28/03/2026
Si sono svolti gli Stati Generali della Sostenibilità, un momento di confronto sul ruolo dei territori nell’era della digitalizzazione"
Viviamo una fase storica in cui le opportunità offerte dal digitale sono straordinarie. Tuttavia, accanto a queste opportunità emergono rischi altrettanto rilevanti, che non possono essere ignorati e che richiedono di essere governati con intelligenza, responsabilità e visione.
Dobbiamo partire da una consapevolezza fondamentale: numeri e algoritmi non potranno mai sostituire completamente la sapienza esperienziale dell’uomo. Allo stesso modo, droni e automazione non potranno rimpiazzare il presidio, la cura e la custodia garantiti da chi vive quotidianamente il territorio.
Ecco perché la vera questione non è se procedere con la digitalizzazione — un processo ormai necessario e irreversibile — ma come farlo.
In altre parole, dobbiamo porci l’obiettivo di “umanizzare il digitale”, rendere il controllo dei dati e dei processi il più diffuso possibile e mantenere sempre le decisioni subordinate al giudizio ultimo dell’uomo.
Un tema che merita attenzione è quello del rischio sistemico.
Le innovazioni che comprimono tempi e spazi — e che ci consentono di agire sull’intero globo in tempo reale — ci impongono di ripensare il concetto stesso di sostenibilità.
Accanto ai tre pilastri tradizionali — economico, sociale e ambientale — è necessario introdurre una quarta dimensione: la sostenibilità sistemica.
Vale a dire, la capacità di un sistema o di un’innovazione di reggere e reagire a shock globali e interconnessi, anche quando questi sono generati dalle innovazioni stesse.
Questo tema è particolarmente rilevante per i territori.
In natura, e più in generale in tutto ciò che riguarda la vita, il tempo e la distanza fisica rappresentano una forma di protezione intrinseca, una sorta di “assicurazione naturale” che consente di contenere e gestire gli effetti di eventi negativi.
Quando però l’innovazione comprime tempi e distanze, questo meccanismo di protezione viene meno. Il rischio che un evento negativo diventi simultaneo, pervasivo, “subito e ovunque”, cresce in modo esponenziale.
Pensiamo, ad esempio, a un virus digitale o a un errore — fortuito o intenzionale. Oggi questi fenomeni possono propagarsi istantaneamente, aggiornarsi in tempo reale e colpire simultaneamente sistemi, infrastrutture e sicurezza su scala globale.
È evidente, quindi, che tutto questo non può essere sottovalutato. Soprattutto in un’epoca in cui siamo sempre più inclini ad affidare anche decisioni strategiche all’intelligenza artificiale.
La sfida che abbiamo di fronte è chiara: non si tratta di fermare l’innovazione, ma di governarla. Non si tratta di scegliere tra uomo e tecnologia, ma di costruire un equilibrio in cui la tecnologia amplifichi le capacità umane senza sostituirne il giudizio.
In definitiva, la sostenibilità del futuro passerà anche — e sempre di più — dalla nostra capacità di mantenere l’uomo al centro, anche nell’era del digitale.