Stop al reflusso - Metodo Trabucco

Stop al reflusso - Metodo Trabucco Specializzata nella cura del reflusso gastroesofageo, dell'ernia iatale, delle aritmie da reflusso, intestino irritabile

Specialista in riabilitazione posturale fasciale e viscerale
Fondatrice di "Stop al reflusso con il metodo Trabucco” per il trattamento meccanico integrato conservativo della malattia da reflusso Gastrico, delle ernie iatali e delle aritmie cardiache. Docente nell’ambito del Master di II Livello in “Psico-Neuro-Endocrino-immunologia della Nutrizione” presso L'Università Europea di Roma. t: (+39) 349 1368337
e: centrotrabucco@gmail.com
w: www.centrotrabucco.com

Ernia iatale piccola ma sintomi forti: perché continua a stare male?Molte persone si sentono dire che l’ernia iatale è p...
23/04/2026

Ernia iatale piccola ma sintomi forti: perché continua a stare male?

Molte persone si sentono dire che l’ernia iatale è piccola.Eppure continuano a stare male.

Ed è proprio qui che nasce la frustrazione:se è piccola, perché i sintomi continuano?

Perché non conta solo la dimensione dell’ernia.Conta anche come funziona il punto in cui esofago e stomaco attraversano il diaframma.

L’ernia iatale è un problema meccanico (muscolare e di pressione interna), perché in quest’area entrano in gioco fattori muscolari e di pressione: rigidità, postura, gonfiore addominale e aumento della pressione interna alterano il normale funzionamento e mantengono il disturbo.

Ecco perché una persona può avere un’ernia definita “piccola” e continuare comunque ad avere:
reflusso

Tachicardia

peso dopo i pasti

fastidio o nodo in gola

pressione sotto lo sterno

sintomi che vanno e vengono ma non passano davvero

Il punto, quindi, non è solo quanto è grande l’ernia.Il punto è capire che cosa continua a mantenere attivo il problema.

Nella mia esperienza, con il giusto trattamento in studio e con il lavoro da proseguire a casa seguendo il percorso indicato, le persone riescono a ottenere miglioramenti importanti.

Se soffre di ernia iatale e desidera informazioni su questo percorso, ci chiami.

Clicca e leggi e risolvi...
22/04/2026

Clicca e leggi e risolvi...

Molte persone che ricevono una diagnosi di ernia iatale si fanno subito alcune domande molto precise: L’ernia iatale può rientrare?Esistono rimedi per migliorare o guarire dall’ernia iatale? Per capire davvero cosa succede è utile prima comprendere alcune semplici nozioni di anatomia. Quando m...

Ernia iatale: si può migliorare senza intervento?Molte persone, appena ricevono questa diagnosi, pensano subito alla chi...
20/04/2026

Ernia iatale: si può migliorare senza intervento?

Molte persone, appena ricevono questa diagnosi, pensano subito alla chirurgia.
In realtà, anche le fonti cliniche più autorevoli confermano che la chirurgia non è sempre il primo passo. (Mayo Clinic)

L’ernia iatale è un problema meccanico, perché riguarda il punto in cui esofago e stomaco attraversano il diaframma.

Qui entrano in gioco fattori muscolari e di pressione: rigidità, postura, gonfiore addominale e aumento della pressione interna alterano il normale funzionamento, per cui è fondamentale intervenire con un trattamento meccanico specifico.
L’aumento della pressione addominale è riconosciuto tra i fattori associati all’ernia iatale e al peggioramento del reflusso.

Nella mia esperienza, con il giusto trattamento in studio e con il lavoro da proseguire a casa seguendo il percorso indicato, molte persone riescono a ottenere miglioramenti importanti con tanto di testimonianze sul mio sito centro Trabucco.

Se soffre di ernia iatale e desidera informazioni su questo percorso, ci chiami al 3491368337

Ai miei pazientie a tutti coloro che un giorno decideranno di diventarlo. 🤍
19/04/2026

Ai miei pazienti
e a tutti coloro che un giorno decideranno di diventarlo. 🤍

EMICRANIA E REFLUSSO: DUE DISTURBI DIVERSI, MA SPESSO PIÙ COLLEGATI DI QUANTO SI PENSIEmicrania e disturbi gastrointesti...
16/04/2026

EMICRANIA E REFLUSSO: DUE DISTURBI DIVERSI, MA SPESSO PIÙ COLLEGATI DI QUANTO SI PENSI

Emicrania e disturbi gastrointestinali non sono sempre problemi separati.
Spesso sono collegati, perché stomaco, intestino e sistema nervoso comunicano continuamente. Quando questo equilibrio si altera, il mal di testa può comparire, peggiorare o continuare a ripresentarsi insieme ai sintomi digestivi.

Per questo, quando una persona soffre di reflusso, bruciore, nausea, gonfiore o peso sullo stomaco e allo stesso tempo di emicrania, non bisogna fermarsi al singolo sintomo.

Il problema è che molto spesso si cerca solo di calmare il dolore o spegnere il bruciore.
Ma se non si agisce sulla causa, il problema non si risolve davvero.

Ed è proprio qui che cambia l’approccio del mio percorso:
non coprire il sintomo, ma capire che cosa continua ad alimentarlo e lavorare in modo mirato sulla causa.

Perché quando si interviene bene sulla causa, non si continua più a rincorrere il disturbo ogni volta che torna, ma si inizia finalmente ad affrontarlo nel modo giusto.

Se soffri di emicrania associata a reflusso o ad altri disturbi gastrointestinali, chiama per ricevere informazioni sul percorso.
A volte il passo più importante non è aggiungere altro, ma capire finalmente da dove parte il problema.

Gli IPP non dovrebbero essere proseguiti automaticamente nel tempoNon lo dico io: lo ricorda anche AIFA ai prescrittori....
13/04/2026

Gli IPP non dovrebbero essere proseguiti automaticamente nel tempo

Non lo dico io: lo ricorda anche AIFA ai prescrittori.
Nel reflusso, gli IPP (inibitori di p***a protonica) non dovrebbero essere portati avanti automaticamente per mesi o anni senza una rivalutazione.

Perché?
Perché possono ridurre il bruciore, ma non correggono il problema che favorisce la risalita del contenuto gastrico.

E c’è un altro aspetto importante.
Quando gli IPP vengono protratti oltre il necessario, in alcuni pazienti possono comparire aria, gonfiore, digestione più difficile e alterazioni dell’equilibrio intestinale. E se aumentano gonfiore e pressione addominale, il reflusso può essere mantenuto o favorito indirettamente.

Per questo il vero obiettivo non dovrebbe essere “prendere qualcosa per spegnere il sintomo”, ma capire perché quel sintomo continua a tornare.

È esattamente questo il senso del mio percorso integrato Metodo Trabucco:
un lavoro mirato sulla componente meccanico-funzionale (muscolare), sulla componente nutrizionale e sulla componente emotiva, che in molti casi rappresenta il fattore iniziale o uno degli elementi che mantengono il problema nel tempo.

Perché se non si agisce sulla causa, spesso il problema si trascina e il paziente continua a soffrire inutilmente.
Quando invece si lavora in modo corretto sui fattori che mantengono il reflusso, il paziente può arrivare a confrontarsi con il medico non perché sta peggio, ma per valutare se la terapia può essere finalmente rivalutata.

Questo è il punto centrale:
non dipendere per anni da un farmaco che controlla l’acidità, ma costruire un percorso che riporti il corpo nella condizione di funzionare meglio.

Ne parlo nel dettaglio nel mio libro: Stop al Reflusso con il Metodo Trabucco
Se vuoi compralo qui: https://amzn.to/45NxjfC

SOS ansia e tachicardia da reflussoCosa fare subito quando arriva il piccoSe il cardiologo ti ha già detto che, nel tuo ...
09/04/2026

SOS ansia e tachicardia da reflusso
Cosa fare subito quando arriva il picco

Se il cardiologo ti ha già detto che, nel tuo caso, si tratta di tachicardia benigna, prova queste tecniche una alla volta.

Se dopo 2-3 minuti una tecnica non ti aiuta, passa alla successiva.
Continua con quella che ti dà più sollievo.

1. Siediti oppure mettiti semi-sdraiata con 2 cuscini dietro la schiena
Tieni testa e petto un po’ sollevati.
Non stare completamente sdraiata.

In questa posizione, respira così:
Prendi aria dal naso per 4 secondi, contando mentalmente:
1… 2… 3… 4

Poi fai uscire lentamente l’aria dalla bocca per 6 secondi, soffiando piano, contando mentalmente:
1… 2… 3… 4… 5… 6

Se senti che ti manca l’aria, fai più semplice:
4 secondi per prendere aria dal naso
4 secondi per farla uscire dalla bocca, soffiando piano

Perché può aiutare:
un respiro lento e non forzato può aiutare il corpo a ridurre lo stato di allarme.

2. Metti qualcosa di fresco sul viso
Usa acqua fresca oppure un panno fresco.
Mettilo su fronte, occhi chiusi e guance per qualche secondo.

Perché può aiutare:
il fresco sul viso può attivare un riflesso del sistema nervoso che, in alcune persone, aiuta il corpo a calmarsi un po’ e a ridurre lo stato di allerta.

3. Bevi qualche piccolo sorso di acqua tiepida
Bevila lentamente, senza mandarla giù tutta insieme.

Perché può aiutare:
può dare sollievo se senti tensione nello stomaco o qualcosa che sale.

4. Se ti aiuta, cammina lentamente anche in casa
Puoi farlo nella stanza oppure nel corridoio, per qualche minuto.

Perché può aiutare:
se senti che muoverti piano ti aiuta a scaricare l’ansia e a non pensare subito al peggio, allora fallo.
Se invece ti agita di più, non farlo.

Quando il picco passa, non basta calmare il momento ma risolvere ciò che lo innesca.

Le cause su cui intervengo sono muscolari, emotive e alimentari.

Muscolari, perché tensioni e rigidità alterano la funzione dell’apparato digerente e favoriscono il reflusso.

Emotive, quando ansia, paura e stress tengono il sistema nervoso autonomo in uno stato di allerta.

Alimentari, quando alcune abitudini favoriscono il reflusso e mantengono il circolo dei sintomi.

Perché se non si agisce sulle cause in modo mirato, il problema tende a tornare sempre.

# respira

Chi controlla il tono di chiusura del LES? E perché, se non chiude bene, il problema si può risolvere?LES e cardias non ...
06/04/2026

Chi controlla il tono di chiusura del LES? E perché, se non chiude bene, il problema si può risolvere?

LES e cardias non sono la stessa cosa.
Il cardias è la zona in cui esofago e stomaco si incontrano.
Il LES, invece, è la chiusura muscolare che aiuta a tenere chiuso quel passaggio e a impedire la risalita del contenuto gastrico.

Per questo, quando si parla di tono di chiusura, il termine più corretto è LES.

Molti potrebbero chiedere: allora perché nella gastroscopia spesso è scritto cardias?
Perché la gastroscopia descrive soprattutto ciò che il medico vede dal punto di vista anatomico.
Quando invece si parla di funzione di chiusura, il termine più corretto è LES.

Ora spieghiamo perché, anche se il LES non chiude bene, il problema si può risolvere.

Il tono di chiusura del LES non dipende da un solo fattore.
Dipende da una regolazione neuromuscolare e dal buon funzionamento della barriera antireflusso, di cui fanno parte anche il diaframma e lo iato esofageo.

Come funziona questa relazione

L’esofago attraversa il diaframma tramite lo iato esofageo.
In questa zona, il diaframma contribuisce a rinforzare la chiusura antireflusso.

Quando questa meccanica lavora bene, la barriera antireflusso è più efficace.
Quando invece si altera, il reflusso può essere favorito.

Nel mio lavoro clinico osservo spesso che, quando sono presenti:
• rigidità della gabbia toracica
• tensione diaframmatica
• meteorismo e distensione addominale
• abitudini alimentari sfavorevoli
• tensione emotiva continua

il problema tende a mantenersi più facilmente.

Perché allora il problema si può risolvere?
Perché, se si riconoscono bene le cause che mantengono inefficiente la barriera antireflusso, si può intervenire in modo mirato per migliorare la situazione.

Perché i farmaci spesso non bastano da soli

I farmaci possono:
✔️ ridurre l’acidità gastrica
✔️ alleviare i sintomi
✔️ favorire la guarigione della mucosa

Ma correggono le componenti che possono mantenere il problema, come:
alterazioni della barriera antireflusso

rigidità della gabbia toracica o del diaframma

fattori alimentari che favoriscono aria e distensione
stato di allerta del sistema nervoso autonomo

Le cause su cui intervengo sono: muscolari, emotive e alimentari.

Muscolari, quando tensioni e rigidità alterano la funzione dell’apparato digerente e favoriscono il reflusso.

Emotive, quando ansia, paura e stress tengono il sistema nervoso autonomo in uno stato di allerta.

Alimentari, quando alcune abitudini favoriscono il reflusso e mantengono il circolo dei sintomi.

Se non si agisce sulle cause in modo mirato, il problema tende a tornare.

È importante affidarsi a chi tratta queste problematiche con metodo e continuità, ogni giorno.

Dott.ssa Imma Trabucco

05/04/2026
Oggi a pranzo ho scelto asparagi bianchi, un ortaggio primaverile considerato più pregiato per il suo gusto delicato e l...
04/04/2026

Oggi a pranzo ho scelto asparagi bianchi, un ortaggio primaverile considerato più pregiato per il suo gusto delicato e la sua stagionalità.

Con un filo di olio extravergine di oliva e le proteine del tacchino, diventano la base di un pranzo leggero, bilanciato e nutriente.

Io, in questo piatto, preferisco associare anche una piccola quota di mango, perché aggiunge freschezza e apporta acqua, fibra e composti antiossidanti.

E qui sfatiamo anche un mito: la frutta non deve essere mangiata per forza a stomaco vuoto.
Se ben tollerata, può essere inserita anche all’interno del pranzo.

La differenza la fanno soprattutto tolleranza individuale, quantità e scelta della frutta.

A volte un pasto sano non ha bisogno di essere complicato.
Bastano ingredienti semplici, scelti bene.

Ernia iatale e fiato corto: perché può succedereMolte persone con ernia iatale non avvertono solo bruciore o reflusso.A ...
01/04/2026

Ernia iatale e fiato corto: perché può succedere

Molte persone con ernia iatale non avvertono solo bruciore o reflusso.

A volte, soprattutto dopo i pasti, sentono anche:

• fiato corto
• peso al petto
• senso di costrizione

Perché può succedere?

Perché dopo mangiato lo stomaco si riempie e si distende.
Se è presente un’ernia iatale, questa situazione può aumentare il fastidio nella zona tra stomaco, diaframma e torace, e in alcune persone può comparire anche la sensazione di respirare peggio.

In più, l’ernia iatale può favorire maggiormente il reflusso e, quando il reflusso risale, può peggiorare anche questa sensazione di fiato corto.

Il punto, però, non è solo convivere con il sintomo.

Quando sai di avere un’ernia iatale, o sospetti di averla, è importante capire e risolvere le cause che la favoriscono e che continuano a mantenere anche i sintomi.

Il Metodo Trabucco è un percorso integrato che lavora proprio sulle cause che favoriscono l’ernia iatale.

Per questo, se oltre al reflusso avverti anche fiato corto, peso al petto o costrizione dopo i pasti, è utile fare chiarezza.

Per informazioni sul Metodo Trabucco chiami lo studio al 349 136 8337

Ernia iatale e tosse: c’è un legame?Molte persone con ernia iatale hanno una tosse che torna spesso e non capiscono da d...
30/03/2026

Ernia iatale e tosse: c’è un legame?

Molte persone con ernia iatale hanno una tosse che torna spesso e non capiscono da dove venga davvero.
Ed è importante sapere che
l’ernia iatale può favorire maggiormente il reflusso, ma si può avere anche ernia iatale senza reflusso. Molte ernie iatali, soprattutto piccole, possono anche non dare sintomi. 

Quando invece l’ernia iatale favorisce il reflusso, in alcune persone possono comparire anche sintomi come:

• tosse persistente
• bisogno di schiarire la voce
• raucedine
• muco in gola
• fastidio in gola

Il mio approccio considera sempre anche la componente muscolare perché favorisce l’insorgenza dell’ernia iatale e contribuisce a mantenere l’ernia stessa e quindi i sintomi.

Il Metodo Trabucco lavora proprio su questa causa, con l’obiettivo di trattare il problema alla radice.

📞 Per informazioni chiami lo studio al 349 136 8337.

Indirizzo

Via Della Lega Lombarda
Rome
00162

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Martedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Sabato 09:00 - 13:00

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