11/02/2026
Il Paradosso del Partner “Risolto”: quando l'incontro rischia di diventare un esame
“Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a capire noi stessi.” —CG Jung
Scorrendo le app di incontri o ascoltando i racconti di chi cerca l'amore oggi, c'è una parola che ritorna con insistenza: “irrisolto” . Un termine che rischia di trasformarsi in un'etichetta sbrigativa, usata per scartare l'altro prima ancora di averlo davvero incontrato. Ma quali pericoli si nascondono dietro questa ricerca quasi ossessiva di una perfezione psicologica?
In una società sempre più individualista, il rischio è quello di iniziare a trattare le relazioni come prodotti su misura. L'altro smette di essere una persona complessa e diventa un pezzo di puzzle che dovrebbe incastrarsi perfettamente nei nostri bisogni. Così può alimentarsi un narcisismo sottile: invece di chiederci chi abbiamo davanti, ci concentriamo su ciò che quella persona può offrirci.
Il paradosso è che l'idea del “partner risolto” può trasformarsi anche in uno scudo difensivo. Etichettare qualcuno come “problematico” è spesso il modo più rapido per evitare di metterci in discussione. Diventiamo inflessibili nel riconoscere le fragilità altrui, ma molto meno disponibili a confrontarci con le nostre. L'incontro, allora, rischia di trasformarsi in una selezione: non ci si conosce, ci si valuta; non ci si incontra, ci si “scansiona”.
Questa dinamica può generare distanza e sospetto reciproco, fino a produrre una vera e propria incomunicabilità. Chiusi in una bolla di aspettative irrealistiche, finiamo per scartare persone che avrebbero potuto arricchirci, magari anche solo offrendoci uno sguardo diverso sulla vita.
Forse la verità è che nessuno è davvero “risolto” una volta per tutte. L'idea di una risoluzione totale assomiglia più a un mito moderno, che finisce per negare la nostra natura umana, fatta di luci e ombre. L'amore autentico, probabilmente, non nasce dall'incontro tra due persone perfette, ma dalla capacità di restare quando emergono le fragilità. Cercare la perfezione, paradossalmente, rischia di condannarci alla solitudine.
Finché useremo la psicologia come un'arma per selezionare invece che come uno strumento per comprendere, continueremo a vivere solo l'illusione del legame. Come ricordava George Bernard Shaw:
“Il problema più grande della comunicazione è l'illusione che essa ha avuto luogo.”