Psicologo Psicoterapeuta Alessandro Valzania

Psicologo Psicoterapeuta Alessandro Valzania pagina di informazione e approfondimento dei disturbi psicopatologici

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, fra tutti gli approcci terapeutici, è quella che vanta la maggiore conferma scientifica nel panorama internazionale, per l'efficacia e l'entusiasmo con cui sono stati accolti i risultati

C'è un tipo di trauma di cui si parla troppo poco, perché non è fatto di urla, di violenza o di grandi tragedie. È fatto...
21/04/2026

C'è un tipo di trauma di cui si parla troppo poco, perché non è fatto di urla, di violenza o di grandi tragedie. È fatto di silenzi, di sguardi distratti, di frasi come 'non piangere per niente' o 'sei troppo sensibile'. È la Trascuratezza Emotiva Infantile (CEN).
Molte persone arrivano in terapia sentendosi profondamente 'rotte', ma consumate dai sensi di colpa perché sentono di aver avuto un'infanzia 'normale'. Ma quando i bisogni emotivi di un bambino vengono costantemente ignorati, il messaggio che passa è devastante: tu non conti.
Scorri il carosello per capire come questo trauma silenzioso plasma la vita adulta e le relazioni, creando un senso di vuoto e iper-indipendenza. 🌱
Non sei difettoso. I tuoi bisogni sono sempre stati validi.
Ti sei mai sentito in colpa per aver provato un'emozione considerata 'scomoda'? Ti leggo nei commenti. 👇

Dottor Alessandro Valzania
Psicologo Psicoterapeuta
Ricevo online e in studio Roma Ostiense

20/04/2026

Ti è mai capitato di ricevere complimenti per quanto sei "instancabile", mentre dentro sentivi, semplicemente, di non avere altra scelta?
Spesso la società ci premia per la nostra iper-produttività, ma clinicamente parlando, il fare compulsivo è uno dei meccanismi di difesa più raffinati (e sfiancanti) che abbiamo a disposizione. Il nostro sistema nervoso impara a usare l'azione costante come un vero e proprio anestetico naturale.
Riempire ogni singolo minuto della giornata di impegni, lavoro, pulizie e scadenze crea un rumore di fondo sufficientemente alto da coprire una paura molto più profonda: quella di fermarsi nel silenzio. Perché quando ci si ferma, le difese si abbassano e si è costretti a fare i conti con i pensieri intrusivi, con le emozioni messe in pausa o, molto spesso, con una stanchezza così antica da spaventarci.
Non sei una macchina, e non sei "sbagliato" se senti questa spinta continua. Il tuo corpo sta solo cercando di proteggerti da un'angoscia che non sa come gestire altrimenti. Ma correre per non sentire è una maratona che prima o poi presenta il conto, facendoci crollare per sfinimento.
Il primo vero passo terapeutico non è sforzarsi di "fare di meno", ma iniziare ad ascoltare quel vuoto.
Sii sincero con te stesso: cosa succede alla tua mente in quei rari momenti in cui tutto si ferma? Ti leggo nei commenti.

Dottor Alessandro Valzania
Psicologo Psicoterapeuta
Ricevo online e in studio a Roma

"Non sono io quando mi comporto così." Quante volte, dopo un'esplosione di rabbia sproporzionata, un attacco d'ansia o u...
10/04/2026

"Non sono io quando mi comporto così." Quante volte, dopo un'esplosione di rabbia sproporzionata, un attacco d'ansia o un improvviso e freddo distacco emotivo, ti sei giudicato/a duramente pronunciando questa frase?

​Spesso viviamo le nostre reazioni più intense come se fossero dei "difetti di fabbrica" o delle perdite di controllo inaccettabili, qualcosa di cui vergognarci o da nascondere.

​Ma c'è una prospettiva clinica potente e liberatoria, ed è quella che la psichiatra Anabel Gonzalez ci regala in questo libro meraviglioso: "Non sono io".

​Le reazioni che ti spaventano e che non riconosci come "tue", in realtà non sono errori. Sono strategie di sopravvivenza.

​Sono parti di te che nel passato – forse quando eri bambino/a e le tue risorse erano limitate – hanno imparato che per proteggerti dal dolore, dal senso di inadeguatezza o dal caos, dovevano attivarsi in quel modo estremo. E il tuo sistema nervoso ha una memoria di ferro. Quando oggi percepisce un innesco, anche invisibile, riattiva quegli stessi antichi scudi, anche se razionalmente sai di essere al sicuro.
Non sei sbagliato/a. Sei solo un sistema nervoso che sta cercando di fare del suo meglio con le vecchie mappe che ha a disposizione. Aggiornarle è possibile.
👇 Ti è mai capitato di avere una reazione emotiva così forte da pensare "questo/a non sono io"? Scrivilo nei commenti

Dottor Alessandro Valzania
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Ti dicono spesso: "Meno male che ci sei tu" o "Senza di te non saprei come fare". Mentre fuori sorridi e risolvi crisi, ...
09/04/2026

Ti dicono spesso: "Meno male che ci sei tu" o "Senza di te non saprei come fare". Mentre fuori sorridi e risolvi crisi, dentro ti senti profondamente svuotato.

Riconosci questa sensazione? È il peso del "Salvatore Estenuato".

Dietro un adulto che fa fatica a dire "no", che si fa carico delle responsabilità altrui e anticipa i bisogni di tutti prima ancora che vengano espressi, si nasconde una ferita infantile precisa: la parentificazione.

Se da bambino hai dovuto fare da genitore ai tuoi genitori – diventando il loro confidente o dovendo essere "quello forte" per non pesare – hai appreso una dura lezione: l'amore si ottiene solo essendo indispensabili.

Questo schema porta, in età adulta, a un rischio altissimo di burnout.

Il tuo sistema nervoso è bloccato in un'ipervigilanza cronica. Monitori di continuo l'umore di chi ti circonda. Il tuo esaurimento non nasce solo dal troppo da fare, ma dal fatto che per te riposare o chiedere aiuto genera un angosciante senso di colpa.

Temi che, smettendo di renderti utile, perderai il tuo valore. Questo genera spesso un'emozione nascosta: il risentimento. Dai tutto sperando che qualcuno si prenda cura di te allo stesso modo, ma ciò accade di rado.

C'è un dato di realtà ineludibile: non puoi versare acqua da una brocca vuota.

Il vero cambiamento inizia quando comprendi che non devi "salvare" l'altro per esistere. Mettere confini sani significa tollerare la frustrazione di chi era abituato alla tua inesauribile disponibilità. È sana auto-conservazione psicologica.

👉 Scorri il carosello per l'identikit del "Salvatore Estenuato" e i passi per fermare il burnout.
💬 Ti ci ritrovi? Qual è il limite più difficile da mettere per te oggi? Parliamone nei commenti.
📌 Salva il post per ricordarti che hai il sacrosanto diritto di riposare senza sentirti in colpa.

Dottor Alessandro Valzania
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Arrivi a quest'ora e vorresti solo che il mondo si mettesse in pausa. Non sei un "cattivo" genitore: sei biologicamente ...
07/04/2026

Arrivi a quest'ora e vorresti solo che il mondo si mettesse in pausa. Non sei un "cattivo" genitore: sei biologicamente esaurito. 🤯👇
Spesso la genitorialità viene raccontata solo come amore incondizionato e pazienza infinita. Ma la verità clinica e neuroscientifica è che il tuo sistema nervoso ha un limite fisico invalicabile.
Se stasera provi fastidio anche solo per un bacio o un abbraccio dei tuoi figli, se non riesci a decidere nemmeno cosa guardare in TV, o se resti sveglio fino alle 2 di notte a fissare il telefono pur cadendo dal sonno... c'è una spiegazione ben precisa. E no, non è che sei "pigro" o "snaturato".
Sei in vero e proprio Shutdown Sensoriale.
Il tuo cervello ha processato migliaia di stimoli tattili e sonori, il tuo lobo frontale ha esaurito letteralmente il suo carburante chimico per prendere centinaia di micro-decisioni continue, e ora sta semplicemente implorando pietà. Quello che provi è un meccanismo di pura autodifesa.
Il burnout genitoriale non si cura sentendosi in colpa, facendo finta di niente o promettendosi di "fare di più domani". Si affronta dando un nome scientifico a quello che succede nel tuo corpo e iniziando a validare la tua stanchezza.
👇 Qual è il pensiero più "inconfessabile" che fai la sera quando finalmente cala il silenzio in casa? Scrivilo nei commenti.

Dottor Alessandro Valzania
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Tutti tornano alla routine dicendo: "Ah, che belle feste, mi sono riposato!". E tu annuisci, ma dentro di te vorresti so...
07/04/2026

Tutti tornano alla routine dicendo: "Ah, che belle feste, mi sono riposato!". E tu annuisci, ma dentro di te vorresti solo chiuderti in una stanza buia, in silenzio, per 48 ore.

Smettila di sentirti in colpa o "sbagliato/a" per questa sensazione.

Da psicoterapeuta, ti garantisco che il rientro dalle feste coincide sempre con un picco di esaurimento emotivo. Perché le festività impongono un altissimo carico cognitivo e relazionale: dover sorridere a domande invadenti, organizzare pranzi perfetti, ingoiare rospi, mantenere la pace familiare o semplicemente stare in mezzo a tante persone quando il tuo corpo chiedeva solo silenzio.

Questo per il tuo sistema nervoso non è "riposo". È un sovraccarico. È puro lavoro.

Se oggi provi apatia, forte irritabilità o ti sembra di avere la "nebbia mentale", non è pigrizia post-vacanza. Stai gestendo i postumi di un burnout relazionale acuto.

Cosa fare per sopravvivere a questa settimana?
1. Pratica la "sottrazione": cancella ogni impegno sociale non strettamente necessario per i prossimi 3 giorni. Il "No, stasera salto" è una medicina.
2. Abbassa l'asticella: non pretendere di essere al 100% sul lavoro o nello studio oggi. Il tuo cervello sta ancora smaltendo il cortisolo (l'ormone dello stress) accumulato tra una fetta di colomba e l'altra.
Fammi sapere quello che pensi e provi nei commenti.

Dottor Alessandro Valzania
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Chi si riconosce nella slide numero 2? 🙋‍♂️🙋‍♀️In clinica vediamo questa dinamica continuamente. Lo chiamiamo il parados...
03/04/2026

Chi si riconosce nella slide numero 2? 🙋‍♂️🙋‍♀️
In clinica vediamo questa dinamica continuamente. Lo chiamiamo il paradosso del riposo genitoriale: quando l'ambiente intorno a te si ferma per le feste, il tuo carico mentale spesso accelera.
​Le vacanze alterano i ritmi rassicuranti dei bambini, aumentano la stimolazione (parenti, regali, zuccheri) e richiedono a te, come genitore, di essere il doppio più "regolatore" per mantenere l'equilibrio.
​Il risultato? Il tuo sistema nervoso non ha mai staccato davvero la spina.
​Sentire il bisogno di una "vacanza dalle vacanze" non fa di te un genitore ingrato o senza pazienza. È semplicemente la risposta naturale del tuo corpo a un periodo di iper-lavoro emotivo e invisibile.
​Validare questa stanchezza, senza giudicarla, è il primo passo per recuperare energia.
​Quanti di voi si sentono nel pieno di questo "paradosso" oggi? Vi leggo nei commenti. 👇

Studio Meta per la Psicoterapia
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🎄 Mentre fuori si accendono le luci, tu ti senti spegnere? Parliamo del Natale quando sei in "riserva".​C'è una narrazio...
18/12/2025

🎄 Mentre fuori si accendono le luci, tu ti senti spegnere? Parliamo del Natale quando sei in "riserva".
​C'è una narrazione che ci vuole tutti gioiosi e pieni di energia a dicembre. Ma la realtà di molti studi di psicoterapia racconta una storia diversa: dicembre è spesso il mese in cui il carico mentale raggiunge il picco massimo.
​Non è solo la corsa ai regali o l'organizzazione delle feste. È il peso di un intero anno lavorativo che presenta il conto tutto insieme.
​Le scadenze di fine anno diventano improrogabili, i budget devono essere chiusi, i progetti consegnati "prima della pausa". Si corre una maratona professionale proprio quando la società ci chiede di essere rilassati e festosi.
​Il risultato? Un cortocircuito.
​Arrivi alle ferie non con la gioia dell'attesa, ma con l'energia di una batteria all'1%. E qui scatta la trappola psicologica: il senso di colpa. Ti senti in colpa perché sei troppo stanco per essere felice, troppo irritabile con i parenti, troppo cinico davanti alle decorazioni.
​Se ti riconosci in questo quadro, fermati un secondo. Voglio dirti una cosa importante:
​La tua non è mancanza di spirito natalizio. È il tuo corpo e la tua mente che ti stanno dicendo "Basta".
Quella sensazione di apatia, quel desiderio di nasconderti sotto il piumone fino al 7 gennaio, potrebbe non essere tristezza, ma burnout che bussa alla porta.
​Non devi forzarti a provare emozioni che non hai adesso. La tua stanchezza è legittima. Il regalo più grande che puoi farti quest'anno non è sotto l'albero, ma è il permesso di essere esattamente stanco/a come sei, senza giudicarti per questo.

10/12/2025

Continuiamo a ripeterci che passerà, che dobbiamo solo stringere i denti ancora un po'. Ma quando "ancora un po'" diventa mesi o anni, il prezzo che paghiamo è la nostra salute mentale.
​Questi 8 secondi sono veloci, ma recuperare da un burnout richiede molto più tempo. Imparare a mettere confini sani sul lavoro non è egoismo, è auto-conservazione.

Indirizzo

Via Del Porto Fluviale, 3d
Rome
00154

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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