Stop al reflusso - Metodo Trabucco

Stop al reflusso - Metodo Trabucco Specializzata nella cura del reflusso gastroesofageo, dell'ernia iatale, delle aritmie da reflusso, intestino irritabile

Specialista in riabilitazione posturale fasciale e viscerale
Fondatrice di "Stop al reflusso con il metodo Trabucco” per il trattamento meccanico integrato conservativo della malattia da reflusso Gastrico, delle ernie iatali e delle aritmie cardiache. Docente nell’ambito del Master di II Livello in “Psico-Neuro-Endocrino-immunologia della Nutrizione” presso L'Università Europea di Roma. t: (+39) 349 1368337
e: centrotrabucco@gmail.com
w: www.centrotrabucco.com

Hai bruciore alla gola o allo stomaco? Non sempre è colpa dell’acido.Molte persone che soffrono di bruciore alla gola o ...
09/03/2026

Hai bruciore alla gola o allo stomaco? Non sempre è colpa dell’acido.

Molte persone che soffrono di bruciore alla gola o allo stomaco pensano che il problema sia sempre troppo acido nello stomaco.

In realtà non è sempre così.

Ci sono pazienti che arrivano nel mio studio con reflusso, bruciore alla gola, bruciore allo stomaco, nodo in gola o digestione difficile, e mi raccontano una cosa molto precisa: nei periodi di forte stress i sintomi peggiorano, anche se stanno già prendendo farmaci per bloccare l’acido.

Questo accade perché, in alcuni casi, il problema non è sostenuto solo dall’acidità, ma anche da stress cronico, alterata regolazione del sistema nervoso, tensione diaframmatica, digestione rallentata e maggiore sensibilità di gola, esofago e stomaco.

Cosa succede nel corpo quando lo stress dura a lungo

Quando una persona vive per molto tempo sotto pressione, il corpo resta in uno stato di allerta continua.

Questo può provocare:

• digestione più lenta
• maggiore tensione del diaframma
• aumento della pressione nello stomaco
• maggiore sensibilità di esofago e gola
• peggior percezione del bruciore.

Il risultato è che il paziente avverte un sintomo vero, reale e fastidioso, ma non sempre legato soltanto a un eccesso di acido.

In pratica, il bruciore può essere mantenuto anche da:

• sistema nervoso troppo attivato
• stomaco che svuota male
• diaframma rigido
• ipersensibilità viscerale.

Per questo alcune persone continuano a stare male anche quando pensano di aver già “bloccato l’acido”.

Per questo lavoriamo su più livelli

Quando lo stress ha un ruolo importante nei disturbi digestivi, non basta limitarsi a spegnere il sintomo.

Bisogna capire che cosa continua ad alimentarlo.

Il mio lavoro sul sistema digestivo

Nel mio lavoro aiuto il paziente a:

• migliorare la funzione digestiva
• ridurre le tensioni diaframmatiche
• migliorare la motilità gastrica
• riequilibrare l’alimentazione
• ridurre i fattori meccanici che favoriscono il reflusso.

Questo è importante perché uno stomaco che svuota male o un diaframma contratto possono mantenere nel tempo:

• bruciore
• peso sullo stomaco
• risalita
• fastidio alla gola.

Il lavoro specifico del Dott. Mauro Volpe, psicologo

Quando lo stress è un fattore importante, collaboro con il Dott. Mauro Volpe, psicologo.

Il suo lavoro consiste nell’aiutare il paziente a:

• riconoscere i fattori di stress che mantengono il corpo in allerta
• individuare il legame tra tensione emotiva e peggioramento dei sintomi digestivi
• interrompere il circolo tra sintomo, paura del sintomo e ulteriore tensione corporea
• lavorare sull’ansia anticipatoria, che spesso amplifica il reflusso
• ridurre l’iperattivazione del sistema nervoso che aumenta la sensibilità di stomaco, esofago e gola.

Questo è particolarmente utile nei pazienti che dicono:

Quando mi agito sento subito bruciare.”
Nei periodi di stress il reflusso peggiora.”
Appena mi preoccupo la gola si infiamma.”
Anche se prendo i farmaci, se sono teso sto peggio.”

Perché è importante capire questo

Oggi sappiamo che stomaco, esofago e cervello sono collegati attraverso quello che la medicina chiama asse cervello-intestino.

Questo significa che lo stress può influenzare davvero:

• motilità digestiva
• sensibilità dell’esofago
• percezione del bruciore
• intensità dei sintomi gastrointestinali.

Per questo motivo, in alcuni pazienti, trattare solo l’acidità non è sufficiente.

Per migliorare davvero, bisogna capire se il sintomo è mantenuto anche da:

• stress cronico
• tensione diaframmatica
• alterata regolazione nervosa
• ipersensibilità viscerale.

Un messaggio importante

Se hai bruciore alla gola o allo stomaco, non è detto che il problema sia solo troppo acido.

In alcuni casi il sintomo continua perché entrano in gioco anche:

• stress cronico
• sistema nervoso
• tensione del diaframma
• digestione rallentata
• maggiore sensibilità di stomaco, esofago e gola.

Capire qual è la vera causa nel tuo caso è il primo passo per migliorare davvero.

IL REFLUSSO GASTRICO È DIVENTATO UNO DEI TEMI PIÙ “VIRALI” DEL WEB.Ma tra contenuti virali e cause reali c’è una differe...
09/03/2026

IL REFLUSSO GASTRICO È DIVENTATO UNO DEI TEMI PIÙ “VIRALI” DEL WEB.

Ma tra contenuti virali e cause reali c’è una differenza enorme.

E me ne accorgo ogni giorno in studio, quando sento dire:
“Dottoressa, ho provato di tutto… integratori, diete, trattamenti… ma il reflusso torna sempre.”

Questa è una frase che sento spesso.
E non perché le persone non si impegnino.
Molti pazienti hanno davvero provato di tutto, con costanza e speranza.

Il punto è che dietro video accattivanti e parole complicate, a volte si nasconde un approccio “uguale per tutti” a un problema che, invece, non è uguale per tutti.

Il risultato?

-Consigli generici uguali per tutti
-Promesse semplicistiche su un disturbo complesso
-Pazienti che spendono soldi senza risolvere nulla
E soprattutto anni di tentativi inutili.

Da oltre 22 anni mi occupo di reflusso gastrico e, grazie al lavoro clinico quotidiano, ho imparato una cosa importante: quando un problema continua a ripresentarsi, spesso una parte delle cause non è stata davvero inquadrata.

Una di queste, spesso sottovalutata, è la componente meccanica.

Su questo vale una regola semplice:
se la causa è meccanica, può essere affrontata davvero solo da chi ha competenze specifiche su quella componente e ci lavora ogni giorno, in modo mirato e clinicamente strutturato.

Per questo, circa 15 anni fa, è nato il Metodo Trabucco: un percorso integrato sviluppato lavorando ogni giorno con pazienti che non riuscivano a trovare una soluzione stabile.

E non è “solo” meccanica: oltre alla mia esperienza clinica, sono anche laureata in Scienze della Nutrizione Umana (LM-61), perché il reflusso si affronta davvero quando si mettono insieme i pezzi giusti, con criterio.

Ed è proprio questo il punto: nel reflusso raramente basta una sola chiave.
La differenza la fa l’integrazione (meccanica + alimentazione + abitudini/stile di vita), dentro un metodo chiaro e personalizzato.

Perché nella salute non esistono scorciatoie.
Esistono competenza, esperienza e metodo.

E ricorda sempre una cosa:
chi lavora seriamente sul reflusso non promette miracoli.
Aiuta a capire e a risolvere le cause.

Se vuoi capire meglio perché nasce davvero il reflusso gastrico, puoi iniziare da qui 👇
www.centrotrabucco.com

Dolori cervicali e reflusso (o ernia iatale): è davvero un caso se compaiono insieme?Sempre più persone mi dicono: “Ho d...
04/03/2026

Dolori cervicali e reflusso (o ernia iatale): è davvero un caso se compaiono insieme?

Sempre più persone mi dicono:
“Ho dolori al collo e alle spalle”
e nello stesso periodo ho anche reflusso gastrico.

È una coincidenza? Spesso no.
C’è una spiegazione fisiologica che passa da respirazione, tensioni muscolari e meccanica della barriera antireflusso.

1) il reflusso è anche un problema meccanico, non solo nutrizionale

L’alimentazione conta tantissimo, ma non è l’unico pezzo del puzzle.
Perché la risalita dei succhi gastrici dipende da come funziona la barriera antireflusso tra esofago e stomaco.

La barriera antireflusso

La chiusura è il risultato di un’unica barriera funzionale formata da LES e diaframma insieme.

LES e diaframma lavorano come un’unica barriera antireflusso: quando il diaframma è rigido o poco coordinato, può diminuire l’efficacia della barriera e il reflusso può peggiorare.

Fonte scientifica (azione integrata LES–diaframma):
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5625133/

Quando è presente ernia iatale, questa sinergia può alterarsi ulteriormente, facilitando la risalita dei succhi gastrici.
Approfondimento:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17234872/

2) Perché il collo può iniziare a far male quando la respirazione compensa

Se il diaframma è poco mobile o poco efficiente, il corpo non smette di respirare: compensa.
E per farlo coinvolge più spesso i muscoli di:
• torace
• collo
• dorso
• lombi

Questo è normale sotto sforzo.
Diventa un problema quando accade anche a riposo, tutti i giorni.

Col tempo questi muscoli possono:
• aumentare la tensione di base
• irrigidirsi
• affaticarsi

E siccome servono anche a muovere e stabilizzare collo, spalle, schiena e supportare i movimenti delle braccia, possono comparire:
• cervicalgia
• dolore tra le scapole
• rigidità delle spalle
• a volte respiro “alto” e sensazione di affanno

In letteratura sono descritte associazioni tra dolore cervicale cronico e alterazioni del pattern respiratorio.
Fonte:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18996049/

3) Punto fondamentale: quando parlo di “respirazione” non intendo quella generica

Non parlo del semplice “respira profondo” o “respira con la pancia” fatto a caso.

Parlo di una rieducazione respiratoria strutturata (quella che insegno io), con obiettivi precisi:
• migliorare mobilità e coordinazione del diaframma
• ridurre la respirazione alta e i compensi dei muscoli di torace, collo, dorso e lombi
• ottimizzare la gestione delle pressioni tra torace e addome

Studi clinici mostrano che un training respiratorio diaframmatico strutturato può migliorare parametri legati al reflusso e la qualità di vita in alcuni pazienti.
Fonte:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22146488/

In sintesi

Dolori cervicali e reflusso spesso non sono “due cose separate”.
In alcuni pazienti sono collegati perché respirazione, tensioni muscolari e barriera antireflusso possono influenzarsi a vicenda.

IPP: ecco cosa succede se li prendi a lungoGli inibitori di p***a protonica (IPP) riducono in modo efficace la secrezion...
02/03/2026

IPP: ecco cosa succede se li prendi a lungo

Gli inibitori di p***a protonica (IPP) riducono in modo efficace la secrezione acida gastrica e sono comunemente impiegati nella gestione della malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) quando clinicamente indicati.

È però importante ricordare che la riduzione dell’acidità gastrica non è priva di conseguenze fisiologiche. L’acido gastrico svolge funzioni fondamentali, tra cui:

• favorire l’attivazione della pepsina e la digestione delle proteine
• contribuire alla funzione di barriera verso parte dei microrganismi ingeriti

In alcuni soggetti predisposti, soprattutto in caso di utilizzo prolungato e senza rivalutazione periodica, la letteratura descrive associazioni con:

• modificazioni del microbiota intestinale
• maggiore probabilità di SIBO in specifici contesti clinici
• sintomi gastrointestinali quali gonfiore e alterazioni dell’alvo

Cosa fare allora, in modo corretto?

1. Non sospendere mai gli IPP in autonomia.
Se la terapia è in corso da tempo o i sintomi sono cambiati, è appropriato parlarne con il medico per valutare, quando possibile e in sicurezza, una strategia di riduzione graduale (step-down) o una rivalutazione dell’indicazione.

2. Un punto fondamentale di fisiologia: gli IPP agiscono sull’acidità, ma non aumentano la “chiusura” del LES (cardias).
Quindi possono controllare il bruciore legato all’acido, ma non correggono direttamente la competenza meccanica della barriera antireflusso.

3. Per questo, quando alla base c’è una componente funzionale/meccanica e nutrizionale (es. sovraccarico gastrico, abitudini alimentari, fattori che aumentano la pressione intra-addominale, alterazioni muscolo-posturali), diventa essenziale lavorare sulla causa con un percorso strutturato.

È qui che entra il mio approccio:

un percorso integrato che unisce intervento nutrizionale + lavoro meccanico/funzionale (in base alla valutazione), con l’obiettivo di agire sui fattori che mantengono il reflusso.

Ricorda: non c’è nulla di magico.

Dove c’è conoscenza, c’è salute.

Più si capisce la fisiologia, più si riesce a risalire all’origine di un sintomo e scegliere la strategia giusta.

Ne parlo nel dettaglio nel mio libro: Stop al Reflusso con il Metodo Trabucco
Se vuoi compralo qui: https://amzn.to/45NxjfC



📚 Fonti scientifiche (link):
ACG Clinical Guideline 2022 – GERD: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8754510/
AGA Clinical Practice Update – De-prescribing PPIs: https://gastro.org/clinical-guidance/de-prescribing-proton-pump-inhibitors-ppis/
PPI e microbiota (Gut, 2024 – PubMed): https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38267200/
PPI e rischio SIBO (Meta-analisi 2025 – PMC): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12250812/

Che relazione c’è tra reflusso biliare e tachicardia?Quando si parla di reflusso, spesso si pensa solo all’acido. In rea...
26/02/2026

Che relazione c’è tra reflusso biliare e tachicardia?

Quando si parla di reflusso, spesso si pensa solo all’acido. In realtà, in alcuni casi può essere presente anche una componente “duodenale”, cioè la risalita di contenuti del duodeno (tra cui acidi biliari) verso lo stomaco e, talvolta, verso l’esofago (duodenogastro-esophageal reflux). 

1) Perché il reflusso biliare può dare sintomi importanti

Gli acidi biliari possono contribuire all’irritazione della mucosa gastrica ed esofagea e alla sintomatologia (nausea, gusto amaro, rigurgito notturno), anche perché il danno/irritazione dipende molto dalle condizioni del refluito (pH e composizione). 

2) Perché, in alcune persone, compaiono palpitazioni o tachicardia

Esofago e stomaco sono fortemente collegati al Sistema Nervoso Autonomo. Se lo stimolo irritativo/reflusso è ripetuto (soprattutto di notte), può aumentare l’attivazione neuro-viscerale e favorire sintomi come palpitazioni o tachicardia in soggetti predisposti.

In letteratura, nei pazienti con reflusso sono state osservate alterazioni della funzione autonomica misurabili con la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), a supporto del fatto che il “dialogo” tra apparato digerente e regolazione cardiaca può cambiare. 
Inoltre, esistono esempi clinici (rari ma documentati) di aritmie/tachicardie innescate da stimoli esofagei (meccanismi riflessi). 

3) Il ruolo della “bile densa”

Quando la bile è più concentrata e tende a ristagnare, la digestione dei grassi può diventare meno efficiente e la dinamica duodeno-gastrica può risultare più “instabile”. In questi quadri, la componente biliare può contribuire alla persistenza dei sintomi, soprattutto notturni, e quindi anche alla componente neuro-vegetativa associata.

Implicazione clinica

Inquadrare il reflusso esclusivamente come “iperacidità” può non essere sufficiente a spiegare tutti i quadri clinici. In presenza di una componente biliare, diventa utile considerare anche la dinamica duodeno-gastrica e la possibile attivazione di riflessi neuro-viscerali.

Nel Metodo Trabucco lavoro proprio sull’origine funzionale del problema: ridurre i fattori che favoriscono bile densa e risalita biliare, migliorando la fisiologia digestiva e la stabilità della barriera antireflusso. Quando lo stimolo irritativo notturno si riduce, in molti pazienti tende a ridursi anche la risposta autonoma associata, inclusi episodi di tachicardia notturna.

(Questo contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione medica.)

Fonti scientifiche (link)
• Vaezi: duodenogastroesophageal reflux e sintomi/monitoraggio (PubMed) 
• Danno mucosale e ruolo degli acidi biliari (review) 
• Bile reflux gastritis: patogenesi e aspetti clinici (review, PMC) 
• Disfunzione autonomica e HRV nei pazienti con GERD (PMC) 
• Riflessi esofagei e tachicardie/aritmie da deglutizione (Circulation/PMC) 

Molti pazienti non “falliscono” un percorso di cura perché il problema è troppo grave.Spesso succede per un motivo più u...
23/02/2026

Molti pazienti non “falliscono” un percorso di cura perché il problema è troppo grave.
Spesso succede per un motivo più umano: la resistenza al cambiamento.

Il cervello ama ciò che è prevedibile.
Anche quando una condizione fa stare male, può restare “familiare” e quindi (paradossalmente) rassicurante.

E così, durante un percorso, possono comparire pensieri come:
• “Nel mio caso è diverso”
• “Io sono troppo grave”
• “Ho provato tutto”
• “Non funziona su di me”

Non sono capricci.
Spesso sono meccanismi automatici di protezione.

Qui entra un punto importante e scientifico:
il tessuto connettivo (fascia) che avvolge i muscoli è riccamente innervato e dialoga con il sistema nervoso. È coinvolto nella percezione interna del corpo (interocezione), nel dolore e nella regolazione del tono.

Per questo, quando si lavora sul corpo in modo mirato, non si “scioglie solo un muscolo”:
si modificano anche le informazioni sensoriali che il cervello riceve da quelle aree.

E in alcune persone, questo può portare alla coscienza blocchi, emozioni o schemi di difesa che prima erano automatici.
Non perché i ricordi siano “dentro i tessuti” come in un archivio, ma perché le sensazioni corporee possono riattivare esperienze e associazioni.

Il Metodo Trabucco, come percorso integrato, fa esattamente questo:
lavora sul corpo e sui suoi schemi di tensione, e allo stesso tempo ti accompagna a riconoscere le resistenze che ti riportano alle vecchie abitudini.

Ed è anche per questo che nel percorso c’è l’integrazione con il Dott. Volpe: per aiutarti a dare un nome a ciò che ti blocca, leggere i meccanismi automatici e trasformarli in scelte nuove, sostenibili.

Così il cambiamento diventa pratico, ripetibile, misurabile: non “motivazione”, ma costanza.

I pazienti che ottengono risultati non sono i più “forti”.
Sono quelli più costanti.

La cura non è solo ridurre un sintomo.
È costruire un nuovo equilibrio, dentro e fuori ☀️


Sabato sera: uscire a cena senza pagarlo tutta la notteNon è vero che la pizza “fa male” la sera.E spesso non è vero nem...
21/02/2026

Sabato sera: uscire a cena senza pagarlo tutta la notte

Non è vero che la pizza “fa male” la sera.
E spesso non è vero nemmeno che “meglio la carne perché è più leggera”.

La sera il corpo cambia assetto: rallenta lo svuotamento gastrico e tutto ciò che richiede digestione lunga tende a restare nello stomaco più ore. Se hai reflusso (o ti svegli con bocca amara e gola irritata), la scelta del pasto serale fa davvero la differenza.

Ecco la strategia più intelligente quando sei in compagnia:

Prima scelta: il pesce.
É la proteina generalmente più gestibile la sera, perché richiede un impegno digestivo minore rispetto alle altre proteine animali.
Meglio semplice: alla griglia, al forno o al vapore. Evita fritture e salse.

Sì ai carboidrati la sera (scelti bene)Pasta o Riso con verdure, pasta al pomodoro semplice oppure riso alla pescatora.
Evita invece sughi di carne, ragù e condimenti molto ricchi la sera.

Pizza sì, ma scelta beneMeglio pizza a lunga lievitazione o con lievito madre: spesso risulta più tollerabile e dà meno “peso” notturno.

Consiglio pratico: meglio margherita o verdure cotte. Più “rischiose” le pizze molto farcite, fritte o ricche di salse e formaggi.

Carne la sera: spesso è quella che “si paga”Un piatto molto proteico (soprattutto carne rossa o porzioni abbondanti) richiede più tempo e lavoro digestivo: se resta nello stomaco a lungo, aumenta la probabilità di pressione e risalita notturna, con sintomi al mattino.

E il dolce? Sì, ma semplice.
Se vuoi concedertelo, scegli un dolce da forno essenziale:crostata semplice, ciambellone, biscotti secchi o torta “asciutta”.

Meglio evitare dolci proteici o latticini a fine cena, perché aggiungono un’ulteriore quota di proteine e rallentano ancora la digestione serale.

Alcol con molta parsimoniaVino e birra possono favorire fermentazione e sintomi notturni: meglio quantità piccole e non tutti i giorni.

Non è una dieta.È rispettare la fisiologia della sera.

Salvalo per il prossimo sabato.

Oppressione toracica, fiato corto, nodo in gola, stanchezza costante…Spesso sono manifestazioni psicosomatiche: ciò che ...
19/02/2026

Oppressione toracica, fiato corto, nodo in gola, stanchezza costante…

Spesso sono manifestazioni psicosomatiche: ciò che accade nella mente (stress, pensieri, preoccupazioni) si riflette sul corpo attraverso modificazioni reali della regolazione neurovegetativa, del respiro e del tono muscolare.

Quando però il sintomo persiste, il rapporto può diventare bidirezionale: i segnali somatici ripetuti (oppressione, tachicardia, globo faringeo) vengono letti come salienti dal sistema nervoso, aumentano l’ipervigilanza e alimentano un circuito di mantenimento (sintomo → allerta → aumento del sintomo).

Alcuni esempi concreti:
• Un torace rigido, con ridotta elasticità fasciale e disfunzione diaframmatica, può produrre oppressione sternale, tachicardia e reflusso, contribuendo a una condizione di allerta interna persistente.

• Una contrattura cervicale cronica può attivare afferenze somatiche che si traducono in una percezione di globo faringeo (“nodo alla gola”), spesso rinforzata dal monitoraggio continuo delle sensazioni.

Cosa implica questo per la cura?
Non basta intervenire solo sul piano psicologico o solo su quello fisico: serve un approccio integrato e coordinato.

• Le tecniche fisioterapiche mirate possono ridurre la rigidità, migliorare la dinamica respiratoria e modulare i segnali somatici che mantengono l’iperattivazione.

• Il supporto psicologico contribuisce a ridurre l’iperattivazione e l’ipervigilanza, interrompendo il circuito di mantenimento.

Quando il sintomo si cronicizza, non è solo “cosa lo ha scatenato”, ma “cosa lo sta mantenendo”. E spesso la quota cognitivo-emotiva (attenzione selettiva, paura del sintomo, evitamenti) diventa un fattore decisivo.

Se senti che c’è un blocco specifico o hai bisogno di fare chiarezza rapidamente, c’è anche l’opportunità di un singolo incontro mirato, orientato all’obiettivo.

Il Dott. Volpe utilizza un intervento ispirato al modello della Terapia a Seduta Singola (TSS): un primo incontro orientato all’obiettivo e altamente pratico, pensato per ottenere il massimo anche in una sola seduta.

È questo il principio alla base del Metodo Trabucco: un percorso integrato che considera corpo e mente come un’unità funzionale, capace di autoregolarsi se sostenuta con strumenti mirati.

SOS ANSIA FORTE E TACHICARDIA DA REFLUSSOCosa fare quando arriva il piccoIn alcune persone il reflusso, l’irritazione es...
16/02/2026

SOS ANSIA FORTE E TACHICARDIA DA REFLUSSO

Cosa fare quando arriva il picco

In alcune persone il reflusso, l’irritazione esofagea e la distensione dello stomaco possono aumentare l’attivazione del sistema nervoso e rendere più intensa la percezione del battito.

La distensione gastrica e il reflusso possono attivare riflessi neuro-vegetativi (via vagale) che modulano la frequenza e il ritmo cardiaco, favorendo palpitazioni e talvolta aritmie funzionali, spesso extrasistoli, in soggetti predisposti.

Quando l’episodio è già stato inquadrato come benigno sul piano cardiaco, l’obiettivo non è bloccare il cuore ma ridurre lo stato di allerta del corpo.



Cosa fare nell’immediato

1) Bevanda calda
Bevi lentamente qualche sorso di acqua calda o tisana calda. Può aiutare quando c’è aria e tensione nello stomaco e ridurre la spinta verso l’alto.

2) Cammino lento
Cammina per qualche minuto con ritmo regolare. Il movimento continuo riduce l’attenzione sul battito e aiuta la discesa dell’attivazione.

3) Stimolo fresco
Applica acqua fresca o un panno fresco su viso e nuca per 30–60 secondi.
Il freddo su viso e nuca attiva riflessi neuro-vegetativi che riducono lo stato di allerta e possono favorire il calo della tachicardia.

4) Respiro lento
Inspira 4 secondi ed espira 6–8 secondi, senza respiri profondi forzati.
L’espirazione più lunga dell’inspirazione aiuta il sistema nervoso a ridurre l’allarme.

Se non passa subito, ripeti la sequenza una seconda volta con calma.



Dopo la fase acuta: lavorare sulle cause

Quando questi episodi si ripetono, oltre alla gestione del momento acuto è utile impostare un percorso di cura integrato che tenga conto delle cause meccaniche, nutrizionali ed emozionali, per ridurre i trigger alla radice e stabilizzare il sistema nel tempo.



Opportunità: seduta singola mirata

Se senti che c’è un blocco specifico o hai bisogno di fare chiarezza rapidamente, c’è anche l’opportunità di un singolo incontro mirato, orientato all’obiettivo.

Il Dott. Volpe utilizza un intervento ispirato al modello della Terapia a Seduta Singola (TSS): un primo incontro orientato all’obiettivo e altamente pratico, pensato per ottenere il massimo anche in una sola seduta.

Riferimenti scientifici
• Fass R, Achem SR. Noncardiac chest pain: epidemiology and treatment. Gastroenterology Clinics of North America.
• Tougas G. The autonomic nervous system in functional bowel disorders. Gut.
• Mittal RK, et al. Esophago-cardiac reflexes and arrhythmias. American Journal of Physiology.
• ACC/AHA Guidelines for the evaluation of palpitations.
• Porges SW. The Polyvagal Theory: neurophysiological foundations of emotional regulation.

Il muscolo diaframma è strettamente collegato alla regolazione del respiro e quindi anche alle risposte del sistema nerv...
11/02/2026

Il muscolo diaframma è strettamente collegato alla regolazione del respiro e quindi anche alle risposte del sistema nervoso agli stati emotivi (stress, paura, tristezza, rabbia, ecc.).

Per questo è importantissimo evidenziare anche l’aspetto psico-emozionale della persona: uno stress emotivo continuo, ad esempio,
può favorire tensioni persistenti e mantenere il corpo in uno stato di “allerta”, con un possibile peggioramento della percezione dei sintomi e della qualità di vita.

In questi casi consiglio sempre ai miei pazienti di imparare a gestire ansia e pensieri ricorrenti, spesso “starter” dello sviluppo di tensioni croniche e dei sintomi che vengono comunemente chiamati “gastrite nervosa” e reflusso.

E, contemporaneamente, di iniziare anche un piano di trattamento manuale specifico, perché se il problema fisico non viene affrontato, la componente di “angoscia somatica” può rimanere comunque.

Dal punto di vista scientifico, diversi studi confermano l’associazione tra reflusso (GERD) e sintomi ansioso-depressivi, con una relazione spesso bidirezionale (i sintomi alimentano lo stress e lo stress amplifica la percezione dei sintomi).

Inoltre, programmi strutturati di respirazione diaframmatica sono stati studiati come supporto nei disturbi correlati al reflusso, con risultati favorevoli su sintomi e qualità di vita in alcuni contesti clinici. 

Ed è qui che può essere utile anche un supporto psicologico pratico e mirato.

Il Dott. Volpe utilizza anche un tipo di intervento che si ispira al modello della Terapia a Seduta Singola (TSS / Single-Session Therapy):

l’obiettivo è rendere il primo incontro focalizzato, orientato all’obiettivo e altamente pratico, così da ottenere il massimo anche in una sola seduta. 

È una cosa molto importante da sapere: non sempre serve “iniziare un percorso” per forza. In alcuni momenti, un singolo colloquio — cioè una Terapia a Seduta Singola — se ben strutturato, può aiutare a ridurre il senso di blocco, abbassare la tensione interna, fare chiarezza sul problema e definire un passo concreto da mettere in pratica subito.

Negli ultimi anni, inoltre, la ricerca sulle Single-Session Interventions (SSI) ha sintetizzato evidenze di benefici misurabili su stress, ansia e benessere psicologico, soprattutto quando la richiesta è chiara e circoscritta.

LES “beante”: perché succede? È vero che non c’è cura? Facciamo chiarezza.Il LES (Lower Esophageal Sphincter, sfintere e...
09/02/2026

LES “beante”: perché succede? È vero che non c’è cura? Facciamo chiarezza.

Il LES (Lower Esophageal Sphincter, sfintere esofageo inferiore) è la struttura funzionale che regola la chiusura tra esofago e stomaco e impedisce la risalita del contenuto gastrico.

Nei referti di gastroscopia si legge spesso il termine “cardias”. È normale: la gastroscopia descrive ciò che vede anatomicamente, cioè la parte iniziale dello stomaco nella zona di passaggio esofago-stomaco.
Il LES, invece, non è una struttura visibile, ma una funzione di chiusura: per questo, quando si parla di reflusso, il termine più corretto è LES.

Perché il LES può diventare “beante”

La medicina convenzionale spiega che il reflusso è una condizione multifattoriale. La barriera antireflusso può perdere efficacia per:
• riduzione del tono o della coordinazione del LES
• rilassamenti transitori più frequenti
• alcuni farmaci
• gravidanza e aumento della pressione addominale
• fattori alimentari e di stile di vita in soggetti predisposti

Si può migliorare (e in molti casi risolvere) un LES beante?

La risposta è sì, in molti casi funzionali, lavorando sulle cause e non solo sui sintomi.

La letteratura scientifica mostra che la competenza del LES dipende anche da:
• meccanica respiratoria e diaframmatica
• pressioni toraco-addominali
• rapporto tra diaframma, esofago e giunzione gastro-esofagea

Agire sulla meccanica (mobilità toracica, funzione del diaframma, coordinazione respiratoria) può migliorare la funzione della barriera antireflusso.

Allo stesso modo, la nutrizione ha un ruolo chiave:
ridurre gli stimoli che favoriscono rilassamenti del LES, infiammazione mucosa e aumento della pressione addominale significa creare le condizioni perché il sistema torni a funzionare meglio.

I farmaci riducono l’acidità e proteggono la mucosa, ma non ripristinano la funzione meccanica.
Per questo, nei casi non strutturali e non chirurgici, un lavoro integrato su meccanica + nutrizione può portare a un miglioramento significativo e stabile dei sintomi.

Estratto dal mio libro
Stop al Reflusso con il Metodo Trabucco

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Fonti (medicina convenzionale):
• American College of Gastroenterology, GERD Guidelines – PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34807007/
• Manuale MSD (professionale), fisiopatologia del reflusso e ruolo del LES:
https://www.msdmanuals.com/professional/gastrointestinal-disorders/esophageal-and-swallowing-disorders/gastroesophageal-reflux-disease-gerd
• Kahrilas et al., ruolo del diaframma nella continenza gastro-esofagea – PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/3833289/
• Review su respirazione diaframmatica e GERD – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29307386/

Pancia gonfia e reflusso anche con alimentazione corretta? Perché succede e cosa facciamo nel Metodo TrabuccoSe mangi be...
02/02/2026

Pancia gonfia e reflusso anche con alimentazione corretta?

Perché succede e cosa facciamo nel Metodo Trabucco

Se mangi bene ma ti senti gonfia e il reflusso persiste, a volte il punto non è solo il cibo: è lo stato di allerta che mantiene attivo l’asse dello stress.

1) Il contributo del cortisolo

Il cortisolo è un ormone fisiologico, ma quando l’attivazione è persistente può contribuire (con intensità diversa da persona a persona) a:
• sensazione di gonfiore/pienezza e, in alcuni profili, maggiore tendenza alla ritenzione idrosalina se l’assetto neuroendocrino resta “spinto”
• funzione digestiva più vulnerabile allo stress (distensione più facile, motilità meno stabile)
• aumento della percezione dei sintomi (bruciore/fastidio più “forti” a parità di stimolo)

2) Perché questo può peggiorare il reflusso

Quando l’addome è più disteso e la regione toraco-addominale è in ipertono, aumenta la pressione interna e la barriera antireflusso può essere messa più in difficoltà: ecco perché i sintomi possono restare anche con alimentazione corretta.

3) Come interveniamo

Nel Metodo Trabucco il lavoro è integrato perché i sintomi raramente hanno una sola causa:
• Respirazione guidata e lavoro sulla meccanica: tecniche di respirazione controllata possono modulare l’attivazione fisiologica e, in studi sperimentali, ridurre la risposta di cortisolo allo stress.
• Educazione nutrizionale e gestione degli orari: strategie pratiche per ridurre distensione/pressione interna e stabilizzare la routine.
• Supporto sulle tensioni emotive: non “motivazione”, ma regolazione dell’allerta (che spesso è lo starter dell’ipertono).

Se ti riconosci, non fermarti al “mangio bene quindi dovrebbe passare”.
Nel reflusso il punto spesso è quale anello sta mantenendo l’allerta (meccanica, distensione, ipertono, abitudini, tensioni emotive).

Se vuoi capire qual è nel tuo caso e come interveniamo in modo integrato, chiama al 349 136 8337

Indirizzo

Via Della Lega Lombarda
Rome
00162

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Martedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:30
Sabato 09:00 - 13:00

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