Anna Maria Giannini

Anna Maria Giannini Professore Ordinario di psicologia generale, psicologia giuridica e forense - “Sapienza” Università di Roma.

Direttrice del Dipartimento di Psicologia e Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Giuridica e Forense e Criminologica

Bambini tolti dal loro ambiente naturale, lontani da ciò che conoscevano e li faceva sentire al sicuro. Il risultato? Di...
19/04/2026

Bambini tolti dal loro ambiente naturale, lontani da ciò che conoscevano e li faceva sentire al sicuro. Il risultato? Disturbi alimentari e del sonno, ansia, angoscia, urla nella notte.
E soprattutto: l’assenza della madre, l’unico punto di conforto in momenti di paura.
Il rischio più grande? Conseguenze profonde nella crescita, fino a possibili crisi depressive.
A questo dobbiamo prestare la massima attenzione.

FAMIGLIA NEL BOSCO: LA RELAZIONE TECNICA PARLA DI SRADICAMENTO

“Non è solo violenza. È anche quello che succede dopo.”La vittimizzazione secondaria è quella ferita invisibile che si a...
16/04/2026

“Non è solo violenza. È anche quello che succede dopo.”
La vittimizzazione secondaria è quella ferita invisibile che si aggiunge alla violenza già subita. ⚖️
Accade quando, invece di essere ascoltata e accolta, una vittima si trova davanti dubbi, giudizi, minimizzazioni.
Quando ha paura di parlare perché teme di non essere creduta.
Quando chi dovrebbe sostenere, invece, dice: “Fai pace. Torna a casa. È pur sempre il padre dei tuoi figli.” 🚫
Essere vittima di violenza non significa solo subire un abuso.
Significa vedere il proprio mondo crollare. 💔
La sicurezza sparisce. La fiducia si spezza.
E la persona che amavi diventa quella che ti fa paura.
E allora raccontarlo diventa quasi impossibile.
A volte è difficile perfino ammetterlo a se stesse. 🧠
Nascono il senso di colpa, la vergogna, il dubbio:
“Come ho potuto fidarmi?”
“Sto distruggendo la mia famiglia?”
E così si resta in silenzio. 🤐
Si giustifica. Si nasconde. Si sopporta.
Ma il silenzio non protegge.
E la colpa non è mai di chi subisce.
Accogliere, credere, ascoltare può fare la differenza tra restare intrappolati e ricominciare. 🤝
Perché nessuna donna dovrebbe sentirsi sola due volte.

La vittimizzazione secondaria è quella ferita invisibile che si aggiunge alla violenza già subita. ⚖️Accade quando, invece di essere ascoltata e accolta, una...

🔴 1. Il branco e la violenza “normalizzata”Un uomo prova a fermare un atto di vandalismo.Un gesto semplice. Giusto.Viene...
15/04/2026

🔴 1. Il branco e la violenza “normalizzata”
Un uomo prova a fermare un atto di vandalismo.
Un gesto semplice. Giusto.
Viene circondato.
Aggredito.
Ucciso.
Davanti al figlio di 11 anni.
👉 Non è solo un fatto di cronaca.
👉 È un segnale.
Il vandalismo non è “una ragazzata”.
È un atto violento che può essere l’anticamera di qualcosa di molto peggiore.
Quando un gruppo diventa branco:
si perde la responsabilità individuale
ci si rafforza nella violenza
si annulla l’empatia
E mentre cresce il disagio giovanile, si sommano fattori noti:
alcol, sostanze, esposizione continua ai social, confusione tra realtà e finzione.
💔 Il risultato?
Un bambino che chiama il padre: “Papà, alzati…”
E un trauma che richiederà anni, cura, presenza.
⚫ 2. Il piacere di uccidere: il sadismo
Qui non c’è branco.
Non c’è impulso.
C’è qualcosa di drammaticamente inquietante.
Un uomo che uccide donne
e racconta di provare piacere nel farlo.
Non è il classico schema degli “angeli della morte”.
Non c’è una falsa compassione.
C’è disprezzo.
C’è deumanizzazione.
C’è soddisfazione.
👉 “Oggi ne ho fatti due.”
👉 Commenti sprezzanti sulle vittime.
👉 Condivisione con la partner.
Questo, spiega la professoressa, ha un nome preciso: sadismo.
Ovvero il piacere nel provocare sofferenza o morte.
⚠️ Non è cinismo. È molto di più.
❗ Due casi diversi.
❗ Due livelli di violenza.
❗ Un filo comune: la perdita di empatia.
Non possiamo minimizzare.
Non possiamo giustificare.
Non possiamo ignorare.
Serve consapevolezza.
Serve educazione.
Serve presenza.
Perché la violenza non nasce all’improvviso.
Cresce. Si trasforma. E, se non fermata, esplode.

🔴 1. Il branco e la violenza “normalizzata”Un uomo prova a fermare un atto di vandalismo.Un gesto semplice. Giusto.Viene circondato.Aggredito.Ucciso.Davanti...

𝐂𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐨𝐛𝐚𝐬𝐬𝐨: 𝐌𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐞 𝐅𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐥𝐞𝐧𝐚𝐭𝐞⚖️ Nei casi di avvelenamento, la storia della criminologia ci racconta che ...
13/04/2026

𝐂𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐨𝐛𝐚𝐬𝐬𝐨: 𝐌𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐞 𝐅𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐥𝐞𝐧𝐚𝐭𝐞

⚖️ Nei casi di avvelenamento, la storia della criminologia ci racconta che si cerca qualcuno vicino alla vittima: familiari, amici, persone fidate.

𝐂𝐚𝐬𝐨 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐚, 𝐮𝐨𝐦𝐨 𝐬𝐠𝐫𝐢𝐝𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐞 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨

🔥 Ma c’è un altro dato che preoccupa:
la crescita della criminalità tra i più giovani.
📊 Aumentano:
•⁠ ⁠il disagio giovanile
•⁠ ⁠la violenza
•⁠ ⁠la crudeltà degli atti
❗️ E non esiste una sola causa:
✔️ esposizione continua a contenuti violenti online
✔️ abuso di alcol e droghe
✔️ dinamiche di gruppo che amplificano i comportamenti aggressivi
👥 Quando si è in gruppo, la violenza può diventare “normalizzata”.
🧩 Il punto più inquietante?
Chi compie questi atti spesso è consapevole.
Ma può mostrare un volto “normale”, nascondendo dinamiche molto più profonde.
💬 Le intercettazioni citate parlano di un livello di crudeltà e sadismo che va oltre la semplice aggressività.
👉 Non sempre si tratta di “assenza di consapevolezza”,
ma di una frattura tra ciò che si mostra e ciò che si è davvero.

Dall’intervento della professoressa Giannini a Uno Mattina News emergono riflessioni forti e attuali 👇⚖️ Nei casi di avvelenamento, la storia della criminol...

𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚. 𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐞 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐚𝐫𝐦𝐢.Esiste una forma di conflitto meno vi...
03/04/2026

𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚. 𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐞 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐚𝐫𝐦𝐢.

Esiste una forma di conflitto meno visibile, ma altrettanto potente: 𝙡𝙖 𝙜𝙪𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙘𝙤𝙜𝙣𝙞𝙩𝙞𝙫𝙖.

➡️ È una vera e propria strategia che mira a influenzare il modo in cui pensiamo, percepiamo la realtà e prendiamo decisioni. Non si limita alla disinformazione: utilizza contenuti costruiti in modo mirato per orientare opinioni, generare incertezza e ridurre il senso critico.

➡️ Le tecnologie digitali e i social media hanno reso tutto questo ancora più efficace, rendendo possibile una manipolazione su larga scala dei processi cognitivi e decisionali .

➡️ L’esposizione continua a informazioni contrastanti può generare confusione, bisogno di “chiusura cognitiva” e reazioni emotive forti, come paura o rabbia, con effetti anche a lungo termine sul benessere psicologico.

➡️ Non è solo un tema teorico: la guerra cognitiva è oggi riconosciuta anche in ambito internazionale come una sfida cruciale, tanto da essere definita come una “lotta per la superiorità cognitiva”.

Di questo abbiamo discusso durante la conferenza “𝐂𝐨𝐠𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐖𝐚𝐫𝐟𝐚𝐫𝐞: 𝐓𝐞𝐜𝐡𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐲 𝐓𝐡𝐫𝐞𝐚𝐭𝐬 𝐈𝐦𝐩𝐚𝐜𝐭𝐢𝐧𝐠 𝐨𝐮𝐫 𝐂𝐨𝐠𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐀𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐲”, 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐉𝐨𝐡𝐧 𝐂𝐚𝐛𝐨𝐭 𝐔𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐲 𝐞 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐏𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐞.

Comprendere questi fenomeni è il primo passo per rafforzare la nostra capacità critica e la resilienza individuale e collettiva.

𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚.Nasce dal vuoto, dal non sentirsi visti, dal non essere riconosciuti.Sempre più spesso e...
01/04/2026

𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚.

Nasce dal vuoto, dal non sentirsi visti, dal non essere riconosciuti.
Sempre più spesso emerge una difficoltà nel gestire frustrazione, ostacoli ed emozioni.
In assenza di uno spazio di dialogo e di pensiero, la reazione può diventare impulsiva — a volte persino lucida e pianificata.
Dietro questi comportamenti si nasconde spesso un profondo disagio: sentirsi umiliati, invisibili, non compresi.

𝐀 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐞 𝐮𝐧 𝐞𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞:
📱 l’esposizione incontrollata ai social
Un flusso continuo di stimoli che i ragazzi non sempre riescono a filtrare, comprendere o elaborare.
Si passa rapidamente da uno stimolo all’altro, senza sviluppare consapevolezza delle conseguenze.
I segnali sono evidenti: il disagio emerge sempre prima e in forme sempre più complesse.

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨?
👉 Prevenzione, non solo controllo
👉 Un’alleanza concreta tra scuola, famiglia ed esperti
👉 Educazione al pensiero critico e all’uso consapevole dei social
👉 Ascolto, relazione e spazio di riflessione
Riportare i ragazzi allo spazio del pensiero significa aiutarli a dare senso alle emozioni e alle azioni.
Perché chi si sente visto non ha bisogno di urlare per esistere.

La violenza non nasce dal nulla.Nasce dal vuoto, dal non sentirsi visti, dal non essere riconosciuti.Sempre più spesso emerge una difficoltà nel gestire frus...

📌 Il caso di Bergamo non è un episodio isolato. È un segnale.Un ragazzo che agisce con freddezza, che parla di ingiustiz...
30/03/2026

📌 Il caso di Bergamo non è un episodio isolato. È un segnale.
Un ragazzo che agisce con freddezza, che parla di ingiustizia, umiliazione, bisogno di essere riconosciuto.
👉 Il punto psicologico è chiaro: non sentirsi visti nei propri bisogni.
E quando questo si unisce a un uso incontrollato dei social, il rischio cresce.
I social senza guida adulta diventano:
⚠️ un luogo dove tutto sembra possibile
⚠️ dove la violenza può sembrare “coraggio”
⚠️ dove il disagio si amplifica
Molti giovani oggi:
📱 non riescono a disconnettersi
😔 sviluppano ansia e dipendenza
🌐 faticano a distinguere tra online e realtà
Per questo serve agire ORA:
✔️ regolare tempi e accesso in base all’età
✔️ presenza e dialogo degli adulti
✔️ supporto concreto alle famiglie
Non è solo educazione digitale.
È prevenzione.

📌 Il caso di Bergamo non è un episodio isolato. È un segnale.Un ragazzo che agisce con freddezza, che parla di ingiustizia, umiliazione, bisogno di essere r...

𝐀𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐫𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚 𝐞 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨: 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐚 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐁𝐞𝐫𝐠𝐚𝐦𝐨🧠 1. La lucidità preoccupante dei g...
27/03/2026

𝐀𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐫𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚 𝐞 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨: 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐚 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐁𝐞𝐫𝐠𝐚𝐦𝐨

🧠 1. La lucidità preoccupante dei giovanissimi
Colpisce la capacità di costruire pensieri complessi e violenti con estrema lucidità, accompagnata dalla consapevolezza di non essere imputabili.

⚖️ 2. La percezione di sé come vittima
Il ragazzo si percepisce come vittima di un’ingiustizia e costruisce una narrazione che giustifica l’atto estremo, senza mettere in discussione il proprio punto di vista.

🚫 3. L’assenza di dialogo con gli adulti
Manca completamente il ricorso a figure di riferimento:
non c’è richiesta di aiuto, né apertura al confronto.

➡️ Si rompe il patto di fiducia tra giovani e adulti.

📱 4. Il ruolo amplificante dei social
I social diventano spazio di potere e riconoscimento:
visibilità
followers
legittimazione dell’azione

➡️ Un elemento che può rafforzare dinamiche pericolose.

👨‍👩‍👧 5. Il ruolo di genitori e insegnanti
L’adolescenza è una fase complessa, spesso chiusa e conflittuale.
Ma resta centrale:
il dialogo
la presenza
la capacità di intercettare segnali

❤️ 6. Il valore educativo della scuola
Il gesto dell’insegnante viene letto come un atto di responsabilità e amore, in un contesto spesso difficile ma fondamentale per la crescita.

⚠️ 7. La responsabilità dei sistemi e dei protocolli
Quando i protocolli non vengono rispettati, il dolore si amplifica.

➡️ La prevenzione passa anche da responsabilità istituzionali e organizzative.

🧠 1. La lucidità inquietante dei giovanissimiColpisce la capacità di costruire pensieri complessi e violenti con estrema lucidità, accompagnata dalla consap...

La partecipazione attiva dell’Italia nelle indagini relative alla 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐂𝐫𝐚𝐧𝐬 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚 rappresenta molto più di un ...
25/03/2026

La partecipazione attiva dell’Italia nelle indagini relative alla 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐂𝐫𝐚𝐧𝐬 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚 rappresenta molto più di un atto formale: è una testimonianza concreta di vicinanza alle famiglie delle vittime e un impegno reale nella ricerca della verità. Un percorso fondamentale, soprattutto per chi ha perso una persona cara in circostanze così drammatiche.
Sul tema dei risarcimenti, ogni cifra appare inevitabilmente inadeguata. La vita umana non ha prezzo e qualsiasi quantificazione economica rischia di assumere un valore simbolico doloroso, quasi offensivo, per chi resta.

𝐆𝐚𝐫𝐥𝐚𝐬𝐜𝐨: Intanto, nuovi elementi potrebbero cambiare il quadro investigativo. Una rilettura dei fatti – inclusi tempi e dinamiche – suggerisce che la vittima possa aver tentato di difendersi, aprendo scenari diversi su responsabilità e presenze sulla scena del delitto.
Ma a distanza di anni, quanto pesano nuove perizie e consulenze? Da un lato hanno valore scientifico, dall’altro emerge una criticità evidente: il tempo compromette ricordi, testimonianze e certezze.

𝐁𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐨: Anche nei contesti più complessi, come quelli familiari e istituzionali, emergono segnali di possibile integrazione e dialogo. Piccoli gesti, simboli e dichiarazioni possono rappresentare passi importanti verso una ricomposizione.
Infine, il lato umano: chi ha vissuto separazioni, dolore e lontananza – come nel caso di una madre distante dai figli – può intraprendere un percorso di cambiamento e ricostruzione. E questo lascia spazio alla speranza.
➡️ La ricerca della verità continua, tra giustizia, memoria e umanità.

La partecipazione attiva dell’Italia nelle indagini relative alla 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐂𝐫𝐚𝐧𝐬 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚 rappresenta molto più di un atto formale: è...

𝐀 𝐔𝐧𝐨 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐍𝐞𝐰𝐬 𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐫𝐚𝐦 𝐝𝐞𝐫𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐞 𝐆𝐚𝐫𝐥𝐚𝐬𝐜𝐨.  𝐒𝐮 𝐑𝐚𝐢 𝐏𝐥𝐚𝐲 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚.La signora Flores, ha ...
23/03/2026

𝐀 𝐔𝐧𝐨 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐍𝐞𝐰𝐬 𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐫𝐚𝐦 𝐝𝐞𝐫𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐞 𝐆𝐚𝐫𝐥𝐚𝐬𝐜𝐨. 𝐒𝐮 𝐑𝐚𝐢 𝐏𝐥𝐚𝐲 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚.

La signora Flores, ha perso il suo promesso sposo, la persona della sua vita con cui stava per sposarsi nella tragedia del deragliamento del tram a Milano.

𝐶ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑚𝑖𝑛𝑐𝑖𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑒 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑖̀ 𝑡𝑟𝑎𝑔𝑖𝑐𝑎, 𝑖𝑚𝑝𝑟𝑜𝑣𝑣𝑖𝑠𝑎, 𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑑𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎?

La perdita improvvisa e violenta di una persona amata rappresenta uno degli eventi più traumatici che si possano vivere. Quando non esistono segnali, né il tempo per prepararsi, l’impatto emotivo diventa devastante e richiede un lungo percorso di elaborazione, spesso supportato anche da aiuti esterni e dalla resilienza individuale.

𝑁𝑒𝑙 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝐺𝑎𝑟𝑙𝑎𝑠𝑐𝑜, 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑖 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙’𝑖𝑝𝑜𝑡𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑢𝑡𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑜𝑡𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒𝑟𝑜 𝑚𝑜𝑑𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑙𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑒.

In particolare, le tracce di DNA sotto le unghie della vittima assumerebbero un valore diverso, incidendo sul quadro investigativo.
Resta però ancora un nodo centrale: il movente. A distanza di anni, continua a rappresentare una delle principali lacune, rendendo complessa una ricostruzione completa dei fatti.
Anche eventuali variazioni nella dinamica e nella tempistica dell’evento potrebbero riaprire interrogativi sugli spostamenti e sui comportamenti analizzati nel processo, portando a nuove valutazioni.

A Uno Mattina News Il caso del Tram deragliato a Milano e Garlasco. Su Rai Play l’intera puntata.La perdita improvvisa e violenta di una persona amata rappr...

Bambini nel  BoscoSembra emergere un tentativo di ricostruzione: il padre starebbe accettando percorsi indicati come fon...
20/03/2026

Bambini nel Bosco
Sembra emergere un tentativo di ricostruzione: il padre starebbe accettando percorsi indicati come fondamentali. Resta però cruciale il recupero del ruolo della madre, soprattutto per il benessere dei bambini.
🧠 L’impatto sui bambini
Vedere la madre solo attraverso uno schermo può creare confusione e disagio:
👉 Perché non è presente fisicamente?
👉 Perché manca il contatto diretto, così essenziale in età evolutiva?
È fondamentale spiegare tutto in modo adeguato alla loro età e lavorare per ristabilire quanto prima una relazione concreta.
🌿 Crescita e socializzazione
I ragazzi sembrano essere cresciuti in un contesto naturale positivo, ma la scuola resta centrale:
✔️ permette confronto continuo
✔️ favorisce l’apprendimento adeguato all’età
✔️ sviluppa competenze sociali fondamentali
⚖️ Un tema delicato e complesso
Dal punto di vista psicologico, alcune dinamiche possono riflettere relazioni disfunzionali e gravi distorsioni comportamentali. È importante ricordare che si tratta di situazioni rare, ma che richiedono attenzione, tutela e interventi mirati.
👉 Al centro di tutto devono restare sempre i diritti e il benessere dei minori. ➡️ Su Rai Play l’intera puntata.

Sembra emergere un tentativo di ricostruzione: il padre starebbe accettando percorsi indicati come fondamentali. Resta però cruciale il recupero del ruolo de...

Nel caso dei cosiddetti “𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒏𝒆𝒍 𝒃𝒐𝒔𝒄𝒐”, il punto centrale non è se fosse necessario un intervento di tutela — su qu...
12/03/2026

Nel caso dei cosiddetti “𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒏𝒆𝒍 𝒃𝒐𝒔𝒄𝒐”, il punto centrale non è se fosse necessario un intervento di tutela — su questo c’è consenso — ma se l’allontanamento dalla famiglia fosse la misura più appropriata.

𝐋𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐞̀ 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚: strappare un bambino ai propri genitori può provocare traumi profondi, soprattutto quando il cambiamento è improvviso e radicale.

Per questo molti esperti sottolineano che, quando non vi sono situazioni di grave abuso o pericolo di vita, andrebbe privilegiato un intervento sul sistema familiare, sostenendo i genitori e lavorando sull’intero nucleo.

Perché 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢, ogni decisione dovrebbe avere un unico punto fermo: l’interesse e il benessere dei bambini.

𝐒𝐮 𝐘𝐨𝐮𝐓𝐮𝐛𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐬𝐮 𝐑𝐚𝐢 𝐏𝐥𝐚𝐲 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐚 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐚

Nel dibattito sul caso dei cosiddetti “bambini nel bosco”, una delle questioni centrali riguarda la proporzione tra le criticità rilevate e le misure adottat...

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Rome

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