Centro Italiano Studi Mindfulness

Centro Italiano Studi Mindfulness Dal 2009 è il 1' riferimento italiano per la mindfulness con corsi e training professionali.

Il Centro Italiano Studi Mindfulness si occupa di promuovere la mindfulness e le sue applicazioni, attraverso corsi, ricerche, collaborazioni e l’elaborazione di nuovi protocolli. Promuove e organizza dal 2009 il Mindfulness Experiential Professional Training, prima scuola in Italia nella formazione per istruttori MBSR.

È stato fondato da Bianca Pescatori e Loredana Vistarini che, consapevoli dei grandi benefici che la pratica meditativa ha sulla qualità di vita personale e relazionale di ognuno e spinte dal desiderio di unire l’esperienza fatta in prima persona con questi percorsi, con le proprie competenze clinico/scientifiche in campo psicopatologico, si sono ispirate alla ricerca e ai lavori di Jon Kabat Zinn e dei suoi collaboratori. Opera in ambito clinico per cura e prevenzione; in ambito esistenziale; in ambito formativo-didattico; in ambito scolastico, aziendale e culturale, con una serie di iniziative diversificate secondo le esigenze dei vari contesti, mantenendo tuttavia l’obiettivo di guidare gli utenti verso un ampliamento delle proprie capacità personali, relazionali e professionali attraverso lo sviluppo di particolari qualità mindful, quali l’attenzione, l’intenzione, l’attitudine gentile, non giudicante, aperta e compassionevole verso il Mondo di cui facciamo parte.

Il programma MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) è un percorso strutturato che ti aiuta a gestire stress, reattivi...
04/03/2026

Il programma MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) è un percorso strutturato che ti aiuta a gestire stress, reattività e sovraccarico mentale attraverso pratiche di consapevolezza semplici ma profonde.

Non serve “saper meditare”.
Serve solo la disponibilità a fermarti, osservare e iniziare ad ascoltarti davvero.

Un percorso per rallentare, comprendere cosa accade dentro di te e sviluppare strumenti concreti da portare nella vita quotidiana.

Il prossimo corso partirà a maggio!
Se senti il bisogno di prenderti spazio, questo potrebbe essere il momento giusto per iniziare.

Coppia: prima capisci te, poi parliNelle crisi di coppia il problema non è solo cosa dici. È da dove lo dici.Quando parl...
27/02/2026

Coppia: prima capisci te, poi parli
Nelle crisi di coppia il problema non è solo cosa dici.
È da dove lo dici.
Quando parli mentre sei attivato, ferito, in difesa,
le parole diventano armi.
Anche se l’intenzione non è ferire.
Il primo passaggio non è spiegarsi.
È tornare in contatto con ciò che succede dentro.
Cosa sto provando davvero?
Rabbia? Paura? Delusione? Bisogno di essere visto?
Senza questo passaggio, la comunicazione scala in fretta:
tono che sale,
frasi che generalizzano,
vecchie ferite che riemergono.
La mindfulness non serve a “stare calmi”.
Serve a riconoscere lo stato interno prima di parlare.
Un respiro.
Una pausa.
Un nome dato all’emozione.
Questo crea spazio.
Da lì, il linguaggio cambia:
da accusa a racconto,
da reazione a richiesta,
da scontro a possibilità di ascolto.
Capire te stesso non risolve automaticamente il conflitto.
Ma evita l’escalation.
E spesso è proprio quello
che permette alla relazione di restare un luogo sicuro,
anche nel disaccordo.

Se ti riconosci in questi segnali, non aspettareNon sempre il disagio arriva in modo chiaro. Spesso si manifesta così, a...
23/02/2026

Se ti riconosci in questi segnali, non aspettare

Non sempre il disagio arriva in modo chiaro.
Spesso si manifesta così, a piccoli passi.
Il sonno cambia.
Ti addormenti tardi, ti svegli stanco, o ti senti “scarico” anche dopo aver dormito.
La mente non si ferma.
Ripensi alle stesse cose, le rigiri, le anticipi.
La ruminazione diventa una compagnia costante.
L’irritabilità aumenta.
Ti infastidiscono cose piccole.
Reagisci più del solito, o ti chiudi per evitare conflitti.
Ti isoli.
Meno voglia di parlare, di vedere persone, di spiegare come stai.
Non perché non conti, ma perché sembra troppo faticoso.
Presi singolarmente, questi segnali possono sembrare “normali”.
Insieme, raccontano qualcosa.
La consapevolezza serve a questo:
non a giudicarti,
ma ad accorgerti.
Accorgerti che qualcosa sta chiedendo attenzione.
Accorgerti prima che il corpo o la mente debbano alzare la voce.
Non è un allarme da ignorare.
È un invito ad ascoltare.
Chiedere supporto non significa arrivare al limite.
Significa fermarsi in tempo.
E il momento giusto, spesso,
è quando inizi a riconoscerti in queste righe.

Psicoterapia vs MBSR (e come si integrano)Psicoterapia e MBSR non sono alternative. Rispondono a bisogni diversi, che sp...
20/02/2026

Psicoterapia vs MBSR (e come si integrano)

Psicoterapia e MBSR non sono alternative.
Rispondono a bisogni diversi, che spesso convivono nella stessa persona.
La psicoterapia lavora sulla psicopatologia e sulla sofferenza clinica:
ansia strutturata, depressione, traumi, disturbi dell’umore, difficoltà relazionali profonde.
È uno spazio di cura, diagnosi e trattamento.
Si entra nella storia, nei sintomi, nei meccanismi che fanno stare male.
Il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) nasce invece per lo stress,
le difficoltà esistenziali, la pressione quotidiana,
la sensazione di vivere sempre in allerta o in disconnessione da sé.
Non cura un disturbo.
Allena una competenza: la consapevolezza.
Attraverso la pratica, impari a:
– riconoscere cosa accade nel corpo e nella mente
– rispondere allo stress invece di subirlo
– creare spazio tra stimolo e reazione
Per questo i due percorsi si integrano bene.
La psicoterapia lavora sul perché stai male.
La mindfulness lavora sul come stai con ciò che vivi.
Insieme:
– la terapia dà senso e contenimento
– la mindfulness stabilizza, regola, radica nel presente
Non tutto è da “risolvere”.
Molto è da imparare ad abitare.
Capire quale percorso serve — o come combinarli —
è già un atto di consapevolezza.

Il ciclo dell’impulsività (trigger → azione)L’impulsività non nasce dal nulla. Segue quasi sempre lo stesso schema.Trigg...
16/02/2026

Il ciclo dell’impulsività (trigger → azione)

L’impulsività non nasce dal nulla.
Segue quasi sempre lo stesso schema.

Trigger.
Qualcosa ti attiva:
una parola, uno sguardo, una situazione già vissuta mille volte.

Attivazione interna.
Il corpo reagisce prima della mente:
tensione, battito che sale, respiro corto.
Qui l’automatismo si accende.

Pensiero rapido.
“Non è giusto.”
“Devo rispondere.”
“Non posso lasciar correre.”

Azione.
Parli, scrivi, agisci.
E solo dopo ti chiedi: perché ho reagito così?
Il punto non è fermare l’azione.
È intervenire prima.

Ecco dove puoi farlo:
👉 Tra trigger e attivazione
Notare: ok, qualcosa mi ha attivato.
Solo accorgersene rallenta il ciclo.
👉 Durante l’attivazione
Un gesto semplice:
– espirazione più lunga
– spalle che scendono
– piedi a terra
Il corpo riceve un segnale di sicurezza.
👉 Sul pensiero
Non seguirlo.
Etichettalo: “pensiero”, “difesa”, “urgenza”.
Qui nasce lo spazio.
Piccolo, ma sufficiente per scegliere.
L’impulsività non è un difetto.
È un sistema che ha imparato a proteggerti in fretta.
La consapevolezza non lo elimina.
Ti dà più punti di accesso per guidarlo.
E quando sai dove intervenire,
non devi più “resistere”.
Puoi semplicemente scegliere.

Cos’è l’MBSR e cosa puoi aspettartiL’MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) è un percorso strutturato per imparare a ...
13/02/2026

Cos’è l’MBSR e cosa puoi aspettarti
L’MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) è un percorso strutturato
per imparare a gestire stress, reattività e sovraccarico mentale
attraverso la pratica della consapevolezza.
Non è rilassamento.
Non è terapia.
È un allenamento pratico per stare meglio con ciò che vivi ogni giorno.
Per chi è
– se vivi spesso in tensione o in “modalità allerta”
– se senti la mente sempre accesa
– se fai fatica a fermarti, recuperare, ascoltarti
– se vuoi strumenti concreti, non solo teoria
Cosa si fa nel corso
– pratiche guidate di mindfulness (respiro, corpo, attenzione)
– esercizi per riconoscere stress e automatismi
– momenti di confronto e condivisione
– indicazioni chiare per portare la pratica nella vita quotidiana
Niente performance.
Niente giudizio.
Solo esperienza diretta.
Benefici concreti
– maggiore regolazione emotiva
– meno reattività, più scelta
– miglior rapporto con stress, pensieri e sensazioni corporee
– più presenza nelle relazioni e nel lavoro
Non cambia ciò che ti succede.
Cambia come lo attraversi.
Il prossimo percorso MBSR partirà a marzo.
Se senti che è il momento di prenderti spazio,
questo può essere un buon punto di partenza.
👉 Scrivici per informazioni e iscrizioni.

Lavoro faticoso: prima, durante, dopoNon è solo il lavoro a stancarti. È come lo attraversi.Quando entri già in apnea, r...
09/02/2026

Lavoro faticoso: prima, durante, dopo
Non è solo il lavoro a stancarti.
È come lo attraversi.
Quando entri già in apnea,
resti in tensione tutto il giorno
e poi “crolli” senza davvero recuperare,
lo stress non si scarica: si accumula.
Qui non servono rivoluzioni.
Servono micro-abitudini nei tre momenti chiave.
Prima di iniziare
Anche solo 60 secondi fanno la differenza.
Fermati. Respira. Chiediti: come sto entrando in questa giornata?
Non per cambiare lo stato, ma per riconoscerlo.
Entrare consapevolmente riduce l’attrito.
Durante il lavoro
Lo stress cresce quando non c’è mai pausa interna.
Ogni tanto:
– rilassa le spalle
– allunga l’espirazione
– nota: “sto stringendo”, “sto correndo”, “sono in tensione”
Non interrompi il lavoro.
Interrompi l’automatismo.
Dopo
Il recupero non è solo “staccare”.
È aiutare il sistema nervoso a uscire dalla modalità prestazione.
Prima di passare ad altro:
– fai un respiro più lento
– muovi il corpo
– riconosci che la fase è finita
Questo chiude il ciclo.
Gestire lo stress lavorativo non significa fare meno.
Significa ritrovare spazio dentro ciò che fai.
E quando il sistema recupera davvero,
anche la fatica pesa meno.

Tristezza vs depressione: segnali e confiniLa tristezza fa parte dell’esperienza umana. Arriva, resta un po’, poi cambia...
06/02/2026

Tristezza vs depressione: segnali e confini
La tristezza fa parte dell’esperienza umana.
Arriva, resta un po’, poi cambia forma o se ne va.
La depressione è diversa.
Non è solo “sentirsi giù”.
La tristezza di solito ha un motivo riconoscibile:
una perdita, una delusione, un periodo difficile.
Anche se fa male, lascia spazio ad altro:
un momento di sollievo,
una risata,
un interesse che ogni tanto riaffiora.
La depressione, invece, è più pervasiva.
Non riguarda solo l’umore, ma il modo in cui vivi te stesso e il mondo.
Alcuni segnali da non ignorare:
senso di vuoto o appiattimento emotivo che dura nel tempo

perdita di interesse per cose che prima contavano

stanchezza profonda, anche senza fare nulla

difficoltà di concentrazione

pensieri di autosvalutazione o colpa costante

alterazioni importanti di sonno e appetito

Non serve avere “tutti i sintomi”.
Conta la durata, l’intensità e quanto interferiscono con la vita quotidiana.
Qui la consapevolezza è fondamentale.
Non per diagnosticare,
ma per accorgersi.
La mindfulness aiuta a riconoscere cosa stai vivendo,
a dare un nome all’esperienza
e a capire quando non è più qualcosa da gestire da soli.
Chiedere supporto non significa essere deboli.
Significa prendersi sul serio.
Quando la tristezza non passa,
quando senti di non avere più accesso alle tue risorse,
il passo più importante è parlarne con un professionista qualificato.
Non tutto si risolve “lavorando su di sé”.
A volte il lavoro più sano
è farsi accompagnare.

Ansia: allarme o abitudine del sistema nervoso?L’ansia non è sempre un segnale di pericolo reale. A volte è un allarme u...
02/02/2026

Ansia: allarme o abitudine del sistema nervoso?

L’ansia non è sempre un segnale di pericolo reale.
A volte è un allarme utile.
Altre volte è un’abitudine del sistema nervoso.
Il corpo impara in fretta.

Se per molto tempo vivi in tensione, fretta, controllo,
il sistema nervoso può restare in modalità allerta
anche quando non c’è più un’emergenza.
Così l’ansia arriva prima ancora che tu capisca perché:
battito accelerato,
respiro corto,
pensieri che anticipano scenari.
Non stai “esagerando”.
Il tuo sistema sta facendo ciò che ha imparato a fare.
Il primo passo non è calmarsi a forza.
È capire cosa sta succedendo.

👉 Questo è un allarme reale o un automatismo?

Già questa domanda introduce spazio.

Micro-strategia di regolazione (1 minuto):
– Appoggia i piedi a terra
– Allunga leggermente l’espirazione (inspiro 4, espiro 6)
– Nomina mentalmente ciò che senti: “ansia”, “attivazione”, “tensione”
Non per mandarla via.
Per dire al sistema nervoso: ti vedo.
La regolazione non è spegnere l’ansia.
È insegnare al corpo che può abbassare il volume.
Un piccolo gesto, ripetuto nel tempo,
può trasformare un allarme continuo
in un segnale più chiaro e gestibile.

Gli altri mi aiutano a capire meA volte non capisci cosa ti sta succedendo finché qualcun altro non lo dice ad alta voce...
30/01/2026

Gli altri mi aiutano a capire me

A volte non capisci cosa ti sta succedendo finché
qualcun altro non lo dice ad alta voce.
Ascolti un’esperienza che non è la tua…
eppure ti riguarda.
Una parola, un’immagine, una difficoltà raccontata da un’altra persona
fa scattare qualcosa dentro.
Come se improvvisamente si accendesse una luce.
Questo è l’effetto “specchio”.
Non stai prendendo l’esperienza dell’altro.
Stai riconoscendo la tua, riflessa.
Nel silenzio dell’ascolto, senza dover intervenire o spiegare,
ciò che senti prende forma.
Si chiarisce.
Ti accorgi che quello che vivevi come confusione
ha un nome.
Che ciò che pensavi fosse solo tuo
è umano.
Questo tipo di ascolto non distrae da te.
Ti riporta a te.
Perché a volte serve uno sguardo esterno
per rendere visibile ciò che dentro è ancora sfocato.
E quando lo riconosci,
non devi più forzare la comprensione.
Arriva da sola.

Il gruppo come acceleratore di consapevolezzaLa pratica individuale è importante. Ma il gruppo accelera.Quando pratichi ...
26/01/2026

Il gruppo come acceleratore di consapevolezza

La pratica individuale è importante.
Ma il gruppo accelera.
Quando pratichi da solo, tutto ciò che vivi può sembrarti “strano”,
sbagliato, o solo tuo.
Nel gruppo scopri che non lo è.
Ascoltare le esperienze degli altri normalizza.
Ti accorgi che distrazione, fatica, resistenze, emozioni intense
fanno parte del percorso, non sono un problema.
Il confronto non serve per paragonarsi.
Serve per rispecchiarsi.
Qualcuno mette parole a qualcosa che anche tu senti
ma non riuscivi a nominare.
E improvvisamente diventa più chiaro.
Il gruppo è anche sostegno.
Non perché ti dica cosa fare,
ma perché crea uno spazio sicuro in cui non devi dimostrare nulla.
In quel contesto, l’ascolto si approfondisce.
La pratica diventa più stabile.
L’apprendimento si sedimenta.
Non sei più solo nella tua esperienza.
E questo, paradossalmente, ti aiuta a conoscerti meglio.
Perché la consapevolezza cresce più velocemente
quando non deve difendersi.

personale

Perché un istruttore fa la differenzaLa mindfulness sembra semplice.Respiri, osservi, stai presente.Ed è proprio qui che...
23/01/2026

Perché un istruttore fa la differenza

La mindfulness sembra semplice.
Respiri, osservi, stai presente.
Ed è proprio qui che spesso nascono i fraintendimenti.
Da soli è facile pensare di “farla bene”
o, al contrario, di sbagliare tutto.
Di usare la pratica per controllarsi, calmarsi a forza, evitare ciò che dà fastidio.
Un istruttore serve a questo: orientare.
Ti aiuta a capire cosa stai davvero osservando.
A distinguere tra presenza e sforzo.
Tra consapevolezza e giudizio mascherato.
Il metodo conta.
Non per rendere la pratica rigida,
ma per darle una direzione chiara.
Il feedback fa la differenza.
Perché ciò che vivi dentro è reale,
ma il modo in cui lo interpreti può confonderti.
Un istruttore rimette le cose al loro posto:
normalizza le difficoltà,
chiarisce i passaggi,
evita che tu ti perda in interpretazioni inutili.
Così la pratica smette di essere un tentativo solitario
e diventa un processo di comprensione profonda di te stesso.
Non perché qualcuno ti dica cosa sentire.
Ma perché ti aiuta a capire ciò che già senti.
Ed è lì che la mindfulness diventa davvero trasformativa.

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