14/01/2026
“Ciò che ci appassiona ci porta in vita”. Non è il semplice esistere a farci vivere, ma ciò che accende il desiderio, che ci muove dall’interno. Senza passione, la vita scorre; con la passione, la vita accade.
Qohelet lo direbbe con la sua sapienza disincantata: tutto è vanità se manca lo sguardo capace di riconoscere il dono. Non sono le cose a dare senso alla vita, ma la capacità di goderne, di accoglierle come grazia. Il vero dono divino non è l’abbondanza, ma un cuore che sa gioire del poco, che sa dire grazie.
Alla fine dio ti chiederà: “Hai vissuto la tua vita come un dono?”
Non chiede quanto hai accumulato, né quanto hai realizzato. Chiede se hai saputo abitare il tempo che ti è stato dato, se hai riconosciuto ciò che ti appassionava, se hai permesso alla gratitudine di attraversare le tue giornate. In fondo, vivere la vita come un dono significa non sprecarla nella distrazione o nel rimpianto, ma rispondere con presenza a ciò che ci è stato affidato.
Qohelet non promette felicità eterna, ma una sapienza concreta: mangia il tuo pane con gioia, bevi il tuo vino con cuore lieto. Perché forse vivere davvero è questo: accorgersi che la vita, prima di essere spiegata, va attraversata, va vissuta come un dono.
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