Simona Bianchini Psicoterapeuta

Simona Bianchini Psicoterapeuta Psicoterapeuta ad Orientamento Psicodinamico
Psicoterapia Online
Psicoterapia in presenza a Roma
Via A.

Silvani, 32
(Nuovo Salario)
*Psicoterapia individuale
*Psicoterapia di coppia
*Sostegno alla genitorialità

Se alcune “urgenze” sono oggettive e inderogabili (salute, questioni economiche importanti), ce ne sono altre che si riv...
09/04/2026

Se alcune “urgenze” sono oggettive e inderogabili (salute, questioni economiche importanti), ce ne sono altre che si rivelano vere e proprie false urgenze. Spesso le percepiamo come interne, ma in alcuni casi veniamo travolti dalle “urgenze” altrui. Si tratta per lo più di bisogni, ansie o paure personali che una persona proietta su di noi, poiché non riesce ad affrontarle in modo autonomo, con l’intento di attenuare un proprio disagio.
Il mantenimento dei confini personali e il rispetto di quelli altrui rappresentano l’unico modo per evitare contagi emotivi inutili e controproducenti. Condividere un senso di urgenza è importante quando l’urgenza è reale e quando è possibile offrire un aiuto pratico ed emotivo capace di migliorare la situazione, rassicurare o assumersi responsabilità in qualche modo dovute.
Negli altri casi, si tratta quasi sempre di un risucchio energetico e di una modalità che alcune persone utilizzano per manipolare e sfruttare la nostra presenza.

“Padre”, dal latino pater, richiama i concetti di protezione, garanzia di sopravvivenza, sostentamento e aiuto. Se è ver...
19/03/2026

“Padre”, dal latino pater, richiama i concetti di protezione, garanzia di sopravvivenza, sostentamento e aiuto. Se è vero che molti padri, tali per convenzione sociale, non incarnano pienamente queste qualità, è altrettanto vero che oggi le esigenze dei figli richiedono forme di sostegno più complesse. Tra queste, centrale è la capacità di trasmettere il valore dell’autonomia. Rimane però fondamentale la presenza di una funzione paterna, intesa non solo come ruolo biologico o sociale, ma come riferimento simbolico: una funzione capace di offrire orientamento, porre limiti, sostenere nei momenti di incertezza e accompagnare verso l’indipendenza. Questo tipo di riferimento risponde a un bisogno profondo dell’essere umano.
Quando tale funzione manca o risulta fragile, difficilmente può essere sostituita da costruzioni teoriche o modelli astratti. Non è tanto la figura in sé a essere insostituibile, quanto ciò che rappresenta e rende possibile sul piano emotivo e relazionale. L’assenza o la debolezza di questa funzione tende a lasciare zone scoperte nello sviluppo affettivo, che possono tradursi in difficoltà nel costruire sicurezza, orientamento e autonomia.

La malinconia legata a una parte simbiotica con un oggetto o un soggetto idealizzato deriva spesso dalla primissima infa...
13/03/2026

La malinconia legata a una parte simbiotica con un oggetto o un soggetto idealizzato deriva spesso dalla primissima infanzia.
Nelle situazioni di frustrazione si tende a ricercare una sorta di “bolla” che mantenga emotivamente sospesi: il contatto fisico compensatorio diventa un bisogno primario. Questo contatto può avvenire con una persona oppure con un oggetto o con il cibo, che rassicurano — seppur in modo illusorio — nei momenti in cui ci si sente frammentati.
È come se, per un attimo, ci si ricompattasse.
Questo meccanismo è presente in alcune dipendenze consolatorie e persiste anche quando si tenta di dominarlo attraverso le componenti più razionali della mente.simonabianchini

"Se sei degno del suo amore, un gatto sarà tuo amico, ma mai il tuo schiavo"Théophile Gautier
17/02/2026

"Se sei degno del suo amore, un gatto sarà tuo amico, ma mai il tuo schiavo"
Théophile Gautier

Spesso confondiamo l’apertura emotiva con lo scarico emotivo. Alcune persone sentono il bisogno di condividere e fare ov...
08/02/2026

Spesso confondiamo l’apertura emotiva con lo scarico emotivo. Alcune persone sentono il bisogno di condividere e fare oversharing senza realmente preoccuparsi di chi hanno di fronte: cercano un pubblico temporaneo per essere visti, non una vera sintonia.
Questo comportamento può avere diverse cause:
🙄Difficoltà nel riconoscere confini e contesti
Alcune persone non riescono proprio a capire quando, dove e cosa sia opportuno condividere. Mancanze di autoconsapevolezza, controllo di sé o abitudine al vivere civile possono portare a condividere emozioni personali in modo inappropriato.
😬Stile relazionale evitante
Chi adotta questo stile cerca conferme di sé stesso, ma fatica a gestire le emozioni altrui. Teme di sbagliare o di essere rifiutato, quindi si defila, senza riuscire a creare uno scambio emotivo reciproco.
😏Stile relazionale manipolativo o istrionico
In questo caso, la persona vuole attenzione totale su di sé. L’ascolto dell’altro diventa nutrimento temporaneo, mentre ogni spazio di confronto reale viene negato. L’altro viene ridotto a semplice ascoltatore, mentre la relazione diventa un mezzo per dominare e controllare.
⚠️Non tutto ciò che sembra apertura emotiva lo è. Imparare a distinguere tra chi cerca e sente sintonia e chi cerca solo uno sfogo può proteggere le tue energie emotive e aiutarti a creare relazioni davvero reciproche, simmetriche, confidenziali e intime.

Un errore è un errore e rientra nelle normali dinamiche umane. Può nascere da una distrazione, da un sovraccarico mental...
06/02/2026

Un errore è un errore e rientra nelle normali dinamiche umane. Può nascere da una distrazione, da un sovraccarico mentale, da un cedimento alle illusioni o alle idealizzazioni, da un tentativo goffo di rattoppare che finisce per strappare. Ma avviene quasi sempre in buona fede, in modo ingenuo, a volte persino infantile. Nei momenti di fragilità, tutti tendiamo a una qualche forma di regressione.
Diverso è l’atteggiamento manipolativo. Non è un episodio, ma un terreno di base su cui una persona costruisce i propri rapporti: fatto di insidie, buche e trappole invisibili. Qui le intenzioni sono inquinate alla radice, perché implicano la sottomissione dell’altro al proprio volere. L’obiettivo non è mai buono, né altruistico, né orientato alla reciprocità.
Riconoscere la differenza tra un errore e un atteggiamento può salvare da molte relazioni malsane che, nella migliore delle ipotesi, sottraggono energia vitale e psichica e non portano a nessun tipo di evoluzione.

13/01/2026

28/12/2025
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23/12/2025

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Tendiamo a esporre i nostri figli all’idealizzazione del successo, della popolarità e della gloria, senza accompagnarli ...
19/12/2025

Tendiamo a esporre i nostri figli all’idealizzazione del successo, della popolarità e della gloria, senza accompagnarli adeguatamente alla comprensione del sacrificio e dell’impegno che tali risultati richiedono. Le loro menti sono costantemente iperstimolate da input rapidi e semplificati, che rinforzano l’illusione di comprendere immediatamente il funzionamento del mondo. Al tempo stesso, però, fatichiamo a trasmettere loro competenze fondamentali di convivenza e di educazione civica: il rispetto delle regole a tavola, l’attesa paziente in una fila, il silenzio e l’attenzione in un luogo pubblico come il cinema. Pretendiamo che dimostrino una maturità superiore alla loro età, perché l’idea di avere figli “avanti” contribuisce a rafforzare la nostra percezione di successo genitoriale. Tuttavia, nel contesto domestico, li trattiamo spesso come neonati, serviti e assecondati, quasi a ricompensarli per aver incarnato all’esterno il modello del bambino ideale. Li sovraccarichiamo, delegando ad estranei che non sanno niente di loro, attività e momenti di gioco di base che avrebbero dovuto essere condivisi in famiglia, in particolare nei primi anni di vita. Li vogliamo rapidi, competenti, autonomi, già proiettati verso l’età adulta, salvo poi ricondurli a una dimensione infantile quando emergono sensi di colpa o quando proiettiamo su di loro nodi irrisolti della nostra storia personale. Nessuno può definirsi un buon genitore senza riconoscere la possibilità dell’errore. E, molto spesso, gli errori risiedono proprio in queste dinamiche. Ciò non equivale a essere irrimediabilmente compromessi; talvolta interviene anche la fortuna...per fortuna! Significa, essenzialmente, che la buona genitorialità si fonda sulla capacità di riflettere criticamente sulle proprie azioni e omissioni, con umiltà e consapevolezza. L’errore genitoriale è spesso inevitabile, ma, se riconosciuto, rimane nella maggior parte dei casi riparabile.

Lo sdegno o la stima dell’opinione pubblica si basano spesso su conoscenze parziali o distorte; nonostante ciò, vengono ...
23/11/2025

Lo sdegno o la stima dell’opinione pubblica si basano spesso su conoscenze parziali o distorte; nonostante ciò, vengono espresse con grande forza e sicurezza. Resta da chiedersi se, nella propria sfera privata, gli individui applichino la stessa nettezza di giudizio nel distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è.simonabianchini

Resistere alla morte di illusioni, schemi, fasi e cicli dell’esistenza significa resistere alla vita stessa.La vita, nel...
06/11/2025

Resistere alla morte di illusioni, schemi, fasi e cicli dell’esistenza significa resistere alla vita stessa.
La vita, nella sua essenza più vera, è trasformazione continua. Nulla permane immutato: tutto scorre, tutto si trasforma, tutto nasce e muore in un perpetuo divenire.
Nel lutto fisico, nella perdita di un essere amato, ci scopriamo fragili, esposti, impotenti di fronte a un evento che ci supera e ci attraversa. Siamo, in quel caso, spettatori dolenti di una fine che non possiamo né evitare né comprendere pienamente, se non nel tempo lento dell’elaborazione interiore.
Vi sono, però, altre morti più sottili, che non sempre riconosciamo: la morte di un’idea, di una credenza, di un ruolo con cui ci siamo a lungo identificati. Queste morti sono meno visibili, ma non meno dolorose. Eppure, a differenza del lutto fisico, esse ci pongono di fronte a una possibilità: non siamo vittime, ma custodi di una scelta. Possiamo rinascere e ricostruirci.
Tuttavia, la libertà che nasce da queste piccole-grandi morti interiori non è priva di peso. Essa non è leggerezza assoluta, ma chiamata alla responsabilità.
Essere liberi significa rispondere di sé a sé stessi e questo richiede coraggio.
A volte, non è la perdita a farci paura, ma ciò che essa ci lascia in dono: lo spazio vuoto in cui potremmo finalmente diventare autentici.

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