Dr. ssa Carola Purificato Medico di Famiglia Nutrizionista

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Dr. ssa Carola Purificato Medico di Famiglia Nutrizionista Curare a volte, alleviare spesso, confortare sempre. Pierre Elliott Trudeau

GLI ORARI DI APERTURA INDICATI CORRISPONDONO AGLI ORARI DI SEGRETERIA PER L' ACCESSO LIBERO A STUDIO E NON ALL' ORARIO DI LAVORO EFFETTIVO DEL MEDICO. SI INVITANO COMUNQUE I CLIENTI A FARE PREFERIBILMENTE RIFERIMENTO , PER QUANTO CONCERNE LA RICHIESTA DI RICETTAZIONE, AL TELEFONO E ALLA MAIL DI STUDIO . SI RICORDA AI SIGNORI PAZIENTI CHE PER RISPETTARE LE NORMATIVE DI SICUREZZA COVID E PER MIGLIORARE LA QUALITÀ DEL SERVIZIO OFFERTO AI CLIENTI , L'ACCESSO A STUDIO PER LE VISITE È CONSENTITO SOLO PREVIO APPUNTAMENTO E TRIAGE TELEFONICO.

Nuove tempistiche di scadenza delle prescrizioni in base alle priorità assegnate , in vigore dal 1 febbraio 2026.Non è p...
04/02/2026

Nuove tempistiche di scadenza delle prescrizioni in base alle priorità assegnate , in vigore dal 1 febbraio 2026.
Non è possibile ritrovarsi con oltre il 30% di prestazioni con priorità prenotate in ritardo, questo fa pensare che la priorità apposta in richiesta è spesso un "criterio suggerito" al medico di base dagli operatori del cup stremati, dai colleghi specialisti un pochino distanti dal meccanismo burocratico, che ancora non fanno in prima persona la ricetta telematica al paziente, o stressato dall'ansia del paziente stesso. Una criticità per i cup che si trovano a dare precedenza magari ad una richiesta vecchia rispetto ad una recente che arriva nello stesso momento per una prestazione con priorità vera.
Le risorse sanitarie sono limitate e la richiesta di salute è aumentata a dismisura, una bulimia prescrittiva che va ben oltre l'innalzamento della vita media della popolazione. Almeno una prescrizione su due è impropria , non necessaria , assolutamente differibile su valutazione clinica del proprio medico curante, valutazione che spesso non viene neppure richiesta e bypassata.
Fare buon uso della sanità pubblica è un dovere morale, lasciare soli i medici di base del territorio ad "educare" il paziente è invece una 'stortura' che porta molti di noi a rinunciare di vivere in serenità la scelta di questa professione.
Ognuno DEVE FARE LA SUA PARTE,
nessuno deve essere abbandonato a fare da "fogna intasata di scarico del sistema".

04/02/2026

Vanno in pensione nota 1 e 48 per gli inibitori di P***a Protonica: AIFA introduce la Nota N01🎵 💊

Il Consiglio di Amministrazione dell’AIFA, nella seduta del 28 gennaio 2026, ha infatti deliberato l’introduzione della nota “N01” con contestuale abrogazione delle precedenti Note 1 e 48.

L’efficacia della nuova disciplina decorrerà con le modalità indicate nella determina di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Segui il link per leggere la nuova 🎵:

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/3346516/nota-N01.pdf

22/01/2026

🗞Appena pubblicati sul Journal of Clinical Oncology i risultati di uno studio coordinato da IEO: proseguire la terapia endocrina adiuvante oltre i 5 anni standard nelle pazienti in premenopausa con carcinoma mammario dimezza il rischio di metastasi a distanza e riduce di circa il 40% il rischio di recidive.

Lo studio nasce dalla collaborazione tra IEO e l’Harvard University di Boston ed è guidato dal Dott. Carmine Valenza, medico della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative IEO attualmente ricercatore ad Harvard e al Dana-Farber Cancer Institute di Boston. Oltre alla Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci, diretta dal Vicedirettore Scientifico IEO Giuseppe Curigliano, è stata coinvolta la Divisione di Senologia Medica IEO, diretta dal Dott. Marco Colleoni, con il gruppo di ricerca coordinato dalla Dott.ssa Elisabetta Munzone, Direttrice dell’Unità di Ricerca in Senologia Medica.

Il Prof. Curigliano afferma di essere «orgoglioso di questo risultato, che pone una pietra miliare nel campo del carcinoma mammario nelle pazienti giovani, ancora poco rappresentate negli studi clinici».

👉 Per saperne di più: https://shorturl.at/AhsWz

22/01/2026

COMPLETAMENTE IGNORATO DAI COLLEGHI SPECIALISTI L'OBBLIGO DI RICETTAZIONE TELEMATICA. DIREI CHE ALMENO I DUE TERZI DELLE NOSTRE PRESCRIZIONI DI MEDICI DI MEDICINA GENERALE RESTANO PRESCRIZIONI INDOTTE , SUGGERITE DA ALTRI (O ADDIRITTURA DAL PAZ STESSO, MA QUESTA È UN'ALTRA STORIA!😅)DI CUI NOI DOBBIAMO RENDERE CONTO ALLE ASL.
AIUTIAMOCI TUTTI NOI PROFESSIONISTI, NON SOLO COLLABORANDO PER IL PAZIENTE IN UN OTTICA DI LAVORO MULTIDISCIPLINARE, MA ANCHE NELLO INTENTO DI ALLEGGERIRE NELLA CONDIVISIONE QUESTA BUROCRAZIA SANITARIA CHE TOGLIE SPAZIO ALLA RELAZIONE TERAPEUTICA CON IL PAZIENTE .
AIUTATECI VOI PAZIENTI A RICORDARE AI COLLEGHI SPECIALISTI DI FARE LA LORO PARTE OGNI VOLTA CHE RICEVETE UNA PRESCRIZIONE CHE POI DOVETE GIRARE A NOI.
NELL'INTERESSE DAVVERO DI TUTTI.
GRAZIE

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17/01/2026

Dal Regina Elena - San Gallicano - IFO una buona notizia nella lotta al mieloma multiplo, un tumore del sangue che colpisce un particolare tipo di cellule del midollo osseo.

I ricercatori dell'IRE hanno individuato nella proteina NRF1 un punto debole del tumore: una sequenza di DNA che funziona come un interruttore e ne regola l’attività.

Questa scoperta permette di rallentare la crescita del tumore e potenziare l’effetto delle terapie. Non solo: apre la strada a nuove strategie terapeutiche contro bersagli finora considerati non trattabili.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Blood, è stato coordinato dal ricercatore Giacomo Corleone e da Maurizio Fanciulli direttore del laboratorio di Espressione Genica e Modelli Oncologici dell'IRE.

15/01/2026

È quel periodo dell’anno e quindi ne parliamo anche noi: gli accessi impropri al pronto soccorso.

Il dibattito sugli accessi impropri al pronto soccorso è quasi sempre un processo alle intenzioni. Si parte dalla domanda sbagliata, “perché la gente abusa”, e si finisce con la risposta più comoda, “perché il territorio non funziona”.

La domanda giusta è un’altra.

Perché, in un sistema che dovrebbe essere costruito su percorsi, filtri, continuità e responsabilità clinica, l’unico luogo che la popolazione percepisce come certo è il pronto soccorso?

Qui dentro c’è la vera causa degli accessi impropri. Non un difetto morale del cittadino. Un difetto strutturale del sistema.

Prima causa. L’ansia di popolazione, alimentata e normalizzata dai media

Ogni inverno la stessa sceneggiatura. Influenze che possono diventare polmoniti in poche ore, unghie incarnite che possono “peggiorare” rapidamente se non trattate subito, sintomi comuni narrati come potenzialmente pericolosi. Dati urlati, spesso senza contesto, che trasformano il rischio individuale in una minaccia collettiva permanente.

L’ansia non nasce nel vuoto. È il prodotto di comunicazione allarmistica, incertezza organizzativa, fragilità sociali e perdita di riferimenti sanitari chiari. In questo contesto la persona non va in pronto soccorso perché vuole una tac. Ci va perché ha paura. E la paura, quando è socialmente legittimata e continuamente rinforzata, diventa un sintomo clinico a tutti gli effetti.

L’ansia non è un dettaglio psicologico. È un motore organizzativo. È ciò che sposta masse di persone nello stesso posto, nello stesso momento. Ed è una scelta perfettamente razionale dal punto di vista del cittadino, quando il messaggio implicito del sistema è semplice: se sbagli valutazione, rischi grosso. Quindi scegli il luogo dove, almeno in teoria, non puoi sbagliare.

Seconda causa. La medicina difensiva che rende impossibile un triage vero

Il triage, in Italia, è una funzione clinica ma anche una funzione legale. E quando il contesto medico legale diventa soffocante, il triage smette di essere un filtro e diventa un imbuto.

In astratto, una quota enorme di codici a bassa urgenza potrebbe essere rimandata in modo sicuro a percorsi territoriali rapidi come la continuità assistenziale o il medico di medicina generale. Nella pratica, questa scelta è spesso percepita come rischiosa per chi la prende, perché implica assumersi la responsabilità di dire “non è qui” senza avere strumenti certi per assicurare “ecco dove”, “ecco quando”, “ecco chi ti vede”.

Un infermiere di pronto soccorso, in un sistema maturo, dovrebbe poter dire: puoi attendere qui cinque ore oppure posso prenotarti ora una valutazione nel presidio di continuità assistenziale tra trenta minuti. Oggi questo non è un’opzione. Non per limiti clinici, ma perché manca l’infrastruttura informatica/organizzativa che renda questa scelta possibile e sicura per il paziente e per il professionista. Pensarlo è quasi fantascienza.

È il paradosso del sistema. Si chiede al pronto soccorso di filtrare, ma lo si lascia senza una rete territoriale realmente accessibile e dentro una cornice difensiva che trasforma ogni filtro in un potenziale contenzioso.

Terza causa. La mancata integrazione tra pronto soccorso e continuità assistenziale, che spezza la continuità proprio quando servirebbe

Il pronto soccorso è sempre aperto. La continuità assistenziale esiste, ma spesso non è davvero integrata come sistema, né sul piano informatico né su quello operativo.

Quando manca una regia unica, non esiste una porta d’ingresso chiara e soprattutto non esiste una porta d’uscita protetta. Il cittadino entra in pronto soccorso perché sa che verrà visto. Non perché il pronto soccorso possa davvero tutto, ma perché è l’unico luogo percepito come sempre accessibile e sempre responsabile dell’esito.

Senza integrazione, la medicina territoriale diventa un argomento evocato nel dibattito pubblico e un’assenza concreta nella vita reale.

Quarta causa. La convenienza economica delle indagini in pronto soccorso

Se una persona sa che in pronto soccorso potrà fare esami e imaging senza anticipare costi che sul territorio, soprattutto nel privato, sarebbero immediati, la scelta non è opportunistica. È coerente con l’incentivo che il sistema ha costruito.

Quando i percorsi territoriali sono lenti, frammentati e burocratici, il pronto soccorso diventa anche un acceleratore diagnostico. Non perché sia il luogo appropriato, ma perché è l’unico che garantisce tempi certi.

Quinta causa. Il 116117, teoricamente porta d’accesso alle cure non urgenti, nella pratica ancora senza potere operativo reale e senza visibilità

Il 116117 nasce per essere il numero delle cure non urgenti, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, capace di orientare e filtrare la domanda. L’idea è corretta. Il problema non è il principio. È l’implementazione.

Anche dove esiste, spesso il 116117 non può fare ciò che davvero cambierebbe il sistema. Non può prenotare una visita fisica in giornata nelle postazioni territoriali. Non può garantire un appuntamento certo con un professionista che vede e visita. Non può chiudere il cerchio logistico che renderebbe sicuro dire: non andare subito in pronto soccorso, perché posso offrirti e prenotarti questa alternativa oggi.

Ma c’è un livello ancora più elementare, e per certi versi più grave. Il 116117 è poco conosciuto e scarsamente pubblicizzato. Molti cittadini iniziano solo ora a intuire che esista, ma quando entrano in un pronto soccorso non trovano cartellonistica che ne stimoli l’uso, non ricevono indicazioni chiare all’ingresso, non vedono campagne informative strutturate. Non ci sono spot televisivi, non c’è una presenza sistematica nei luoghi dove la domanda impropria nasce.

Un numero che dovrebbe essere la porta d’accesso primaria resta invisibile. E ciò che non è visibile, per la popolazione, semplicemente non esiste.

E allora cosa fa la popolazione. Torna al canale che può tutto. Il pronto soccorso.

Se togli al territorio strumenti, integrazione, accesso rapido, potere operativo e persino visibilità, non ottieni meno accessi impropri. Ottieni più ansia, più auto invio, più sovraffollamento, più burnout, più medicina difensiva, in un circuito che si autoalimenta.

Il territorio oggi, in molte aree, non è messo nelle condizioni di fare questo lavoro. Non per incapacità dei professionisti, ma per scelte organizzative e sottoinvestimento cronico.

Gli accessi impropri non sono un problema di educazione del cittadino. Sono un problema di architettura del sistema.

E ogni volta che si scarica la colpa sul medico di medicina generale o sulla continuità assistenziale, si fa un favore all’unica cosa che davvero produce accessi impropri. Un’organizzazione che costringe la popolazione a cercare sicurezza dove la sicurezza non è progettata per stare, perché il pronto soccorso nasce per l’urgenza, non per l’ansia, non per la cronicità, non per l’incertezza, non per la domanda sociale.

https://www.facebook.com/share/1ALNDN9XWN/
09/01/2026

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P.S. in tilt, reparti strapieni, sanità territoriale allo stremo.

Non è solo la risposta il problema.

O meglio, non è il problema principale.

Il vero nodo è la domanda.

La domanda di salute è oggi fuori controllo e finché non si interviene su quella non si va da nessuna parte.

Si è costruita una pazzesca ipocondria genitoriale, che non può essere contenuta perché non è razionale: nasce dall’ansia, viene alimentata da informazioni frammentarie e contraddittorie, è rinforzata dai social e non trova alcun vero intervento medico che possa sostenerla o arginarla.

Non si tratta di maggiore consapevolezza sanitaria, ma di una richiesta continua di rassicurazione che la medicina non può e non deve soddisfare.

La biologia ha tempi che non sono negoziabili.

Un raffreddore dura circa sette giorni e non esiste terapia in grado di accorciarlo in modo significativo: bisogna farsene una ragione.

La tosse dopo un’influenza può durare due o tre settimane senza che questo significhi malattia in atto o complicanza: anche di questo bisogna farsene una ragione.

La febbre nei bambini può oscillare, salire e scendere, senza che ogni variazione rappresenti un peggioramento clinico.

Eppure la domanda di salute oggi pretende che ogni sintomo abbia una terapia, che ogni terapia produca un effetto immediato e che ogni minimo cambiamento richieda una nuova valutazione.

Quando queste aspettative non vengono soddisfatte, non si accetta il limite biologico e clinico, ma si cambia medico, si accede ad altro servizio, si richiedono ulteriori accertamenti, si potenziano terapie.

Nasce così una transumanza sanitaria f***e.

Questo non è solo clinicamente inutile, ma organizzativamente devastante e culturalmente patologico.

Non migliora gli esiti di salute, aumenta l’ansia dei genitori, consuma risorse e finisce per delegittimare il professionista, perché il ricorso ripetuto ai servizi per la stessa patologia viene vissuto come la prova che la risposta precedente non era adeguata.

Il punto centrale è che questa domanda non è contenibile con gli strumenti della clinica.

Non si governa con più visite, non si placa con più prescrizioni, non si risolve con più accessi.

È una domanda emotiva, non razionale, e la medicina fallisce quando prova a rincorrerla invece di contenerla.

L’unica strada possibile è un cambiamento culturale profondo: un’educazione sanitaria chiara, coerente e ripetuta, messaggi pubblici semplici e condivisi su ciò che è normale e ciò che non lo è, la restituzione di dignità al non intervenire come atto medico e il recupero del senso del tempo della malattia.

Finché il sistema sanitario continuerà a rispondere a ogni richiesta come se fosse clinicamente fondata, continuerà a validare una domanda patologica.

E finché questo accadrà, non sarà possibile andare avanti.

Non per mancanza di umanità, ma per mancanza di senso del limite.

https://www.facebook.com/share/1DaL3emrwN/
06/01/2026

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Perché la tosse può continuare anche dopo la guarigione?

Chiunque abbia avuto un’influenza o un’altra infezione respiratoria conosce bene il fenomeno. I sintomi acuti scompaiono, la febbre passa, il malessere generale si risolve, ma la tosse resta. A volte per settimane. Non è solo fastidiosa. Può essere invalidante e socialmente imbarazzante. La ricerca degli ultimi decenni ha chiarito che non si tratta di un semplice residuo dell’infezione, ma di un vero e proprio cambiamento funzionale dei nervi delle vie aeree.

L’ipotesi oggi più solida è quella dell’ipersensibilità neuronale post infettiva. Durante un’infezione respiratoria l’infiammazione non colpisce solo la mucosa bronchiale, ma coinvolge direttamente le terminazioni nervose sensoriali responsabili del riflesso della tosse. Questi nervi diventano più reattivi agli stimoli, anche a quelli normalmente innocui.

Fare un respiro profondo, parlare a lungo al telefono, ridere, uscire all’aria fredda. Sono azioni fisiologiche che non rappresentano un pericolo per le vie respiratorie. Tuttavia, in una fase post infettiva, possono innescare violenti accessi di tosse anche in assenza di infezione attiva. È il riflesso che è cambiato, non lo stimolo.

Questa osservazione clinica è stata descritta per la prima volta già negli anni Novanta. Nel 1990 alcuni ricercatori notarono che cavie infettate con un virus simil influenzale mostravano una marcata ipersensibilità del riflesso tussigeno. Esposte a sostanze irritanti come la capsaicina, le cavie infette tossivano molto di più rispetto a quelle sane. Un fenomeno sovrapponibile è stato poi osservato anche nell’uomo, aprendo la strada allo studio dei meccanismi neurobiologici alla base della tosse post infettiva.

Negli anni successivi, l’attenzione si è concentrata sul ruolo delle sostanze infiammatorie rilasciate durante l’infezione e sui recettori presenti sulle fibre nervose delle vie aeree. Tra questi, uno dei più studiati è il recettore TRPV1. Si tratta di un canale ionico espresso sui nervi sensoriali, noto per rispondere alla capsaicina, al calore e a diversi stimoli chimici irritanti.

Nel 2016, diversi gruppi di ricerca hanno dimostrato che un’infezione con virus respiratori simil influenzali induce alcune fibre nervose delle vie aeree a produrre un numero maggiore di recettori TRPV1. In pratica, il nervo diventa più sensibile perché esprime più “antenne” in grado di captare stimoli. Studi successivi, condotti sia su modelli animali sia su cellule umane coltivate in laboratorio, hanno confermato l’aumento non solo di TRPV1 ma anche di altri recettori coinvolti nel riflesso della tosse durante le infezioni virali.

Un dato particolarmente interessante arriva da uno studio del 2017. I ricercatori hanno osservato che anche un virus inattivato, reso incapace di replicarsi tramite esposizione ai raggi ultravioletti, era comunque in grado di aumentare l’espressione di TRPV1 e di altri recettori nelle cellule umane. Questo suggerisce che non è necessaria un’infezione attiva per indurre l’ipersensibilità neuronale. È sufficiente l’interazione tra il virus e il sistema immunitario delle vie aeree per innescare il processo.

Queste evidenze spiegano perché la tosse possa persistere anche quando il virus non è più presente. L’infiammazione si risolve, ma i nervi restano temporaneamente “ripogrammati” su una soglia di attivazione più bassa. È una forma di memoria biologica, simile a quella osservata in altri tipi di dolore cronico.

Secondo Lorcan McGarvey, uno dei massimi esperti mondiali di tosse cronica, questo stato di ipersensibilità è alla base di molte tosse post infettive persistenti. Non si tratta di una malattia strutturale, ma di un’alterazione funzionale del sistema nervoso periferico delle vie aeree.

Quando rivolgersi al medico?

Nella maggior parte dei casi la tosse post infettiva si risolve spontaneamente entro due o tre settimane. Questo andamento è considerato fisiologico. Tuttavia, se la tosse persiste oltre le otto settimane, è corretto parlarne con un medico per escludere altre cause e valutare eventuali strategie terapeutiche.

La valutazione deve essere più tempestiva se la tosse è accompagnata da segnali di allarme come febbre persistente, respiro affannoso, presenza di sangue nel catarro, calo ponderale non intenzionale o dolore toracico significativo.

Lukasz Antoniewicz, pneumologo dell’unità di tosse cronica dell’Università di Vienna, sottolinea che alcune settimane di tosse dopo una malattia respiratoria sono del tutto normali. Nella pratica clinica, però, anche un mese di tosse può avere un impatto importante sulla qualità di vita.

Antoniewicz riporta casi di pazienti giovani, senza patologie ossee, che hanno sviluppato fratture costali semplicemente a causa della forza del riflesso tussigeno. Questo rende evidente come la tosse non sia un sintomo banale, ma un riflesso potentissimo che può diventare invalidante se protratto nel tempo.

In quest’ottica, già dopo quattro settimane di tosse persistente, una valutazione clinica può essere ragionevole, non tanto per “medicalizzare” un fenomeno fisiologico, quanto per offrire sollievo, rassicurazione e una corretta esclusione di cause alternative.

https://www.nationalgeographic.it/perche-continuiamo-a-tossire-dopo-aver-superato-l-influenza-e-il-raffreddore?utm_source=meta&utm_medium=cpc&utm_campaign=dplace&utm_content=articolo&fbclid=IwdGRleAPJnyZleHRuA2FlbQEwAGFkaWQBqy3ivJGlQXNydGMGYXBwX2lkCjY2Mjg1NjgzNzkAAR5yTxHxNNRAof1B6yaJF1S5AFWYaVwqtwczflbwgOQOXGE87d0-cNDp1Uo2LA_aem_M7jXw2CrRB10PMp5OIwAvw&utm_id=120240266792420561&utm_term=120240266792490561

Tanti auguri a tutti voi che mi avete donato affetto e riposto stima nella mia persona. Non riesco a rispondere singolar...
24/12/2025

Tanti auguri a tutti voi che mi avete donato affetto e riposto stima nella mia persona. Non riesco a rispondere singolarmente a tutti per ringraziarvi di ogni vostro dono, dei pensieri bellissimi che avete avuto per me, siete davvero tantissimi.
L'unica cosa che mi fa trovare ancora la forza di resistere, alla condizione ormai sempre più difficile in cui ci chiedono di esercitare questa professione, è sapere che davvero ancora serve a qualcosa... un qualcosa che forse a qualcuno, dal di fuori, può apparire tanto piccolo, ma in realtà è il fulcro della relazione d'aiuto che un medico può instaurare sul territorio con le persone che hanno bisogno.
Buone Feste a tutti voi ❤️
Carola

Assolutamente d'accordo
16/12/2025

Assolutamente d'accordo

𝐃𝐈𝐕𝐔𝐋𝐆𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐒𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐀𝐋𝐔𝐓𝐄: 𝐈𝐋 𝐏𝐑𝐎𝐁𝐋𝐄𝐌𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐋’𝐄𝐑𝐑𝐎𝐑𝐄, 𝐄̀ 𝐋𝐀 𝐒𝐈𝐂𝐔𝐑𝐄𝐙𝐙𝐀

Forse il danno più grande della divulgazione sulla salute oggi non è che circolino informazioni sbagliate. È che circolino certezze assolute.
Alcuni soggetti sono “pieni di verità”. E guarda caso la verità è sempre dalla loro parte: gli altri sono i “nemici”, quelli dei “segreti”, della “paura”, della “manipolazione”, dei “pregiudizi”, dell’“ignoranza”, delle “lacune”. Etichette comode, perché servono a una cosa sola: mettere chi parla su un piedistallo, fuori dal fango dove invece siamo tutti.
Il risultato è un modo di comunicare in bianco e nero, dove la realtà – che è fatta di variabilità, compromessi, contesti, persone diverse – viene trattata come un poster motivazionale. Si pontifica su cosa “dovresti” fare, senza quasi mai chiedersi: per chi? in che condizioni? con quale storia clinica? con quali limiti? con quale obiettivo?
Poi c’è un dettaglio che chi lavora seriamente con la scienza conosce bene: in fondo a quasi ogni lavoro di ricerca, come un ritornello onesto, c’è scritto “𝐬𝐞𝐫𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢”. Non è falsa modestia. È la fotografia del mondo reale.
I veri esperti non parlano con prudenza perché “non sanno”. Parlano con prudenza perché sanno abbastanza da conoscere anche ciò che manca. Conoscono i risultati, ma soprattutto conoscono le crepe: i bias, le eccezioni, i sottogruppi, le zone grigie. E sanno che la medicina e la nutrizione non sono un tribunale: sono una professione dove spesso si ragiona per probabilità, per tentativi, non per dogmi.
Per questo il consiglio più semplice – di quelli che restano validi anche quando cambiano le mode – è questo: "𝑑𝑖𝑓𝑓𝑖𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑎𝑖 𝑑𝑢𝑏𝑏𝑖 𝑠𝑢 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑜𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒. 𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑐ℎ𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑢𝑛 𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑖𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑖𝑡𝑎̀, 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑏𝑏𝑖 𝑛𝑒 ℎ𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎: 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑣𝑎𝑐𝑖𝑙𝑙𝑎, 𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ ℎ𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑠𝑠𝑜."

𝐒𝐞 𝐢 𝐝𝐮𝐛𝐛𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨, 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐨 𝐥𝐞 𝐨𝐩𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐮𝐞:

1) non si sa abbastanza

2) oppure non si sta divulgando: 𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨.

E sì, esiste anche un terzo ingrediente, molto umano e molto frequente: 𝐥’𝐞𝐠𝐨. A volte questi personaggi si mangiano le persone, e il business si mangia la misura.
𝐶ℎ𝑖 “ℎ𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑡𝑒” 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑒. 𝐸 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒, 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑡𝑖𝑧𝑖𝑎.

“𝑵𝒆𝒍 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒄𝒂𝒕𝒆𝒄𝒉𝒊𝒔𝒎𝒐 𝒔𝒄𝒊𝒆𝒏𝒕𝒊𝒇𝒊𝒄𝒐, 𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒊𝒈𝒏𝒐𝒓𝒂𝒏𝒕𝒊: 𝒆𝒔𝒂𝒎𝒊 𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊𝒕𝒂𝒓𝒊 𝒅𝒊 𝒃𝒊𝒐𝒄𝒉𝒊𝒎𝒊𝒄𝒂, 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂, 𝒄𝒉𝒊𝒎𝒊𝒄𝒂 𝒆𝒕𝒄., 𝒍𝒊 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 ‘𝒔𝒖𝒑𝒆𝒓𝒂𝒕𝒊’ 𝒑𝒆𝒓 𝒈𝒓𝒂𝒛𝒊𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒗𝒖𝒕𝒂.” 𝑳𝒐𝒓𝒐, 𝒊𝒏𝒗𝒆𝒄𝒆, 𝒒𝒖𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒆𝒔𝒂𝒎𝒊, 𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒍𝒊 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒎𝒂𝒊 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒆𝒏𝒖𝒕𝒊 𝒐𝒑𝒑𝒖𝒓𝒆, 𝒄𝒉𝒊𝒔𝒔𝒂̀ 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́, 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒂𝒕𝒆𝒓𝒊𝒆 𝒈𝒍𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒆 𝒓𝒊𝒗𝒆𝒍𝒂𝒕𝒆 𝒅𝒂𝒈𝒍𝒊 𝒆𝒙𝒕𝒓𝒂𝒕𝒆𝒓𝒆𝒔𝒕𝒓𝒊 𝒆 𝒒𝒖𝒊𝒏𝒅𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒊𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒏𝒂𝒕𝒊: 𝒔𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒆 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒔𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒊 𝒖𝒎𝒂𝒏𝒊 𝒎𝒐𝒓𝒕𝒂𝒍𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒎𝒂𝒊 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒐.

16/12/2025

Author Details Author Details Ana Maria Sepe Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor sepeannamaria@gmail.com Ci ... Leggi tutto

Indirizzo

Via Angiolo Cabrini 22 Pal 19 Sc A
Rome
00139

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 12:00
Martedì 10:00 - 12:00
Mercoledì 16:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 12:00
Venerdì 14:30 - 16:30

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