15/01/2026
Oṁ śāntiḥ śāntiḥ śāntiḥ
Come mai alcune formule (mantra) terminano con la triplice invocazione "oṁ śāntiḥ śāntiḥ śāntiḥ"?
Si tratta, in estrema sintesi, di una tradizione riconducibile alle Upaniṣad, le quali iniziano e terminano con uno "śāntipāṭha" (letteralmente "lettura di pacificazione"), ossia delle formule/invocazioni propiziatrici essenzialmente finalizzate a estinguere/eradicare/pacificare ("śānti" appunto) il triplice dolore (duḥkhatraya): 1. adhyātmika (legato all’individualità > interiore), 2. adhidaivika (legato all’universo > fatale), 3. adhibhautika (legato agli elementi> esteriore). Ecco il motivo della triplice invocazione. Ma la funzione degli śāntipāṭha non termina qui: essi rappresentano il collegamento diretto fra l'Upaniṣad e la raccolta (Saṃhitā) alla quale il testo appartiene. Segue, a titolo di esempio, il noto śāntipāṭha riconducibile allo Yajurveda-bianco, inclusivo di traduzione personale, che potete trovare all'inizio di alcune importanti sub-sedute come la Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad.
oṁ pūrṇamadaḥ pūrṇamidaṁ pūrṇāt pūrṇamudacyate pūrṇasya pūrṇamādāya pūrṇamevāvaśiṣyate oṁ śāntiḥ śāntiḥ śāntiḥ
Pieno/perfetto è quello; pieno/perfetto è questo; dal pieno sorge il pieno; avendo tolto il pieno dal pieno resta invero soltanto il pieno. oṁ śāntiḥ śāntiḥ śāntiḥ.