Chiara Ilardi Psicologa

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👩‍💻Psicologa | CTP
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👩‍💻💬Quando ci sentiamo “falliti”: una lettura psicologica del successo che non si vedeScorrendo immagini come questa, ch...
17/04/2026

👩‍💻💬Quando ci sentiamo “falliti”: una lettura psicologica del successo che non si vede

Scorrendo immagini come questa, che raccontano i fallimenti iniziali di persone poi diventate straordinariamente di successo, è facile pensare: “Ok, ma loro ce l’hanno fatta… io no.”
Ed è proprio qui che nasce uno dei vissuti più dolorosi: sentirsi “falliti” perché le cose non stanno andando come avevamo immaginato.
Da psicologa, voglio dirti una cosa importante: questa sensazione è molto più comune di quanto pensi. E non è un segno che stai sbagliando tutto. È spesso il segnale che stai attraversando una fase di costruzione invisibile.
💭 Perché ci sentiamo falliti?
Perché tendiamo a confrontare il nostro “dietro le quinte” con il “palcoscenico” degli altri. Vediamo il risultato finale, ma non i tentativi, i rifiuti, le crisi, i dubbi. Quando qualcosa non funziona, il nostro cervello cerca spiegazioni rapide e spesso conclude: “Non sono abbastanza.” Ma la realtà psicologica è diversa. Il fallimento non è un’identità, è un’esperienza.
E ogni esperienza, anche dolorosa, contribuisce a sviluppare:

✔️resilienza
✔️flessibilità mentale
✔️capacità di adattamento
✔️maggiore consapevolezza di sé

Sono proprio queste competenze che, nel lungo periodo, permettono di cogliere le opportunità quando finalmente si presentano.
🚪 “La porta che non si apre”
Molti pazienti mi raccontano questa immagine: bussano, aspettano, insistono… ma quella porta resta chiusa. Il punto è che, a volte, non si tratta di aprire quella porta, ma di:

➡️cambiare direzione
➡️costruirne una nuova
➡️oppure accorgersi che nel frattempo si è già entrati da un’altra parte
💬👩‍💻 Perché è importante non mollare?
Non per una retorica vuota del “devi farcela”, ma perché:

🔸️il percorso modifica chi sei, non solo ciò che ottieni
🔸️le opportunità spesso arrivano dopo fasi di stallo
🔸️arrendersi in un momento di difficoltà significa interrompere un processo che non è ancora completo
Se oggi ti senti indietro, bloccato o “fallito”, prova a chiederti: Sto davvero fallendo… o sto ancora costruendo qualcosa che non è visibile?
A volte, ciò che sembra una fine è solo una fase di trasformazione.

Dott.ssa Chiara Ilardi

💬👩‍💻“Devo farcela da solo/a”Ci hanno insegnato che essere forti significa cavarsela da soli.Ma spesso, dietro questa con...
16/04/2026

💬👩‍💻“Devo farcela da solo/a”

Ci hanno insegnato che essere forti significa cavarsela da soli.
Ma spesso, dietro questa convinzione, si nascondono fatica, solitudine e un senso di inadeguatezza difficile da condividere.
Nel mio lavoro incontro ogni giorno persone che hanno provato a “tenere tutto dentro” troppo a lungo. E proprio lì, quando si apre uno spazio di ascolto, qualcosa cambia: le cose iniziano ad avere più senso, e il peso si alleggerisce.
Chiedere aiuto non è una rinuncia. Non è una debolezza.
È una forma profonda di cura ed amore verso se stessi.
💬 Se queste parole ti risuonano, concediti il tempo di ascoltarti.

Dott.ssa Chiara Ilardi

16/04/2026

👩‍💻💬Autostima: non è quello che pensi

Molte persone pensano che avere autostima significhi sentirsi sempre sicuri, senza dubbi o fragilità.
In realtà, è qualcosa di molto più profondo: riguarda il modo in cui ti tratti quando le cose non vanno, quando sbagli, quando ti senti in difficoltà.
Nel mio lavoro vedo spesso quanto sia comune basare il proprio valore su ciò che gli altri pensano o si aspettano. E quanto questo possa far sentire instabili.
L’autostima non è un punto di partenza.
È un processo che si costruisce nel tempo, anche (e soprattutto) nei momenti più complessi.
💬 Forse questo è uno spunto utile per guardarti con occhi un po’ diversi.

Dott.ssa Chiara Ilardi

💬👩‍💻Quando il trauma si riattiva: non torni bambino, senti con l’intensità di oggiDa psicologa, è importante chiarire un...
15/04/2026

💬👩‍💻Quando il trauma si riattiva: non torni bambino, senti con l’intensità di oggi

Da psicologa, è importante chiarire un aspetto spesso frainteso: quando un trauma si riattiva, non viene vissuto con le risorse emotive dell’età in cui è accaduto, ma con la consapevolezza, la sensibilità e l’intensità dell’età attuale.
Un esempio significativo riguarda l’adolescenza. Un ragazzo o una ragazza che ha subito un abuso sessuale durante l’infanzia potrebbe non aver vissuto quell’evento come traumatico nel momento in cui è accaduto. Da piccoli, infatti, spesso non si possiedono gli strumenti cognitivi ed emotivi per comprendere pienamente ciò che si sta vivendo. Il cervello può “proteggere”, confondere, minimizzare o dissociare.
Ma in adolescenza qualcosa cambia.
Con lo sviluppo della consapevolezza, della sessualità e della capacità di attribuire significati, quell’esperienza passata può riemergere con forza. Ed è proprio in questo momento che viene riconosciuta per ciò che è stata: una violazione.
E qui nasce il trauma. O meglio, qui si riattiva.

➡️ A livello fisico, l’adolescente può sperimentare tensione costante, disturbi del sonno, somatizzazioni (mal di stomaco, mal di testa), iperattivazione o al contrario senso di torpore.

➡️ A livello emotivo, emergono vergogna, colpa, rabbia, paura, tristezza profonda. Spesso si aggiunge una sensazione di tradimento e confusione rispetto a sé stessi e agli altri.

➡️ A livello mentale, possono comparire pensieri intrusivi, flashback, difficoltà di concentrazione, convinzioni negative (“è colpa mia”, “non valgo”, “non sono al sicuro”), fino a stati dissociativi.

Questo processo non è un “peggioramento”, ma un tentativo della mente di integrare ciò che prima non poteva essere compreso.
Riconoscere questo meccanismo è fondamentale.
Permette di leggere il dolore non come debolezza, ma come un segnale di elaborazione possibile.
💬 Il trauma non ha un tempo lineare.
Ma ha bisogno di uno spazio sicuro per essere ascoltato, compreso e trasformato.
L’emergere tardivo del trauma rappresenta un momento delicato ma anche terapeuticamente significativo. Con un adeguato supporto psicologico, è possibile accompagnare l’adolescente in un percorso di integrazione dell’esperienza, favorendo lo sviluppo di un senso di sé più stabile, consapevole e protetto.

Dott.ssa Chiara Ilardi

14/04/2026

👩‍💻💬4 modi diversi di chiedere aiuto (anche quando non sembra)

Ogni persona che entra in studio porta con sé una storia unica, ma nel tempo ho imparato a riconoscere alcune modalità ricorrenti con cui il disagio si presenta.
C’è chi arriva già consapevole, con parole precise per descrivere ciò che sente, e chi invece porta un “non sto bene” difficile da spiegare.
C’è chi chiede aiuto dopo aver fatto già un percorso in passato.... E poi c’è chi non è sicuro di averne davvero bisogno, ma sente che qualcosa dentro merita ascolto.
Nessuna di queste modalità è più giusta o più sbagliata delle altre.
Sono tutte forme legittime di avvicinarsi a sé stessi.
Chiedere aiuto non ha un unico volto.
E spesso, il primo passo non è capire tutto… ma concedersi uno spazio in cui iniziare.

Dott.ssa Chiara Ilardi

💬👩‍💻 Vivere sempre in anticipo: quando la mente corre più veloce di noiCi sono momenti in cui la mente sembra non fermar...
14/04/2026

💬👩‍💻 Vivere sempre in anticipo: quando la mente corre più veloce di noi

Ci sono momenti in cui la mente sembra non fermarsi mai. Anticipa conversazioni, immagina scenari, prevede errori ancora prima che possano esistere. È come vivere costantemente qualche passo avanti rispetto al presente, cercando di controllare ciò che, per sua natura, è incerto.
Questo meccanismo nasce spesso dal bisogno di protezione: prepararsi, prevedere, evitare il dolore o il fallimento. Tuttavia, quando diventa costante, può trasformarsi in una fonte di stanchezza emotiva. Si finisce per vivere più nei “possibili” che nel reale, più nelle ipotesi che nei fatti.
È importante ricordare che non tutto ciò che temiamo accadrà davvero. La mente, nel tentativo di aiutarci, a volte amplifica rischi e scenari che restano solo nella nostra immaginazione. Riconoscere questo processo è il primo passo per ridurre il suo impatto. Allenarsi a tornare al presente, accettare una quota di incertezza e concedersi di vivere senza dover prevedere ogni dettaglio può fare una grande differenza nel benessere quotidiano. Prendersi cura della propria salute mentale significa anche imparare a distinguere tra ciò che è reale e ciò che è solo anticipato.
La consapevolezza è uno strumento potente: imparare a osservare i propri pensieri senza esserne travolti permette di vivere con maggiore equilibrio, lucidità e serenità.

Dott.ssa Chiara Ilardi

💬👩‍💻Il cambiamento inizia da teCi sono momenti in cui il dolore, la frustrazione o la delusione ci portano a guardare fu...
14/04/2026

💬👩‍💻Il cambiamento inizia da te

Ci sono momenti in cui il dolore, la frustrazione o la delusione ci portano a guardare fuori da noi, cercando cause, colpe o soluzioni negli altri. È umano. Ma spesso, questo movimento ci allontana dalla possibilità più concreta di stare meglio: tornare a noi stessi.
Le parole che leggi ci ricordano qualcosa di fondamentale: non possiamo controllare il comportamento altrui, ma possiamo imparare a comprendere e trasformare il nostro modo di reagire, sentire e pensare.
Il percorso di sostegno psicologico non è uno spazio in cui si “aggiustano gli altri”, ma un percorso in cui si costruisce consapevolezza, responsabilità emotiva e capacità di scegliere nuove modalità più funzionali per sé. È un processo che richiede coraggio: quello di guardarsi dentro senza giudizio, riconoscere i propri schemi e iniziare, passo dopo passo, a modificarli. Cambiare prospettiva non significa colpevolizzarsi, ma riprendere il proprio potere personale. Il lavoro su di sé non è un atto egoistico, ma un atto di cura profonda.
Se senti che è il momento di iniziare questo percorso, chiedere supporto è il primo passo verso il cambiamento.

Dott.ssa Chiara Ilardi

👩‍💻💬💔Quando la violenza supera ogni limite: il trauma invisibile dei figliLa cronaca di questi giorni ci consegna una no...
13/04/2026

👩‍💻💬💔Quando la violenza supera ogni limite: il trauma invisibile dei figli

La cronaca di questi giorni ci consegna una notizia che lascia sgomenti.
A Massa, Giacomo Bongiorni, 47 anni, ha perso la vita dopo essere stato aggredito da un gruppo di giovani. Il motivo? Aver chiesto loro di smettere di lanciare bottiglie contro una vetrina. Un gesto semplice, civico, responsabile. Un gesto da adulto.Un gesto da padre. L’aggressione è avvenuta davanti agli occhi del figlio di 11 anni, che ha assistito alla scena ed è stato portato in ospedale in stato di shock.
Morire così è inaccettabile. Ma assistere alla morte violenta di un genitore lo è ancora di più.
Per un bambino, il genitore rappresenta sicurezza, protezione, stabilità emotiva. Vedere quella figura crollare in modo improvviso e violento può generare un trauma profondo. Possibili conseguenze psicologiche nel figlio:
✔️Disturbo post-traumatico da stress (PTSD)
✔️Incubi, flashback, immagini intrusive dell’evento.
✔️Ansia e paura costante
✔️Il mondo viene percepito come pericoloso e imprevedibile.
✔️Senso di colpa o impotenza
✔️Pensieri come “non ho fatto abbastanza” o “non sono riuscito a salvarlo”.
✔️Difficoltà relazionali e fiducia compromessa
Soprattutto verso gli altri e verso il futuro.
✔️Alterazioni nello sviluppo emotivo
✔️Rabbia, chiusura, o al contrario ipercontrollo e iper-responsabilità.
✔️Il trauma, se non elaborato, può lasciare tracce profonde anche nell’età adulta.
Questa tragedia ci interroga come società.
Non si può morire per aver fatto la cosa giusta.
Non si può crescere figli in un contesto dove il rispetto delle regole scatena violenza.
E soprattutto: non si può ignorare il dolore silenzioso di un bambino che ha visto morire suo padre. In situazioni come questa, è fondamentale intervenire tempestivamente con un supporto psicologico specializzato, non solo per il minore ma per l’intero sistema familiare.
Elaborare il trauma è possibile, ma richiede tempo, cura e presenza. Come professionisti e come comunità, abbiamo il dovere di proteggere, ascoltare e accompagnare chi resta. Perché dietro ogni fatto di cronaca, ci sono vite che continuano. E ferite che chiedono di essere viste.

Dott.ssa Chiara Ilardi

👩‍💻💬Quando il valore personale non passa dal “prendersi carico” dell’altroPer molto tempo, molte donne sono cresciute co...
13/04/2026

👩‍💻💬Quando il valore personale non passa dal “prendersi carico” dell’altro

Per molto tempo, molte donne sono cresciute con l’idea che il proprio valore fosse legato alla capacità di sostenere, comprendere, sistemare o “tenere insieme” una relazione, anche a costo di sé stesse. Questo modello, profondamente radicato a livello culturale, può apparire come cura, dedizione, amore. Ma spesso nasconde un equilibrio disfunzionale.
Dal punto di vista psicologico, oggi sappiamo che questo schema può portare a dinamiche di iper-responsabilità emotiva: ci si sente responsabili del benessere dell’altro, delle sue scelte e perfino dei suoi cambiamenti. Questo porta a trascurare i propri bisogni, a tollerare situazioni che fanno stare male e a confondere l’amore con il sacrificio continuo.
Una relazione sana non si fonda sulla “riparazione” dell’altro, ma sull’incontro tra due individui autonomi, ciascuno responsabile di sé. Quando una persona sente di dover salvare o aggiustare l’altro, spesso si attivano dinamiche di dipendenza affettiva, dove il confine tra sé e l’altro diventa sfumato.
Riconoscere questi schemi è un primo passo fondamentale. Non si tratta di colpevolizzarsi, ma di comprendere da dove arrivano certe modalità e scegliere consapevolmente di costruire relazioni più equilibrate, basate sul rispetto reciproco, sulla responsabilità condivisa e sulla libertà emotiva.
Prendersi cura di sé non è egoismo: è il presupposto per poter stare davvero bene anche con l’altro.

Dott.ssa Chiara Ilardi

👩‍💻📖📘Le parole che restano, il coraggio che nasceOggi ho avuto l’onore di essere premiata durante il Festival Malatestia...
12/04/2026

👩‍💻📖📘Le parole che restano, il coraggio che nasce

Oggi ho avuto l’onore di essere premiata durante il Festival Malatestiano di Cesena come autrice del racconto “Le cose che restano”, pubblicato all’interno del volume “No violenza contro le donne – Volume I” a cura di Historica Edizioni.

Ricevere questo riconoscimento rappresenta per me un passaggio profondamente significativo, non solo sul piano professionale, ma anche e soprattutto personale. Questo progetto nasce da un bisogno autentico: contribuire, anche nel mio piccolo, alla costruzione di una cultura diversa. Una cultura che educa al rispetto, che riconosce la dignità, che sostiene la libertà.

Come psicologa, credo fortemente nel valore trasformativo delle parole e delle narrazioni. Raccontare significa dare voce, creare consapevolezza, offrire possibilità. Significa, soprattutto, accompagnare chi legge verso una presa di coscienza: nessuna forma di violenza o maltrattamento deve essere accettata. Esiste sempre una via per chiedere aiuto, per rinascere, per ritrovare sé stesse.

Il messaggio che desidero condividere è semplice ma essenziale: scegliete di essere padrone della vostra vita. Scegliete la libertà. Scegliete il rispetto.

Un elemento che mi ha profondamente colpita e restituito speranza è stata la presenza, tra gli autori del volume, di molti uomini impegnati attivamente nella diffusione di nuovi valori. Questo rappresenta un segnale importante: il cambiamento culturale è possibile solo attraverso una responsabilità condivisa.

Continuiamo a costruire insieme una cultura che protegge, che educa, che libera.

Dott.ssa Chiara Ilardi

👩‍💻💬 Oltre il “parlare”: cosa significa davvero fare terapiaSpesso si pensa che la terapia sia semplicemente uno spazio ...
12/04/2026

👩‍💻💬 Oltre il “parlare”: cosa significa davvero fare terapia

Spesso si pensa che la terapia sia semplicemente uno spazio in cui raccontare i propri problemi. In realtà, il percorso di sostegno psicologico è molto di più: è un processo attivo e profondo che permette di comprendere come funzionano mente ed emozioni, riconoscere i propri schemi automatici e sviluppare nuove modalità di risposta.
Fare terapia significa acquisire consapevolezza, allenare strumenti concreti tra una seduta e l’altra, mettere in discussione convinzioni limitanti e dare senso a esperienze passate, anche difficili. È un lavoro graduale che porta a costruire un rapporto più sano con sé stessi e con gli altri.
Non è sempre facile, ma è uno spazio protetto in cui è possibile evolvere, con tempi e modalità rispettose della propria storia.
Se senti che è il momento di prenderti cura di te in modo più profondo, rivolgerti a un professionista può essere un primo passo importante.

Dott.ssa Chiara Ilardi

🧠👩‍💻💬 Il cervello si allena: perché più ti fermi, più ti senti fermo“Il tuo cervello non è programmato per la felicità o...
11/04/2026

🧠👩‍💻💬 Il cervello si allena: perché più ti fermi, più ti senti fermo

“Il tuo cervello non è programmato per la felicità o per la negatività. È programmato per la ripetizione.”
Questa frase racchiude un concetto fondamentale della psicologia: la neuroplasticità. Il nostro cervello cambia continuamente in base a ciò che facciamo più spesso. Non distingue tra ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male: rafforza semplicemente ciò che ripetiamo.
Se ci abituiamo a pensieri di sfiducia, a rimandare, a restare fermi… il cervello diventa sempre più efficiente proprio in quello.
Allo stesso modo, quando iniziamo ad attivarci anche con piccoli passi rafforziamo circuiti legati all’energia, alla motivazione e alla speranza.
💭 E l’apatia?
L’apatia spesso non è pigrizia, ma una condizione in cui energia e speranza sembrano esaurite. Il punto critico è questo:
più ci lasciamo andare all’inattività, più il cervello “impara” quello stato… e meno energia percepiamo di avere.

È un circolo che si autoalimenta:

➡️meno fai → meno energia senti
➡️meno energia senti → meno fai
➡️meno fai → più aumenta il senso di blocco

La buona notizia?
Il meccanismo funziona anche al contrario.
Non serve aspettare di “sentirti motivato” per agire.
Spesso è l’azione anche minima a generare motivazione, non il contrario.

✔️ Un piccolo gesto
✔️ Un’attività semplice
✔️ Un passo, anche imperfetto

Sono segnali che invii al tuo cervello: “posso muovermi, posso uscire da questo stato”.
Prendersi cura di sé non significa fare tutto, ma iniziare. Se ti riconosci in queste parole, non sei solo/a. E soprattutto: non sei “bloccato/a per sempre”. Il tuo cervello può cambiare direzione, un passo alla volta.
✨ Se vuoi approfondire questi meccanismi e trovare strumenti concreti per ritrovare energia e chiarezza, seguimi: qui trasformiamo la comprensione in cambiamento reale.

personale

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Martedì 09:00 - 18:30
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