15/04/2026
“I ragazzi di oggi” non esistono. Esistono ragazzi reali: complessi, contraddittori, vulnerabili, acuti, spesso molto più profondi di come gli adulti li raccontano.
Molti sono fortissimi, solidi. Apparentemente. Portano armature impressionanti dietro cui, talvolta, c'è una grande ferita.
Succede soprattutto quando si cresce accanto a figure genitoriali complesse, o con un padre assente, immaturo, emotivamente incapace. In questi casi può capitare che il ragazzo non diventi fragile in modo visibile. Diventa, al contrario, efficiente, lucido, coerente, iperstrutturato. Insomma: diventa quello che non crea problemi, quello che capisce, che risolve, e soprattutto che NON CHIEDE.
Ma il bisogno di essere accuditi non scompare solo perché è stato umiliato o ignorato, piuttosto si nasconde, e da adulto riemerge proprio nei legami.
Così capita che persone rigidissime, razionali, “linee rette”, si leghino a partner opposti: incoerenti, creativi, imprevedibili, sfuggenti, emotivamente poco strutturati. Non perché siano “stupide”, non perché “si cerchino i problemi”, e nemmeno perché “gli opposti si attraggono”.
Ma perché lì stanno proiettando (o cercando disperatamente) pezzi decisivi di sé: l’affetto mancato, la vitalità repressa, la spontaneità proibita e soprattutto il desiderio infantile di essere finalmente presi per mano da qualcuno di cui fidarsi, a cui affidarsi.
Chi ha una ferita narcisistica profonda, spesso senza rendersene conto, non cerca soltanto amore, cerca riparazione. È come se volesse ridipingere il quadro della propria infanzia in una forma finalmente giusta, con colori caldi, accesi.
Come se, nel film della sua vita volesse rigirare una scena antica in cui qualcuno dica: “Questa volta ci sono io. Ti tengo. Lasciati andare”. Romantico sì, accogliente sì, quello che tutti noi abbiamo il diritto di avere!
E spesso usa il legame anche come contenitore delle proprie paure: finché l’altro c’è, sembra che regga lui, quando l’altro va via, arriva il panico. Ma a volte proprio lì emerge una verità scomoda e preziosa: che si soffre, sì, ma non si crolla. Che l’altro conteneva le nostre paure solo perché gliele avevamo affidate.
E che la forza che vedevamo in lui era, almeno in parte, una forza nostra.
Molte identità forti sono costruzioni nate dalla ferita, non dalla pace, e molte persone “solidissime” sono bambini antichi che hanno imparato a sopravvivere attraverso il controllo.
E molte storie d’amore non parlano soltanto d’amore: parlano di padri mancati, di fame affettiva, di narcisismo ferito, di bisogni che non si sono mai estinti.
Silvia Boschero
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