14/02/2026
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Ieri al Forum di Assago è successo che il predestinato ha scoperto, sotto le luci più forti, che la perfezione non è un diritto acquisito.
Ilia Malinin era il favorito, primo dopo il corto, quello che quando stacca dal ghiaccio sembra che la gravità faccia un passo indietro per rispetto. E invece nel libero sono arrivate due cadute, vere, nette. E poi altri errori, piccoli ma letali. Un atterraggio sporco. Un asse che si sposta. Una scelta più prudente del previsto. Nel pattinaggio di figura non serve crollare per perdere: basta non essere impeccabili.
Il ghiaccio non ha memoria. Non conserva i titoli. Non si commuove. Ti giudica per quello che fai in quei quattro minuti. E ieri quei quattro minuti non sono stati suoi.
Ottavo.
Una parola secca che pesa più di una sconfitta rumorosa.
Intanto Shaidorov pattina lucido, preciso, freddo come chi sente che è il suo momento e non lo lascia scivolare via. Kagiyama e Sato completano il podio. E il copione che sembrava già scritto viene strappato davanti a tutti.
Ma la cosa che colpisce davvero è un’altra.
Se può sbagliare lui, con anni di allenamenti maniacali e un talento fuori scala, perché non dovremmo sbagliare noi nei nostri momenti decisivi?
Perché non dovremmo bloccarci all’esame che abbiamo studiato per mesi, e all’improvviso le parole si aggrovigliano e la mente si svuota?
Perché non dovremmo perdere sicurezza proprio al colloquio di lavoro che avevamo preparato in ogni dettaglio, con le frasi provate allo specchio, la postura studiata, e poi davanti alla persona reale la voce si abbassa di mezzo tono?
Perché non dovremmo fare la scelta sbagliata quando incontriamo qualcuno che ci piace davvero, dopo aver immaginato mille scenari perfetti?
Perché non dovremmo inciampare davanti a tutti, senza un motivo apparente, mentre fino a un secondo prima camminavamo sicuri?
La verità è che l’errore non è un difetto di sistema. È parte del sistema.
Malinin ieri non ha perso perché non era abbastanza forte. Ha perso perché ha messo tutto su quella pista, sapendo che bastava un millimetro fuori asse per pagare il prezzo massimo. E quando ti esponi davvero, il rischio non è teorico.
E forse è questo che consola e inquieta insieme: se può cadere lui, possiamo cadere anche noi. Non è una vergogna. È la condizione.
La differenza non la fa l’assenza di errori.
La fa il coraggio di tornare sul ghiaccio più forti di prima. Massimiliano Turricelli