Simona Bianchini Psicoterapeuta

Simona Bianchini Psicoterapeuta Psicoterapeuta ad Orientamento Psicodinamico
Psicoterapia Online
Psicoterapia in presenza a Roma
Via A.

Silvani, 32
(Nuovo Salario)
*Psicoterapia individuale
*Psicoterapia di coppia
*Sostegno alla genitorialità

Quando parliamo di relazioni, spesso tendiamo a concentrarci su fattori immediati: attrazione, curiosità, stima. Ma c’è ...
24/07/2025

Quando parliamo di relazioni, spesso tendiamo a concentrarci su fattori immediati: attrazione, curiosità, stima. Ma c’è qualcosa di ancora più profondo che determina davvero la solidità e la durata di un legame: l’assetto mentale.
L'assetto mentale, però, non si riferisce solo alla stabilità psicologica o alla maturità emotiva. È un concetto che include anche ciò che riteniamo utile ed evolutivo per noi stessi. In altre parole: quanto una relazione si adatta alla nostra vita quotidiana? È compatibile con le nostre esigenze, abitudini, obiettivi e con la persona che stiamo diventando?
Le relazioni sane non sono fatte solo di momenti romantici o di sintonia emotiva. Devono essere realizzabili nella quotidianità. È facile innamorarsi o provare una connessione intensa, ma la vera sfida è: “Posso integrare questa persona nella mia vita di tutti i giorni?”
Se il legame non soddisfa le esigenze pratiche e le priorità quotidiane, potrebbe essere difficile mantenerlo nel tempo. Un rapporto che non si adatta alle tue necessità, che non rispetta i tuoi ritmi o non è in linea con i tuoi obiettivi, rischia di diventare una fonte di stress piuttosto che di crescita. Alla base di un legame sano c’è la capacità di evolversi insieme, di crescere come individui, ma anche come coppia, come amici, come colleghi. Se una relazione non è evolutiva, non ti aiuta a migliorare, ad espandere le tue prospettive, potrebbe farti sentire intrappolato, anziché ispirato. La vera domanda non è solo "mi piace questa persona?", ma anche: "Questa relazione mi aiuta a essere una versione migliore di me stesso?"
La qualità di un legame dipende tanto dalla compatibilità pratica quanto da quella emotiva. Se vuoi costruire legami duraturi, devi guardare oltre l’immediato e chiederti se quella relazione è effettivamente realizzabile nel lungo termine. Se lo è, allora la connessione potrà crescere in modo sano, naturale e soddisfacente per entrambe le parti.

Il burnout è una condizione di esaurimento emotivo, mentale e fisico causata da stress prolungato legato al lavoro o ad ...
21/07/2025

Il burnout è una condizione di esaurimento emotivo, mentale e fisico causata da stress prolungato legato al lavoro o ad altre responsabilità croniche (associate a problemi familiari, di coppia o sociali).
Secondo Christina Maslach,  ideatrice del Burnout Inventory test, si manifesta attraverso 3 dimensioni principali:
1. Esaurimento emotivo
– Senso di stanchezza costante, svuotamento, mancanza di energia.
2. Depersonalizzazione
– Atteggiamento cinico, distacco dalle persone con cui si lavora (colleghi o clienti).
3. Ridotta realizzazione personale
– Sensazione di inefficacia, perdita di fiducia nelle proprie capacità.
➡️Le cause piu comuni di tale condizioni sembrano essere:
*Carichi di lavoro eccessivi
*Scarsa autonomia o riconoscimento
*Conflitti o clima lavorativo tossico
*Mancanza di equilibrio vita-lavoro
⏳️Gli effetti sul lungo termine:
*Ansia, depressione, insonnia
*Problemi fisici (emicranie, disturbi gastrointestinali)
*Calo della produttività e assenteismo
*Rischio di abbandono del lavoro
⚠️Ritroviamo condizioni di burnout anche in contesti non prettamente lavorativi.
👨‍👩‍👧‍👦Burnout Familiare o genitoriale : troppe responsabilità,  pochi canali di sfogo, pochi aiuti e difficoltà nel reperire risorse efficaci ed utili
👫Burnout di coppia o sociale: noia cronica, mancanza di comunicazione, senso di esclusione che porta ad apatia, eccessivo controllo e diverse dinamiche che causano pesantezza e stress.

La libertà interiore è quando non cerchi nulla con smania, né fuggi rabbiosamente da dove sei, ma scopri per caso e ti m...
18/07/2025

La libertà interiore è quando non cerchi nulla con smania, né fuggi rabbiosamente da dove sei, ma scopri per caso e ti meravigli, senza dover tener conto di alcuna sovrastruttura mentale.
La pace interiore è quando accetti di poter sbagliare, ma sai che, nell’errore, sei stato vero: imperfetto, sì, ma autentico.
Non hai agito per disumanità, hai solo avuto la vista annebbiata.
La dignità interiore è quando non consideri la tua sensibilità un difetto, un fastidio per gli altri, né una forma di limite, ma un dono, un talento, una qualità preziosa che ti fa sentire di più e che scegli di utilizzare a vantaggio del bene.

La dignità personale, intesa come senso del proprio valore interno, è strettamente legata non solo a ciò che scegliamo d...
13/07/2025

La dignità personale, intesa come senso del proprio valore interno, è strettamente legata non solo a ciò che scegliamo di tollerare nelle relazioni, ma soprattutto a come gli altri leggono e interpretano la nostra tolleranza. L’adattabilità emotiva e la pazienza nel rispettare i tempi e le modalità dell’altro sono spesso manifestazioni di maturità affettiva. Quando queste qualità sono accolte con consapevolezza, possono generare dinamiche relazionali basate su gratitudine, rispetto reciproco e protezione affettiva. Tuttavia, la stessa disponibilità può essere fraintesa o manipolata, soprattutto in contesti dove manca una reale reciprocità o una strutturata capacità empatica. In tali casi, l’atteggiamento di apertura e accoglienza può essere erroneamente percepito come un segno di debolezza, sottomissione o incapacità di autoaffermazione. Questo fraintendimento può indurre l’altro ad assumere atteggiamenti invadenti o addirittura predatori, scambiando la profondità per ingenuità, o la pazienza per passività. Il nodo centrale è la gestione dei confini psicologici. Le relazioni autentiche si costruiscono sul riconoscimento e sul rispetto di quei confini invisibili ma fondamentali che delineano l’identità dell’individuo. Le affinità si manifestano nella capacità di rispettare e modulare le distanze emotive e cognitive tra sé e l’altro, mantenendo un equilibrio dinamico tra contatto e separazione. In questo equilibrio si tessono legami profondi, che non sacrificano la propria individualità, ma anzi la valorizzano.
L’incompatibilità, invece, emerge quando uno dei due soggetti ignora — o deliberatamente oltrepassa — questi confini, trattando lo spazio psichico dell’altro come terreno da occupare o attraversare senza responsabilità. In tali situazioni, si osserva una frattura relazionale netta: la rottura del “filo” che univa le due soggettività. Questo filo, simbolo di connessione rispettosa, viene strappato, lasciando dietro di sé senso di violazione, smarrimento e, appunto, una dignità lesa.


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"Ciò che tutti apparentemente temiamo, affetti da «depressione da dipendenza» o no, in piena luce del giorno o tormentat...
10/07/2025

"Ciò che tutti apparentemente temiamo, affetti da «depressione da dipendenza» o no, in piena luce del giorno o tormentati da allucinazioni notturne, è l’abbandono, l’esclusione, l’essere respinti, banditi, ripudiati, abbandonati, spogliati di ciò che siamo, il vederci rifiutare ciò che vogliamo essere. Temiamo che ci vengano negati compagnia, amore, aiuto. Temiamo di venir gettati tra i rifiuti.”
(Zygmunt Bauman)

Nelle relazioni sentimentali disfunzionali, è frequente che uno o entrambi i partner assumano ruoli rigidi e squilibrati...
26/06/2025

Nelle relazioni sentimentali disfunzionali, è frequente che uno o entrambi i partner assumano ruoli rigidi e squilibrati, spesso come risposta a bisogni emotivi irrisolti o modelli appresi durante l’infanzia. Questi ruoli, seppur mossi talvolta da intenzioni apparentemente positive come il prendersi cura o il voler "aiutare", finiscono per minare la parità, l’autenticità e la crescita reciproca nella coppia. Di seguito vengono descritti alcuni dei ruoli disfunzionali più comuni.
Mamma/Papà (troppo buoni): trattare il partner come fosse un bambino, accudirlo oltremodo, mostrare una comprensione eccessiva anche di fronte a comportamenti irrispettosi. Chi assume questo ruolo tende a voler fungere da punto di riferimento assoluto e consigliere su ogni aspetto della vita del partner, perdendo di vista i propri bisogni.
Salvatore/Salvatrice: si adopera per compensare tutte le mancanze dell’altro, trovando soluzioni al posto suo, consolandolo in modo costante e anticipando ogni sua necessità. Vive con la speranza di una “guarigione emotiva” del partner, che viene spesso visto come una vittima da proteggere e “aggiustare”.
Controllore: desidera gestire la relazione secondo regole proprie, spesso rigide. La gelosia, il bisogno di possesso e la sorveglianza emotiva sono centrali. Si mostra avaro di affetto ma pretende costanti conferme, e tende a minimizzare o negare i bisogni emotivi dell’altro.
Martire: si sacrifica continuamente per il bene della relazione, mettendo costantemente da parte i propri desideri, limiti e benessere. Alimenta un senso di colpa nell’altro e può usare il sacrificio come strumento per ottenere riconoscimento o controllo emotivo.
Bambino/Bambina Eterno/a: evita responsabilità, delega al partner ogni tipo di decisione importante e ricerca protezione costante. È spesso incapace di affrontare conflitti in modo maturo, preferendo la fuga o l’autocommiserazione. Questo ruolo alimenta una dinamica asimmetrica che spesso attira partner "genitoriali".
Ve ne vengono in mente altri?

A volte le persone offendono o allontanano senza mai sporcarsi le mani. Usano modalità indirette, passivo-aggressive, ch...
22/06/2025

A volte le persone offendono o allontanano senza mai sporcarsi le mani. Usano modalità indirette, passivo-aggressive, che mantengono intatta la loro “facciata” morale, ma feriscono in profondità. Ecco alcuni esempi:
1. Fare complimenti ad altri presenti o parlare bene di terzi, ma mai di te. Significa che la persona è capace di provare stima, affetto o attrazione—solo che tu non rientri nei suoi criteri.
2. Dimenticare fatti importanti che ti riguardano senza mai scusarsi. Questa noncuranza rivela due cose: che non ti ascolta davvero e, peggio ancora, che non teme neppure che tu possa restarci male. Sei invisibile anche nel tuo dispiacere.
3. Rispondere in modo evasivo o superficiale a domande specifiche. È un modo elegante per evitare il dialogo: la persona non vuole connettersi, ma nemmeno essere scortese apertamente. Resta nel vago, perché non ha interesse a costruire uno scambio autentico.
Queste modalità, quando si ripetono all’interno di relazioni strutturate o frequentazioni assidue, generano una forma ambigua di sofferenza. Da un lato c’è un contatto che continua, che illude. Dall’altro, c’è un comportamento costante che svaluta, raffredda, ferisce.
Chi agisce così non tronca, non chiarisce, non prende posizione. Lascia che tu viva nel dubbio, spingendoti lentamente verso l’auto-esclusione, ma senza mai assumersi la responsabilità del distacco. Riconoscere subito la sensazione che questo tipo di comunicazione lascia può evitare il protrarsi di dinamiche umilianti e favorire un'assunzione di responsabilità verso il proprio benessere, che non dovrebbe essere delegato all’esterno.

Conoscersi presuppone un confronto. Il confronto è fatto di scambi di energia, di argomentazioni fluide, in cui entrambi...
26/05/2025

Conoscersi presuppone un confronto.
Il confronto è fatto di scambi di energia, di argomentazioni fluide, in cui entrambi parlano, esprimono un pensiero e mostrano un reale interesse nel sentire l’opinione dell’altro. Senza questo tipo di connessione, è quasi impossibile creare un legame autentico.
Spesso però assistiamo a conversazioni asimmetriche, in cui una persona parla solo di sé, senza ascoltare realmente ciò che l’altro ha da dire. Questa modalità nasconde il bisogno di essere visti, ma l’indisponibilità a vedere l’altro. Può rivelare un’insicurezza profonda o, più semplicemente, una noia esistenziale che si cerca di riempire con parole rivolte all’esterno. Parole che diventano una forma di autocelebrazione, dove chi ascolta è ridotto a strumento vivo, confermante, ma non considerato.
Con queste persone, è un po’ come andare a teatro: lo spettacolo può essere interessante, può trasmettere emozioni, ma tu resti pubblico. Uno spettatore tra tanti. La tua opinione resta dentro di te, non c’è dialogo, non c’è relazione reale. Tu osservi, ma non partecipi.
Andare a teatro può essere stimolante, persino trasformativo, ma è pur sempre un’esperienza individuale. Nelle relazioni, però, questa asimmetria non porta a nulla. Tutto l’ascolto che hai donato, l’interesse che hai mostrato nel cercare di comprendere l’altro — chi è, com’è, cosa potete costruire insieme — si trasforma in dati senza sviluppo.
Perché le tue parole, la tua storia, non verranno mai accolte con lo stesso intento. E a quel punto, ti sentirai sfruttato. Usato come un contenitore in cui riversare pensieri, e poi abbandonato. E quando vorrai salire tu su quel palco, non ci sarà più nessuno in platea ad ascoltare.

Capita di pensare che chi non si esprime spesso a parole nell'ambito relazionale non abbia troppi contenuti (emotivi o i...
15/05/2025

Capita di pensare che chi non si esprime spesso a parole nell'ambito relazionale non abbia troppi contenuti (emotivi o intellettuali) da condividere. Questo, in realtà, è molto raro. Più comuni, invece, possono essere le seguenti condizioni:
-Sovraccarico cognitivo ed emotivo
Quando una persona ha molte cose da dire o da esprimere, sia a livello cognitivo (idee, pensieri, conoscenze) che emotivo (sentimenti intensi, vissuti interiori), può sperimentare un sovraccarico. Questo può bloccare l'espressione: è come voler far uscire tutto insieme, ma non sapere da dove cominciare➡️cognitivo-organizzazione del pensiero
- Aspettative di incomprensione
Se una persona ha vissuto ripetutamente l’esperienza di non essere capita (o ascoltata), può sviluppare una profezia autoavverante: "Tanto non mi capiranno", quindi evita di parlare per non vivere ancora una volta frustrazione, delusione o rifiuto➡️emotivo-traumatico
-Solitudine epistemica
Sentirsi soli nel proprio modo di pensare o percepire il mondo. Chi ha una visione più complessa, intensa o profonda spesso si sente isolato e sceglie il silenzio perché il linguaggio condiviso sembra inadatto o inefficace➡️filosofico-esistenziale
- Difesa narcisistica o intellettuale
A volte, scegliere di non dire nulla può anche essere un modo per mantenere il controllo o un senso di superiorità: "So tante cose, sento tanto, ma non vale la pena sprecarle con chi non capisce". In psicodinamica, questo può essere visto come una difesa narcisistica o una forma di ritiro intellettuale➡️stile di personalità
Al di là delle motivazioni interne, il piú delle volte si tratta di reazioni difensive o di adattamento per evitare sensazioni di spiacevolezza o vuoto.

09/05/2025


Non innamorarti di un potenziale, di ciò che potrebbe essere, ma di una persona che si mostra per ciò che è oggi. Cosa s...
29/04/2025

Non innamorarti di un potenziale, di ciò che potrebbe essere, ma di una persona che si mostra per ciò che è oggi. Cosa spinge ad "amare" il potenziale di qualcuno -spesso illusorio e frutto di nostre proiezioni- invece di affidarsi alla realtà dei fatti attuali, visibili e valutabili?
❤️‍🩹Bisogno di sentirsi salvifici o necessari
Alcune persone trovano valore personale nel cambiare, salvare o migliorare l’altro. È una forma mascherata di bisogno affettivo: se ti “sistemo”, forse mi amerai di più.
🎬Proiezioni emotive e idealizzazioni
Proiettiamo sull’altro i nostri desideri e i nostri vuoti. Vediamo quello che vogliamo vedere, non quello che c’è. È un innamoramento più delle nostre fantasie che della persona reale.
💔Traumi o ferite relazionali infantili
Chi è cresciuto con l'amore condizionato (ti amo solo se...) spesso ripete questo schema: cerca persone “difficili”, da cambiare, per guadagnarsi amore. È una forma di riscatto emotivo, spesso inconscia.
👼 Inesperienza o immaturità affettiva
Nelle prime esperienze, si tende a confondere potenziale con promessa: “non è perfetto, ma cambierà con me”.
😖Paura della realtà (e delle sue conseguenze)
Accettare com’è davvero l’altro significherebbe ammettere che non fa per noi e affrontare solitudine, fallimento, distacco. È più comodo restare in una speranza.
Amare un potenziale è una forma di auto-inganno dolce, che protegge da una verità scomoda.
Col tempo, quella distanza tra “chi è” e “chi speravamo fosse” diventa una frustrazione, e spesso anche una ferita. Quando conosciamo qualcuno che ci attrae il nostro cervello e il nostro inconscio colmano i vuoti con elementi nostri: desideri, bisogni non soddisfatti. Non vediamo l’altro per chi è davvero, ma per chi vorremmo che fosse, perché l’amore , se è spinto da bisogni affettivi irrisolti, cerca conferme più che verità.
La verità è che conoscere davvero qualcuno richiede tempo, lucidità, e a volte la delusione di scoprire che non è ciò che speravamo. Come se ne esce?
-Osservando i fatti, non le promesse.
-Valutando i comportamenti nel presente, non le possibilità future.
-Auto-consapevolezza: più conosci te stesso, meno idealizzi l'altro

24/04/2025


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Roma E Online
Rome
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Mercoledì 09:15 - 12:30
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