ulcera? Benissimo, risolta con dosi massicce di antibiotico.

Ovvero, la stessa cura che ancora oggi viene prescritta per eradicare H. pylori: 2 settimane di terapia a base di inibitori della p***a protonica + doppia terapia antibiotica da prendere più volte al giorno.

Esistendo questa una cura che nella maggior parte dei casi eradica l’Helicobacter, l’atteggiamento comune della maggioranza dei medici a tutt’oggi è: “Sei positivo al batterio? DEVI fare la terapia

Questa logica fa sì che la cura venga data a “tutti”, non solo a chi ne ha veramente bisogno come i pazienti con ulcera gastrica o duodenale, gastrite atrofica, trombocitopenia immune, cancro gastrico, linfoma MALT e pochi altri ancora.

Se hai contratto l’H. pylori (a prescindere se sei poco, tanto o per nulla sintomatico come accade nell’80% dei casi) ti devi fare 2 settimane di dosi elevate di antibiotico.

Piccolo inciso, questo batterio è a trasmissione oro-orale, bevendo per esempio dalla stessa bottiglia, e oro-fecale, perlopiù attraverso alimenti contaminati (verdure e ortaggi)

La vera verità che devi sapere è che:
1. Come testimonia la mummia Ötzi, Helicobacter pylori abita nel nostro stomaco da migliaia di anni. Precisamente 58.000 di anni secondo un’analisi effettuata recentemente sulla sua sequenza genetica.
2. Contrariamente a quanto si pensava prima della sua scoperta, lo stomaco è albergato anche da altri patogeni in grado di iniziare e mantenere la trasformazione tumorale attraverso differenti meccanismi
3. Esistono differenti ceppi di Helicobacter ma non tutti producono la tossina CagA in grado di causare tumore (sono i ceppi non patogeni di H. pylori).
4. La malattia indotta da Helicobacter sembra un’eccezione alla regola e la sua gravità sembra dipendere dalla durata dell’infezione (anni), dalla carica batterica e dall’intensità della risposta infiammatoria del soggetto infettato.
5. Come indicano ulteriori studi, la presenza di H. pylori riduce il rischio di sviluppare tumore del cardias (un’area tra l’esofago e lo stomaco) e dell’esofago
6. Nonostante le cure di eradicazione di H. pylori hanno ridotto l’incidenza di cancro allo stomaco, di contro sono aumentati i tumori localizzati al cardias e all’esofago, tumori contro i quali il batterio forniva probabilmente una protezione.
7. Sempre più dati indicano che la presenza del batterio nello stomaco possa proteggere anche da diverse altre patologie tra cui allergie, asma, eczema, malattia da reflusso gastroesofageo, sindrome dell’intestino irritabile, celiachia, ictus, tubercolosi oltre ad attenuare le infezioni gastrointestinali nei bambini e ridurre la virulenza del virus del colera.
8. Essendo H. pylori comunemente presente nello stomaco, la pratica di voler incolpare e ricercare a tutti i costi il batterio nei pazienti con gastrite ha comportato quasi sempre una diagnosi positiva a cui è seguita una cura antibiotica.
9. La resistenza agli antibiotici che si sta generando (anche per abuso della terapia) è la causa principale della mancata eradicazione del batterio da parte della cura.
10. La cura antibiotica oltre a selezionare ceppi di H. pylori resistenti, altera profondamente la flora batterica di tutto il tratto gastrointestinale favorendo infezioni da Candida e altri patogeni.

Per quanto descritto, è onesto riconoscere che Helicobacter pylori provoca sintomi gravi nel 15% dei soggetti infetti, ma è anche bene considerare che nel restante 85% dei casi molto probabilmente il batterio ha un effetto protettivo.

Per tali ragioni la terapia andrebbe somministrata solo dopo biopsia della mucosa gastrica e riservata a chi ne ha veramente bisogno.

In virtù di quanto elencato,
la causa del tumore gastrico non è la presenza di H. pylori ma una sua eccessiva proliferazione. Come tutti i batteri, Helicobacter pylori può riprodursi in modo eccessivo solo se persistono condizioni alterate nel sistema digestivo (spesso causate da una disbiosi gastrointestinale, un’alterazione della flora batterica).

Converrai con me che per le tante ragioni riportate Helicobacter non merita assolutamente di essere demonizzato e che nella maggioranza dei casi, che corrisponde all’80% delle persone che hanno contratto l’infezione, è doveroso utilizzare metodi alternativi agli antibiotici.

Per esempio, nuove evidenze scientifiche indicano che non sempre è opportuno eradicare il batterio ma spesso il trattamento più idoneo da adottare è ricorrere ad una alimentazione in grado di ridurre la colonizzazione e la carica batterica, il grado di infiammazione dello stomaco e l'atrofia della mucosa gastrica.

L’aspetto magnifico di questo nuovo approccio alla cura è che l’adozione di particolari protocolli alimentari sono efficaci sia da soli che, nel caso ce ne fosse bisogno, in combinazione con la cura antibiotica perché ne potenziano il potere.
Alla prossima pillola di consapevolezza…

Con affetto,
Alba Finocchiaro





albafinocchiaro.con

Tel: +39 366 902 5237

Indirizzo

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