14/02/2022
Consumo, Psiche ed Amore. La deriva dei desideri
Oggi compro un nuovo cellulare ma domani è già vecchio. Ogni anno esce un telefono nuovo ed ogni anno si fanno file chilometriche per acquistarlo. Una volta compravamo un disco e lo ascoltavamo per un anno intero, oggi esce una canzone nuova e domani è già vecchia. Non possediamo più i dischi, non c’è più il disco in vinile e nemmeno il CD, è tutto conservato nella memoria digitale dei nostri dispositivi tecnologici, gli oggetti in sé sono scomparsi. Le machine una volta erano per sempre, oggi si cambiano ogni cinque anni o meno. C’era una volta il fidanzato o la fidanzata da sposare, oggi ne abbiamo molti ma molti di più, ma fatichiamo a decidere qual’è quello/a giusto/a.
In un dialogo tra le quattro amiche della serie TV di Netflix “Valeria” parlando di uomini, Lola risponde a Carmen che si chiede quale sarà il suo destino con gli uomini: “..Ti serve solo una cosa veloce per rilassarti...”. Ma Carmen ribatte che non vuole un rapporto da una botta e via, vuole qualcosa di più… e Lola incalza: “Le relazioni falliscono sempre! Ecco perché le relazioni aperte vanno di moda! Perché è l’unico modo per farle durare”…
Ma perché succede tutto questo? Che cosa è cambiato in noi, nei nostri affetti?
Il filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman definisce la nostra società una “società liquida”. L’esperienza individuale e le relazioni sociali sono destinate a decomporsi e ricomporsi rapidamente in modo incerto e fluido. E a detta degli specialisti dell’animo umano, alla base di questi cambiamenti c’è il desiderio e le sue vicissitudini.
Le persona contemporanea è dissociata dal desiderio ed è connesso con la compulsione del consumo perdendo il contatto con il desiderio, afferma Massimo Recalcati. O meglio, il desiderio porta con se un turbamento, una insoddisfazione continua. Appena si raggiunge qualcosa si perde la spinta che ha portato a desiderarla, si ricomincia di nuovo a cercare qualcos’altro. Quindi il desiderio cambia in continuazione senza esaurirsi mai.
Questa compulsione a desiderare, paradossalmente, ha generato in noi un non desiderio, una mancanza di desiderio, continua Recalcati. La mancanza di desiderio porta ad un vuoto interiore che caratterizza tutte le turbe psichiche. La persona non è più in rapporto con l'altro, non desidera l'altro ma è in relazione con il proprio Io. La palestra e l'attività fisica, anche esse, sono divenuti oggetti di consumo al servizio del proprio corpo, per arginare l'angoscia del vuoto interiore. A questo proposito, Aldo Carotenuto menzionava la metafora del uomo che cammina portando sulle sp***e il suo stesso corpo. Come a dire, il problema non sono io, non è in me ma fuori di me, nel mio corpo. Ciò accade perché le persone pensano di soddisfarsi e salvarsi solo nel consumo dell'oggetto, palestra, macchina, telefonino o fidanzato che sia. Come se l'oggetto fosse la soluzione per riempire il proprio vuoto. E invece gli oggetti a cui ci leghiamo non riempiono ma producono altri vuoti.
Tutto è diventato sostituibile, tutto diventa obsoleto in poco tempo, persino i rapporti affettivi. I legami affettivi sembrano avere la durata di un qualsiasi telefonino cellulare, sono destinati ad avere una durata limitata. Gli amori nascono già destinati a terminare. Lo sanno bene i trentenni e i quarantenni di oggi, a differenza dei nostri genitori, non credono più all’eternità dell’amore. Tutti sanno che ciò desideriamo durasse in eterno svanisce in poco tempo. Il ciclo dell’eccitamento durante l’esperienza amorosa, secondo studi neuro scientifici, dura diciotto mesi quasi, poi si esaurisce. E invece di ammettere a noi stessi il propri limiti, il proprio vuoto, pensiamo di non poter vivere senza l’altro e dal lui dipendiamo, come se l’altro fosse l’unica fonte che può riempire il nostro vuoto interiore. Questa paura di non poter vivere senza l’altro o di soffrire stando con l’altro, fa si che si alteri il desiderio. Se mi innamoro so già che soffrirò ma soffrirò anche se non mi innamoro, perché nessuno verrà a colmare il mio vuoto. Ed ecco che ci si butta in un’altra esperienza alla ricerca di nuova eccitazione, oppure, si resta ancorati alla propria routine noiosa del vivere quotidiano.
“È questa accelerazione a rendere gli oggetti obsoleti che genera nuovi desideri e nuovi vuoti, prosegue ancora Massimo Recalcati. Viviamo quindi, in un epoca che esige il rinnovamento continuo dell'oggetto. Anche i rapporti amorosi sono divenuti simili ai rapporti con gli oggetti e sono destinati a terminare, ad avere una scadenza. Solo ciò che è nuovo porta alla soddisfazione, una soddisfazione temporanea, illusoria, perché anche il nuovo è destinato a scadere creando un vuoto nuovo.
È come se le persone non si legassero più ad un soggetto, ad una persona, ma ad un oggetto, che diviene il nuovo partner. È questa la metamorfosi dei legami affettivi dei nostri tempi. È come se il proprio cellulare fosse più fedele del proprio partner. È sempre lì a nostra disposizione, risponde a tutte le nostre domande, dove lo mettiamo lo troviamo, non ci farà mai soffrire, mentre un partner è libero di andarsene, di avere altri desideri, non possiamo controllarlo come gli oggetti. I legami oggettuali con le persone sono diventati inafferrabili e sono stati rimpiazzati con oggetti di consumo. Noi preveniamo le separazioni, il dolore di essere abbandonati legandoci a degli oggetti che ci restano fedeli”. L'oggetto diventa un oggetto rassicurante contro l'angoscia abbandonica.
L’arrivo del Covid ha gettato una lente d'ingrandimento su questa situazione. Non tanto per la convivenza forzata, che ha aumentato le separazioni del 60% secondo l’associazione nazionale degli avvocati matrimonialisti, ma perché l’arrivo del virus ha frenato la smania del desiderio, lo ha sospeso e lo ha costretto tra le mura domiciliari. I desideri che prima si potevano agire, hanno subito un brusco arresto facendo ve**re a galla un malcontento generale, tenuto a bada con vari stratagemmi. Dall’altra parte, secondo una recente indagine della Sapienza, il Covid ha anche consolidato molti rapporti dando la possibilità a molte coppie di conoscersi meglio e focalizzarsi su ciò che hanno. In entrambi I casi abbiamo a che fare con una metamorfosi del desiderio in un senso o nell’altro.
Covid e tecnologia hanno avuto un altro effetto sui nostri desideri. È probabile che l’innovazione tecnologica e gli eventi legati al Covid stiano trasformando la società moderna in una “swipe society”, ovvero in un mondo dove ci si conosce solo attraverso lo scorrimento del dito sul display dello smartphone. La possibilità di entrare ogni giorno in contatto con interlocutori diversi e di chiacchierare insieme può nascondere un interesse, ma anche un semplice desiderio di condividere e raccontarsi, facilitati dalla distanza. È il web la nuova frontiera del desiderio, così come emerge da uno recentissimo studio sul fenomeno del “Sexting” condotto da vari ricercatori e pubblicato di recente dall’Ordine degli Psicologi, che mostra come ogni giorno si trascorre una quantità incredibile di tempo in Rete, tanto che non si può non tener conto di quanto tale atteggiamento possa incidere sulla formazione e modificazione dell’identità, inclusa quella sessuale.