10/12/2023
"E adesso, che si può dire del futuro? Del futuro noi non sappiamo nulla. Anche se ciascuno di noi avesse la sua sfera di cristallo, nemmeno allora potrebbe vivere il futuro. Vivrebbe soltanto una visione del futuro. E tutto questo accadrebbe qui e ora.
Noi immaginiamo un futuro, anticipiamo il futuro, e questo perché non vogliamo avere un futuro. L'affermazione esistenziale più importante, allora, è che non vogliamo un futuro, che il futuro ci fa paura.
E noi riempiamo lo spazio vuoto che si trova dove dovrebbe esserci un futuro, lo riempiamo di polizze d'assicurazione, status quo, identità, di qualsiasi cosa pur di non sperimentare la possibilità di un'apertura al futuro. (...)
Sembra incredibile poter vivere senza mete, senza preoccuparsi del futuro, poter restare aperti e pronti a qualsiasi cosa possa succedere. No; dobbiamo fare in modo di non avere un futuro, di conservare lo status quo, magari migliorandolo un pochino.
Ma non dobbiamo correre rischi, non dobbiamo aprirci al futuro. Altrimenti potrebbe succedere qualcosa di nuovo, di emozionante, qualcosa che ci permetterebbe di crescere.
Correre il rischio di crescere è troppo pericoloso. Meglio camminare su questa terra come dei mezzi cadaveri, che vivere pericolosamente, e capire che questo vivere pericolosamente è molto più sicuro di questa vita di assicurazioni, di sicurezza priva di rischi, che viene scelta dalla maggior parte di noi. (...)
Uno dei momenti più importanti della mia vita è stato dopo essere scappato dalla Germania, quando seppi che in Sud Africa era libero un posto di analista didatta. Ernest Jones voleva sapere chi era disposto ad andarci. Eravamo in quattro; tre di noi volevano prima delle garanzie. Io dissi che avrei corso il rischio. Gli altri vennero tutti e tre catturati dai nazisti. Io, che avevo corso quel rischio, sono ancora vivo."
Fritz Perls: la terapia gestaltica parola per parola, Roma 1980, pp. 53-54