Capitale X Roma

Capitale X Roma Non si può veramente vincere senza rischiare di perdere. www.capitaleroma.it

Flash Mob !
18/03/2018

Flash Mob !

The Speaker Corner....Vieni a Dire la Tua !Vieni ad Ascoltare !Per salire sul palco invia un email a info@capitaleroma.i...
11/03/2018

The Speaker Corner....
Vieni a Dire la Tua !
Vieni ad Ascoltare !
Per salire sul palco invia un email a info@capitaleroma.it o vieni al teatro

03/09/2017

Tutta Un'Altra Roma...
Tutta Un'Altra Impresa...
Ci saremo anche noi di Capitale Roma per fare il punto sulle nuove imprese innovative, le start up, gli incubatori, gli spin off di ricerca universitari. Uno stand fisso per tutta la durata della festa e due iniziative per parlare di cosa è stato fatto e cosa dobbiamo ancora fare (e molto) per attrarre i fondi di investimento, mobilitare risorse private, comprendere come concentrare gli sforzi senza disperdere energie. Chiameremo gli operatori più qualificati a parlare di investimenti nelle idee che fanno impresa, prodotto, mercato. Chiameremo quelli che hanno fatto cose e non solo visto gente. Quelli che hanno usato denaro proprio e non denaro pubblico. Quelli che hanno investito e non sprecato. Quelli che lavorano e non si baloccano. Quelli che vivono e non si lamentano. Quelli che credono ancora nel futuro della nostra città e che vogliono dare una mano per la sua ripresa. Quelli che vogliono Un'Altra Roma !
Apriremo uno stand fisso nel quale potrete conoscere le start up e i giovani che le hanno animate. 2 start up al giorno nel quale gli startupper saranno a disposizione per farvi comprendere cosa li ha condotti a rischiare in proprio. Andate da loro, presentatevi, conosceteli.... sarà, per se, un'esperienza.
Ci vediamo dall'8 settembre... a Roma alla Città dell'Altra Economia !

https://www.facebook.com/festaunitarm/

La Nuova Festa dell'Unità di Roma 2017
Dal 7 settembre
Ex Mattatoio (Testaccio) - Città dell'Altra

Questa è l'Associazione che abbiamo costituito 4 anni fa insieme ad un gruppo di amici spinti dall'affetto per la nostra...
04/05/2017

Questa è l'Associazione che abbiamo costituito 4 anni fa insieme ad un gruppo di amici spinti dall'affetto per la nostra città. In questi 4 anni abbiamo "fatto cose e visto gente" ma soprattutto abbiamo ripreso contatto con i nostri territori e con migliaia di persone che abbiamo incontrato e conosciuto. In altre parole abbiamo ricominciato ad occuparci della nostra città. Non solo e non tanto un atto d'amore per Roma ma soprattutto un atto d'amore verso noi stessi ! Oggi crediamo che la partita sia anche politica e che si debba usare la nostra credibilità per fornire un luogo aperto di iniziativa, non formale, programmatica dove siano al centro le idee per la città e per il Paese, dove si immagini un nuovo modo di intendere il rapporto tra politica e cittadini. Oltre i click ma anche oltre la politica per un giorno, quella delle primarie quella delle elezioni in cui spesso, troppo spesso, non si sa neanche chi si abbia votato o chi sia stato eletto dietro la faccia del leader. È li dietro le quinte che la politica manca, perde forza e la fa perdere anche al proprio leader. E anche da li che bisogna ricominciare per dare credibilità a quella che tanti politici amano chiamare la "politica dal basso". E' da li che si deve ripartire per ricostruire un tessuto di impegno quotidiano che possa essere valorizzato, non solo usato, da una oligarchia impaurita dal confronto, terrorizzata dal mettersi in gioco perchè incapace di rischiare ! Questo il punto della politica soprattutto (ma non solo) nella nostra città. Questa la missione: riportare al centro trasparenza, contendibilità, idee con militanti, iscritti, cittadini appassionati al centro per dar loro una chance non solo di idee ma anche di attività e candidatura politica... purche non sia decisa da un click !

10/04/2017
Noi ci siamo !
08/04/2017

Noi ci siamo !

Una nuova iniziativa di Save the Children... Ci siamo anche noi !
30/03/2017

Una nuova iniziativa di Save the Children... Ci siamo anche noi !

13/01/2017

Il grave ritardo che l'Italia ha accumulato sul fronte dell'innovazione non può essere recuperato nel breve periodo. È innanzitutto un educational gap a tutti i livelli della catena della produzione e del valore.
Se pensiamo all'Italia degli anni '70 la ricordiamo leader nella ricerca applicata al servizio dell'industria. Catene di montaggio, automazione investimenti sui processi di produzione, capitale umano (operaio e universitario) erano il fiore all'occhiello dell'industria italiana. Giganti come ENI, Montedison, FIAT, Zoppas, Banca Commerciale Italiana, Ferrari davano infrastruttura e sostegno alla miriade di piccole e medie imprese fornitrici di prodotti e nuove tecnologie. Alla fine degli anni '80 la capitalizzazione di Borsa era per oltre il 90% in mano a cinque grandi gruppi di cui quattro di Stato che davano infrastruttura e sostegno alla miriade di piccole e medie imprese fornitrici di prodotti e nuove tecnologie. L'Italia deteneva il quinto PIL al mondo arrivando a sfiorare il quarto posto. Gli anni novanta sono stati un occasione sprecata. L'inchiesta su tangentopoli aveva messo in ginocchio il sistema dei partiti e con se l'intreccio di relazioni tra affari e politica. L'Italia era tra i paesi dell'OCSE che attraeva il maggior numero di investimenti esteri. Il cambio lira-dollaro favoriva esportazioni e rendeva competitivo il nostro Paese. Il sodalizio con le potenze mondiali solido e mai in discussione. Insomma tutti i driver al loro posto per poter essere pronti al decollo di un'economia lanciatissima tra le prime quattro in Europa e le prime otto nel mondo. E poi?
E poi si sono verificati due cambiamenti ineluttabili alle quali il nostro Paese non ha saputo rispondere, reagire, con le quali non ha voluto confrontarsi. Due eventi che hanno mutato lo scenario degli equilibri internazionali ed hanno rimescolato tutte le carte in gioco. L'Europa e la globalizzazione. Negli anni '90 l'Europa comincia ad entrare a regime con il Trattato di Maastricht, mette il turbo e in 10 anni introduce una enorme quantità di regole. Concorrenza, mercati finanziari, politica agricola comune, tutela ambientale e dei consumatori, welfare, accordi di Schengen. Regole introdotte sull'altare dell'armonizzazione. Principio che aveva in sè tutta l'utopia di una Europa tecnocratica, pervasa da burocrati e figlia di un solo dio. Il PIL. In questo scenario l'Italia perde, non riesce ad affermare una leadership, non è preparata nè tecnicamente nè culturalmente. La politica italiana tratta l'Europa come una sorta di prepensionamento del candidato di turno. Vengono scelti uomini al declino o comunque senza un reale interesse alla costruzione di un Europa politica. Troppo distratti dalle vicende interne, dal consenso di palazzo e dalle alchimie dei propri partiti. L'Italia subisce l'avanzata regolamentare prima della Francia e del Regno Unito poi, più avanti nel tempo, la forza d'urto del pacchetto di mischia tedesco, sostenuto dai Paesi scandinavi e mitteleuropei.
Vistosamente arretra. Le leggi sui mercati finanziari sono scritte da Londra, quelle agricole da Parigi, quelle fiscali, dai paradisi in giro per il mondo. L'altro fattore di arretramento è la globalizzazione. La produzione viene ridisegnata su scala mondiale. Il sud del mondo diventa l'opificio del pianeta. Cina e India entrano nel processo di industrializzazione, fornendo un esercito di manodopera a costi da schiavitù. L'Europa è appesantita dalle regole mentre Regno Unito e Stati Uniti si smarcano. In Europa si apre la stagione della banca universale (con i suoi conflitti di interesse). Le banche d'affari inglesi e americane collocano prodotti finanziari strutturati dai più remoti e suggestivi paradisi fiscali. La liberalizzazione dei mercati finanziari viene subita da tutti i Paesi e accentua i fenomeni di propagazione, contagio e interdipendenza delle crisi. Ciò che colpisce è la numerosità di default finanziari negli ultimi vent’anni. E nulla avrebbero comunque potuto le autorità di controllo. Accusarle oggi sarebbe come puntare il dito sui Ministri dell'Interno per non aver fermato l'ondata migratoria. Alla fine degli anni novanta i giochi sono fatti. L'Italia ha visto la partita, dagli spalti, senza toccare palla. A quel punto è l'inizio della crisi. Dal 2000 comincia l'inarrestabile crollo del PIL e degli altri parametri finanziari. La Spagna cresce quasi a doppia cifra, noi arretriamo, crollando di posizioni fino al baratro del 2010. In Europa, la Germania, dopo aver risolto il processo di riunificazione, trasforma una debolezza nella sua più grande opportunità. Diviene la locomotiva d'Europa e il driver politico più credibile agli occhi del mondo. Usa l'Europa per le proprie crisi bancarie e chiude i cordoni della borsa quando sa di poterselo permettere. La gestione Merkel (candidata al quarto mandato) definisce un Paese stabile, solido, credibile, efficiente. Questo il quadro generale fino alla storia più recente che presenta sfide diverse e un quadro di equilibri mondiali tutto da ridefinire.
E l'Italia? Cosa ha combinato in questo ventennio. L'Italia ha sbagliato ad investire. Alla fine degli anni ottanta aveva una straordinaria quantità di risorse finanziarie, capacità di indebitamento, infrastruttura industriale moderna, forte capitale umano. Ma non ha sfruttato. Anzi, lo ha depauperato nel tempo. I Paesi che hanno retto alla globalizzazione industriale e finanziaria (e con fatica) sono soltanto quattro: Stati Uniti, Canada, Germania e Inghilterra (e non il Regno Unito, solo l'Inghilterra). E perchè? Elementare, perchè hanno investito in innovazione. Innovazione di prodotto e di processo, innovazione finanziaria e commerciale, innovazione tecnologica e scientifica. Un esercito di studenti ha cominciato a migrare verso le "universities" e un ingente quantitativo di risorse usato per creare ecosistemi interconnessi tra domanda e offerta. In qualche modo si è combattuta la globalizzazione industriale con la localizzazione delle competenze. E poi se i risultati solo strettamente connessi ad un uso selettivo e di lungo periodo di ncentivi e strumenti finanziari. E' su questo che il nostro Paese ha perso. Ha perso sulla quaità degli investimenti. Ha perso sulla capacità di usare le risorse verso ecosistemi produttivi locali che guardassero all'Europa e alla globalizzazione in modo ragionato, sfruttando le nostre eccellenze. Nell'ultimo ventennio l'Italia si è ammalata di esterofilia, lasciando il campo della creatività, della produzione, del capitale tecnologico, radici di un passato di benessere e prosperità. L'Italia non ha avuto la forza di analizzare se stessa e di puntare sulle sue eccellenze. A scelto la via del finanziamento a pioggia, del conflitto di interessi, del baronato accademico che ha usato la ricerca per una pubblicazione da Nobel. Insomma l'Italia sbaglia, commette un grave errore di valutazione, non immagina neanche lontanamente che i processi di globalizzazione e liberalizzazione possano condurla verso la Serie B del mondo. E oggi. Ora come allora si agisce senza strategia. L'Italia deve ripartire da ció che ha e non ha valorizzato. La nostra capacità inventiva. I brevetti le invenzioni i modelli di utilità, tenuti nei cassetti delle università. Il capitale creativo del Paese. Nell'ultimo anno, sono stati investiti più di 10 miliardi di euro in start up innovative europee, di cui la metà in Germania e nel Regno Unito. E questa crescita è costante ormai da oltre 10 anni. In questo modo, la Germania ha innovato la propria industria e l'Inghilterra ha ridato forza alla sua economia finanziaria. Quanto all'Italia i dati raccolti mostrano un trend in crescita con circa 80 milioni di investimenti in start up e una serie di nuove misure fiscali e finanziarie a supporto dell'innovazione. Numeri che restano peró lontanissimi da quelli degli altri Paesi europei. Per recuperare terreno dobbiamo quindi puntare su modelli di open innovation e trasferimento tecnologico. Modelli che premino la via acquisitiva di start up da parte delle aziende italiane e la via dell'equity financing degli spin off di ricerca. Settori come healthcare, nuovi materiali, robotica, meccatronica, intelligenza artificiale, nanotecnologie, sono eccellenze radicate nel DNA italiano. E' li il tesoro del Paese. È nella nostra Università - quella con la "U" maiuscola - che si trova il capitale umano e tecnologico per ridare lustro alle imprese medie, piccole o grandi che siano. Detta cosi sembrerebbe agevole. Due parole e via al programma. Ma dove si nasconde il bag del sistema? A nostro parere molto è nel ritardo del ricambio generazionale delle posizioni di vertice delle aziende italiane. Dalle multinazionali alle c.d. "closely held companies". Laddove si ritenga che un senior oggi abbia più capacità di un junior. Laddove si pensi che un figlio non debba assumere la responsabilità di un padre. Laddove si immagini che un capo dipartimento, un ceo, un borrower non possa avere i capelli "tutti" neri.C'è poi un altro aspetto rilevante ed è quello del mercato, ad iniziare da quello comune in Europa. Senza exit strategy non ci sarà innovazione. Senza consapevolezza che il fallimento è una fase fisiologica non si potrà trarre vantaggio dai propri errori, senza continuità e perseveranza non si raggiungeranno risultati apprezzabili. È in questa volubilità, in questa incertezza, in questa instabilità psicologica e comportamentale tutta italiana che risiede il limite più grande ad una seria politica espansiva sull'innovazione. Dopo aver perso la guerra delle regole, siamo a caccia di qualche amico che ci aiuti ad interpretarle. A condizione che non si sbagli di nuovo ad investire.

Per fare suonare ai bambini una musica che solo loro hanno le corde per suonare. La musica della fantasia, della fiducia...
21/12/2016

Per fare suonare ai bambini una musica che solo loro hanno le corde per suonare.

La musica della fantasia, della fiducia, della speranza.

Domani saremo a Torre Maura per il nostro dono di Natale al Punto Luce gestito da Save The Children.

Siamo dentro una lotta di classe.Da una parte un'oligarchia post intellettuale che - a colpi di slogan - strumentalizza ...
12/12/2016

Siamo dentro una lotta di classe.

Da una parte un'oligarchia post intellettuale che - a colpi di slogan - strumentalizza a fini politici la disperazioni della gente senza fornire alcuna prospettiva credibile.

Dall'altra una classe media post borghese chiusa nelle proprie piccole certezze inebetita, raggelata, immobile,senza più neanche i salotti che si è resa conto di aver perso senza neanche giocarsi la partita

Al centro c'è gente come noi !

http://formiche.net/2016/12/12/capitale-pesi-medi-societa/

L'intervento di Renato Giallombardo sul Capitale dei Pesi Medi della nostra società

19/10/2016

La Costituzione e lo Stadio di Roma.

Esiste un'altra riforma che attendiamo da tempo e che avrebbe lo scopo di conservare la nostra storia e traghettarla nel nostro futuro.

E' la Riforma di Piazza Navona.

Seguo da tempo e con attenzione la saga romana che più ci appassiona.

Piazza Navona è uno degli ultimi luoghi identitari della nostra città. Espropriata negli anni e regalata ai bancarellari, era il luogo degli artigiani, delle lavorazioni, dei bambini. Le responsabilità del suo declino sono molteplici e coinvolgono tutti gli enti del territorio coinvolti a vario titolo.

Ma la notizia è un'altra. Qualche giorno fa il Movimento 5 Stelle (insieme a PD e FI) hanno approvato una delibera per cantierare nuovamente il c.d. Bando Tredicine !

A questa insensata iniziativa si è opposta la mozione di Livio Ricciardelli e di altri consiglieri PD del I Municipio che hanno formalmente chiesto a Roma Capitale e alla Raggi la riclassificazione di Piazza Navona (8dic-6gen) da "Fiera" a "Festa".

Sono due parole?

No tutt'altro sono due modi molto diversi di organizzare gli spazi e creare un evento funzionale alla città.

Piazza Navona è la più importante area comune della Capitale e merita il rispetto, il decoro e la creatività di cui siamo capaci. Il luogo in cui tradizione e innovazione si possono incrociare ricreando l'atmosfera degli inverni della nostra adolescenza.

Ed è in appoggio a tutto questo che partirà una petizione della nostra Associazione Capitale Roma !

To be continued....

Ci sono poche cose che possono ridare un'identità alla nostra città. Quell'identità ormai rarefatta, dissolta dal kaos, ...
03/10/2016

Ci sono poche cose che possono ridare un'identità alla nostra città. Quell'identità ormai rarefatta, dissolta dal kaos, dal traffico e dall'indifferenza ma immanente nei vicoli e nei borghi del centro e delle periferie. Tra queste ce n'è una tra tutte che ha in sè le fondamenta del futuro e che sintetizza tradizione e innovazione. È un progetto di artigianato creativo che usa l'armamentario digitale senza piegarsi alle logiche del supermercato e che immagina un ambiente condiviso nel quale la tradizione artigiana sia il brodo di coltura dell'innovazione digitale. Questo progetto e quest'idea si chiama MadeinRome ed è il sogno che prova a regalarci il Consorzio Farò Arte.
Se vuoi saperne di più basta andare Sabato 15 ottobre alle ore 11 alla Fiera di Roma!

http://www.faroarte.it/newsletters/save-the-date-madeinrome-al-maker-faire-sabato-15-ottobre-dalle-11-alle-13-2/?lang=it

Sabato 15 Ottobre dalle ore 11 alle ore 13 non prendere altri impegni ! Nell’ambito del Maker Faire, stiamo organizzando un grande evento di presentazione, adesione e sostegno ai progetti cantierizzati per lo sviluppo del , Idea capitale per Roma ! Non puoi mancare ! Nei prossimi giorni T...

http://www.capitaleroma.it/un-baciamano-contro-il-declino-di-roma/
26/09/2016

http://www.capitaleroma.it/un-baciamano-contro-il-declino-di-roma/

Un baciamano contro il declino di Roma Massimiliano Giannocco Il baciamano di Giovanni Malagò a Virginia Raggi appare come un gesto d’altri tempi, l’elegante reazione di un gentleman ai duri colpi subiti. Un comportamento inedito nell’ambiente politico di oggi, contrassegnato dalla pochezza dei modi...

19/06/2016

Stasera Renato Giallombardo a TeleRoma56 per commentare i risultati elettorali alle 24. Associazione Capitale Roma

16/06/2016

Domenica sera alle 24 Renato Giallombardo è invitato a TeleRoma56 per commentare i risultati delle elezioni.
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