La Psicosomatica è l'arte e la scienza di curare l'essere umano come totalità. Il suo scopo è favorire lo sviluppo di una nuova e differente consapevolezza della vita e della malattia. Il sintomo, in questa ottica, diventa uno strumento di crescita, la malattia un'esperienza necessaria all'evoluzione, il disturbo fisico un simbolo che apre la strada a nuovi significati esistenziali, riavvicinando
l'essere umano a sé stesso e riportandolo sul proprio cammino evolutivo. Nata come grande sintesi tra le antiche culture mediche e la moderna scienza medica e psicologica, la Psicosomatica si interessa della salute globale degli esseri umani all'interno della loro rete di relazioni affettive, ambientali e sociali. Prendersi cura di sé stessi, alimentarsi in maniera più naturale, purificare le proprie emozioni e i propri pensieri distruttivi, comprendere le ragioni profonde delle nostre azioni e infine evolversi umanamente e spiritualmente, sono i presupposti e le ragioni ultime di questa disciplina, che si propone di studiare e comprendere l'unità multidimensionale umana, sintetizzando medicina, scienza, psicologia e spiritualità in un'organica arte medica capace di alleviare le pene umane e permettere un più alto ed evoluto stato di salute. Salute ed evoluzione, infatti, sono due aspetti della stessa realtà: la stessa fonte vitale che genera la malattia quando viene negata, può espandersi con gioia nella vita e nella coscienza quando viene accolta e riconosciuta. La medicina psicosomatica esiste da sempre. Ogni tradizione antica ne aveva una: gli sciamani siberiani, gli Inca delle Ande, le culture indiane, tibetane, cinesi, dell'antico Egitto, della Grecia e di Roma. Pur con significative differenze concettuali e terapeutiche, queste tradizioni mediche riconoscevano l'anima come centro della complessa unità psicofisica umana e come perno essenziale dell'intero sistema di guarigione. La medicina psicosomatica moderna, nata recentemente e quindi ancora lontana dalla sua maturità, ha in comune con queste antiche tradizioni la visione sacra dell'essere umano, inteso come un'unità di coscienza in cui coesistono differenti piani o corpi, con un suo equilibrio psicoenergetico che, quando perde armonia e coerenza, genera malattia e dolore. Quando ciò accade, il corpo torna ad essere, la sede in cui gli opposti sono compresenti, come avviene - in modo sincronico - a livello psichico, e questa perdita di equilibrio apre contemporaneamente la strada a nuove opportunità evolutive, a nuovi significati esistenziali, alla riscoperta di sé stessi e alla rinascita interiore. Ogni disturbo, in questa ottica, è sempre il tentativo di portarci in un altro stato energetico che ci distolga da noi stessi e realizzi la nostra vera essenza. Così, una forma depressiva può indicare una crisi che vuole farci rinascere, l’ansia la vita che cerca spazio per emergere, l’attacco di panico l’energia vitale che prorompe, la psoriasi la corazza delle emozioni bloccate, l’asma la paura di perdere gli affetti, l’aritmia cardiaca segnala il bisogno di vivere ad un ritmo diverso e la colite il bisogno di liberarsi dai pensieri sporchi. La malattia si configura quindi come manifestazione simbolica di un disagio del nostro sé; i simboli, le metafore e le analogie sono le chiavi di lettura per comprendere l’origine del disagio stesso, anche nelle più complesse situazioni patologiche. In questa prospettiva, il sintomo di cui il paziente soffre non è mai davvero il suo problema, ma il segnale di quel problema. La malattia costituisce perciò una risorsa da utilizzare, una preziosa alleata della nostra naturale tendenza ad evolvere. Occorre pertanto superare la lettura riduzionista che vede il sintomo solo come un ostacolo da abbattere sulla via della guarigione ma riconoscere che la malattia è un fatto essenziale e ineliminabile della nostra vita: essa rappresenta un momento flessibile in cui la salute può ridisegnarsi verso un nuovo equilibrio. Carloni