Vincenzo Morrone psicologo psicoterapeuta

Vincenzo Morrone psicologo psicoterapeuta Psicoterapeuta Cognitivo comportamentale, EMDR, realtà virtuale VR

online e a Roma:

traumi infantili, ansia, amori tossici.

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La rabbia verso la madre è una delle emozioni che molte/i  figlie/i  fanno più fatica ad ammettere.Perché arriva quasi s...
23/04/2026

La rabbia verso la madre è una delle emozioni che molte/i figlie/i fanno più fatica ad ammettere.
Perché arriva quasi sempre insieme alla colpa.
Ti arrabbi e subito pensi
non dovrei
ha fatto quello che poteva
mi sento una/in pessima/o figlia/o
Ma la verità è che a volte la rabbia non nasce perché ami poco.
Nasce perché hai sentito tanto.
Perché qualcosa ti è mancato.
Perché qualcosa ti ha ferito.
Perché dentro c’è ancora una/un bambina/o che non è stata/o capita/o, contenuta/o, vista/o come avrebbe avuto bisogno.
Il trauma generazionale qui è profondo.
Molte/i donne/uomini crescono senza uno spazio sicuro per arrabbiarsi con la madre.
Perché la rabbia viene letta come ingratitudine.
Come cattiveria.
Come eccesso.
E allora imparano a trattenerla.
A girarla contro se stesse/i.
A trasformarla in colpa, tristezza, vergogna.
Il lavoro di guarigione allora è anche questo.
Permettere a quella rabbia di esistere senza usarla per distruggerti.
Ascoltarla.
Capire cosa protegge.
Capire quale dolore sta finalmente provando a darsi un nome.
Se ti sei riconosciuta/o, metti un ❤️ e salva il carosello.
Rileggilo quando sentirai di nuovo quella rabbia salire e subito dopo la colpa cercare di spegnerla.
Per ricordarti che sentire rabbia non ti rende una/un figlia/o cattiva/o.
Ti rende una/un figlia/o che sta finalmente smettendo di lasciare sola la parte di sé che ha sofferto davvero.

Se ti risuona, scrivi nei commenti
mi sento in colpa per la rabbia che provo
Lo leggerà qualcuno che si sente uguale.
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Ci sono madri che amano tanto.Eppure non riescono a dare pace.Non perché non vogliano.Perché dentro hanno ancora fame an...
22/04/2026

Ci sono madri che amano tanto.
Eppure non riescono a dare pace.
Non perché non vogliano.
Perché dentro hanno ancora fame anche loro.
Fame di ascolto.
Di tenerezza.
Di qualcuno che un giorno le abbia tenute davvero mentre cadevano.
E quando una donna non ha ricevuto questo, spesso prova a fare la madre con quello che ha.
Con quello che sa.
Con quello che è riuscita a salvare.
Il problema è che a volte non basta.
E allora una figlia o un figlio crescono in una casa dove c’è amore, sì.
Ma anche silenzi.
Critiche.
Rigidità.
Distanza.
Colpa.
Bisogni che restano a metà.
La parte più difficile di questa ferita è proprio questa.
Accettare che tua madre possa averti amato e ferito insieme.
Che tu possa volerle bene e sentire comunque che ti è mancato qualcosa di enorme.
Il lavoro sul trauma generazionale non è accusare.
Non è giustificare tutto.
È vedere.
Vedere che tua madre ha dato quello che poteva.
E vedere anche che quel poco, per te, a volte non è stato abbastanza.
Se ti sei riconosciuta/o, metti un ❤️ e salva il carosello.
Rileggilo quando ti sentirai in colpa per il solo fatto di ammettere che dentro di te c’è ancora una bambina o un bambino che avrebbe avuto bisogno di una madre più presente, più morbida, più capace di restare.
Perché riconoscere una ferita non significa amare meno.
Significa smettere finalmente di lasciarla senza nome.
Se ti risuona, scrivi nei commenti
mia madre mi ha amata/o, ma mi è mancato qualcosa
Lo leggerà qualcuno che si sente uguale.
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Parlare di educazione sessuo affettiva non vuol dire anticipare.Vuol dire accompagnare.Vuol dire non lasciare i ragazzi ...
21/04/2026

Parlare di educazione sessuo affettiva non vuol dire anticipare.
Vuol dire accompagnare.
Vuol dire non lasciare i ragazzi da soli davanti a cose enormi.
Il corpo.
Il desiderio.
La vergogna.
Il consenso.
La pressione.
La paura di dire no.
Il bisogno di sentirsi scelti.
Molti giovani oggi crescono con mille immagini.
Mille stimoli.
Mille messaggi.
Ma pochissimi strumenti emotivi veri.
Sanno cos’è il sesso.
Ma non sempre sanno cos’è il rispetto.
Sanno cosa vuol dire piacere.
Ma non cosa vuol dire sentirsi al sicuro.
Sanno cosa vuol dire essere desiderati.
Ma non sempre sanno riconoscere quando quel desiderio diventa pressione, possesso o violenza.
L’educazione sessuo affettiva serve a questo.
A dare parole.
A dare confini.
A dare dignità.
A insegnare che il consenso non è un dettaglio.
Che il corpo non si deve mai conquistare.
Che amare non è controllare.
Che un no non va spiegato.
Va rispettato.
Se vuoi proteggere davvero i ragazzi,
non basta dirgli cosa evitare.
Devi insegnargli cosa meritano.
Se questo tema ti sta a cuore, metti un ❤️ e salva il post.
E condividilo.
Perché ci sono cose che andrebbero insegnate prima che facciano male.




Trauma generazionale parte 2.Ci sono dolori che non iniziano da te.Ti arrivano addosso già in cammino.Da una nonna che h...
20/04/2026

Trauma generazionale parte 2.
Ci sono dolori che non iniziano da te.
Ti arrivano addosso già in cammino.
Da una nonna che ha imparato a tacere.
Da una madre che ha imparato a resistere.
Da una figlia che si ritrova a sentire tutto senza sapere subito da dove arriva.
Il trauma generazionale è anche questo.
Un dolore che cambia lingua, ma resta nella famiglia.
Passa nei silenzi.
Nelle paure.
Nelle frasi ripetute.
Nei corpi sempre tesi.
Nell’incapacità di chiedere.
Di fidarsi.
Di ricevere amore senza allarme.
A volte tua madre ti ha fatto male non perché non ti amava.
Ma perché nessuno ha insegnato a lei come si ama senza ferire.
E prima ancora, forse, non lo hanno insegnato a sua madre.
Questo non cancella il dolore.
Ma lo rende più chiaro.
Il lavoro sul trauma qui è profondo.
Non è accusare.
Non è negare.
È vedere.
Riconoscere che qualcosa è arrivato fino a te.
E scegliere di non passarlo avanti uguale.
Essere quella che interrompe la catena è durissimo.
Perché spesso sei la prima che si ferma.
La prima che sente.
La prima che nomina.
La prima che non vuole più chiamare normale quello che ha fatto male a tutte.
Se ti sei riconosciuta, metti un ❤️ e salva questo carosello.
Rileggilo quando sentirai il peso di essere quella che vede troppo.
Forse non stai vedendo troppo.
Forse stai solo vedendo finalmente quello che per generazioni nessuno ha potuto guardare davvero.

Se ti succede, scrivi nei commenti
sto provando a interrompere qualcosa che viene da lontano
Lo leggerà qualcuno che si sente uguale.
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Ci sono figlie/i che non hanno fatto solo le/i figlie/i.Hanno fatto le madri della propria madre.L’hanno ascoltata.Conso...
19/04/2026

Ci sono figlie/i che non hanno fatto solo le/i figlie/i.
Hanno fatto le madri della propria madre.
L’hanno ascoltata.
Consolata.
Capita.
Tenuta insieme.
Hanno imparato a sentire il suo umore prima ancora del proprio.
A fare spazio al suo dolore.
A ridursi pur di non farla crollare.
Se ti riconosci in questo, non eri matura/o per la tua età.
Eri troppo sola/o per la tua età.
Perché una/un figlia/o non dovrebbe sentirsi responsabile della stabilità emotiva di sua madre.
Non dovrebbe doverla salvare.
Non dovrebbe crescere con l’idea che amare significhi caricarsi il peso dell’altro e sparire un po’ da se stessa/o.
Il trauma generazionale qui è potente.
Una madre che non è stata contenuta.
Una/un figlia/o che diventa il contenitore.
Una catena che continua finché qualcuna non si ferma e dice
no, questo peso non può passare ancora.
Il lavoro di guarigione allora è anche questo.
Smettere di sentirti cattiva/o se metti distanza.
Smettere di sentirti egoista se non riesci più a reggere tutto.
Capire che puoi volerle bene senza diventare la sua salvezza.
Se ti sei riconosciuta/o, metti un ❤️ e salva il carosello.
Rileggilo quando sentirai di nuovo quella colpa salire solo perché stai provando a non fare più da madre a chi avrebbe dovuto fare la madre a te.
Perché scegliere di non portare più quel peso non è abbandono.
È interrompere una catena che ti ha chiesto troppo.
Se ti risuona, scrivi nei commenti
ho fatto la/il grande troppo presto
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Il bisogno di essere vista/o non è vanità.È ferita.Perché quando da piccola/o non ti sei sentita/o raggiunta/o davvero, ...
17/04/2026

Il bisogno di essere vista/o non è vanità.
È ferita.

Perché quando da piccola/o non ti sei sentita/o raggiunta/o davvero, quando c’erano persone attorno ma non c’era uno sguardo capace di fermarsi su quello che provavi, cresce dentro una fame silenziosa.
La fame di essere notata/o.
Capita/o.
Tenuto a mente.
Riconosciuta/o.

E allora da grande certe cose ti toccano più del dovuto.
Qualcuno che si ricorda un dettaglio di te.
Qualcuno che ti ascolta bene.
Qualcuno che ti guarda come se ti vedesse davvero.
Ti si accende dentro qualcosa di enorme.

Non perché sei esagerata/o.
Perché stai toccando un bisogno antico.

Il problema è che a volte, pur di sentirti vista/o, ti leghi a chi ti illumina un giorno e ti lascia al buio quello dopo.
Perché quel poco, per una parte di te, sembra già tantissimo.

Il lavoro sul trauma qui è delicato.
Non si tratta di convincerti che non hai bisogno di essere vista/o.
Si tratta di smettere di cercare quello sguardo nei posti che ti rendono invisibile appena smetti di rincorrere.
Di ricordarti che il tuo valore non nasce solo da chi si accorge di te.
Ma anche da come inizi tu a non voltarti più dall’altra parte quando si tratta di te stessa/o.

Se ti sei riconosciuta metti un ❤️e salva il carosello.
Rileggilo quando sentirai di nuovo quel dolore strano, enorme, per una distrazione che agli altri sembrerà piccola.
Perché forse non stai reagendo solo a oggi.
Forse stai toccando tutte le volte in cui avresti avuto bisogno di essere vista/o e nessuno si è fermato davvero.

Se ti succede, scrivi nei commenti
vorrei solo essere vista/o davvero

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Questa frase la sento spesso, detta piano.“Ho paura che mi giudichi.”“Ho paura che se ti dico una cosa su di te, mi lasc...
16/04/2026

Questa frase la sento spesso, detta piano.
“Ho paura che mi giudichi.”
“Ho paura che se ti dico una cosa su di te, mi lasci.”
Non è fragilità.
È memoria.
È il tuo sistema che protegge un legame importante.
Ma in terapia c’è un posto dove puoi imparare questo.
Puoi dire la verità e restare in relazione.
Scrivimi nei commenti una cosa.
Qual è la frase che fai fatica a dire al tuo terapeuta.
Anche solo una parola.
Metti un ❤️ se è capitato anche a te.

Ci sino persone che non si allontanano perché stanno bene.Restano perché sentono troppo.Troppo desiderio.Troppa chimica....
15/04/2026

Ci sino persone che non si allontanano perché stanno bene.
Restano perché sentono troppo.
Troppo desiderio.
Troppa chimica.
Troppo aggancio.
Troppa paura di perdere quella sensazione fortissima che certe persone sanno accendere.
E allora succede una cosa dolorosa.
Inizi a perdonare quello che non dovresti perdonare.
A giustificare ciò che ti ferisce.
A chiamare carattere quello che è mancanza di rispetto.
A chiamare attrazione quello che ti lascia addosso ansia, confusione e briciole.
Se ti è successo, non sei superficiale.
Non sei debole.
Perché quando cresci in legami instabili, il tuo corpo impara a riconoscere come familiare proprio ciò che alterna piacere e dolore.
Quello che ti prende tantissimo.
Quello che ti lascia sempre un po’ senza aria.
Quello che ti fa sentire viva/o e a pezzi nello stesso tempo.
Il problema è che il corpo dice torno.
Ma la tua dignità, piano, si spegne.
Il lavoro sul trauma qui è fortissimo.
Non è smettere di provare attrazione.
È smettere di usare l’attrazione per giustificare il male.
È capire che puoi volerlo tantissimo e scegliere comunque di non restare dove vieni ferita.
È ricordarti che il brivido non vale più di te.
Se ti sei riconosciuta/o, metti un ❤️ e salva questo carosello.
Rileggilo quando sentirai di nuovo la tentazione di chiamare chimica qualcosa che ti sta facendo a pezzi.
Perché sentirlo tantissimo non vuol dire che ti stia amando bene.
A volte vuol dire solo che sta toccando una ferita che conosce la fame, non la pace.
Se ti succede, scrivi nei commenti
confondo il brivido con l’amore
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Ci sono storie che ti confondono più delle altre.Perché lui/lei  ti tratta bene.Ti rispetta.Ti ascolta.Ti fa sentire al ...
14/04/2026

Ci sono storie che ti confondono più delle altre.
Perché lui/lei ti tratta bene.
Ti rispetta.
Ti ascolta.
Ti fa sentire al sicuro.
Eppure il sesso non ti prende.
L’attrazione cala.
Il corpo non si accende come pensavi.
E allora inizi a sentirti sbagliata/o.
La verità è che a volte il trauma entra anche qui.
Se hai conosciuto legami intensi, instabili, ambigui, il tuo sistema può aver imparato a riconoscere come desiderio ciò che in realtà era allarme.
Ciò che ti travolgeva.
Ciò che ti teneva sulle spine.
Ciò che ti faceva sentire fame, non pace.
Per questo una persona sana può sembrarti dolce ma non travolgente.
Può farti bene senza accendere subito il corpo nel modo a cui eri abituata/o.
E questo confonde tantissimo.
Ma qui serve onestà.
Non colpa.
A volte il desiderio ha bisogno di tempo e sicurezza per nascere davvero.
Altre volte, invece, stai bene con una persona ma non la desideri abbastanza.
E riconoscerlo non ti rende fredda/o o cattiva/o.
Il lavoro qui non è forzarti a sentire.
È ascoltare.
Capire se il tuo corpo è ancora in difesa.
Capire se hai bisogno di lentezza.
Capire anche se, semplicemente, non c’è quella forma di attrazione.
Se ti sei riconosciuta/o, salva il carosello e metti un ❤️.
Rileggilo quando ti sentirai sbagliata/o solo perché una persona ti tratta bene ma non riesce ad accendere in te quello che speravi.
A volte non sei rotta/o.
Stai solo cercando di distinguere tra pace, paura, desiderio e verità.

Se ti è successo, scrivi nei commenti
mi tratta bene ma non riesco a sentire abbastanza

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A volte non ti prendi solo una cotta.Ti si accende una ferita.Per questo certe crush sembrano così grandi.Così forti.Cos...
13/04/2026

A volte non ti prendi solo una cotta.
Ti si accende una ferita.
Per questo certe crush sembrano così grandi.
Così forti.
Così totalizzanti.
Perché non stai reagendo solo a una persona.
Stai reagendo a come quella persona ti fa sentire.
Vista/o.
Scelta/o.
Pensata/o.
Importante.
Se dentro hai fame di attenzione, presenza, tenerezza o conferme, basta poco per far partire tutto.
Un messaggio fatto bene.
Una presenza costante.
Uno sguardo che ti fa sentire speciale.
E la crush diventa molto più di una cotta.
Diventa speranza.
Il problema è che poi soffri tantissimo anche quando da fuori sembra che non sia successo quasi niente.
Perché dentro non si muove solo il presente.
Si muovono vecchie mancanze.
Vecchie attese.
Vecchie ferite.
Il lavoro qui non è dirti di non provare.
È capire cosa ti si accende.
È distinguere la persona reale dalla fantasia di riparazione che il tuo cuore costruisce.
È imparare a rallentare, senza vergognarti di quanto senti.
Se ti sei riconosciuta/o, salva il carosello e metti un ❤️.
Rileggilo quando sentirai di nuovo quella botta fortissima che chiami crush.
Magari non sei troppo.
Magari hai solo una parte di te che si emoziona in fretta perché ha aspettato tanto di sentirsi vista.

Se ti succede, scrivi nei commenti
vado subito in crush

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Ci sono giorni in cui non hai bisogno di spiegarti.Hai bisogno di essere stretta/o.Non per romanticizzare tutto.Non per ...
12/04/2026

Ci sono giorni in cui non hai bisogno di spiegarti.
Hai bisogno di essere stretta/o.
Non per romanticizzare tutto.
Non per dipendenza.
Ma perché il corpo, a volte, sa prima della testa quello che manca.
E se ti è mancata tenerezza vera, presenza calma, contatto sicuro, allora un abbraccio può diventare molto più di un gesto.
Può diventare tregua.
Per questo certe persone hanno fame di abbracci in modo quasi doloroso.
Perché non stanno cercando solo contatto.
Stanno cercando un posto dove smettere di difendersi.
Se ti vergogni di questa fame, se ti dici che sei troppo, che chiedi troppo, che dovresti bastarti da sola/o, fermati un attimo.
Forse non sei troppo.
Forse sei stata/o poco tenuta/o.
Poco accolta/o.
Poco consolata/o.
Il lavoro sul trauma qui è delicato.
Non si tratta di reprimere quel bisogno.
Si tratta di ascoltarlo senza giudicarlo.
Di capire cosa sta chiedendo davvero il tuo corpo quando sogna un abbraccio.
Perché a volte non sta chiedendo una persona.
Sta chiedendo pace.
Se ti sei riconosciuta/o , metti un ❤️ e salva questo carosello.
Rileggilo le sere in cui sentirai di nuovo quella voglia enorme di essere stretta/o senza dover dire niente.
Per ricordarti che non sei debole se desideri tenerezza.
Sei umana/o.
E hai diritto a un contatto che non ti faccia sentire sbagliata/o per quanto ne hai bisogno.
Se ti succede, scrivi nei commenti
ho fame di abbracci
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Il giudizio degli altri pesa di più quando non colpisce solo il presente.Quando riattiva il passato.Se ti blocchi prima ...
10/04/2026

Il giudizio degli altri pesa di più quando non colpisce solo il presente.
Quando riattiva il passato.

Se ti blocchi prima di parlare.
Se ti cambi tre volte prima di uscire.
Se non pubblichi una foto.
Se rimandi una scelta.
Se pensi troppo a come verrai vista/o.
Non è sempre solo insicurezza.

È essere cresciuti con occhi addosso.
Con critiche.
Con confronti.
Con battute che sembravano piccole ma ti sono rimaste dentro.
Con quella sensazione costante di poter sbagliare semplicemente essendo te stessa/o.

Il corpo lo ricorda.
E allora oggi basta poco.
Una faccia.
Un tono.
Un commento immaginato.
E ti restringi.
Ti correggi.
Ti fai più piccola/o.

Il lavoro qui non è diventare immune al giudizio.
È smettere di lasciare che il giudizio abbia sempre l’ultima parola.
È riprenderti spazio.
Voce.
Scelte.
Presenza.
Anche con un po’ di tremore addosso.

Se ti sei riconosciuta/o metti un ❤️ e salva il carosello.
Rileggilo la prossima volta che sentirai di nuovo quella voce dentro:
“non farlo, ti giudicheranno”.
Per ricordarti che forse il vero problema non è ciò che penseranno gli altri.
È quante volte, per paura, hai smesso di scegliere te.

Se ti succede, scrivi nei commenti
il giudizio mi blocca

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