12/01/2026
Ogni cultura ha avuto una sua "forma" che si è espressa nel modo di costruire i propri edifici attraverso i quali diceva quali fossero i valori condivisi, il pensiero, la religione, la filosofia, l'etica. Le piramidi egizie dicevano la potenza dei faraoni, il loro credere nella vita dopo la morte, un'intelligenza matematica e geometrica perfetta, una competenza oltre il limite e l'aspirazione all'eterno, come se quel mondo fosse incorruttibile. Ma tutto a un certo punto è finito, si è disgregato, corrotto. Così per tutte le grandi culture della storia. C'è un momento in cui, dopo lungo processo trasformativo, tutto finisce, e finisce perché perde la sua forma. La cultura greca, con il senso delle proporzioni armoniche e perfette, con i suoi templi squadrati, le colonne doriche che indicano essenzialitá e stabilità, ordine etico e politico, chiarezza di pensiero, nel tempo ha trovato la sua fine perdendo la sua forma.
I romani hanno costruito templi, acquedotti, ponti, edifici pubblici testimoni di magnificenza, supremazia, potere assoluto.
Poi la forma è cambiata, dal quadrato al cerchio, alla cupola, all'ellisse, dagli spazi definiti a qualcosa di vasto, aperto e meno definito. Il loro mondo entrava in crisi assimilando forme nuove importate da nuove culture e fu il tramonto. È vero che la storia è un susseguirsi di culture che si trasformano in altre, ma tutto ciò ne comporta la fine. Il medioevo ha avuto una sua forma espressa dalle cattedrali gotiche che svettano al cielo, in linea con la tensione cristiana verso il trascendente. L'umanesimo e il rinascimento hanno recuperato forme classiche, ma in modo diverso poiché al centro c'è l'uomo che sa, conosce, esplora, non c'è il sacro, il divino. È cultura della bellezza immanente. Anche questa cultura, raggiunto l'apice, è tramontata nella disgregazione del perfetto matematico e in età barocca tutto è non stabile, è in movimento, tutto cambia, dell'architettura alla scultura, alla pittura. Anche quell'epoca è finita e ne è susseguita un'altra, così via, fino ad arrivare a oggi dove ogni espressione è funzionale, non si aspira al bello come equilibrio. Oggi l'Occidente sembra non avere una sua forma definita, tutto è in funzione dell'uso che si può fare di una cosa. Grattacieli, opere grandiose che sfidano il limite, novità soggettive in ogni espressione artistica, fino al nonsenso, il brutto ritenuto originale. È il trionfo della scienza e della tecnica, ma anche dell'individualismo più sfrenato. La forma non c'è più e, quando una cultura perde la sua forma, si è alla fine. È il mondo di un'apparente libertà soggettiva di espressione. È il mondo dove la cosiddetta trasparenza è equivocata.Tutto deve essere detto, mostrato in pubblico. È il mondo non della trasparenza come verità, ma dell'apparire nell'illusione di esistere e valere qualcosa. Si osa sempre più, ci si spinge sempre oltre. Il silenzio del segreto, del mondo interiore, è perduto. Tutto deve essere detto e manifestato. È un mondo di falsità dove la fragilità non è ammessa e quella che si crede libertà individuale di espressione è invece una gabbia che imprigiona. Abbiamo perduto il senso della misura, ovvero di quello che io chiamo "forma", che è l'essenza di una cultura.
L'Occidente è al crepuscolo, o è già tramontato, e non sappiamo se nascerà un uomo nuovo, un'umanità nuova capace di ritrovare il senso della misura, quella forma che pone ordine etico al caos ed è conferita dal senso del limite. Se ciò non accadrà sarà tutto spazzato via dal tempo e non rimarranno neanche le vestigia che hanno lasciato le grandi culture del passato.