Dott.ssa Silvia Boschero - Psicologa clinica

Dott.ssa Silvia Boschero - Psicologa clinica Psicologa clinica di orientamento umanistico, gestalt e transpersonale (psicosintetico). Ricevo online o in presenza a Roma

“I ragazzi di oggi” non esistono. Esistono ragazzi reali: complessi, contraddittori, vulnerabili, acuti, spesso molto pi...
15/04/2026

“I ragazzi di oggi” non esistono. Esistono ragazzi reali: complessi, contraddittori, vulnerabili, acuti, spesso molto più profondi di come gli adulti li raccontano.
Molti sono fortissimi, solidi. Apparentemente. Portano armature impressionanti dietro cui, talvolta, c'è una grande ferita.
Succede soprattutto quando si cresce accanto a figure genitoriali complesse, o con un padre assente, immaturo, emotivamente incapace. In questi casi può capitare che il ragazzo non diventi fragile in modo visibile. Diventa, al contrario, efficiente, lucido, coerente, iperstrutturato. Insomma: diventa quello che non crea problemi, quello che capisce, che risolve, e soprattutto che NON CHIEDE.
Ma il bisogno di essere accuditi non scompare solo perché è stato umiliato o ignorato, piuttosto si nasconde, e da adulto riemerge proprio nei legami.
Così capita che persone rigidissime, razionali, “linee rette”, si leghino a partner opposti: incoerenti, creativi, imprevedibili, sfuggenti, emotivamente poco strutturati. Non perché siano “stupide”, non perché “si cerchino i problemi”, e nemmeno perché “gli opposti si attraggono”.
Ma perché lì stanno proiettando (o cercando disperatamente) pezzi decisivi di sé: l’affetto mancato, la vitalità repressa, la spontaneità proibita e soprattutto il desiderio infantile di essere finalmente presi per mano da qualcuno di cui fidarsi, a cui affidarsi.
Chi ha una ferita narcisistica profonda, spesso senza rendersene conto, non cerca soltanto amore, cerca riparazione. È come se volesse ridipingere il quadro della propria infanzia in una forma finalmente giusta, con colori caldi, accesi.
Come se, nel film della sua vita volesse rigirare una scena antica in cui qualcuno dica: “Questa volta ci sono io. Ti tengo. Lasciati andare”. Romantico sì, accogliente sì, quello che tutti noi abbiamo il diritto di avere!
E spesso usa il legame anche come contenitore delle proprie paure: finché l’altro c’è, sembra che regga lui, quando l’altro va via, arriva il panico. Ma a volte proprio lì emerge una verità scomoda e preziosa: che si soffre, sì, ma non si crolla. Che l’altro conteneva le nostre paure solo perché gliele avevamo affidate.
E che la forza che vedevamo in lui era, almeno in parte, una forza nostra.
Molte identità forti sono costruzioni nate dalla ferita, non dalla pace, e molte persone “solidissime” sono bambini antichi che hanno imparato a sopravvivere attraverso il controllo.
E molte storie d’amore non parlano soltanto d’amore: parlano di padri mancati, di fame affettiva, di narcisismo ferito, di bisogni che non si sono mai estinti.
Silvia Boschero
Su Roma e online: 338 375 3388

Cosa riportano con loro gli astronauti di ritorno dall’esplorazione del lato nascosto della luna? Molte osservazioni sci...
11/04/2026

Cosa riportano con loro gli astronauti di ritorno dall’esplorazione del lato nascosto della luna? Molte osservazioni scientifiche, certo. Ma anche una consapevolezza esistenziale in cui, dagli anni Sessanta a oggi, si è imbattuto quasi chiunque abbia guardato la terra da fuori.
Vista dagli abissi spaziali, la Terra appare come un "pale blue dot": un pallido puntino blu sospeso nella vastità dell’universo. Un’immagine che ci ridimensiona all’istante.
Viviamo come se tutto sia enorme: le ferite, le attese, le delusioni, i conflitti, l’immagine che gli altri hanno di noi. Poi improvvisamente lo spazio ci costringe a guardarci da molto lontano rispetto al nostro centro, al nostro ego-centrismo; e tutto ciò che ci sembrava immenso (le nostre ossessioni, le lotte di potere, il bisogno di affermarci, le ferite narcisistiche, le rivalità, le vanità) cambia proporzione.
Siamo qui, su un piccolo punto azzurro nel buio. Minuscoli, provvisori, fragili, addirittura insignificanti. Questo è ciò che viene chiamato “overview effect”: un improvviso spostamento di prospettiva che può essere liberatorio, vertiginoso, perfino insopportabile, ma quasi sempre trasformativo.
La nostra esistenza è infinitamente piccola rispetto all’immensità che la contiene. E molti conflitti, interni ed esterni, nascono forse proprio dall’incapacità di tollerare questa piccolezza. Per non sentirci minuscoli gonfiamo l’ego, costruiamo controllo, identità rigide, falsi sé, illusioni di onnipotenza.
Poi arriva questa visione d’insieme, questo osservarsi da lontanissimo, e c'è un tilt, qualcosa si ridimensiona. Non scompare il dolore, non spariscono le ferite, ma perdono la loro pretesa di essere tutto.
Le nostre pene smettono, per un attimo, di sembrarci il centro dell’universo.

Silvia Boschero. Ricevo su Roma e online: 338 375 3388

C’è uno spicchio di giovani cresciuti bene, benissimo. Figli della cultura, del pensiero critico, dei diritti civili, de...
08/04/2026

C’è uno spicchio di giovani cresciuti bene, benissimo. Figli della cultura, del pensiero critico, dei diritti civili, del rispetto per il pianeta, dell’antifascismo, delle battaglie “giuste”. Ragazzi educati a riconoscere le ingiustizie, a decostruire il potere. Assieme ai propri genitori hanno visto Kubrick, ascoltato Springsteen. Parlano il linguaggio raffinato della complessità eppure, molto spesso, a vent’anni sono già esausti. Depressi. Senza fuoco. Io stessa, diversi decenni fa, sono stata uno di questi giovani.
E allora penso che probabilmente questi ragazzi ci dimostrano che non basta sapere, essere dalla parte giusta, avere coscienza politica, sensibilità etica, gusto estetico, la battuta sarcastica pronta, il gusto della provocazione. Forse bisogna nutrire l’anima da dentro per alzarsi col sorriso la mattina. Ringraziare il creato, immaginare il magico in ogni ombra e il magnifico ad ogni sbocciare di fiore.
Jung sapeva che l’essere umano non si ammala solo per un conflitto infantile, per un trauma o per un dolore, ma anche, e soprattutto, quando perde il rapporto con il numinoso, con quella dimensione del vivere che non si lascia ridurre né dalla psicologia né tantomeno dall’ideologia, e che dà al mondo profondità, mistero, orientamento. Quell’esperienza psichica di contatto con qualcosa di più grande dell’Io, che viene vissuto come misterioso, potente, affascinante e insieme perturbante. Che permette all’Io di farsi da parte, di non sobbarcarsi in solitaria delle sorti dell’intero mondo, ma di sentirsi parte di un tutto.
Quel sacro che non ha niente a che vedere con le religioni e ha tutto a che vedere con il mistero del mondo e con la capacità di farne esperienza “viva”: incontri con sogni, visioni, simboli, opere d’arte della natura e del genio creativo umano.
Quando il simbolo numinoso muore, la vita si svuota. Quando scompare il sacro, resta spesso una libertà che non sa dove andare a parare, un io razionale, lucidissimo e disperato che si arrotola su sé stesso perso nella materialità del mondo.
Senza un oltre, senza un simbolo vivo, c’è il rischio di restare prigionieri di una nevrosi contemporanea fatta di disincanto, impotenza, angoscia senza nome. E allora forse la domanda non è solo come curare i sintomi ma piuttosto: come riaccendere quella fiammella vitale?
Ricordo che qualche anno fa attraversai anch’io un tempo buio, proprio di questo tipo. Lo chiamavo depressione. Chiesi aiuto a un caro amico, praticante buddista: “Come faccio a riaccendere la mia fiamma vitale?”. Mi rispose soltanto: “Vai al parco e guarda i bambini giocare”.
Lo feci davvero. Guardai i bambini, i cuccioli di cane, la vita che premeva ovunque senza chiedere permesso. Guardai la natura nel mutare delle stagioni, le grandi opere d’arte del passato, guardai perfino la morte attraversare le persone amate. Mi commuovevo per ogni cosa. E a poco a poco intuii che in tutto questo vive qualcosa di immensamente potente: una forza che chiama all’amore, alla compassione, alla meraviglia. Una forza che ci decentra salvandoci.
Il sacro è qui, fuori dalle appartenenze, fuori dalle ideologie (leggete Krishnamurti sulle ideologie) ma in ciò che, all’improvviso, ci strappa dal vuoto e ci restituisce al mondo. Il nouminoso del mondo è ovunque, dobbiamo solo riallenare gli occhi, e il cuore, per scorgerlo.

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La musica che gira intorno: narcisisti fragili?Silvia Boschero. Ricevo su Roma e online: 338 375 3388
12/03/2026

La musica che gira intorno: narcisisti fragili?

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La nostra scienza ci racconta l'essere umano a pezzi e su ogni pezzo ha costruito una specializzazione, medica o psicolo...
26/02/2026

La nostra scienza ci racconta l'essere umano a pezzi e su ogni pezzo ha costruito una specializzazione, medica o psicologica. Tuttavia, questa non è la realtà dell'essere umano, che è intero, anche se strutturato e articolato. (...)
Nel caso della rete umana i grandi sistemi sono: il nervoso, l'endocrino, l'immunitario, lo psichico. La differenza di fondo tra una rete fisica, come internet, e una rete umana è che quest'ultima è in grado di cambiare le connessioni, autoregolandosi.
Questo è possibile perché la rete umana è dotata di un dispositivo intelligente, di un sistema complesso, che la natura e la storia hanno forgiato nel corso di milioni di anni: la psiche, intendendo con questo termine i pensieri, i sentimenti, le emozioni, i ricordi, la cultura e la loro organizzazione in stili personali che ci consentono di affrontare la vita.
La psiche si connette con i sistemi biologici e questa rete psicobiologica opera nella vita di ognuno, garantendo la salute o determinando la malattia.
È una rete nascosta perché le scienze tradizionali, assegnando alla medicina un corpo senza mente e alla psicologia una mente senza corpo, ne hanno oscurato la visione.
Tuttavia, in questi ultimi anni, concezioni vecchie di secoli stanno cambiando velocemente. Il cervello non è più visto al riparo dal sistema immunitario. Al contrario, i due sistemi dialogano e lavorano insieme e quando questo dialogo viene alterato possono emergere malattie, come le neurodegenerative, le autoimmuni, il cancro e i disturbi psicologici.
Francesco Bottaccioli "La rete nascosta - Psiche, cervello, immunità: una storia scientifica", Apogeo

La terapia non è una bacchetta magica e ha bisogno dei suoi tempi, talvolta lenti. Perché la nostra mente, il nostro cuo...
23/02/2026

La terapia non è una bacchetta magica e ha bisogno dei suoi tempi, talvolta lenti. Perché la nostra mente, il nostro cuore, il nostro corpo hanno bisogno di quei tempi.
Poi, quando meno te lo aspetti, il paziente porta in dono un sogno, un sogno pieno di immagini vive, simboli potenti, atmosfere dense. Un sogno in cui, ad esempio, una donna si trova in acqua. Un tempo avrebbe avuto bisogno di braccioli per restare a galla. Ora li toglie. Il vecchio appoggio si scioglie. Il mondo che conosceva lentamente si inabissa. E lei, sott’acqua, scopre di poter respirare.
Quando emergono sogni così, in terapia, si percepisce che non stiamo semplicemente comprendendo un problema ma stiamo assistendo a una trasformazione.
Carl Gustav Jung considerava il sogno non solo come espressione del conflitto o dei rimossi dell’inconscio, ma come funzione compensatoria e orientativa della psiche. L’inconscio non si limita a rivelare ciò che manca: suggerisce una direzione, prepara il passaggio, anticipa la crescita.
In certi momenti della terapia, il sogno diventa il luogo in cui la psiche integra ciò che la coscienza non aveva ancora osato pienamente vivere. Le difese che un tempo erano necessarie possono essere lasciate andare. L’acqua che prima minacciava ora diventa un ambiente attraversabile.
Non è magia, è la MAGIA dell’evoluzione psichica. Ed è un privilegio ed un’emozione assistere a tutto ciò.

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Avete mai visto "Il pianeta verde"? É un sorprendente film francese degli anni Novanta. Un film che andrebbe fatto veder...
19/02/2026

Avete mai visto "Il pianeta verde"? É un sorprendente film francese degli anni Novanta. Un film che andrebbe fatto vedere nelle scuole e nelle case di ognuno oggi, 30 anni dopo.
Il senso profondo del film è la necessità di un ritorno alla nostra natura più autentica, non alienata, la liberazione dai condizionamenti automatici e il ritorno a una forma di contatto pulito con sé, con il corpo, con gli altri e con la vita.
Lo trovate anche su YouTube!

Quando le aspettative degli altri sono il problema.
15/02/2026

Quando le aspettative degli altri sono il problema.

Online e in presenza su Roma. Info whatsapp: 338 375 3388
09/02/2026

Online e in presenza su Roma. Info whatsapp: 338 375 3388

27/01/2026

Viviamo stanchi. Stanchezza cronica, stress, demotivazione, ansie da prestazione. Non perché siamo fragili, ma perché siamo sempre accesi.
Richieste, informazioni continue, notizie angoscianti a cui nessuno più riesce a dare un senso, istituzioni comprese. La mente corre, il corpo accelera, il respiro si accorcia. E lo stress, quando non trova pause, diventa cronico creando man mano una frammentazione del Sé.
Troppe parti sollecitate insieme, nessuno spazio di integrazione, nessun contenimento. L’Io perde il timone, e la vita diventa allarme e reazione continua.

I device ci tengono connessi ad un impalpabile altrove attivo 24 ore su 24, e così facendo ci disconnettono da quei ritmi naturali che seguiamo da milioni di anni: luce e buio, tensione e distensione, azione e sacrosanto annoiarsi.
Senza vuoti, non c’è tregua né ascolto. Senza silenzio, il Sé non trova spazio per emergere.

In terapia lavoriamo anche su questo: rallentare, sfumare il senso di colpa di non stare al passo con il mondo che gira impazzito, riconoscere le parti sovraccariche, coltivare presenza, meditazione, centratura, restituire al corpo e alla psiche un ritmo più umano.

Se senti che la frenesia ha preso il sopravvento, e che il senso della vita si sia allontanato, forse non hai bisogno di spingerti di più, ma di ritrovare un centro da cui ripartire.

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Manifestazioni in tutta Italia e in moltissime città del mondo: maree unite non da slogan politici ma umani. L’impegno c...
04/10/2025

Manifestazioni in tutta Italia e in moltissime città del mondo: maree unite non da slogan politici ma umani. L’impegno civile che oggi si risveglia in modo grandioso ha un senso profondo, significa dare voce ad energie interiori a lungo represse, renderle consce e finalmente condivise.
Secondo il grande psicoterapeuta Jung, ma anche secondo Assagioli, l’uomo è in costante, permeabile contatto con l’inconscio collettivo, ciò che lo circonda e lo plasma dalla notte dei tempi. Questo inconscio è popolato di “archetipi”: l’eroe/il martire, la madre, la terra promessa, l’esilio, il bambino/la vittima innocente, e così via. Sono entità vere e proprie, strutture psichiche ancestrali, trasmesse nei millenni dalla nostra filogenesi.
Questo inconscio collettivo è appartenenza, per l’uomo, animale sociale per eccellenza, il cui desiderio è quello riconoscersi in qualcosa di più grande, sentirsi parte del tutto, non monade isolata, incompresa e incomprensibile, come spesso ci sentiamo in relazione ai nostri rappresentanti, istituzionali e non.
Per evitare le nostre dissonanze interne, le nostre crisi identitarie, abbiamo bisogno dunque di rispecchiarci in un inconscio collettivo dove l’impronta di noi stessi trovi la sua forma primigenia. L’azione civile, risvegliata, diventa quindi terapeutica: è reciproco riconoscimento, è elaborazione collettiva del lutto, è comprensione e trasformazione della rabbia muta che proviamo di fronte alle immagini di morte e distruzione che le guerre in diretta social ci rimandano.
E’ così che oggi manifestare, al netto delle strumentalizzazioni che giungono a rompere l’incanto, è molto più che protestare: è riconoscersi ed esistere, è risvegliarsi e trovarsi non più soli, ma parte di un tutto.

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