Francesca Mamo-Psicologa e Psicosessuologa

Francesca Mamo-Psicologa e Psicosessuologa Pensi di avere una difficoltà che riguarda la sfera sessuale o emotiva o stai passando un periodo d

Psicologa e Psicosessuologa,
Psicoterapeuta psicoanalitica in formazione,
psicologa penitenziaria. Specializzata in disturbi sessuali maschili e femminili, dipendenza affettiva e sessuale, disturbi di ansia e attacchi di panico. Promotrice di corsi di cucinoterapia e di formazione aziendale.

15/04/2026

Sentirsi continuamente in colpa può diventare un peso silenzioso che accompagna ogni scelta. Anche quando non hai fatto nulla di sbagliato, la mente trova sempre un motivo per farti sentire responsabile: per ciò che dici, per ciò che non fai, per come gli altri reagiscono. Spesso questa sensazione nasce da modelli appresi nel tempo, dove il valore personale passa dal non deludere o dal prendersi carico degli altri. Il problema è che così si perde il confine tra responsabilità e colpa. Non tutto dipende da te, e non tutto è tuo da riparare. Imparare a distinguere questi due aspetti è un passaggio fondamentale per stare meglio. Ti capita di sentirti in colpa anche quando non ce n’è davvero motivo?

13/04/2026

Quando qualcuno si allontana, la mente prova subito a dare una spiegazione. Cosa ho sbagliato? Ho detto qualcosa di troppo? Non sono abbastanza? In quel vuoto è facile riempire tutto con dubbi e colpe. Ma non sempre l’allontanamento dell’altro parla di te. A volte riguarda ciò che l’altra persona sta vivendo, le sue paure, i suoi limiti o la sua capacità di stare in relazione. Il punto non è inseguire a tutti i costi, ma capire cosa succede dentro di te in quel momento. Restare non significa rincorrere chi si allontana, ma scegliere anche se stessi. Ti è mai capitato di sentirti messo in discussione quando qualcuno prende distanza?

10/04/2026

Mettere un limite non significa essere egoisti. Significa riconoscere fino a dove puoi arrivare senza farti male. Molte persone fanno fatica a dire no per paura di deludere, di essere rifiutate o di sembrare cattive. Così finiscono per dire sì anche quando dentro sentono il contrario. Il problema è che ogni volta che non metti un limite agli altri, lo stai togliendo a te stesso. I limiti non allontanano le persone sane, le aiutano a capire come relazionarsi con te. E soprattutto proteggono il tuo spazio emotivo. Tu quanto ti senti libero di dire no quando qualcosa non ti fa stare bene?

08/04/2026

Il trauma non rimane solo nei ricordi, spesso si esprime anche nel corpo. Alcune persone continuano a vivere tensione muscolare, affaticamento, difficoltà a rilassarsi, disturbi del sonno o una sensazione costante di allerta. Il sistema nervoso, dopo un’esperienza traumatica, può rimanere come “bloccato” in modalità difesa, anche quando il pericolo non è più presente. Per questo lavorare sul trauma non significa occuparsi solo dei pensieri o dei ricordi, ma anche delle sensazioni corporee e delle reazioni automatiche del corpo. Corpo e mente non sono separati: ciò che accade emotivamente spesso lascia tracce anche a livello fisico. Ti è mai capitato di sentire lo stress o le emozioni forti direttamente nel corpo?

06/04/2026

L’idea di dover meritare l’amore è più diffusa di quanto si pensi. Alcune persone crescono con la sensazione che per essere amate debbano fare di più, dare di più, essere sempre all’altezza. Così l’amore diventa qualcosa da conquistare, non qualcosa da ricevere. Questo può portare a relazioni in cui si rincorre continuamente l’approvazione dell’altro, si tollerano mancanze o si ha paura di non essere abbastanza. Ma l’amore non dovrebbe essere una ricompensa per come ti comporti. Non è qualcosa che si guadagna dimostrando il proprio valore. È qualcosa che si costruisce in due, dove c’è spazio anche per i limiti, le fragilità e l’imperfezione. Ti è mai capitato di sentirti come se dovessi meritare l’amore?

03/04/2026

L’instabilità nelle relazioni spesso non nasce dal caso. Alcune persone si ritrovano ripetutamente in rapporti molto intensi all’inizio e molto conflittuali nel tempo. All’inizio c’è grande coinvolgimento, forte attrazione, la sensazione di aver trovato qualcuno di speciale. Poi arrivano distanza, incomprensioni, rotture e riavvicinamenti. Quando questo schema si ripete, può essere utile chiedersi cosa rende quel tipo di dinamica così familiare o così attraente. A volte si tratta di modelli relazionali appresi molto presto, altre volte di paure profonde come quella dell’abbandono o della perdita. Riconoscere questi schemi è spesso il primo passo per costruire relazioni più stabili e consapevoli. Ti è mai capitato di ritrovarti sempre nello stesso tipo di relazione?

30/03/2026

Il bisogno di essere sempre forti è più diffuso di quanto si pensi. Alcune persone sono quelle che tengono tutto insieme: organizzano, risolvono problemi, sostengono gli altri e raramente chiedono aiuto. Nel tempo questo ruolo può diventare una specie di identità, come se mostrare fragilità fosse qualcosa da evitare a tutti i costi. Il problema è che quando si è sempre il punto di riferimento per gli altri si rischia di non avere più uno spazio in cui abbassare la guardia. La forza è una risorsa importante, ma una relazione sana prevede anche la possibilità di essere vulnerabili. Anche chi è abituato a sostenere tutti, ogni tanto ha bisogno di essere sostenuto. Ti riconosci in questa dinamica?

27/03/2026

Quanto del tuo valore personale dipende dal lavoro che fai? In molte società il lavoro diventa uno dei principali elementi con cui costruiamo la nostra identità. Quando qualcuno ci chiede “chi sei?”, spesso rispondiamo con la nostra professione. Questo può dare senso, direzione e riconoscimento sociale, ma può anche creare una forte fragilità: se il lavoro cambia, si perde o non dà le soddisfazioni sperate, può entrare in crisi anche l’immagine che abbiamo di noi stessi. L’identità però è sempre più ampia di un ruolo professionale. Il lavoro è una parte della nostra vita, non l’unica definizione di chi siamo. Tu quanto ti identifichi nel lavoro che fai?

20/03/2026

Il silenzio dopo un messaggio può dire molte cose. Per alcune persone è solo una pausa normale, per altre diventa immediatamente motivo di ansia. In quel tempo di attesa la mente inizia a riempire il vuoto con ipotesi, spesso le più negative: forse ho detto qualcosa di sbagliato, forse non gli interesso, forse mi sta evitando. In realtà il silenzio non è sempre un rifiuto, ma il modo in cui lo interpretiamo spesso racconta qualcosa delle nostre paure di fondo, come quella di essere ignorati o abbandonati. A volte la difficoltà non è l’attesa, ma ciò che pensiamo mentre aspettiamo. Ti è mai capitato di dare mille significati a un semplice messaggio non letto?

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