Tancredi Pascucci psicologo psicoterapeuta

Tancredi Pascucci psicologo psicoterapeuta Dott. Tancredi Pascucci, Psicologo Psicoterapeuta

Un'unità ROZZUM 7134, che col tempo prenderà coscienza di sè e si identificherà come Roz, atterra in una foresta di ques...
12/04/2026

Un'unità ROZZUM 7134, che col tempo prenderà coscienza di sè e si identificherà come Roz, atterra in una foresta di questo film futuristico. Roz è un robot costruito per offrire un sopporto alla popolazione umana su specifici obiettivi. Identifica un obiettivo e il suo algoritmo elabora una serie di analisi e soluzioni strumentali per risolvere un problema. Roz, in questo viaggio non previsto si interfaccia con la fauna della foresta, che vedendola come un agente estraneo fugge e l'attacca, seguendo un naturale istinto di sopravvivenza orientato all'attacco, la fuga o la finta morte rispetto a un potenziale pericolo in quanto sconosciuto. Roz come gli animali è in uno stato di disorientamento profondo, solo che gli animali attaccano o fuggono, Roz segue le Leggi della cibernetica che fanno il verso a quelle di Asimov e non concepisce la violenza, solo si offre continuamente di aiutare gli animali che la rifiutano. Ma anche se qualcuno le chiedesse aiuto non troverebbe soluzioni previste dalla sua progettazione di fabbrica in un mondo sconosciuto che richiede un'improvvisazione fuori dal suo programma e un'accettazione delle sue soluzioni che gli altri non permettono. Roz si trova di fronte a un ulteriore imprevisto, deve crescere un'oca, il cui pulcino viene imprintato nel vedere questo automa, identificandolo come mamma. Crescere un cucciolo di qualunque tipo non è facile, non è un compito di facile soluzione impostato lungo una serie di semplice obiettivi e semplici soluzioni strumentali, viene doppiamente frustrata da questa complessità e dal fatto che gli animali, dopo averne rifiutato l'aiuto, maltratteranno il suo cucciolo in quanto estraneo perché collegato a lei. Roz si trova di fronte a un problema che, secondo i suoi strumenti razionali e strumentali non può offrire aiuto. Sarà solo il cucciolo, che la cerca in quanto mamma e alcuni che hanno sospeso il loro istinto attacco/fuga a sollecitare Roz a cambiare il suo pacchetto di soluzioni non adatte alla crescita della prole, i cui obiettivi vanno ben oltre la capacità di nutrire, difendere e crescere per prepararla alla vita. Roz scoprirà un pacchetto inedito, quello dei sentimenti, delle emozioni, dell'ambivalenza, dell'apparente irrazionalità inconcepibile per chi tenta di aiutare l'altro dal punto di vista prettamente razionale.

The whale è uno di quei film che se sei in un momento particolarmente negativo della  tua vita e  hai voglia di sentirti...
31/03/2026

The whale è uno di quei film che se sei in un momento particolarmente negativo della tua vita e hai voglia di sentirti una persona più buona col Mondo è particolarmente funzionale. Il protagonista è impersonato da un attore famoso per aver avuto una storia personale altrettanto tragica quanto positiva se pensiamo alla sua ripresa degli ultimi anni.

SPOILER

Il protagonista è un professore di Lettere severamente obeso, divorziato, omosessuale, ateo, depresso, confinato in una casa buia in affitto e isolato dal mondo. Parliamo di un individuo svantaggiato sociale e inevitabilmente emarginato, in quanto racchiude in sé almeno 5 (forse 7!) caratteristiche considerate inaccettabili e degne di condanna sociale in un paese vincente e fondamentalmente bigotto come gli USA

Il protagonista non è sempre stato così obeso, ha iniziato ad abboffarsi e trascurare la salute solo negli ultimi anni, prima perché aveva scelto di lasciare la famiglia per fidanzarsi con un uomo, poi perché quest'uomo è morto suicida, accelerando potentemente la sua depressione, il suo ritiro sociale e il suo stile di vita malsano che l'ha portato a iniziare quello che nei fatti è un lento suicidio. Il suo atteggiamento, insistente, ridondante ed esasperante consiste nel chiedere scusa, sentendosi perennemente in colpa nei confronti dei suoi cari e del Mondo. Tale stile, dove lui è ormai quasi totalmente ripiegato su se stesso è di auto-punizione e di voglia di risarcire qualcuno che sente di aver gravemente danneggiato.

FINE SPOILER

A un certo punto riceve la visita di sua figlia. Lei si pone come una ragazza cinica, aggressiva, spietata. È una ragazza arrabbiata con i compagni di scuola, con gli insegnanti, con la madre, con il mondo. Con lui. Fondamentalmente sta distruggendo anche lei la sua vita, rischiando di ritirarsi dagli studi. Inizia con una serie di provocazioni nei suoi confronti. Le dice che vorrebbe aiutarla a non essere bocciata a scuola, promettendole di lasciarle tutti i suoi soldi.

Lei accetta, pur continuando ad essere sprezzante con lui. Lei ha solo rabbia verso di lui. Anche se cerca lui. Lui era stato un padre divorziato disciplinato, pagava gli alimenti dopo la separazione, aveva accettato che la moglie avesse ottenuto l'affido esclusivo e gli avesse sempre vietato di vedere la figlia. Aveva accettato la grande e fisiologica rabbia che la moglie nutriva nei suoi confronti in seguito all'abbandono e tradimento, unito a uno scottante senso di umiliazione. Tutti si sono comportati bene a livello materiale e legale, meglio di molti divorzi che si sentono in giro. Ma non basta. La moglie è ancora arrabbiata con lui, ambivalentemente a lui legata rispetto a quello che lui era un tempo, anche se coperto da strati fisici, sociali e psicologici. Lui è depresso e sente di non essere stato corretto fino in fondo, sentendosene in colpa, responsabile per la rottura con la sua famiglia. La figlia ha una rabbia infinita, nata inequivocabilmente e prevalentemente da lui, non riesce a fare a meno di criticarlo, ma anche di chiedergli aiuto. Anche se l'aiuto materiale lui lo sta offrendo, l'ha offerto e l'offrirà. Ma non basta. Lei vuole un risarcimento psicologico, non bastano i soldi, non basta l'aiuto materiale. Parliamo di un risarcimento che rispetto al suo senso di rivalsa non sarà mai onorato.

Ci troviamo di fronte a un dolore che sentiamo come incalcolabile, irreparabile, imperdonabile.

Un poco come questo film, non perché fatto male, ma che si presenta onesto in tutta la sua sgradevolezza e dolore.

Guardatelo solo quando state molto male e avete a disposizione una buona rete sociale.

13/01/2026

Difficile non schierarsi.

Lo scandalo sulla famiglia del bosco risveglia gli animi e chi sente il bisogno di schierarsi si espone e si mette a rischio. La prima distorsione per la quale il silenzio è d'oro è quella degli operatori della notizia che più che informare puntano a un sensazionalismo, che a sua volta si presta in un secondo momento come alibi per slogan ideologici, pubblicità semi-occulte, opinionismi, carrozzoni psico-educativi, show e gogne mediatiche. Tutto questo non porta a un autentico pensiero e ragionamento, presi come siamo a metterci in mostra e a calvalcare l'onda di quello che nei fatti è diventato un caso politico, cosa che ottunde il ragionamento. Se vogliamo provare a razionalizzare e ci sentiamo tirati alla manica con l'implicita richiesta di schierarci, possiamo limitarci a scegliere il male minore, non proprio un pieno ragionamento, ma meglio di niente. E fra lo stato imbarazzante del sistema socio educativo italiano e la sicumera di una coppia di anglosassoni tecno-rurale possiamo definire come meno peggio la prima. Ma solo dichiarando un'euristica non pienamente razionale basata sul pregiudizio e l'antipatia.

L'esame di realtà è la funzione cognitiva fondamentale il cui tracollo segna  la distinzione fra la cosiddetta piccola e...
11/01/2026

L'esame di realtà è la funzione cognitiva fondamentale il cui tracollo segna la distinzione fra la cosiddetta piccola e grande psichiatria. Come dice lo psichiatra Antonio Semerari la psicosi è quando confondiamo un dato interno con un dato esterno. Sentiamo le voci che sono solo nella nostra testa e non che sono carpite dai nostri organi di senso, siamo convinti di essere persone di successo e oggetto di invidia quando in realtà siamo considerati dei mediocri, ci intestardiamo a pretendere che gli altri dovrebbero capire al volo i nostri bisogni, a precipitarsi a soddisfarli e apprezzare qualunque cosa facciamo e diciamo, accettando con gratitudine il nostro fare che può essere imperioso e sprezzante e non si abbassa a seguire le benché minime norme sociali. La psicotico ha una realtà solo sua, che considera unica e che non concede alternative alle sue percezioni e pensieri, che sono visti come innegabili e non falsificabili.
L'esame di Realtà non risulta compromesso solo nelle fasi della sintomatologia positiva delle Schizofrenie e nei disturbi psicotici. Anche alcuni Disturbi Post traumatici e Disturbi di Personalità particolarmente gravi e non trattati portano a un grossolano slabbramento rispetto alla percezione di Realtà; come alcune disabilità intellettive (detti anche i vecchi Disturbi definiti come manifestazioni del Ritardo mentale secondo la manualistica meno recente) dal livello moderato in giù; li vediamo all'interno del decadimento cognitivi negli anziani; infine appare più direttamente e diffusamente fra i malati psichiatrici, all'interno dei Disturbi da Uso di Sostanze permesse e non, calcolando che recentemente la Medicina ha addirittura ammesso che ci sono alcuni farmaci e psicofarmaci con cattiva prescrizione e assunzione che innescano tali Disturbi.

La Storia la scrivono i vinti e quando si parla di vite di perdenti è dura. Anche se a volte ci sta qualcuno che cerca d...
07/01/2026

La Storia la scrivono i vinti e quando si parla di vite di perdenti è dura. Anche se a volte ci sta qualcuno che cerca di riabilitare qualcun altro, spesso arrampicandosi sugli specchi.

Nicolaji II Romanov è l'ultimo zar di Russia. Ha perso un paio di guerre importanti, pur essendo uno degli uomini più ricchi e potenti del suo tempo ha visto crollare il suo Impero, è stato spazzato insieme a tutti i suoi discendenti, dileggiato da sudditi, intellettuali e politici della sua epoca. Canonizzato dalla Chiesa ortodossa, molti storici cercano tutt'ora di riabilitarlo.

Ai posteri e ai tecnici l'ardua sentenza.

Aldilà di un accanimento strumentale e ideologico, che indubbiamente è stato portato a volte a un'esagerazione, forse Nicola II ha fatto anche cose buone.

Forse era un buon marito, forse un buon padre, forse una persona colta, forse una persona in fondo buona e che non reggeva una responsabilità che in fondo non ha mai scelto liberamente.

Nicola II richiama la similitudine che vive il clinico nel suo percorso di cura del paziente. Chi soffre e chiede qualche forma di aiuto ha delle parti malate che si aspetta di far curare e delle parti sane, col cui il professionista si deve alleare nel percorso di cura. Nessuno è totalmente buono e sano, specie se chiede aiuto, con motivazioni intrinseche o meno.

Tale percentuale è ovviamente variabile nelle persone, spesso ci permette di facilitare il percorso di cura e rafforzare nel clinico l'empatia e la compassione.

Certo, questa parte sana in alcuni casi è davvero difficile da trovare...

Mi hanno consigliato questo telefilm Netflix.AVVISO SPOILER**********L'avvertimento spoiler non è solo una questione di ...
23/12/2025

Mi hanno consigliato questo telefilm Netflix.

AVVISO SPOILER

*****

*****

L'avvertimento spoiler non è solo una questione di educazione e rispetto, ma è collegato al ragionamento clinico del post.
Il telefilm parla di un uomo che si sente perseguitato da una donna.
Ebbene sì, è una donna che perseguita l'uomo, non viceversa!
Questa dissonanza spiazza lo spettatore, specie se abituato a culture meno emancipate rispetto al paese rappresentato nella serie.
E qui facciamo uno sforzo per sfilarci dalla profonda tentazione rispetto al dibattito ideologico e culturale che impoverirebbe il ragionamento e renderebbe più violenta la discussione.

Il prodotto è abbastanza carino, impattante, ben scritto con idee che si allacciano a opere precedenti.
La persecutrice ricorda molto l'infermiera di Misery non deve morire di Stephen King, un soggetto francamente borderline in termini di manipolatività, sbalzi d'umore e impulsività all'interno delle relazioni interpersonali o anche un disturbo dissociativo di Personalità secondo la dicitura di altri professionisti; la vittima è un barista che cercava di sfondare infruttuosamente come comico, ricorda l'ultimo Joker interpretato da Joaquin Phoenix, un soggetto profondamente depressogeno.

Entrambi sono delle figure tragiche, che si ricercano all'interno di una vistosa e violenta ambivalenza.

Lei lo cerca, lui fugge, ma poi torna. Un poco per pena, un poco perché manipolato, un poco perché spinto da una curiosità da parte anche sua disfunzionale e morbosa.
Sono 2 infelici. E qui ci sfiliamo anche dal dibattito giuridico, capire non significa giustificare!

Lo stalking è ciò che viene condotto e subito da soggetti simili, dove indubbiamente va perseguito, lo stalker, ma troviamo un incastro con alcune personalità. Che creano un terreno fertile. La curiosità è una qualità, ma in entrambi sfocia in un aspetto morboso, con evoluzioni disfunzionali anche nel comportamento e le decisioni.

È una serie, ma mi farò bastare una sola puntata. Non solo per una questione di tempo (che è una fiacca scusa), ma per evitare a monte questa br**ta involuzione.

La rabbia è un'emozione primaria, naturale e affascinante.Molti la condannano, altri la permettono solo in alcuni sogget...
21/12/2025

La rabbia è un'emozione primaria, naturale e affascinante.

Molti la condannano, altri la permettono solo in alcuni soggetti e in alcuni casi, condannandola in altri, all'interno di un doppio standard discutibile. Cognitivamente parlando la rabbia è ciò che proviamo quando sentiamo un'ingiustizia. Chi è arrabbiato crede sempre di avere ragione.

Lo crede, non è detto che abbia effettivamente ragione.

Per questo Confucio dice che, sia in caso di torto o di ragione, non ci dovremmo mai arrabbiare.

Ci stanno invece modelli che rinunciano alla soppressione di tale emozione.

Un modello abbastanza stagionato, ma con la sua coerenza interna è quello idraulico.

Un'emozione (o una pulsione) emette una pressione che richiede il suo sfogo e soddisfacimento.

Sfoghiamoci e questa tensione si sfiata.

Vedo una persona che (credo che) mi guardi male, la picchio e sono felice.

Anche questa è una filosofia affascinante. Un po' ruvida.

Se vogliamo proporre (non imporre) un altro modello è quello per il quale molte emozioni e molti comportamenti a esse legati non si esauriscono una volta sfogati.

Possiamo picchiare tutti quelli la cui esistenza ci disturba o che riteniamo causa dei mali nostri, nel mondo e verso le nostre persone più care.

Saremmo inizialmente molto soddisfatti all'inizio.

Ma, anche se riuscissimo a punire tutti coloro che per noi meritano una punizione, ipotizziamo che ci sarebbe ancora una porzione di insoddisfazione in noi, con una tendenza al rimuginìo che la rialimenta.

Perché la rabbia genera rabbia e la violenza genera violenza.

Se proprio dobbiamo sfiatare questa rabbia cerchiamo di contingentarne lo sfogo, come per lo sfiatatoio di una pentola a pressione, non tappandola fino alla sua esplosione o aprendo il tappo all'improvviso e sfogarci caoticamente.

Chiaramente non è facile, ci vogliono auto disciplina e capacità di auto-osservazione o quantomeno la fiducia nei confronti di persone sensibili ed emotivamente competenti, senza allontanarle o fidarsi al contrario di soggetti incapaci e/o disonesti.

Il termine azzardo deriva dal francese hasard, probabilmente derivato dalla parola araba az-zahr, indica quando affronti...
23/11/2025

Il termine azzardo deriva dal francese hasard, probabilmente derivato dalla parola araba az-zahr, indica quando affrontiamo un rischio di cui non conosciamo le probabilità.
Rischio non significa che perderemo sicuro, significa che ci sta qualche probabilità a riguardo.

Non conoscere le probabilità non significa necessariamente che non sono note, significa che non ne siamo in grado, cosa per cui allibratori o docenti di statistica sanno invece perfettamente se hanno studiato. Non a caso alcuni professionisti e intellettuali sanno quali attività di azzardo evitare e non.

Chi non ha studiato non lo sa.

Gioco d'azzardo non è solo quando andiamo a Las Vegas, né quando giochiamo alle scommesse sportive, né quando finiamo nelle mani degli strozzini o ci giochiamo al gioco la casa o l'attività di famiglia.

Non a caso chi gioca spesso d'azzardo (e ci spende e perde molto!) è spesso una persona di bassa estrazione sociale e culturale e, salvo alcune note e famose eccezioni, è anche in condizioni di povertà.

Ma il gioco d'azzardo non si limita solo a quello, come molte compulsioni e dipendenze può operare in maniera più subdola e meno vistosa, non a caso chi soffre di Dipendenza da Gioco D'azzardo (GAP) sono seguiti presso gli stessi Servizi per le Dipendenze (SERD) che trattano tossicomani e alcolisti.

Il gioco d'azzardo non è solo quello illegale (tipo le bische clandestine), non è solo quello .legalizzato (tipo le macchinette al bar), ma è anche quello istituzionalizzato, come il biglietto della lotteria. Chiaramente il giocatore-scommettitore dirà che gioca poco, che lo fa per la famiglia, che ha calcolato tutti i rischi, che prega prima di giocare la sua schedina.

Cosa assai furba.

Sto leggendo il libro Storia criminale del Cristianesimo.L'autore, uno storico tedesco, nelle premesse scrive per quasi ...
08/11/2025

Sto leggendo il libro Storia criminale del Cristianesimo.

L'autore, uno storico tedesco, nelle premesse scrive per quasi 50 pagine il ritornello storiografico per cui la sua Tesi volutamente descrive solo fatti a favore di una condanna di questa Religione, citando solo esempi a suo favore.

Per quanto continuerò a leggerlo risulta iniziare in una maniera una tantino monotematica e ripetitiva.

Questo richiama la famosa tecnica assertiva del disco rotto.

Una tecnica un poco brutale e rozza, ma sensata ed efficace. Rischiosa se mandata avanti in maniera continuata per troppo tempo.

Quando ci troviamo di fronte ad atteggiamenti animati da falsità, scorrettezza, ingiustizia e disfunzionalità dobbiamo emettere i nostri principi. Ripetutamente. Testardamente. A costo di sembrare noiosi e a volte anche un poco stupidi, dove le nostre affermazioni ricordano vagamente un disco rotto che suona in loop.

Ma è giusto così.

Dobbiamo ricordare che non siamo noi quelli strani.

Lo sono gli altri, che fra l'altro per un tempo iniquamente sproporzionato rispetto al nostro hanno alimentato le loro menzogne.

̀

19/10/2025

Sapevate qual è l’addio più commovente e toccante di tutta la letteratura? Nell’Iliade c’è una scena indimenticabile, ma non voglio parlarvi di Ettore e Andromaca.

Ecco, Ettore sa che deve affrontare Achille. Deve affrontarlo, ma ha paura. Sa che non può tirarsi indietro, eppure esita. E proprio in quel momento compare Andromaca. Sta piangendo. Singhiozza. Non affrontare quell’uomo crudele, supplica il marito. «Non lasciarmi. Pensa a nostro figlio!» Commosso e straziato dal pianto di lei, Ettore la abbraccia. La accarezza. «Quando la mano di un uomo tocca la mano di una donna, entrambi toccano il cuore dell’eternità.»

Poi tende le braccia per prendere il figlio in braccio. Ma il bambino si spaventa perché il padre indossa l’elmo e non lo ha riconosciuto. Allora Ettore si toglie l’elmo e il piccolo Astianatte gli sorride. Eccolo qui, l’eroe greco per eccellenza, che sorride al figlio e il figlio gli sorride di rimando. Ma Ettore non lo prende in braccio, invece rimane così a guardarlo. Lo guarda mentre il bambino gli sorride, lo guarda per l’ultima volta. E in quello sguardo c’è tutto: c’è l’amore di un padre che guarda negli occhi il proprio figlio, c’è il desiderio di vederlo crescere, di vederlo diventare grande, c’è la paura di non potergli restare accanto, e la consapevolezza di dovergli addio.

Ecco, questo è il momento più toccante di tutta l’Iliade: non le parole d’amore, gli abbracci, le lacrime appassionate di Andromaca, ma il momento in cui padre e figlio si guardano negli occhi per l’ultima volta. Perché la vera forza non si misura in cosa vinci, ma in cosa proteggi. Omero, il cantore della guerra, forza, dell’onore, ci ha regalato l’addio più commovente di tutti! Quello tra un padre e un figlio. Perché alla fine non rimpiangerai i piaceri che non hai avuto, le ricchezze che non hai accumulato, i divertimenti che non hai vissuto, ma i «ti voglio bene» che non hai detto, gli abbracci che non hai dato, il tempo che non hai trascorso con coloro che che amavi. La ricchezza vita è tutta qui, ecco cosa vi sta dicendo Omero, nelle persone che ti stanno accanto. In coloro che ami. Abbiatene cura!

Guendalina Middei, anche se voi mi conoscete come Professor X ➡️ Tratto da «Sopravvivere al lunedì mattina con L» che ho scritto per guidarvi alla scoperta dei classici più belli e commoventi di sempre. Potete leggere un estratto qui: https://www.amazon.it/Sopravvivere-al-luned%C3%AC-mattina-Lolita/dp/8807174774

07/10/2025
Lilo e Stitch è il film tratto dall'omonimo cartone sempre della Disney che ritenta il colpo sicuro ripuntando a un suo ...
10/09/2025

Lilo e Stitch è il film tratto dall'omonimo cartone sempre della Disney che ritenta il colpo sicuro ripuntando a un suo titolo di successo con la versione live-action che pare stia andando di nuovo bene. Mediamente ambizioso visto che le variazioni al tema sono fondamentalmente pochine (a parte alcune sfaccettature nel finale e il personaggio dell'assistente sociale riconvertito al femminile con una Tia Carrere ripescata dagli anni'90 e ottimamente conservata), ma presentano un tema sociale e psicologico particolarmente impattanti.
Lilo è una bambina hawaiana di 6 anni orfana e simpatica, ma sola, divergente e isolata, cresciuta da una sorella che si è presa l'oneroso impegno di crescerla e barcamentarsi rispetto al suo ruolo di figura d'attaccamento combinata oltre che studentessa (ormai ha rinunciato agli studi) e lavoratrice.

Socialmente parlando vediamo una storia tragica e l'altra faccia della medaglia di una realtà che, aldilà della scoppiettante realtà hawaiana vacanziera vede un proletariato vivere in luoghi fatiscenti e abbandonati, oltre che vessati - per l'appunto - dai servizi sociali. Lilo è fondamentalmente una bambina sola e arrabbiata, che si sente abbandonata da una realtà trascurante e a volte persecutoria, sia da parte del mondo degli adulti, insegnanti perplessi, assistenti sociali minacciosi, una sorella stanca, nervosa e inevitabilmente goffa che dei coetanei, che la bullizzano, la escludono e le ricordano che non ha nessuno. Lilo da bambina non sa vedere le ragioni che portano il mondo a presentarsi a lei come un mondo cattivo, in fondo gli assistenti sociali fanno il loro sporco lavoro, la sorella è frustrata e sente il mondo caderle sulle spalle, gli insegnanti gestiscono una situazione complessa ben più impegnativa rispetto alle loro capacità, i bambini sono, in fondo, solo dei bambini, magari anche loro con storiacce familiari alle spalle!

Lilo pensa sempre alla Ohana, la famiglia allargata secondo il modello della cultura hawainana, una famiglia che non sente. In fondo è solo una bambina, non sa dare una spiegazione e una giustificazione rispetto al fatto che sente che i genitori l'hanno abbandonata, quando in realtà non ci sono semplicemente perché sono morti!

Lilo si comporta da bambina cattiva perché si sente cattiva, gioca in attacco in un mondo che la fa sentire abbandonata e attaccata, l'unico suo desiderio è di avere una persona a lei vicina, di avere la sua Ohana.

Anche Stitch è in fondo un bambino, un bambino creato in laboratorio e con poteri pericolosi eccezionali. Come Lilo non ha chiesto di nascere. Come Lilo si sente vittima degli eventi ben al di sopra di lui. Nato nello Spazio, dove niente più di altro ti fa sentire solo, frutto di giochi di potere fuori dalla sua portata e comprensione. E costretto a stare all'interno di un Universo che non gli ha chiesto il permesso se voleva esistere e di cosa avrebbe potuto e voluto fare, un Universo che impone solo regole, legacci, limitazioni alla sua Libertà.

Anche Stitch è un monello.

Anche Stitch fugge.

E trova Lilo.

E nasce una relazione che mai nessuno di loro ha avuto, dove l'uno si prende cura dell'altro.

Indirizzo

Piazza Della Radio 40
Rome
00146

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 17:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Tancredi Pascucci psicologo psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Tancredi Pascucci psicologo psicoterapeuta:

Condividi

Digitare