30/03/2019
PET LOSS
IL LUTTO PER UN ANIMALE D'AFFEZIONE
(Dott.ssa Olivia Frontoni)
Quando muore un animale d'affezione, ci si trova ad affrontare a livello psicologico, un vero e proprio lutto.
Il dolore che si prova lo può comprendere solo chi ha vissuto la stessa esperienza di perdita.
Perdere un animale domestico è la paura più grande di ciascun proprietario, il quale anche se è cosciente del fatto che l'amato animale ha un'aspettativa di vita inferiore alla sua e che sarà inevitabile vederlo invecchiare, ammalarsi e morire, non è comunque mai veramente preparato nell'affrontare l'evento. Si tratta di una sorta di “perdita preannunciata” che aleggia nel rapporto, facendo pesare la sua presenza col passare degli anni.
Con il proprio animale si crea un vero scambio affettivo, si costruisce un mondo condiviso, ricco e complesso, che riveste per l’uomo una grande importanza sotto il profilo psicologico. In alcuni casi, esso è capace di costituire un’importante base di sostegno (ad esempio per anziani o per disabili).
E' un tipo di legame diverso da quello con gli esseri umani, con caratteristiche uniche dove La comunicazione non è di tipo linguistico, ma si manifesta attraverso i gesti, le carezze e le azioni compiute insieme. Un legame fatto di amore incondizionato senza doppi fini, che raramente presenta situazioni di vero conflitto, ma anzi caratterizzato quasi sempre da relazioni intense e appaganti. Gli animali non giudicano, da loro ci si sente accettati ed amati semplicemente per quello che si è. E' un legame d'amore e per ciò molto doloroso quando termina perchè morte significa perdita del legame.
Quando muore un animale muore anche una piccola parte di sé che esisteva assieme a quell'affetto.
A differenziarlo dal lutto di un proprio caro, quello di un animale non è riconosciuto ed accettato dalla società o comunque viene sminuito e sottovalutato. È inoltre impedito il ricorso a tutti quei riti che aiutano il processo di lutto, manca per esempio un rito funebre socialmente condivisibile, l’accettazione sociale del pianto, per non parlare della frequente ridicolizzazione di idee ancora poco diffuse come cimiteri per gli animali o la possibilità di cremazione.
Dunque chi sta vivendo il lutto del proprio amato animale, si trova a sperimentare oltre al dolore per la perdita anche un vissuto di solitudine, inadeguatezza e vergogna nel credere che le proprie reazioni emotive siano esagerate o fuori luogo.
Invece di trovare parole di affetto e comprensione nell'altro, può sentirsi dire ''Ma su non esagerare era solo un animale, ne puoi sempre prendere un altro,''ecc.. È opinione comune che minimizzare l’accaduto sia un modo efficace di aiutare chi soffre, in realtà deprezzare un episodio infelice produce un senso di solitudine e incomprensione ancora maggiori. Dire per esempio “era solo un gatto” significa non comprendere che, per chi ha subito la perdita, quello era anche un amico, un confidente, un compagno di vita, un membro della famiglia, qualcuno a cui voler bene» e non aiuta la persona in lutto ad elaborarlo prolungando così il tempo del cordoglio e la sensazione di malessere.
Inoltre spesso il dolore, nel caso di lutto per un animale domestico, è accompagnato da senso di colpa. Il proprietario e' l'unico responsabile del benessere del proprio animale. L'animale dipende da lui per tutta la sua vita per il cibo, le passeggiate, la pulizia, le cure, divenendo un figlio che non cresce mai. Il proprietario e' dunque responsabile per tutte le decisioni che riguardano la salute dell'animale anche quelle drammatiche come il porre fine alla sua vita attraverso l'eutanasia, ed anche se è consapevole che ogni decisione presa è per il bene dell'animale, per evitare ad esempio che continui a soffrire, si sviluppa comunque in lui un senso di colpa per aver preso quella particolare decisione.
Questo sentimento, nel caso del lutto di persone care solitamente non si crea, poiché per lo più le decisioni sulla salute di una persona vengono prese dai medici o dallo stesso interessato e comunque per legge, almeno in Italia, l'eutanasia sugli esseri umani è illegale.
Dunque le persone in lutto dei propri amati animali si trovano a dover affrontare tale esperienza sole, incomprese, e con un forte senso di colpa, che rende il processo di elaborazione molto complesso.
Un recente studio americano ha individuato tra le prime 5 cause principali di sviluppo di disturbo depressivo quella per la morte di un animale domestico. Questo ci da un'idea rispetto all'importanza che riveste un'esperienza del genere nella vita delle persone.
Una volta una mia paziente mi disse, ''Sa Dottoressa, non ho sofferto così tanto neanche per la morte di mia madre''.
Oggigiorno sempre più persone si fanno un animale domestico, forse per solitudine, per passione, comunque certamente perchè desiderano avere la sua compagnia.
Questi piccoli amici sono veri e propri compagni di vita che possono simboleggiare un figlio, un amico, un fratello.
Sin dal loro ingresso divengono membri della famiglia in grado di attivare sistemi di protezione e accudimento, esattamente gli stessi che si attivano nella relazione tra genitori e figli.
Tali sistemi relazionali rendono il legame ancora più forte.
Spesso si “parla” con i propri animali usando vocine buffe e un po' infantili come se si stesse parlando a dei bebè.. Si attribuisco loro pensieri ed emozioni. Gli animali sono molto sensibili agli stati d'animo delle persone, avvertendo quando ad esempio si sta male o ci sono momenti di tensione, possono avvicinarsi per consolare o cercare di capire cosa ci sia che non va.
La sinergia che si crea, in alcuni casi, fa si che proprietari ed animali tendono ad assomigliarsi nel tempo.
Tutti provano un enorme dolore nel perdere l'amato animale, chi però é più a rischio di andare incontro ad un lutto complicato sono in genere le persone sole, che non hanno nessuno con cui condividere i propri sentimenti e per le quali l'animale è stato la fonte principale o unica di affetto, amicizia, compagnia. Dunque queste persone alla morte del proprio animale, non perdono solamente l'amato animale, ma anche una fonte di conforto e di compagnia, di amore incondizionato, di divertimento, di gioia, e una importante parte della loro esistenza.
POSSIBILI REAZIONI ALLA MORTE DI UN ANIMALE D'AFFEZIONE
I tempi e i modi di affrontare il lutto variano naturalmente da persona a persona. Come per altre situazione di perdita, si possono provare differenti emozioni nel processo di elaborazione del lutto.
Le reazioni al lutto di un animale d'affezione, possono essere molto diverse, e comunque molto simili a quelle che si hanno per la morte di una persona cara. Stordimento, shock, sintomi fisici e psicologici sono passaggi inevitabili del percorso di elaborazione del lutto che conduce alla guarigione dalla sofferenza, all’accettazione della perdita fino a giungere alla riorganizzazione della propria vita senza l’animale.
Ci sono persone per esempio che rifiutano e negano l'accaduto, non accettano la morte del loro amato animale, continuano a tenere oggetti appartenuti all'animale, o a mantenere gli stessi comportamenti di accudimento che avevano quando l'animale era ancora in vita come ad esempio: cambiare l'acqua della sua ciotolina, tenere il mangime, il guinzaglio vicino alla porta, andare al parco dove erano abituati ad andare con l'amato compagno, ecc. sono quelle persone che cercano di continuare a mantenere viva la presenza dell'animale parlandoci, o pensando all'animale in continuazione.
Altri al contrario per limitare il dolore, si disfano di tutto ciò che apparteneva all'animale, oggetti, foto, ricordi, evitano di parlarne, e di andare in posti che possano ricordarglielo. Arrivando perfino a decidere di cambiare casa.
Possono decidere di prendere con loro un nuovo animale. Questo è sconsigliabile nel caso non si sia ancora superato il lutto, poiché non si è ancora nelle condizioni psicologiche adatte per farsi carico della vita e dei bisogni di un nuovo compagno. Si rischia inoltre di non accettarlo totalmente poiche' si continuano a fare paragoni tra lui e l'animale defunto provando in tutti i modi a farlo assomigliare a quest’ultimo.
Queste sono tutte reazione normalissime che derivano dal tentativo, conscio o inconscio, di proteggersi dal dolore della perdita.
Quando si inizia a realizzare la perdita ad un livello piu' cosciente, ci si può sentire depressi e disperati, o anche in colpa. Questa è la fase più dolorosa del lutto. Si può provare rabbia verso sé stessi, il veterinario, la malattia che ha ucciso l'animale, i familiari che sembrano non comprenderci, verso Dio ecc.
Il Senso di colpa si può sviluppare, come stavo inizialmente spiegando, poiché ci si sente responsabili per la morte dell'animale.
Sono ricorrenti pensieri del tipo: “Se solo fossi stato più attento; Se avessi fatto quell'ecografia; Se avessi consultato anche un altro veterinario; Se lo avessi portato prima; Avrò fatto la scelta giusta?; E se invece poi si fosse ripreso?; Si fidava di me e l'ho tradito.” ecc. Ci si può sentire in colpa anche per condotte inappropriate come ad esempio un cancello non chiuso bene, un'errata valutazione del contesto. "Avrei dovuto immaginare che avrebbero potuto investirlo; Avrei dovuto tutelarlo meglio".
Inoltre il lutto di un proprio animale può richiamare a precedenti lutti irrisolti, sia che riguardino altri animali o persone. In queste circostanze possono riattivarsi i vissuti traumatici non elaborati di lutti precedenti, aumentando la sofferenza e il senso di perdita. Che rendono il lutto complicato da elaborare.
Il lutto in generale porta inevitabilmente a confrontarsi con la paura della propria morte.
È solo con la piena accettazione e la consapevolezza della perdita e della sua irreversibilità che può iniziare il processo di recupero e riorganizzare della propria vita intorno alla perdita.
COME POTER AFFRONTARE LA PERDITA
Innanzitutto non c'è nulla di sciocco o troppo sentimentale nel piangere o soffrire per la morte di un animale domestico.
Il primo passo è quello di essere onesti e riconoscere i propri sentimenti, non aver paura di esprimerli perchè sono legittimi e meritevoli di sostegno.
Bloccare il dolore, il pianto, i sentimenti di rabbia o di colpa non li fa certo andare via anzi.
La negazione non fa altro che ritardare il processo di elaborazione e lasciare conflitti sospesi, che possono dar luogo a disturbi d'ansia e post traumatici, che con il tempo possono esordire in sintomatologie psicosomatiche spiacevoli e dannose per la nostra salute come: tachicardia, sudorazione, insonnia, tensione muscolare, perdita di appetito, dolore al petto, aumento della pressione arteriosa, emicrania ecc.., che vanno ad influire negativamente anche sulla qualità della vita.
Dunque esprimere ciò che si sente, anche se difficile, è fondamentale, poiché aiuta a superare la perdita e ad andare avanti.
È necessario provarlo il dolore per poterlo superare. La mente comincia a curare non appena vede il problema.
Se non si trova nessuno disposto ad ascoltare senza giudicare allora può essere utile scrivere su un diario quello che si prova ogni volta che se ne senta il bisogno.
Creare un rituale può essere un modo per segnare questo momento di passaggio e "lasciare andare" il proprio piccolo amico. Può essere una piccola cerimonia, una poesia o un racconto, un cartellone con le sue foto, un disegno... con queste azioni ci si congeda e lo si ringrazia per aver condiviso la sua vita con noi.
Un altro aspetto difficile riguarda la gestione degli "effetti personali" dell'amato animale, cioè cuccia, ciotole, giochini e tutto ciò che gli si è comprato. Rispettando i propri tempi, pian piano, se non si riesce a sbarazzarsene, li si può iniziare a radunare in uno scatolone e a spostarli in una stanza in cui non si va spesso, in modo tale da non doverli vedere continuamente. Ci si può far aiutare da una persona cara, se non si riesce a farlo da soli. Quindi una volta pronti, si potrà decidere se donare qualcosa per esempio ad un ente benefico, tenendo eventualmente un piccolo ricordo che faccia sorridere e pensare ai bei momenti.
Nella fase della ricostruzione della relazione, da fisica a metafisica, si comincia ad elaborare il vuoto lasciato dall'amato compagno, realizzando di aver instaurato una serie di abitudini che portano un senso di nostalgia. Pertanto bisognerà imparare ad interagire con il suo ricordo in maniera diversa, fino a lasciare dentro soltanto il ricordo del grande affetto che si è provato per lui.
L’ultima fase è quella dell'accettazione della perdita. Durante questo periodo, è normale provare un senso di colpa nei confronti dell’animale perduto per il fatto che siamo pronti ad andare avanti. E’ anche normale rivivere dei sentimenti di dolore e di perdita in momenti o circostanze che ricordano l’animale amato.
L’intero processo può durare alcuni giorni, settimane, mesi o addirittura anni. Ogni persona reagisce in modo diverso, l'importante è che ci sia un'evoluzione nell'elaborazione del lutto.
Se con il passare del tempo la sofferenza è ancora devastante e il lutto non viene elaborato, si consiglia di parlarne con uno psicologo.
Molte persone temono di essere giudicate "deboli" o "matte" perché contattano uno specialista per la morte di un animale: come abbiamo visto sopra, non c'è nulla di cui vergognarsi ed è una sofferenza che merita il suo spazio di ascolto e la sua elaborazione.