01/12/2025
La Compassion Focused Therapy è stata per me, come persona e come terapeuta, una torcia accesa nell'oscurità.
Ognuno di noi fa i conti con una voce interna severa, impaziente, convinta che dovremmo essere "più" qualcosa (più bravi, più performanti, più impegnati) o "meno" qualcos'altro (meno pigri, meno timidi, meno nervosi). È una voce spesso convincente, finiamo per crederle e questo ci fa stare male.
Lo scorso week-end ho partecipato alla formazione di terzo livello in Compassione Focused Therapy. Lo condivido perché per me è un percorso non solo di formazione, ma di trasformazione personale, la stessa in cui accompagno le persone con cui lavoro.
La CFT mi ha insegnato qualcosa che avrei voluto scoprire molto prima: possiamo diventare più accoglienti con noi stessi senza perdere forza, ma anzi, acquisendola.
Possiamo restare accanto alle nostre paure senza farci inghiottire.
Possiamo non dover essere "più" o "meno" niente, ma piuttosto accogliere ciò che siamo per quello che è.
La parte più preziosa, e anche più faticosa da ammettere, è che io per prima ho dovuto imparare questo.
Ho dovuto riconoscere i momenti in cui la mia mente si irrigidiva, quelli in cui mi chiudevo, quelli in cui diventavo la mia stessa fonte di pressione.
La CFT non mi ha resa immune al dolore, alla vergogna o al giudizio interno.
Mi ha resa più capace di stare con tutto questo. E questo, nella vita come nella terapia, cambia profondamente la qualità di tutto il resto.
La Compassion Focused Therapy parte da un’idea molto semplice: non siamo sbagliati; siamo esseri umani con un sistema nervoso che prova a proteggerci, a volte in modo un po’ goffo. La compassione non è morbidezza passiva, ma una forza regolante che ci permette di affrontare ciò che ci spaventa senza scappare da noi stessi e senza rimproverarci.
È un atto rivoluzionario: l'atto rivoluzionario di stare con ciò che non ci piace, in un mondo che continua a spingerci ad essere qualcosa di diverso.
È utile anche se non cerchi una terapia. Ti aiuta a leggere la tua esperienza con più lucidità. Ti ricorda che certe reazioni non dicono nulla del tuo valore, ma molto della tua storia e della tua biologia.
Non sistema le emozioni, le accoglie. Non rigetta il dolore, te lo spiega nella tua natura umana.
Condivido questo certificato perché rappresenta il mio impegno a continuare a imparare, ma soprattutto perché credo che la CFT abbia qualcosa da offrire a chiunque senta che il proprio mondo interno, a volte, diventa un posto difficile da abitare.
Spero che arrivi un po’ di questo: la possibilità di guardarsi con occhi più umani, e scoprire che da lì può nascere qualcosa di nuovo.
Perché nessuno, né io che scrivo né te che leggi, ha mai deciso di esistere.
Figuriamoci di soffrire.
O di non essere abbastanza.