03/03/2026
💊 La spesa farmaceutica in Italia è davvero fuori controllo?
Il recente dibattito sulla distribuzione della spesa sanitaria svela un problema di governance: l’idea che i costi vadano contenuti per “silos” stagni. Invece di guardare al sistema sanitario nel suo complesso, si ricorre a tetti di spesa rigidi per la spesa per farmaci (che non deve eccedere il 15% del totale): si tratta però di un vincolo irrazionale, che ignora variabili esogene preponderanti quali l’invecchiamento della popolazione e l’impatto dell’innovazione tecnologica sull’efficacia delle cure.
📊 In più, i dati Osmed smentiscono l’allarmismo: tra il 2022 e il 2024 la spesa è cresciuta del 2,8% annuo, meno dell’inflazione (3,3%), restando ferma all’1,1% del Pil.
Oggi, però, il nostro approccio al controllo della spesa attraverso meccanismi come il payback farmaceutico, che obbliga i produttori a concorrere ex-post alla copertura degli sforamenti di spesa delle Regioni, presenta un problema non solo finanziario, ma di sostenibilità: come spiegato in un paper di Paolo Belardinelli, l’introduzione della riforma “Most Favored Nation” sui prezzi dei farmaci negli USA rischia di incidere direttamente non solo sugli investimenti delle imprese farmaceutiche europee, ma anche sulla propensione di quelle estere a rendere disponibili anche da noi i farmaci innovativi
La questione non si risolve quindi con spostamenti di bilancio, né con misure scaricabarile (come è nei fatti il sistema dei payback) che pur dando ossigeno ai conti nel breve termine risultano controproducenti nel lungo.
Occorre, semmai, ripensare radicalmente il nostro sistema sanitario, tanto nelle modalità di erogazione delle cure quanto in quelle di finanziamento, stimolando canali di finanziamento integrativi, come quello assicurativo, e una governance orientata alla qualità e alla competizione.
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