SENSE SECURITY

SENSE SECURITY La nostra società offre servizi specializzati nella close protection, protezione a persone e siti s

SENSE security is a response to the continued demand for consultants and professional teams who are able to assess and provide solutions in the field of security. SENSE offers security solutions and professional advice by providing a highly trained and specialized team with significant experience in the military and civil protection. SENSE security takes the seriousness, confidentiality and profes

sionalism in all services and commitments with the utmost attention, making it a reliable partner in the field of global security.

In questo video torno ad allenarmi con una figura fondamentale del mio percorso: Alessio Mascherana di DSA DELTA, uno de...
14/04/2026

In questo video torno ad allenarmi con una figura fondamentale del mio percorso: Alessio Mascherana di DSA DELTA, uno dei miei primi istruttori di close protection.

Ci siamo messi alla prova con un vero scambio di competenze:
Alessio mi ha portato al limite con un circuito funzionale ad alta intensità che mi distrugge fisicamente, mentre io gli ho proposto alcuni esercizi tecnici di arti marziali, propedeutici al combattimento.

Un allenamento completo, intenso e concreto, dove preparazione fisica e tecnica si incontrano sul campo.

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In questo video torno ad allenarmi con una figura fondamentale del mio percorso: Alessio Mascherana di DSA DELTA, uno dei miei primi istruttori di close prot...

In questa diretta ho fatto una videochiamata con un professionista di altissimo livello mentre si trovava operativo in A...
12/04/2026

In questa diretta ho fatto una videochiamata con un professionista di altissimo livello mentre si trovava operativo in Africa, in una zona non permissiva.
Abbiamo parlato delle particolarità dei servizi di protezione in contesti complessi: Gestione, pianificazione, logistica e nel “day by day” sul terreno quando l’ambiente non consente margini d’errore.

Questa live è anche un preannuncio: a breve pubblicherò un’intervista face to face ancora più approfondita con esempi e dettagli operativi ma soprattutto un approfondimento personale, l'uomo dietro un operatore.

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In questa diretta ho fatto una videochiamata con un professionista di altissimo livello mentre si trovava operativo in Africa, in una zona non permissiva.Abb...

🦹🦹‍♀️🦹‍♂️La minaccia degli individui fissati/ossessionati.Capire i fattori psicologici e i segnali comportamentali dello...
26/03/2026

🦹🦹‍♀️🦹‍♂️
La minaccia degli individui fissati/ossessionati.

Capire i fattori psicologici e i segnali comportamentali dello stalking nella protezione delle celebrità.

Pochi giorni dopo i funerali del principe Filippo, una donna riuscì a entrare nell’area del Royal Lodge, residenza del principe Andrea a Windsor. La polizia confermò l’intrusione e il successivo intervento, mentre diversi dettagli più specifici — come il nome usato dalla donna e le dichiarazioni sul presunto fidanzamento con Andrea — arrivarono soprattutto da ricostruzioni della stampa. Al di là del colore della vicenda, il punto importante è un altro: anche in contesti molto protetti, un individuo fissato sul proprio bersaglio può trovare il modo di avvicinarsi.

Ed è proprio questo che la ricerca sulla sicurezza delle figure pubbliche ha mostrato con una certa chiarezza: politici, membri di famiglie reali, celebrità e altri personaggi molto esposti attirano non solo attenzione legittima, ma anche intrusioni, comunicazioni anomale, stalking e, in alcuni casi, attacchi. In questo specifico ambito, diversi studi sostengono che il rischio più serio non venga sempre da terroristi o criminali organizzati, ma spesso da persone intensamente fissate su un individuo o su una causa.

Per evitare equivoci, però, bisogna chiarire che cosa significhi davvero “fissazione”. Tutti, nella vita, possiamo attraversare fasi di forte coinvolgimento: una relazione, un nuovo incarico, un problema che occupa la mente più del solito. Qui, però, si parla di qualcosa di diverso: una preoccupazione eccessiva, rigida e patologica verso una persona, un’idea o una causa, che finisce per dominare pensieri e comportamenti. Quando questa dinamica si intensifica, può tradursi in condotte intrusive, ripetute e indesiderate, cioè in ciò che molte linee guida descrivono come stalking.

Dal punto di vista della sicurezza, il problema è che il rischio non si vede sempre dove ci si aspetta di trovarlo. Le sole misure fisiche — cancelli, badge, bodyguard, perimetri — restano indispensabili, ma spesso non bastano da sole. Gli studi sugli approach verso figure pubbliche mostrano che chi tenta di avvicinarsi in modo problematico presenta più spesso segnali come disturbi mentali gravi, contatti ripetuti su più canali, coinvolgimento di più persone o più bersagli e richieste di aiuto inserite nelle comunicazioni. In altre parole, alla protezione fisica va affiancata una lettura comportamentale.

Qui serve anche una precisazione importante. In molti casi specialistici che riguardano l’harassment verso figure pubbliche la presenza di psicosi o di altri disturbi gravi è elevata, ma questo non autorizza scorciatoie o stereotipi. La grande maggioranza delle persone con disturbi mentali non è violenta. Il punto, per chi si occupa di protezione, non è “medicalizzare” tutto, ma capire quando una combinazione di fissazione, escalation e bisogno di contatto richiede una risposta integrata tra sicurezza e competenze cliniche.

Un altro errore frequente consiste nel trattare ogni minaccia esplicita come il segnale più affidabile di un attacco imminente. In realtà, la letteratura sulla protective intelligence mostra da tempo che molti aggressori non comunicano mai una minaccia diretta al bersaglio prima di agire. Questo non significa che le minacce online o per messaggio vadano ignorate; significa, piuttosto, che non dovrebbero essere l’unico criterio su cui basare il livello di allarme. Il significato operativo di una minaccia cambia a seconda della motivazione sottostante, del linguaggio usato, della persistenza, dell’escalation e dei tentativi di avvicinamento.

Per questo oggi si parla sempre più di warning behaviors, cioè di comportamenti che segnalano un rischio in aumento. Tra i modelli più citati ce n’è uno che individua otto indicatori prossimali: percorso verso l’azione, fissazione, identificazione con il ruolo dell’aggressore, nuova aggressività, improvvisa impennata di energia, leakage cioè rivelazioni a terzi, minaccia comunicata direttamente e percezione di “ultima spiaggia”. Non sono una formula magica, ma aiutano a spostare l’attenzione dalle parole isolate al comportamento complessivo della persona.

Il caso di John Hinckley Jr., che nel 1981 sparò a Ronald Reagan, resta emblematico proprio per questo. Hinckley era ossessionato da Jodie Foster e, poco prima dell’attentato, scrisse che esisteva “una concreta possibilità” che sarebbe stato ucciso nel suo tentativo contro Reagan. Il punto non è solo la frase in sé, ma tutto ciò che la circondava: fissazione, fantasia relazionale, preparazione dell’atto e comunicazione del progetto. È la combinazione dei segnali a contare, non il singolo elemento isolato.

Anche per questo parlare genericamente di “stalker” come se esistesse un unico profilo è fuorviante. La ricerca distingue motivazioni diverse — dal tentativo di riallacciare una relazione al bisogno delirante di vicinanza, fino al rancore o alla predazione — e sottolinea che la gestione del rischio va costruita caso per caso. Non esiste una risposta unica valida per tutti: cambia la motivazione, cambia il percorso, cambia il tipo di intervento necessario.

In conclusione, la protezione di celebrità e figure pubbliche non può limitarsi alla dimensione fisica. Serve una cultura di threat assessment capace di leggere la fissazione, collegare episodi apparentemente minori, riconoscere i segnali di escalation e coinvolgere, quando necessario, professionisti della salute mentale. È questa integrazione — non il semplice aumento di uomini o barriere — che rende la sicurezza più intelligente, più proporzionata e, soprattutto, più efficace.

Giuseppe Veneziale
CEO at SENSE SECURITY

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The Threat Posed by Fixated Individuals

Understanding the psychological factors and behavioural warning signs of stalking in celebrity protection

A few days after Prince Philip’s funeral, a woman managed to gain access to the grounds of Royal Lodge, Prince Andrew’s residence in Windsor. Police confirmed the intrusion and the subsequent intervention, while a number of more specific details — such as the name the woman used and her claims about a supposed relationship with Andrew — came mainly from media reports. Beyond the sensational aspects of the story, the important point is this: even in highly protected environments, a person fixated on a target may still find a way to get close.

This is precisely what research on the protection of public figures has shown with some clarity: politicians, members of royal families, celebrities, and other highly visible individuals attract not only legitimate attention, but also intrusive communications, stalking, and, in some cases, attacks. In this specific field, several studies suggest that the most serious risk does not always come from terrorists or organised criminals, but often from people who are intensely fixated on an individual or a cause.

To avoid misunderstanding, however, it is important to explain what “fixation” really means. All of us, at some point, may go through periods of intense focus: a relationship, a new job, or a problem that occupies our thoughts more than usual. Here, though, we are talking about something different: an excessive, rigid, and pathological preoccupation with a person, an idea, or a cause that eventually dominates thoughts and behaviour. When this dynamic intensifies, it can lead to repeated, intrusive, and unwanted conduct — in other words, what many guidelines describe as stalking.

From a security perspective, the problem is that the risk does not always appear where people expect to find it. Physical measures alone — gates, badges, bodyguards, secure perimeters — remain essential, but they are often not enough on their own. Studies of problematic approaches toward public figures show that those who attempt to get close often display signs such as severe mental illness, repeated contact across multiple channels, involvement of several people or multiple targets, and requests for help embedded in their communications. In other words, physical protection needs to be supported by behavioural assessment.

A further clarification is important here. In many specialist cases involving the harassment of public figures, the prevalence of psychosis or other severe disorders is high, but this does not justify shortcuts or stereotypes. The vast majority of people with mental illness are not violent. For security professionals, the issue is not to medicalise everything, but to recognise when a combination of fixation, escalation, and a strong need for contact calls for an integrated response involving both security and clinical expertise.

Another common mistake is to treat every explicit threat as the most reliable sign of an imminent attack. In reality, the protective intelligence literature has shown for years that many attackers never communicate a direct threat to the target before acting. This does not mean that online threats or threatening messages should be ignored; rather, it means they should not be the only factor used to determine the level of concern. The operational significance of a threat depends on the underlying motivation, the language used, the persistence of the behaviour, the escalation pattern, and any attempts to approach the target.

That is why there is now increasing discussion of warning behaviours, meaning behaviours that indicate rising risk. One of the most widely cited models identifies eight proximal indicators: pathway behaviour, fixation, identification with the role of an aggressor, novel aggression, an unexpected increase in energy, leakage to third parties, directly communicated threats, and a sense of last resort. These are not a magic formula, but they help shift attention away from isolated statements and toward the person’s overall behaviour.

The case of John Hinckley Jr., who shot Ronald Reagan in 1981, remains especially instructive for this reason. Hinckley was obsessed with Jodie Foster and, shortly before the attack, wrote that there was “a definite possibility” he would be killed in his attempt against Reagan. The key issue is not simply the sentence itself, but everything surrounding it: fixation, relational fantasy, preparation for violence, and communication of intent. It is the combination of indicators that matters, not a single element taken in isolation.

For the same reason, speaking generically of a “stalker” as though there were only one profile is misleading. Research distinguishes between different motivations — from attempts to re-establish a relationship, to delusional needs for closeness, to grievance-based pursuit or predatory intent — and stresses that risk management must be tailored to the individual case. There is no single response that works for everyone: the motivation changes, the pathway changes, and the appropriate intervention changes with it.

In conclusion, the protection of celebrities and public figures cannot be reduced to physical security alone. What is needed is a threat assessment culture capable of identifying fixation, connecting apparently minor incidents, recognising signs of escalation, and involving mental health professionals when necessary. It is this integrated approach — not simply increasing manpower or barriers — that makes security smarter, more proportionate, and, above all, more effective.

Giuseppe Veneziale
CEO at SENSE SECURITY

https://www.youtube.com/watch?v=mgsM1PI7T9o
15/03/2026

https://www.youtube.com/watch?v=mgsM1PI7T9o

In questo video podcast faccio una chiacchierata con il M. Andrea Zingale sul mondo delle arti marziali, degli sport da combattimento e della difesa personal...

"La strada più sicura non è quella con meno rischi ma quella dove i rischi sono stati calcolati".Giuseppe Veneziale CEO ...
21/02/2026

"La strada più sicura non è quella con meno rischi ma quella dove i rischi sono stati calcolati".

Giuseppe Veneziale
CEO at SENSE SECURITY

19/02/2026
02/02/2026
Differenze tra Tiro Sportivo e Tiro Difensivo: Scopri le Peculiarità di Ogni DisciplinaIn questo video esploro le differ...
02/02/2026

Differenze tra Tiro Sportivo e Tiro Difensivo: Scopri le Peculiarità di Ogni Disciplina

In questo video esploro le differenze fondamentali tra il tiro sportivo e il tiro difensivo, analizzando come ognuna di queste discipline si caratterizza per tecniche, obiettivi e mentalità.

🔹 Tiro Sportivo: Competizione e divertimento.
🔹 Tiro Difensivo: Sopravvivenza in situazioni critiche.

Che tu sia un appassionato del tiro sportivo o interessato agli aspetti pratici del tiro difensivo, troverai spunti utili per ampliare le tue conoscenze e affinare la tua tecnica.

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Il porto occulto in appendix (AIWB) è uno dei più discussi: per alcuni è la scelta più pratica, per altri è scomodo o di...
02/02/2026

Il porto occulto in appendix (AIWB) è uno dei più discussi: per alcuni è la scelta più pratica, per altri è scomodo o difficile da gestire. In questo video analizzo le particolarità di un setup AIWB e le variabili che influenzano davvero l’esperienza quotidiana.

Parliamo di:
Elementi positivi e negativi
Elementi che influenzano occultabilità e “printing” con diversi outfit
Compromessi tipici dell’AIWB e per chi potrebbe/non potrebbe avere senso
Consigli generali su buone pratiche (formazione, controllo dell’attrezzatura, responsabilità)

📌 Se ti interessano test comparativi o approfondimenti su componenti specifici, scrivimelo nei commenti.

⚠️ Sicurezza & legalità: video a scopo informativo. Le leggi sul porto variano molto: informati sulle normative locali. Allenati con professionisti qualificati e usa sempre attrezzatura adeguata e in buono stato.



In questo video cercherò di introdurre alcune particolarità di questo Setup particolare: Appendix Carry.Molti pregi e molti difetti sulla bilancia, ve ne dir...

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