Germana Verganti Psicoterapeuta Milleriana-Analista Transazionale EMDR

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Germana Verganti Psicoterapeuta Milleriana-Analista Transazionale EMDR Analista Transazionale, Terapeuta TIST 2° livello(J.

Fisher), EMDR 2°liv., CFT Compassion Focused Therapy, Facilitatore Mindfulness (MBSR), Assessment ADHD adulti.

L’ingresso alla scuola dell’infanzia non è solo un passo nella crescita del bambino. È una trasformazione che coinvolge ...
11/02/2026

L’ingresso alla scuola dell’infanzia non è solo un passo nella crescita del bambino. È una trasformazione che coinvolge profondamente anche voi, come genitori.
👨‍👩‍👦Ci prepariamo a sostenere i nostri figli: cosa dire al mattino, come rassicurarli, come aiutarli ad ambientarsi. Ma più raramente ci fermiamo a chiedere: e io, come sto dentro questa separazione?
Cosa succede in me quando mio figlio piange? Quando mi allontano? Quando inizia a diventare più autonomo?
Ogni crescita porta con sé una piccola perdita, una riorganizzazione del legame. L’autonomia dei bambini non riguarda solo loro: mette in movimento le nostre paure, le nostre storie, il nostro modo di vivere le separazioni. A volte emergono dubbi, sensi di colpa, bisogno di controllo, difficoltà a lasciare andare.
In questo incontro di due ore ci prenderemo uno spazio per guardare a ciò che accade sotto la superficie:
🔸️l’ansia da separazione nei bambini (anche quando non è evidente);
🔹️l’ambivalenza dei genitori tra protezione e spinta all’autonomia;
il ruolo della regolazione emotiva adulta nel sostenere la crescita;
🔸️la differenza tra “far abituare” e accompagnare emotivamente;
🔹️come trasformare l’angoscia di abbandono in fiducia nel legame.

In questo incontro si cercherà di accendere una luce sui processi emotivi che riguardano genitori e figli in questa delicata fase.
Se sentite che questo passaggio vi tocca, allora questo spazio è per voi.
💌Per informazioni ed iscrizioni scrivere una mail a terapeutemilleriane@gmail.com

“La guarigione è il momento in cui accettiamo noi stessi, indipendentemente da ciò che abbiamo attraversato. È il moment...
11/02/2026

“La guarigione è il momento in cui accettiamo noi stessi, indipendentemente da ciò che abbiamo attraversato. È il momento in cui ci perdoniamo, proviamo compassione per quel bambino interiore e arriviamo persino ad amarci. Questa è la guarigione.”
Janina Fisher

Quadro di Federica Favia

Molte persone raccontano di attraversare periodi in cui si sentono “vuote”. Sentirsi vuoti non equivale a non sentire nu...
11/02/2026

Molte persone raccontano di attraversare periodi in cui si sentono “vuote”. Sentirsi vuoti non equivale a non sentire nulla ma a qualcosa che non riesce ad essere sentito o pensato.
È come avere un’emozione senza riuscire a riconoscerla, oppure un bisogno senza sapere quale sia. Il vuoto è spesso il risultato di emozioni troppo grandi, troppo confuse o troppo dolorose che, a un certo punto, la mente ha imparato a spegnere per proteggersi.
Per questo molte persone ruferiscono espressioni come:

“Mi sento scollegato da me stesso”
“È come se fossi in pausa”

Il vuoto non nasce all’improvviso. Spesso ha a che fare con il modo in cui abbiamo imparato, fin da piccoli, a stare in contatto con le emozioni.
Quando un bambino trova adulti capaci di accogliere ciò che prova , anche la rabbia, la paura, la tristezza, impara lentamente a riconoscere e dare un senso a ciò che sente. Quando invece le emozioni non trovano ascolto, vengono ignorate o fanno sentire troppo, la mente può imparare a fare una cosa molto efficace...non sentire.
Il vuoto, in questo senso ha la funzione di non essere travolti. È una forma di anestesia emotiva che, inizialmente, protegge.
Daniel Siegel, che studia il legame tra mente, cervello e relazioni, spiega che il benessere psicologico nasce dall’integrazione: sentire, pensare e dare un significato a ciò che viviamo. Quando questa integrazione si interrompe, ciò che rimane è spesso una sensazione di disconnessione. Il vuoto è proprio questo, sentirsi separati da se stessi.

Lo psicoanalista Wilfred Bion diceva che alcune esperienze emotive sono così grezze e difficili da gestire che, se non trovano qualcuno che le accolga, non diventano mai pensieri. Restano lì, senza parole.
Il vuoto può nascere proprio da qui: da emozioni che non hanno mai trovato un nome. Non perché non esistano, ma perché nessuno,all’inizio, ha aiutato a riconoscerle.
Per questo, spesso, il vuoto è accompagnato da frasi come:
-“Non so cosa provo”
-“Non so cosa voglio”
-“Non mi riconosco più”
Come si manifesta il vuoto nella vita quotidiana? non è uguale per tutti. Può manifestarsi in modi diversi:
•una noia profonda che non passa con nulla
•una sensazione di vivere in automatico
• Con la difficoltà a provare entusiasmo o desiderio
•in relazioni che sembrano intense ma durano poco
•bisogno costante di stimoli esterni per sentirsi vivi
•oppure ritiro, isolamento, spegnimento.
A volte il vuoto si sente soprattutto nei momenti di pausa, quando non c’è nulla da fare o da inseguire. Altre volte emerge proprio quando dovrebbe esserci felicità.
Il vuoto può spaventare perché mette in discussione l’identità. È più facile sopportare un dolore chiaro che una sensazione indefinita di assenza.

Cosa aiuta davvero quando si sente il vuoto?
La tentazione più comune è riempire il vuoto: con relazioni, lavoro, attività, stimoli, distrazioni. A volte funziona, ma spesso il vuoto torna.
In un percorso psicoterapeutico, il lavoro è diverso. Non si tratta di eliminare il vuoto, ma di imparare a restarci in contatto, poco alla volta, in sicurezza.
Questo significa:
dare tempo all’esperienza, senza forzarla;
imparare ad ascoltare anche sensazioni minime;
riconoscere che il vuoto ha avuto una funzione;
costruire, nella relazione terapeutica, un modo nuovo di sentire e dare senso.
Quando una persona riesce a stare nel vuoto senza esserne travolta, spesso cominciano ad emergere emozioni, desideri, immagini.

10/02/2026

Il silenzio punitivo, soprattutto da parte di un genitore, è una forma di maltrattamento psicologico che può avere effetti traumatici, sopratutto su un bambino. Quando il genitore decide volutamente di non parlare con suo figlio, a scopo punitivo, il bambino si sente completamente rifiutato nella ...

"Un Testimone soccorrevole è per me una persona che sta accanto a un bambino maltrattato e gli offre un appoggio, un con...
10/02/2026

"Un Testimone soccorrevole è per me una persona che sta accanto a un bambino maltrattato e gli offre un appoggio, un contrappeso alla crudeltà che caratterizza la sua vita quotidiana. Questo ruolo può essere svolto da qualunque persona del suo ambiente: un insegnante, una vicina, un collaboratore domestico o anche la nonna. Molto spesso si tratta di un fratello o di una sorella. Questo testimone è una persona che offre un po' di simpatia o d'amore al bambino picchiato o abbandonato. Non cerca di manipolarlo a scopi educativi, ha fiducia in lui e gli trasmette il sentimento di non essere "cattivo" e di meritare affetto e gentilezza. Grazie a questo testimone, che non necessariamente dev'essere consapevole del suo ruolo decisivo e salvifico, il bambino apprende che al mondo esiste qualcosa come l'amore. In circostanze favorevoli, il bambino svilupperà fiducia nel suo prossimo e potrà custodire in sé amore, bontà e altri valori della vita."
Alice Miller

L' educazione basata sulla pedagogia nera può determinare l'insorgere di diverse patologie, tra cui ad esempio l' amnesi...
10/02/2026

L' educazione basata sulla pedagogia nera può determinare l'insorgere di diverse patologie, tra cui ad esempio l' amnesia dissociativa, la cui caratteristica principale è l'incapacità di ricordare un lungo periodo di tempo concernente eventi della propria storia e della propria persona. L'origine dell'amnesia dissociativa trova le sue radici solitamente in situazioni fortemente abusanti, traumatiche o stressogene.
L'amnesia dissociativa comporta una menomazione, fortunatamente reversibile della memoria, e può essere di vari tipi:

1. Amnesia circoscritta: si riferisce a un periodo di tempo circoscritto e conseguente all'evento traumatico

2. Amnesia selettiva: si ricordano alcuni aspetti della situazione rimuovendone altri

3. Amnesia generalizzata: il periodo rimosso riguarda un ampio periodo della propria vita

4. Amnesia continuativa: non si ricordano gli eventi da un certo periodo in poi

5. Amnesia sistematizzata: la perdita di memoria riguarda alcune categorie, come ad es. la categoria "famiglia".

L'amnesia dissociativa si presenta più frequentemente come una lacuna retrospettiva. Come è possibile individuarla? Tra le varie situazioni che possono innescarla (ad es. una guerra, una catastrofe naturale) ci sono i maltrattamenti infantili. Mi sono soffermata sull'amnesia dissociativa come uno dei tanti disturbi che possono insorgere come conseguenza di ripetuti maltrattamenti e abusi nella fanciullezza, si è ipotizzata infatti, una correlazione tra casi di amnesia dissociativa e traumi /abusi infantili precoci. Ma gli effetti di tali maltrattamenti sono diversi come accennerò in seguito.
Ci sono dei contesti familiari dove i bambini sono continuamente oggetto di violenza psicologica, verbale e fisica, fino ad arrivare a veri e propri abusi sessuali. Ma anche la stessa "educazione" impartita da alcuni genitori che ricorrono alle botte per farsi "rispettare", lascia dei segni indelebili nel bambino. Spesso i bambini maltrattati quando cercano di raccontare le loro esperienze a qualcuno che credono meritevole di fiducia, per avere un po' di conforto, non vengono ascoltati realmente, si pensa che siano racconti frutto della loro fantasia. Ciò provoca una ulteriore ferita profonda, una nuova delusione, e la tendenza a ritirarsi e non condividere più con nessuno la propria terribile esperienza. Oppure può accadere che gli stessi familiari impongano ai loro figli di non raccontare a nessuno ciò che avviene nelle mura domestiche, incutendo vari timori come "nessuno ti crederà", "nessuno deve sapere".

Finché il bambino non ha occasioni per confrontarsi col mondo esterno, con altri bambini, riterrà che tutto ciò che accade a lui, nella sua famiglia, sia la normalità. Crescendo imparerà che non è così, e questo sarà destabilizzante. E' possibile che relazionandosi col mondo esterno possa incontrare un testimone soccorrevole, figura fondamentale per aiutare il bambino a riappropriarsi della propria integrità. I bambini abusati hanno fortemente bisogno di un testimone soccorrevole che infonda loro tutta la fiducia, che rimandi le loro capacità, che li faccia sentire amati ed apprezzati per ciò che sono. Troppo spesso i bambini sono invece vittime di ricatti affettivi, di manipolazioni, si sentono inutili e si devono accontentare di elemosinare un po' di amore andando incontro alle imposizioni genitoriali, spesso subendo quella che viene definita pedagogia nera, ovvero quelle forme di "educazione" che considerano necessari interventi come il castigo, la punizione corporale, l'andare a letto senza cena, le bacchettate che un tempo i maestri infliggevano sulle mani degli scolari, gli schiaffi, il rinchiudere il figlio in punizione in un luogo buio, o relegarlo in un angolo, in ginocchio, isolarlo dal resto del contesto, il silenzio punitivo, solo per citarne alcuni, a cui ricorrono i genitori, e altre figure di riferimento. Tutto ciò instilla terrore nel bambino, che pur di evitare tali reazioni si comporta, per usare il linguaggio analitico transazionale, come un bambino adattato negativo, che subisce le regole per farsi accettare. In questo modo interiorizza diverse ingiunzioni e controingiunzioni. Tra le prime "non essere importante", "non esistere", che sono tra i messaggi non verbali più nocivi che possono essere trasmessi a un figlio. Una controingiunzione o spinta, ovvero un messaggio di natura verbale è ad esempio "compiaci", ovvero "fai ciò che ti chiedo e sarai ok. Sarai benvoluto".

In questo modo il bambino introietta una immagine di sé come una persona non degna di amore, che non può essere amato per ciò che è nella sua autenticità, ma solamente in forma condizionata, ovvero quella stabilita dai genitori, che ricorrendo alla pedagogia nera appiattiscono le tendenze naturali del bambino, impediscono , sempre per usare l'Analisi Transazionale che il figlio possa sviluppare il proprio Stato dell'Io Bambino Libero, di potersi mostrare ed esprimere liberamente, in maniera autentica.

Da grandi, questi bambini abusati, possono andare incontro a vari disturbi come appunto una amnesia dissociativa, senso di derealizzazione e depersonalizzazione, depressione, pensieri suicidari, comportamenti devianti, avere aspetti a loro volta violenti e manipolatori, oppure essere estremamente vulnerabili e sottomessi e tendere a compiacere tutti pur di sentirsi amati e appiattire così l'idea che si sono costruiti di sé di essere causa del malessere altrui.

Cosa fare allora?
Alice Miller scrive così nel libro Il Bambino Inascoltato: "...io sto senza riserve dalla sua parte e mi identifico totalmente con il bambino che è nel paziente. Qualunque cosa egli mi racconti, io sto senza riserve dalla sua parte (...) succede assai di rado che un paziente muova rimproveri ai suoi genitori nello stadio iniziale dell'analisi, li ritratterà prontamente, proverà terribili sensi di colpa e cercherà di difendere i genitori stessi." Fondamentale è che questi bambini trovino un testimone soccorrevole, e da adulti possano rivolgersi a uno psicoterapeuta soccorrevole, che non solo li aiuti a comprendere l'origine della loro sofferenza ma soprattutto che li aiuti a ti**re fuori i sentimenti che sono stati repressi per non andare contro il volere dei genitori, e farlo senza sentirsi in colpa.
G.V.

Il dipendente affettivo non uscirà mai dalla trappola della propria illusione (essere riscattato da tutte le privazioni ...
09/02/2026

Il dipendente affettivo non uscirà mai dalla trappola della propria illusione (essere riscattato da tutte le privazioni e trascuratezze subite in passato)finché non sarà disposto a riconoscere che il vuoto che porta dentro di sé non potrà essere colmato da altri, che le figure di accudimento che erano deputata a far sì che quel vuoto non si creasse, o che avrebbero potuto in qualche modo rimediare a delle situazioni carenziali con delle cure riparative, non sono sostituibili.
M. Borgione

Proseguono gli Incontri di divulgazione su temi inerenti l'approccio della Pedagogia Bianca:il prossimo ⬇️⬇️⬇️ interesse...
09/02/2026

Proseguono gli Incontri di divulgazione su temi inerenti l'approccio della Pedagogia Bianca:

il prossimo ⬇️⬇️⬇️ interessera' i genitori che hanno difficoltà nel gestire le separazioni affettive.
E, per figli che, di riflesso, le vivono male. 🫂

E non solo....

Info: terapeutemilleriane@gmail.com

21 febbraio h 15. Posti limitati.

“I bambini cresciuti con amore e compassione saranno liberi di utilizzare il loro tempo da adulti in modi significativi ...
08/02/2026

“I bambini cresciuti con amore e compassione saranno liberi di utilizzare il loro tempo da adulti in modi significativi e creativi, piuttosto che esprimere le ferite dell’infanzia in modi che danneggiano sé stessi o gli altri. Se gli adulti non hanno bisogno di affrontare il passato, possono vivere pienamente nel presente.”
J. Hunt

Autore opera Andrew McIntosh.

Alla fin fine siamo meno liberi di quanto crediamo. Siamo legati infatti al nostro vissuto personale, familiare, transge...
08/02/2026

Alla fin fine siamo meno liberi di quanto crediamo. Siamo legati infatti al nostro vissuto personale, familiare, transgenerazionale, tramite i segreti di famiglia, i morti, le perdite, i lutti non elaborati, il cantiere che ci hanno lasciato i nostri avi o la palla di cannone che siamo costretti a trascinare a causa dei drammi che loro hanno vissuto e della reazione che hanno avuto a tali drammi. Paghiamo la loro fragilità, le loro angosce, le loro colpe; le imprese sociali o i non-detti o ciò che non può nemmeno essere pensato. Tutte cose che gravano sulle nostre spalle, spesso senza che lo sappiamo. Eppure, possiamo riconquistare la nostra libertà e uscire dalla ripetizione e dalla sterile opposizione, dal silenzio glaciale della morte, affrontando ciò che è accaduto e strappando queste persone alle maglie del loro contesto, delle loro ambivalenze e delle loro complicazioni. Allora, alla fine, possiamo vivere le nostre vite e inseguire i nostri desideri e le possibilità che ci spettano, e non continuare a vivere le esistenze dei nostri genitori, nonni o parenti o degli amici morti tragicamente o abusati sessualmente. Ci sono dei traumi socialmente “indicibili” (vale a dire, di cui non si può parlare), oppure divenuti “impensabili” (ossia ai quali non si ha il diritto né la possibilità di pensare, giacché non abbiamo coscienza del fatto che esiste un segreto, anche se ne soffriamo), o dei “fantasmi”, che incarniamo a nostra insaputa… e poi ci sono i segreti familiari, di gruppo, sociali…Bisogna liberarsi dal peso e dalle catene di un passato difficile, doloroso e inaccettabile, indigeribile, che resta di traverso in gola; fare il proprio lutto, sia che ci appartenga direttamente o meno, seguendo una decisione chiara e cosciente, per supplire a ciò che è stato lasciato senza grida, senza lacrime, senza holding terapeutico (ovvero l’appoggio fornito da una persona formata e capace di intendere ogni cosa, soprattutto lo stato più profondo dell’essere che sta per schiudersi).
Schützenberger, Devroede
L'artista dell'immagine è Kurt Chang

La dipendenza, in qualunque forma si presenti, sostanze, cibo, relazioni, comportamenti compulsivi o autodistruttivi,  t...
08/02/2026

La dipendenza, in qualunque forma si presenti, sostanze, cibo, relazioni, comportamenti compulsivi o autodistruttivi, trova le sue radici nel bisogno di sopravvivere a qualcosa che in passatoo è stato insopportabile. È una strategia di regolazione, una risposta creativa e disperata ad un dolore che non si poteva gestire in altro modo.
Quando una persona attraversa un trauma, il sistema nervoso resta intrappolato in uno stato di allerta. Le emozioni diventano troppo intense così, l’alcol, il cibo, il sesso, l’adrenalina o il controllo diventano strumenti per calmarsi. In un primo momento funzionano, danno sollievo, fanno sentire di nuovo padroni del proprio corpo. Il corpo però si abitua, la mente chiede dosi più alte di quello stesso effetto calmante, e ciò che era nato come tentativo di salvezza e regolazione emotiva, si trasforma in una catena.
Il dramma della dipendenza è proprio questo, cioè nasce come tentativo di cura e finisce per diventare malattia. Ciò che un tempo permetteva di restare a galla, col tempo inizia a non funzionarepiù. Ciononostante, smettere fa paura, perché significa rinunciare all’unico mezzo conosciuto per sopravvivere. Le emozioni, se non più anestetizzate, possono sembrare insopportabili. È per questo che molti sopravvissuti al trauma si sentono intrappolati, se continuano, soffrono, se smettono, soffrono di più.
A tutto questo si aggiunge la vergogna. Con il passare degli anni e con una maggiore consapevolezza, la persona inizia a rendersi conto delle conseguenze dei propri comportamenti. Nascono pensieri come “Perché lo sto facendo?”, “Dovrei fermarmi, ma non posso”. Il giudizio verso sé stessi diventa spietato, e la convinzione di essere difettosi o sbagliati si fa sempre più forte. Questa vergogna, però, non fa che alimentare il ciclo: più ci si disprezza, più cresce il bisogno di lenire quel dolore con gli stessi mezzi che lo provocano.
La verità è che i comportamenti autodistruttivi sono tentativi ingegnosi di autoregolazione, nati in un momento in cui non c’erano alternative migliori a disposizione. Riconoscendo la loro funzione si può iniziare a sciogliere ciò che li rende necessari.

Quadro di Mary Sdfghjkl

Cosa distingue il Disturbo Borderline di Personalità dal PTSD e dal C-PTSD?In risposta ad alcune domande sotto il post s...
06/02/2026

Cosa distingue il Disturbo Borderline di Personalità dal PTSD e dal C-PTSD?
In risposta ad alcune domande sotto il post sul disturbo Borderline.

◾️Il PTSD, o Disturbo da Stress Post-Traumatico, si sviluppa in seguito ad un evento traumatico chiaramente identificabile, come un incidente, una violenza, una guerra, una catastrofe naturale. La persona, dopo il trauma, continua a riviverlo attraverso flashback, incubi, pensieri intrusivi; tende a evitare tutto ciò che lo richiama e vive in uno stato di costante allerta. Tuttavia, al di fuori dell’area traumatica, l’identità della persona rimane generalmente integra, il senso di sé è coerente, le relazioni possono essere stabili e il funzionamento globale, pur sofferente, non è strutturalmente compromesso. Per questo motivo è assolutamente possibile, ed è anzi molto frequente, avere un PTSD senza avere un disturbo borderline di personalità.

◾️Il Disturbo Borderline di Personalità ha una natura diversa. Siamo di fronte ad un’organizzazione di personalità che si è costruita nel tempo. Nella maggior parte dei casi il trauma è presente, ma è precoce, relazionale, ripetuto e avviene in una fase dello sviluppo in cui si stanno formando le capacità di regolazione emotiva, il senso di identità e il modo di stare in relazione con l’altro. Nel borderline non è solo il ricordo del trauma a essere doloroso, è l’intero funzionamento emotivo e relazionale a risultare instabile e quindi le emozioni sono molto intense e difficili da modulare, il senso di sé è fragile e mutevole, le relazioni oscillano continuamente tra idealizzazione e svalutazione, la paura dell’abbandono è centrale e spesso porta ad agiti impulsivi o autolesivi. In altre parole, il trauma non è solo qualcosa che è accaduto, ma qualcosa che ha contribuito a modellare profondamente la personalità.

◾️Il concetto di C-PTSD, o Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso, nasce proprio per descrivere ciò che accade quando il trauma non è singolo e circoscritto, ma cronico, interpersonale e spesso vissuto in età evolutiva. Oltre ai sintomi classici del PTSD, nel C-PTSD troviamo una difficoltà persistente nella regolazione delle emozioni, un’immagine di sé profondamente negativa e relazioni problematiche.

▪️È qui che la sovrapposizione con il disturbo borderline diventa evidente e comprensibile. Infatti entrambi hanno in comune una storia di traumi relazionali, una forte disregolazione emotiva, il senso di vuoto, la dissociazione e la difficoltà a sentirsi al sicuro nel legame con l’altro, ma dire che C-PTSD e disturbo borderline siano la stessa cosa è una semplificazione che non regge sul piano clinico. Nel C-PTSD l’identità, pur segnata dalla vergogna e dal senso di indegnità, tende a essere più coerente. La persona si percepisce sbagliata, ma in modo relativamente stabile. Nel disturbo borderline, invece, l’identità è frammentata e fluttuante, l’immagine di sé cambia rapidamente in base alle relazioni e agli stati emotivi del momento. Anche il modo di stare in relazione è diverso. Nel C-PTSD prevalgono spesso il ritiro, l’evitamento o la sottomissione, nel borderline, invece, il legame è intenso, ambivalente, carico di dipendenza affettiva e di oscillazioni emotive estreme.
Un altro elemento distintivo riguarda l’impulsività. Nel disturbo borderline l’agito è spesso centrale: comportamenti autolesivi, abuso di sostanze, acting-out relazionali rappresentano tentativi disfunzionali di regolare emozioni intollerabili o di evitare il vuoto. Nel C-PTSD, pur potendo esserci comportamenti disfunzionali, è più frequente una risposta di congelamento, ipercontrollo o ritiro.
È importante anche sottolineare che le due condizioni possono coesistere. Una persona può avere un disturbo borderline di personalità e, allo stesso tempo, un PTSD o un C-PTSD. In questi casi il lavoro terapeutico diventa più complesso e richiede una grande attenzione alla stabilizzazione, alla regolazione emotiva e alla sicurezza prima di affrontare direttamente il trauma.
Ridurre il disturbo borderline a una semplice conseguenza del trauma, o equipararlo al C-PTSD, rischia di essere clinicamente fuorviante. Significa perdere di vista la specificità dell’organizzazione di personalità e, di conseguenza, scegliere interventi terapeutici meno adeguati. Allo stesso modo, negare il ruolo centrale del trauma nel borderline significa non riconoscere una dimensione fondamentale della sofferenza di queste persone. Il trauma può essere presente in entrambe le condizioni, ma ciò che cambia è il modo in cui ha inciso sullo sviluppo dell’identità, della regolazione emotiva e delle relazioni.

Dipinto di Kathleen DiBerardino
"All at once"

Indirizzo

Rome
00137

Telefono

+393290487465

Sito Web

https://tistitalia.it/terapeuti/germana-verganti/

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Chi sono...

Sono Psicologa-Psicoterapeuta Analista Transazionale Certificata, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Lazio. Ho conseguito la Laurea in Psicologia dello Sviluppo, presso l’Ateneo Salesiano di Roma. Successivamente ho proseguito gli studi specializzandomi alla Sspc-IFREP di Roma, diventando Psicoterapeuta. Durante la mia formazione ho svolto attività come psicologa al il CRARL- Centro Alcologico Regione Lazio, presso il Policlinico Umberto I di Roma, e mi sono occupata di pazienti acuzie e post acuzie ricoverati in una RSA, facendo valutazioni psicodiagnostiche e colloqui di sostegno. Attualmente mi occupo di terapia individuale e di gruppo con adulti. Ricevo presso lo studio di Corso Trieste 59 A e presso Via Chiana 35, a Roma.