Ottica La Fege

Ottica La Fege Dal 1982 nel cuore di Roma. Da oltre 40 anni offriamo un servizio personalizzato e sartoriale, ogni cliente è seguito passo dopo passo.

Consulenza su misura, attenzione, ascolto e soluzioni visive di qualità. Spedizioni in tutta Italia

Negli anni ‘30 l’aviazione fa un salto tecnologico enorme. I nuovi aerei volano più in alto e più veloci di quanto l’uom...
11/01/2026

Negli anni ‘30 l’aviazione fa un salto tecnologico enorme.
I nuovi aerei volano più in alto e più veloci di quanto l’uomo abbia mai osato immaginare. Ma a quelle quote i piloti rischiavano tantissimo.
Il sole accecante e il riverbero causano mal di testa violenti, nausea e persino svenimenti.
Il Generale MacCready chiama la Bausch & Lomb dicendo “Mi servono occhiali che fermino il riverbero accecante, ma senza oscurare la vista.”
La soluzione è stata trovata con lenti verde scuro che filtrano i raggi UV e infrarossi. La montatura? Il celebre design “aviator”.
Viene scelto il nome Ray-Ban, che significa letteralmente “ban the rays”, cioè bloccare i raggi. Gli occhiali vengono distribuiti all’Air Force. Funzionano perfettamente e I piloti li adorano.
Nel 1937 vengono messi in vendita al pubblico a circa 7 dollari. Negli anni ‘80 il 40% degli occhiali da sole venduti in USA erano Ray-Ban.

1784, Filadelfia: nascono le prime lenti bifocali.Nel 1784 Benjamin Franklin, quello del parafulmine e degli studi sull’...
10/01/2026

1784, Filadelfia: nascono le prime lenti bifocali.
Nel 1784 Benjamin Franklin, quello del parafulmine e degli studi sull’elettricità, decide che cambiare occhiali è tempo buttato.
E invece di lamentarsi, inventa le prime lenti bifocali della storia.
Queste lenti poi prendono un nome molto sobrio: “occhiali
Franklin”.
A Filadelfia, dove viveva, l’invenzione è documentata nelle sue lettere private del 1784.
E qui arriva il bello.
Le bifocali erano due segmenti distinti incollati insieme.
Fine della magia, inizia la geometria.
Parte superiore: lenti convesse deboli per vedere lontano, tipo guida o cartelli stradali.
Parte inferiore: lenti convesse più forti per vedere vicino, tipo libri o cucito.
Franklin a quel punto ha 78 anni e la presbiopia in modalità
“non tratto”.
Gli serve vedere da vicino e da lontano anche per i suoi esperimenti.
Quindi fa una cosa poco “da Nobel”, ma molto efficace.
Taglia le lenti dei suoi occhiali da vista esistenti, le lima e le incolla con cura, creando un unico paio ibrido.
Risultato pratico: poteva guardare “attraverso o sopra” le lenti senza gesti scomodi.
Prima, invece, chi aveva bisogno di più focali portava due paia separati.
Uno per la distanza, uno per leggere.
Una routine goffa che interrompeva il lavoro e portava frustrazione quotidiana, soprattutto tra anziani e studiosi over
40.
Poi l’idea prende il treno.
Grazie ai suoi contatti con la Royal Society di Londra, si diffonde tra intellettuali e nobili europei.

Secondo dati OMS, la presbiopia riguarda oltre 1 miliardo di persone nel mondo.
E la cosa più affascinante è che oggi, gli occhiali progressivi sono capaci di cambiare la vita alle persone, grazie alle tecnologie e alla esperienza e talento dell'optometrista. Un connubio virtuoso senza il quale un occhiale progressivo da nuova vita diventerebbe tortura.
Sugli occhiali progressivi siamo pronti a sfidare chiunque. Metteteci alla prova.

07/01/2026
Per secoli, la lettura è stata anche un esercizio di equilibrio.E non per i pensieri, ma per due lenti che scivolavano.I...
04/01/2026

Per secoli, la lettura è stata anche un esercizio di equilibrio.
E non per i pensieri, ma per due lenti che scivolavano.
Il passaggio chiave arriva a Londra, nel 1730.
L’ottico inglese Edward Scarlett brevetta i primi occhiali con stanghette rigide, agganciate dietro le orecchie.
Prima di allora, in Italia, tra il 1284 e il 1286, nelle botteghe di Venezia e Pisa (o forse Firenze), nascono gli occhiali.
Nei racconti compaiono anche nomi come Salvino D’Armati (1258-1317) e il monaco Alessandro della Spina.
Quei primi modelli erano lenti convesse per presbiti.
Le lenti erano incastonate in cerchi di legno o di osso, uniti da un semplice ponte.
Mancava però il sostegno laterale.
Perciò bisognava tenerle ferme con le mani davanti agli occhi.
Poi arrivano soluzioni “di compromesso”, come i pince-nez del XIV secolo.
Si appoggiavano sul naso, ma restavano precari: un piccolo incubo per chi copiava manoscritti o leggeva tomi pesanti.
Fino al XV secolo, gli occhiali aiutavano soprattutto i presbiti, cioè chi con l’età vede sfocato da vicino.
Eppure, per i miopi le prime lenti concave vengono citate intorno al 1462, in una lettera del duca di Milano, per “giovani con difficoltà nella visione da lontano”.
Qui sta il contrasto che oggi si nota poco.
Dal 1300 al 1730, per oltre 400 anni, l’umanita ha convissuto con montature che cadevano facilmente.
Il 1730, invece, è un anno ben tracciabile anche nei documenti citati: brochure londinesi e onorificenze reali.
Scarlett, inoltre, risulta “Ottico di Sua Maestà Re Giorgio II” intorno al 1727-1728.
La stanghetta non fu un vezzo estetico, ma un elemento tecnico.
Diede stabilità e rese possibili varianti poi associate al gusto: monocolo, fassamano e occhialino, in pieno Settecento.
E da lì la linea continua con altre invenzioni datate.

In questi giorni ci diciamo “Buon Natale” come si dice una parola gentile, quasi per tradizione. Ma forse il Natale, pri...
25/12/2025

In questi giorni ci diciamo “Buon Natale” come si dice una parola gentile, quasi per tradizione. Ma forse il Natale, prima di essere un calendario, è un esercizio dello sguardo.

È il momento in cui ricordiamo che vedere non è soltanto mettere a fuoco il mondo fuori: è anche scegliere come guardare chi abbiamo accanto. Con fretta o con cura. Con giudizio o con comprensione. Con distanza o con presenza. Perché lo sguardo non è mai neutro: è un modo di abitare la realtà.

Da Ottica la Fege lo sappiamo bene. Ogni lente è un gesto di precisione, ma anche una piccola promessa: restituire nitidezza alle cose importanti. E forse è questa la forma più concreta di augurio che possiamo fare: che il nuovo anno ci trovi capaci di distinguere l’essenziale dal rumore, la sostanza dalla superficie, il valore dalla velocità.

Che sia un Natale di luce buona: quella che non abbaglia, ma illumina. Quella che non pretende, ma accoglie. Quella che rende visibile ciò che spesso, per distrazione, lasciamo sfocato: gli affetti, la gratitudine, la gentilezza, il tempo.

Auguri di cuore. Che possiate guardare il mondo con occhi nuovi, e riconoscere – ogni giorno – ciò che merita davvero di essere visto.

18/12/2025

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