Agostino Bruno Chirurgia Plastica ed Estetica

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26/02/2026

MASTOPESSI, QUANDO LE PROTESI NON OCCORRONO: IL VIDEO – ATTENZIONE: IL VIDEO CONTIENE IMMAGINI FORTI TRATTE DALLA SALA OPERATORIA

Nel video a completamento del post, potete osservare una fase dell’intervento di mastopessi: in questo caso specifico era presente una asimmetria di volume: il seno di sinistra, infatti, era piu grande del destro. Questo ha quindi comportato una mastoplastica riduttiva di simmetrizzazione, sempre con cicatrice finale a J.

MASTOPESSI: QUANDO LE PROTESI NON OCCORRONOCon il passare del tempo, le gravidanze e le variazioni di peso, il seno tend...
26/02/2026

MASTOPESSI: QUANDO LE PROTESI NON OCCORRONO

Con il passare del tempo, le gravidanze e le variazioni di peso, il seno tende a scendere, diventando ptosico. In alcuni casi, il volume mammario diminuisce notevolmente; in altri, invece, il volume rimane, ma è semplicemente dislocato verso il basso. La valutazione del volume residuo è quindi un aspetto cruciale nella pianificazione chirurgica. Possiamo distinguere due grandi scenari:
1. Seno sceso e svuotato → richiede un aumento di volume tramite protesi (mastopessi con protesi).
2. Seno sceso ma non svuotato → richiede solo il riposizionamento della ghiandola mammaria, riducendo la pelle in eccesso (mastopessi).
Oggi ci concentriamo sulla mastopessi, l’intervento che consente di riportare il seno nella giusta posizione, preservandone il volume naturale. Anche in questo ambito ci sono state significative innovazioni tecniche:
• Cicatrice più corta: mentre un tempo si utilizzava una cicatrice a T invertita, oggi è possibile ricorrere a una cicatrice a J, più discreta e meno invasiva.
• Aspetto più naturale: le tecniche moderne permettono di dare proiezione al seno, evitando il tipico effetto “schiacciato” delle tecniche tradizionali.

La paziente di oggi, dopo gravidanze, lamentava un seno sceso ma di volume adeguato. È stata programmata una mastopessi a J a peduncolo superiore, eseguita con i seguenti passaggi:
• Riposizionamento della ghiandola mammaria e dell’areola (ridotta a circa 4,5 cm per diametro).
• Ancoraggio della ghiandola al muscolo pettorale mediante suture robuste per prevenire la ricaduta.
• Rimozione della cute in eccesso.
• Simmetrizzazione: il seno di sinistra infatti si presentava piu grande del destro: su questo lato è stata quindi eseguita una mastoplastica riduttiva di simmetrizzazione
• Creazione di due pilastri verticali, essenziali per conferire proiezione e forma naturale, a differenza delle tecniche a T invertita che tendono a schiacciare la mammella.
• Chiusura stratificata con sutura intradermica, senza drenaggi.
Dalle foto post-operatorie, il seno appare elevato, armonico e proporzionato alla corporatura minuta della paziente. L’intervento è eseguito in Day Hospital: non richiede fasciature, il ritorno a casa è in serata e i punti cadono spontaneamente.

Questa procedura dimostra come, in presenza di volume residuo sufficiente, sia possibile ottenere un risultato estetico eccellente senza ricorrere a protesi, con minima invasività e tempi di recupero rapidi.

23/02/2026

Addominoplastica secondaria: ripartire da un risultato insoddisfacente! – IL VIDEO – ATTENZIONE: IL VIDEO CONTIENE IMMAGINI FORTI TRATTE DALLA SALA OPERATORIA

Nel video che completa il post viene illustrata la situazione clinica della paziente, che si era sottoposta alcuni anni prima a un intervento di addominoplastica con risultati insoddisfacenti, sia dal punto di vista estetico sia funzionale. Era infatti presente una diastasi recidiva, una porzione di diastasi non corretta e un floppy wall non trattato.
Nel video viene inoltre descritta la pianificazione operatoria che ha guidato la correzione di questo caso complesso. Viene affrontato anche il tema dell’ombelico: nella miniaddominoplastica, di norma, l’ombelico viene reciso dal peduncolo vascolare; nel caso in oggetto, invece, era stato semplicemente trazionato verso il basso. Questo ha consentito di preservarlo, permettendone l’isolamento e l’incisione dall’esterno, proprio perché il peduncolo risultava integro.

Addominoplastica secondaria: ripartire da un risultato insoddisfacente!L’addominoplastica rappresenta, secondo le più re...
23/02/2026

Addominoplastica secondaria: ripartire da un risultato insoddisfacente!

L’addominoplastica rappresenta, secondo le più recenti statistiche della Società Americana di Chirurgia Estetica, il terzo intervento più frequentemente eseguito in chirurgia plastica. Nel corso degli anni, grazie al miglioramento delle tecniche chirurgiche, sono state sviluppate numerose varianti, fino ad arrivare a procedure altamente sofisticate, in grado di ottenere un rimodellamento corporeo significativo, impensabile fino a pochi anni fa in un unico tempo chirurgico.

Nonostante ciò, non è raro osservare esiti chirurgici insoddisfacenti, che possono compromettere sia l’aspetto estetico sia la funzionalità della parete addominale. In generale, i problemi legati a un’addominoplastica possono essere raggruppati in due categorie principali:

• Problemi estetici: cicatrici troppo alte o visibili, ombelico poco armonico o “a stampo”, accumuli di tessuto adiposo non trattati, asimmetrie della silhouette.
• Problemi funzionali: correzione incompleta di ernie, laparoceli, diastasi o lassità di parete (floppy wall), che possono compromettere ulteriormente il risultato estetico e la qualità della vita.
Se eseguita correttamente, l’addominoplastica è in grado di apportare benefici sia estetici che funzionali, ridefinendo la silhouette e ripristinando la tonicità della parete addominale.

Nel caso che presentiamo oggi, la paziente si era sottoposta anni prima, presso un’altra struttura, a una miniaddominoplastica con correzione dei difetti di parete post-gravidici. L’obiettivo originario dell’intervento era la correzione della diastasi e la rimozione dell’eccesso cutaneo. Tuttavia, gli esiti si sono rivelati insoddisfacenti. All’esame clinico, la paziente presentava:
• Cicatrice alta, difficilmente occultabile dalla biancheria intima o dal costume da bagno;
• Accumuli adiposi non trattati a livello dei fianchi, che appesantivano la silhouette;
• Diastasi recidiva, soprattutto in sede sopra-ombelicale;
• Floppy wall non trattato, responsabile dell’aspetto “spanciato” dell’addome;
• Ombelico innaturale: nella miniaddominoplastica, infatti, l’ombelico viene abbassato senza essere reciso. Questo, da un lato, ha il vantaggio di evitare la cicatrice peri-ombelicale, ma dall’altro, se l’ombelico viene abbassato eccessivamente, comporta un posizionamento otticamente troppo basso e, nel caso specifico, anche un allungamento verticale non armonico.

Per correggere questi esiti, è stato pianificato ed eseguito un intervento di addominoplastica secondaria, con una strategia completa e multidimensionale:
1. VASER LIPO del dorso e dei fianchi: il trattamento del dorso come unità estetica integrata con l’addome consente di ottenere una silhouette armonica e proporzionata, superando i limiti di interventi che si concentrano esclusivamente sulla regione addominale anteriore. Per questo motivo, integriamo sempre il trattamento del dorso all’addominoplastica.
2. VASER LIPO dell’addome: la paziente non aveva eseguito liposuzione in precedenza, presentando un pannicolo adiposo spesso. L’intervento ha permesso di ridurne lo spessore fino a circa 1 cm, migliorando significativamente il profilo addominale.
3. Abbassamento e simmetrizzazione della cicatrice: la cicatrice è stata riposizionata più in basso (con la nostra tecnica di cicatrice ultrabassa) e ancorata saldamente a tre strutture connettivali — legamento inguinale, fascia di Scarpa e fascia di Camper — per garantirne la stabilità nel tempo ed evitare la migrazione craniale.
4. Correzione dei difetti di parete: sono state trattate la diastasi recidiva e il floppy wall, responsabili della lassità addominale e dell’aspetto “spanciato”. La correzione ha previsto una plicatura a corsetto, utile a ridefinire il punto vita, associata a due suture trasversali per ridurre l’eccesso verticale della fascia e distribuire le tensioni in modo più funzionale.
5. Riposizionamento dell’ombelico: l’ombelico è stato ricollocato nella sua corretta sede anatomica. Durante l’intervento si è evidenziato che non era stato reciso dal peduncolo vascolare, ma semplicemente abbassato; ciò ha consentito di isolarlo e riposizionarlo senza rischio di comprometterne la vascolarizzazione.
Il risultato post-operatorio mostra un addome piatto, stabile e armonico, con una silhouette complessiva snella e proporzionata. La paziente ha recuperato sia la funzionalità della parete addominale sia un profilo estetico soddisfacente, dimostrando come un approccio accurato e multidimensionale sia essenziale nei casi di addominoplastica secondaria, soprattutto quando i difetti precedenti sono stati sottovalutati o trattati in modo incompleto.

Questo caso evidenzia ancora una volta l’importanza di una valutazione pre-operatoria approfondita, dell’impiego di tecniche avanzate di rimodellamento e della considerazione della parete addominale come un’unità funzionale ed estetica complessa, capace di restituire risultati eccellenti anche nei casi più complessi.

19/02/2026

LIPEDEMA AL PRIMO STADIO NELLE GIOVANI RAGAZZE: MEGLIO CORREGGERLO PRIMA O DOPO LE GRAVIDANZE? - IL VIDEO - ATTENZIONE: IL VIDEO CONTIENE IMMAGINI FORTI TRATTE DALLA SALA OPERATORIA

Nel video a completamento del post, viene evidenziato come il trattamento precoce del lipedema al primo stadio nelle giovani ragazze può prevenire la progressione della malattia, ridurre i sintomi funzionali e ottenere risultati estetici ottimali. L’intervento mirato, combinando VASER Lipo e PAL, permette gambe armoniose, naturali e una rapida ripresa, offrendo un beneficio significativo anche prima delle gravidanze.

Lipedema al primo stadio nelle giovani ragazze: meglio correggerlo prima o dopo le gravidanze?Il lipedema è una patologi...
19/02/2026

Lipedema al primo stadio nelle giovani ragazze: meglio correggerlo prima o dopo le gravidanze?

Il lipedema è una patologia tanto frequente quanto ancora poco conosciuta, nonostante colpisca in maniera significativa la popolazione femminile: secondo alcune stime, ne sarebbe affetta circa l’11% delle donne. La malattia si caratterizza per un accumulo patologico di tessuto adiposo a livello di gambe e, talvolta, braccia, con distribuzione simmetrica e resistenza alla dieta e all’esercizio fisico. Come molte patologie genetico-metaboliche, il lipedema si manifesta in diversi stadi: dai quadri iniziali, talvolta visibili solo all’occhio di un esperto, fino agli stadi avanzati, in cui i segni clinici diventano più evidenti e i sintomi funzionali più marcati.

La progressione della malattia nel tempo è generalmente prevedibile: i primi stadi compaiono spesso in giovane età e, se non trattati, tendono a evolvere verso stadi più gravi. Un aspetto fondamentale è la sensibilità del tessuto lipedematoso agli ormoni: cambiamenti ormonali, come quelli legati alle gravidanze, possono accelerare il peggioramento della condizione, aggravando il quadro clinico e i sintomi funzionali.
Per questo motivo, una delle domande più frequenti poste dai pazienti e dalle famiglie riguarda il momento più opportuno per il trattamento chirurgico: è meglio intervenire prima o dopo le gravidanze? La risposta, come sempre in medicina personalizzata, deve essere individualizzata: ogni paziente va valutata nel suo contesto clinico, familiare e funzionale. Tuttavia, esiste un principio generale che si sta affermando: un trattamento precoce del lipedema, anche al primo stadio, può offrire vantaggi significativi, sia sul piano funzionale che estetico, e può ridurre il rischio di progressione verso stadi più avanzati.

Per rendere più chiaro questo concetto, possiamo fare un esempio concreto. Immaginiamo una giovane ragazza nullipara a cui viene diagnosticato un lipedema al primo stadio. Se il trattamento chirurgico viene rimandato a dopo le gravidanze, esiste il rischio concreto che la malattia progredisca da uno stadio I a uno stadio II, con un peggioramento non solo estetico, ma anche funzionale, che si traduce in maggiore dolore, riduzione della mobilità e maggior rischio di complicanze secondarie, come edema e ritenzione linfatica.

Al contrario, se la paziente viene sottoposta a trattamento chirurgico già in questa fase iniziale, è possibile “retrostadiare” la condizione: il tessuto patologico viene rimosso in maniera mirata, riducendo i sintomi e migliorando la qualità della vita. Ovviamente, essendo il lipedema una condizione genetica, la patologia non viene eliminata definitivamente; tuttavia, dopo l’intervento, la paziente si troverà in una situazione simile a uno stadio 0, in cui le manifestazioni cliniche sono praticamente assenti. In caso di future gravidanze, la patologia potrebbe riemergere, ma difficilmente progredirebbe oltre lo stadio I, evitando così i peggiori effetti della malattia non trattata.

Un ulteriore vantaggio dell’intervento precoce è legato alla qualità del risultato estetico e funzionale. Intervenire su un lipedema di primo stadio consente di ottenere gambe più armoniose, con minore necessità di interventi aggiuntivi, una ripresa più rapida e un minor numero di sedute chirurgiche complessive. In altre parole, anche gli stadi iniziali della malattia beneficiano in maniera evidente della chirurgia.

Vediamo ora un caso concreto, estremamente rappresentativo. La paziente, giovane e di corporatura minuta, presentava un lipedema al primo stadio in fase di progressione, con una forte familiarità: anche la madre era affetta da lipedema. Per questa paziente sono stati programmati due interventi di decompressione funzionale per lipedema, uno dedicato alle gambe e uno alle cosce.
Il primo intervento è stato focalizzato sulle gambe, eseguito con la nostra tecnica combinata che prevede l’uso di due tecnologie complementari:
- VASER Lipo: per il pre-trattamento del tessuto lipedematoso, consentendo una rimozione selettiva e atraumatica, preservando strutture vascolari e linfatiche fondamentali.
- Power-Assisted Liposuction (PAL): per la correzione dei depositi più superficiali, garantendo uniformità, simmetria e una superficie cutanea liscia e naturale.
Grazie a questa combinazione, le gambe della paziente hanno mantenuto una morfologia naturale, senza indentazioni né irregolarità cutanee, e con un recupero funzionale rapido e sicuro.

Questo caso dimostra che il trattamento chirurgico per il lipoma non va solo riservato solo agli stadi più severi! Il trattamento chirurgico può infatti essere condotto anche negli stadi iniziali; un trattamento precoce del lipedema permette di prevenire la progressione della malattia, ridurre sintomi dolorosi e funzionali, migliorare l’estetica e ottimizzare i risultati a lungo termine.

16/02/2026

COEFFICIENTE DI DIASTASI: DI COSA SI TRATTA? - IL VIDEO - ATTENZIONE: IL VIDEO CONTIENE IMMAGINI FORTI TRATTE DALLA SALA OPERATORIA

Nel video a completamento del post, potete seguire il concetto di Coefficiente di Diastasi, un parametro di più recente introduzione nella valutazione della diastasi dei muscoli retti dell’addome. A differenza della semplice misurazione lineare della distanza tra i due muscoli retti, il Coefficiente tiene conto anche dell’ampiezza della parete addominale anteriore. In altre parole, mette in relazione la diastasi, espressa in centimetri, con la superficie totale della parete addominale, espressa in centimetri quadrati, offrendo così una valutazione più completa e funzionale del problema.
Questo approccio consente di capire quanto una data separazione muscolare impatti realmente sulla funzione e sull’estetica dell’addome della paziente. Una diastasi apparentemente “piccola” in una paziente di corporatura minuta può avere un impatto significativo, mentre la stessa distanza in una paziente con parete addominale più ampia può risultare perfettamente compatibile con una funzione muscolare normale.

Il Coefficiente di Diastasi, quindi, fornisce informazioni molto più precise sulla gravità della condizione rispetto ai soli centimetri della separazione muscolare. Grazie a questo parametro, il chirurgo può decidere con maggiore sicurezza il tipo di approccio chirurgico più indicato, personalizzando l’intervento in base alle caratteristiche anatomiche della paziente.

Nel video, potete osservare come questo concetto venga applicato in pratica: la valutazione della diastasi non è mai un numero isolato, ma un valore dinamico che tiene conto della superficie addominale complessiva, guidando la scelta di plicature, rinforzi muscolari e tecniche di rimodellamento più adatte a ottenere risultati sia funzionali che estetici ottimali.

COEFFICIENTE DI DIASTASI: PERCHÉ È UN PARAMETRO COSÌ RILEVANTECon il termine diastasi si indica la separazione tra i due...
16/02/2026

COEFFICIENTE DI DIASTASI: PERCHÉ È UN PARAMETRO COSÌ RILEVANTE

Con il termine diastasi si indica la separazione tra i due muscoli retti dell’addome. È importante sottolineare che una certa diastasi è fisiologica, perché i muscoli retti sono due: la separazione fisiologica, storicamente, è stata stimata intorno ai 2 cm. Tuttavia, questo valore, se considerato isolatamente, risulta molto schematico, poiché la distanza tra i muscoli può variare in diversi punti della parete addominale: sopra l’ombelico, all’altezza dell’ombelico, sotto l’ombelico, tra l’ombelico e il p**e o fino al processo xifoideo dello sterno.

Per una valutazione più precisa della gravità di una diastasi, è fondamentale considerare un secondo parametro: l’Indice di Superficie Addominale (ASI). L’ASI misura, in centimetri quadrati, la superficie complessiva della parete muscolare anteriore dell’addome.

Il Coefficiente di Diastasi nasce proprio dall’integrazione di questi due valori: esso si ottiene dal rapporto tra la diastasi lineare (cm) e la superficie addominale (cm²). In altre parole, il Coefficiente di Diastasi permette di valutare l’impatto reale di una separazione muscolare, considerando non solo la distanza tra i muscoli, ma anche l’ampiezza della parete addominale su cui si manifesta.

Questo approccio è molto più affidabile di una semplice misurazione in centimetri: una piccola diastasi può avere un impatto notevole in una paziente di corporatura minuta, mentre la stessa distanza potrebbe essere del tutto fisiologica in una paziente con parete addominale ampia. È come osservare una crepa su un muro: più piccolo è il muro, maggiore sarà l’impatto di quella crepa.
La paziente del caso di oggi minuta e di costituzione magra, presentava una diastasi di 6 cm. Con una importante sintomatologia: instabilità del bacino, iperlordosi lombare marcata, disturbi digestivi e difficoltà nel controllo della muscolatura addominale. Questo valore di diastasi su una paziente peraltro dalla superficie addominale anteriore molto modesta, rendevano il quadro davvero molto impegantivo

L’intervento chirurgico è stato quindi pianificato considerando sia la necessità funzionale sia quella estetica:
- VASER Lipo dei fianchi, per rimuovere depositi di grasso refrattari alla dieta;
- Lipofilling dei glutei, per armonizzare la silhouette e migliorare il profilo;
- Correzione dei difetti di parete, mediante interlocking muscolare progressiva, plicatura a corsetto e plicature a stringhe orizzontali per trattare l’eccesso verticale del sistema mio-fasciale.

Il confronto tra le foto pre- e post-operatorie mostra chiaramente il risultato: un addome piano, tonico e armonico, con un profilo funzionale completamente ristabilito. Senza la valutazione dinamica della diastasi attraverso il Coefficiente, la paziente non sarebbe stata candidabile alla chirurgia, e i suoi sintomi sarebbero rimasti irrisolti.

Questo esempio sottolinea quanto sia fondamentale considerare parametri dinamici e individualizzati, piuttosto che affidarsi esclusivamente a valori statici in centimetri. Il Coefficiente di Diastasi rappresenta uno strumento prezioso per personalizzare la valutazione e il trattamento delle pazienti con diastasi post-gravidica, permettendo interventi mirati e risultati ottimali, sia funzionali sia estetici.

05/02/2026

REVISIONE DI LIFTING BRACCIA: BRACCIA NUOVE!!: IL VIDEO – ATTENZIONE: IL VIDEO CONTIENE IMMAGINI FORTI TRATTE DALLA SALA OPERATORIA

Nel video a completamento del post, è possibile vedere da vicino una fase dell’intervento di lifting braccia secondario. In questo momento si è già ultimata la liposuzione massiva e si è controllato l’adeguatezza del disegno pre-operatorio. Si procede alla rimozione dell’eccesso di cute e sottocute mediante la tecnica dell’avualsione. Questo approccio, che a prima vista potrebbe risultato molto cruento. È in realtà estremamente conservativo per le strutture vascolari e nervose. Per evitare che l’edema intra-operatorio renda poi difficile la chiusura definitiva, vengono usate delle graffette chirurgiche - o staples- che accostano velocemente i margini della ferita ovviamente queste verranno man man rimosse e sostituite dalla sutura finale intradermica per a massima resa estetica.

REVISIONE DI LIFTING BRACCIA: BRACCIA NUOVE!Uno degli interventi la cui incidenza è andata considerevolmente aumentando ...
05/02/2026

REVISIONE DI LIFTING BRACCIA: BRACCIA NUOVE!

Uno degli interventi la cui incidenza è andata considerevolmente aumentando negli ultimi anni è il lifting braccia, anche a causa dell’incremento nel numero di persone che si sottopongono alla chirurgia bariatrica ed hanno pertanto un importante calo ponderale, con conseguente accumulo dermo-epidermico a livello delle braccia. Fino a poco tempo fa, con le tecniche “classiche” l’intervento era tuttavia gravato da complicanze quali edema persistente e danno del sistema linfatico, con linfedema cronico e, in una percentuale non trascurabile, danno a carico del nervo antebrachiale che garantisce l’innervazione del muscolo bicipite. Di questo intervento, esistono numerose varianti a seconda ovviamente del punto di partenza della paziente e a seconda della presenza o meno di tessuto adiposo da aspirare.

Alcune volte infatti, soprattutto nei pazienti più anziani, vi è un problema eminentemente di pelle in eccesso, ma con poco tessuto adiposo; questi casi sono quelli più semplici da trattare in quanto l’intervento consiste nella sola escissione cutanea, senza necessità di dovere intervenire sul tessuto sottocutaneo; altre volte, invece, le braccia risultano ancora particolarmente “piene”, per cui, accanto al problema di lassità cutanea, si affianca la presenza di tessuto adiposo che rende il braccio contestualmente molto “massiccio”. Questi casi sono sicuramente i più complessi da operare, in quanto bisogna agire su entrambi i fronti (pelle in eccesso e tessuto adiposo). Per ottenere un risultato armonico, inoltre, la liposuzione va eseguita circonferenzialmente: se ci limitassimo a lipoaspirare solo la sede dell’escissione cutanea, non avremmo “sfinato” il braccio che, al contrario resterebbe piuttosto tozzo e in generale ancora troppo “pieno”.

Il trattamento di questi casi più complessi si è molto avvantaggiato dal miglioramento delle tecnologie ora disponibili

Un forte passo avanti c’è stato con l’uso della VASER LIPO, vale a dire gli ultrasuoni di terza generazione in grado di emulsionare il grasso, consentendo da un lato di potere trattare un volume maggiore di grasso, dall’altro di garantire una procedura dal decorso meno impegnativo con una ripresa più veloce per la paziente.

Il caso che vi presento oggi è molto particolare. La nostra Paziente, infatti, a seguito di una perdita di peso indotta dalla chirurgia bariatrica, si era già sottoposta- in altra sede all’estero- ad un intervento di lifting braccia. Tuttavia le braccia erano rimaste ancora molto grandi e dalla forma irregolare. È stato pertanto pianificato un intervento di lifting braccia secondario per migliorare la forma e ridurre il volume delle braccia.

L’intero braccio è stato trattato con la VASER Lipo; il tessuto adiposo così emulsionato è stato quindi aspirato con il sistema Microaire PAL. Una volta rimosso tutto il tessuto adiposo, è stata condotta l’escissione della cute in eccesso mediante la tecnica dell’avulsione che consente sei risparmiare vasi linfatici e terminazioni nervose.

Il risultato finale è caratterizzato da massima naturalezza delle braccia e cicatrici scarsamente visibili. Le braccia appaiono del tutto naturali e non “operate e artefatte”. Il ricorso alla liposuzione consente di ridurre fortemente i fastidi post-operatori, rendendo non necessario il ricorso ai drenaggi. Non vengono messi drenaggi e nel post operatorio è sufficiente indossare una guaina per qualche settimana.

02/02/2026

TAGLIO CESAREO: RIAVVICINARE I MUSCOLI ADDOMINALI NON RIDUCE LA DIASTASI POST-PARTO! – IL VIDEO – ATTENZIONE: IL VIDEO CONTIENE IMMAGINI FORTI TRATTE DALLA SALA OPERATORIA

Nel video che accompagna questo post viene illustrata la situazione anatomica di una paziente affetta da diastasi post-gravidica, con particolare attenzione alla conformazione dei muscoli retti dell’addome. La diastasi post-gravidica rappresenta non solo un problema estetico, ma spesso comporta disfunzioni della parete addominale, con conseguenze su postura, lombalgia e core stability.

Un aspetto cruciale che viene evidenziato è la variabilità dell’inserzione dei muscoli retti a livello del margine superiore. Nella maggior parte dei casi, infatti, i muscoli retti si inseriscono al di sopra della gabbia toracica, lungo il processo xifoideo dello sterno. Tuttavia, in alcuni pazienti questa inserzione può presentare variazioni significative, che rendono l’approccio chirurgico più complesso.

In casi più particolari, l’inserzione alta dei retti può risultare divergente rispetto al processo xifoideo, oppure il muscolo può presentare una configurazione mista: una parte sopra la gabbia toracica e una parte al di sotto, condizione che può complicare l’accesso chirurgico attraverso la via standard dell’addominoplastica. In situazioni ancora più rare, il muscolo termina completamente al di sotto della gabbia toracica, rendendo impossibile il suo riavvicinamento tramite un approccio anteriore tradizionale.
Questa variabilità anatomica, sebbene fortunatamente rara, ha implicazioni dirette sul planning chirurgico: conoscere la conformazione dei retti è fondamentale per pianificare la tecnica di plicatura, evitare complicanze e ottenere un risultato sia funzionale sia estetico ottimale. L’uso di strumenti diagnostici pre-operatori come ecografia o TAC mirata può essere prezioso per valutare l’estensione e l’inserzione dei muscoli, permettendo di scegliere l’approccio più sicuro ed efficace per ogni singolo caso.
In sintesi, il video sottolinea come la conoscenza dettagliata dell’anatomia addominale post-gravidica sia imprescindibile per il chirurgo: ogni paziente può presentare variazioni individuali che richiedono un adattamento tecnico personalizzato, e l’inserzione alta o divergente dei muscoli retti rappresenta un esempio emblematico di questa complessità.

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Telefono

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