Fisioterapia e Benessere Dott. Marcello Vitacolonna

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Fisioterapia e Benessere Dott. Marcello Vitacolonna Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Fisioterapia e Benessere Dott. Marcello Vitacolonna, Fisioterapista, Via dell'Elettronica 18, Rome.

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-Rilascio SomatoEmozionale
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- Massaggio Corpo Drenaggio ed Emolinfatico - Stress,
- Frequenti Mal di Testa,
- Dolori cronici o ricorrenti al collo, alla mandibola, alla schiena o in altre parti del corpo,
- Problemi di digestione, circolatori o viscerali in genere,
- Problemi di ristagno dei liquidi e della circolazione emolinfatica
- Disturbi del sonno,
- Difficoltà nell'attenzione dei bambini...
- Segni del tempo

Queste sono solo alcune delle problema per cui la Tecnica Craniosacrale, il massaggio Emolinfatico ed il Kobido possono ridurre, se non addirittura annullare, il disagio fisico ed emozionale della persona. Sono varie tecniche manuali del benessere che utilizza tocchi leggeri, delicati e non invasivi, su varie parti del corpo, e, ove necessario creme o oli del tutto alallergici.

12/01/2026

Quando chiedi a qualcuno se vede più il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ti sei prima accertato che, il bicchiere, ci sia?

Quando la Luce Non Combatte l'Ombra:La Vittoria Silenziosa dell'AmoreC'è un paradosso che mi accompagna da sempre, una d...
07/12/2025

Quando la Luce Non Combatte l'Ombra:
La Vittoria Silenziosa dell'Amore

C'è un paradosso che mi accompagna da sempre, una di quelle osservazioni che all'inizio sembrano ciniche ma che nascondono una verità profonda: i "cattivi" sembrano vincere sempre. E non perché siano più forti o più intelligenti, ma per una ragione che ha a che fare con la frequenza vibrazionale, con l'energia che emanano nell'Universo.

Chi agisce mosso da egoismo, manipolazione o sopraffazione non si interroga mai. Non dubita, non esita, non perde tempo a chiedersi se sta facendo la cosa giusta. La sua frequenza è cristallina nella sua discordanza... univoca, focalizzata, implacabile. E l'Universo, che risponde alle vibrazioni che emettiamo, amplifica questa determinazione cieca.

Vedete, i cattivi non combattono i buoni. È questo il punto. Loro semplicemente perseguono i loro interessi con una coerenza totale. Non sprecano energie a dimostrare nulla, a giustificarsi, a mettere in discussione le proprie azioni. Si muovono come frecce verso il bersaglio, e quella linearità diventa paradossalmente la loro forza apparente.

- Il Peso del Dubbio
Chi è buono invece... ah, chi è buono vive nell'incertezza costante. "Sto facendo la cosa giusta? Dovrei agire diversamente? Sto causando sofferenza involontariamente?" Questo dubbio, che in realtà è segno di profonda umanità e consapevolezza, diventa un peso enorme. Ti senti costantemente sopraffatto, sempre in difesa, sempre a rincorrere qualcosa o qualcuno.

E qui nasce il grande errore, quello che ho commesso anch'io tante volte: inizi a combattere. Combattere i cattivi. Cercare di sconfiggerli. Dimostrare che hanno torto. Fermarli a tutti i costi.

In quel preciso momento, senza accorgertene, entri nella stessa frequenza vibrazionale di chi vuole il male. Inizi a vivere in guerra invece che in pace. La tua energia non è più creativa ma reattiva, non più armoniosa ma frammentata in mille direzioni. L'entropia emotiva aumenta: caos interno, dispersione, conflitto continuo. E l'Universo, che risponde sempre alle frequenze che emettiamo, ti riflette indietro questa disarmonia.

Per questo sembra che i buoni "perdano"... non perché il bene sia debole, ma perché hanno smesso di essere bene puro e sono diventati anti-male. E questa è una differenza sostanziale, credetemi.

- L'Estinzione Naturale del Male
Ma ci siamo mai chiesti cosa accadrebbe se chi porta luce smettesse di combattere l'ombra?
L'ombra, per esistere, ha bisogno di qualcosa contro cui proiettarsi. La cattiveria si nutre di resistenza, di reazione, di paura. Ogni volta che qualcuno lotta contro di essa, le fornisce esattamente l'energia necessaria per propagarsi. Il conflitto è il suo medium, la guerra è il suo veicolo, la divisione tra gli individui è il suo nutrimento principale.

Pensiamo ad esempio a come le persone vivono le discordanze politiche, le curve, e non solo, degli stadi di calcio, le religioni, le infinite forme di razzismo, le differenti "culture nutrizionali" (onnivori, vegani, vegetariani, fruttariani, ecc.), le chat dei genitori su quali siano le migliori metodologie scolastiche, gli atti di bullismo, ecc. Noi pensiamo che queste cose siano come viviamo le relazioni, gli aspetti sociali ma, invece, a livello vibrazionale questi sono, inconsapevolmente, Puro Nettare per "i cattivi"!

Ma quando il bene smette di combattere (e combatterci) e inizia semplicemente ad essere... a emanare pace, amore, creatività... la cattiveria perde il suo appiglio. Non viene sconf***a su un campo di battaglia ma semplicemente scompare, perché non ha più nulla di cui nutrirsi. È come una fiamma che si spegne in assenza di ossigeno, non perché qualcuno l'abbia combattuta ma perché le condizioni stesse per la sua esistenza sono venute meno.

Il male non ha sostanza propria, capite? È assenza, vuoto, negazione. Non può esistere dove la presenza è totale, dove l'amore è assoluto.

- Dall'Entropia alla Sintropia
Quando vivi nel dubbio e nel conflitto, sperimenti entropia: energie disperse ovunque, emozioni frammentate, intenzioni confuse che non portano da nessuna parte. Ma nel momento in cui ti riconnetti al Senso di Pace e Amore insito in ogni essere umano (non come concetto astratto di filosofi o poeti ma come esperienza vissuta, tangibile, come modo di essere), accade una trasformazione radicale.

La lotta lascia spazio alla creazione. La difesa si trasforma in espressione libera. La paura cede il passo all'amore incondizionato. E questa nuova frequenza vibrazionale, coerente, armoniosa, vitale, entra in risonanza perfetta con l'Attività Creativa "Benefica" dell'Universo stesso.

- L'Universo Come Specchio, Non Come Giudice
Una cosa l'ho capita con il tempo: l'Universo non sceglie da che parte stare. Non "assiste" i buoni o i cattivi come se fosse un arbitro di calcio o il giudice di un tribunale supremo. L'Universo risponde alle frequenze, punto. Riflette ciò che emettiamo come uno specchio fedele.

Quando emettiamo conflitto, riceviamo conflitto. Quando emettiamo dubbio, riceviamo incertezza. Ma quando emettiamo Amore (non parlo di sentimento romantico o di buonismo ingenuo, ma di allineamento totale con la forza creativa che permea ogni cosa), l'Universo risponde con sincronicità e, conseguentemente, con flussi che sembrano miracolosi ma sono semplicemente... naturali.

I "cattivi" sembrano vincere perché la loro frequenza, per quanto disarmonica, è univoca e costante. Ma è una vittoria effimera, costruita sulla sabbia, una sabbia all'apparenza infrangibile perché solidificata dai dubbi e dalle paure dei buoni. Chi invece si radica nell'Amore Incondizionato non vince battaglie, trascende la necessità stessa di combattere.

- La Rivoluzione Silenziosa
Il vero rinnovamento, quello che ho imparato a riconoscere, non è combattere il buio. È accendere tante più luci possibile affinché il buio semplicemente cessi di esistere come condizione rilevante.
Ogni volta che scelgo di non reagire alla cattiveria ma di agire nella pace, sto sottraendo energia al ciclo del male. Non sto porgendo l'altra guancia, non sto dando neanche la prima (di guancia)! Ogni volta che creo invece di distruggere, che amo invece di odiare, che costruisco invece di demolire, sto partecipando all'Attività Creativa dell'Universo.

La cattiveria si estinguerà, ne sono convinto. Non perché verrà sconf***a in qualche battaglia epica, ma perché diverrà irrilevante. Come un'onda che cerca di propagarsi in un mare improvvisamente privo d'acqua. Senza il medium del conflitto, senza il combustibile della paura, semplicemente non avrà più modo di esistere.

E quando lo ricordiamo, quando viviamo di quella frequenza, pura, la cattiveria non trova più terreno fertile. Si estingue naturalmente, come deve essere. Non con il clamore delle armi ma con il silenzio della pace. Non con la violenza della battaglia ma con la potenza creatrice dell'Amore Assoluto che, finalmente, trova spazio per manifestarsi nel potere della sua Libertà.

Questa è la Sintropia. Questo è il ritorno all'armonia originaria. Questo è il "modo più utile" per usare il Potere dell'Universo a favore del Bene di ogni individuo.

E in quel silenzio lasciato dalla scomparsa di ogni forma di conflitto, fiorirà qualcosa di immensamente più potente di qualsiasi vittoria: la creazione continua, spontanea, gioiosa di ciò che siamo veramente, manifestazioni individuali dell'Amore Infinito nell'eterna creazione dell'Universo.

In quel nostro Nuovo Potentissimo Silenzio, può fiorire qualcosa di infinitamente più grande di qualsiasi “vittoria”:
la creazione continua e gioiosa di ciò che siamo davvero.

Foglietto 5 - Dolore alla Spalla / Arto SuperioreIntroduzioneNelle giornate "normali" ci accorgiamo della spalla solo qu...
30/11/2025

Foglietto 5 - Dolore alla Spalla / Arto Superiore

Introduzione

Nelle giornate "normali" ci accorgiamo della spalla solo quando serve, come quando ci dobbiamo infilare un cappotto, prendere una tazza dallo scaffale, aiutarci in uno spostamento, abbracciare qualcuno. Quando fa male, invece, ogni gesto diventa una “complicazione”. I dati epidemiologici parlano chiaro: in un anno, circa una persona su cinque riferisce dolore alla spalla. È un dolore che cambia le abitudini, infatti spesso si dorme male, ci si veste lentamente, si evita di sollevare, si rinuncia allo sport. Ma una spalla dolorosa non è solo una spalla “malconcia” ma racconta invece il lavoro silenzioso di tutto l'arto superiore e del suo dialogo con il torace, il collo, la mano e, non meno importante, il respiro.

IL CORPO – La Scena Visibile

La spalla possiede la maggior escursione articolare del corpo umano ed è un’articolazione “sospesa". Infatti c’è poca stabilità ossea compensata da tanta stabilità muscolare e fasciale. La scapola, l’omero, la clavicola, una vera orchestra in cui tutti i muscoli devono accordarsi con precisione millimetrica. Quando compare il dolore, di solito è perché l'orchestra non suona più all'unisono.

Possibili quadri possono essere:

Sindrome da conflitto subacromiale e tendinopatie di cuffia, spesso legate a sovraccarichi o alterazioni del ritmo scapolo-omerale. Tendinopatia del bicipite, dolore anteriore che "punge" quando si solleva o si allunga il braccio. Capsulite adesiva ("spalla congelata"), Irradiazioni dall'area cervicale o dal torace. Anche gomito, avambraccio e mano influenzano la spalla, E’ risaputo infatti che quando a valle qualcosa non trasmette bene le forze, a monte la spalla compensa e si infiamma.

Quando qualcosa non va il corpo comincia a cercare protezioni o soluzioni (che però sono solo compensi!). Se una struttura è irritata, il sistema nervoso alza le difese con co-contrazioni e modifica i tempi di attivazione. Per questo non basta "sciogliere un punto" ma occorre rieducare il gesto.
Il trattamento, allora, è un dialogo dove ci vuole manualità rispettosa, educazione al movimento progressivo, riprogrammazione del ritmo scapolo-omerale e lavoro sulle catene che dal piede arrivano alla mano. L'obiettivo, come sempre, non è solo "rimettere a posto qualcosa", ma restituire coerenza al sistema, finché la spalla torna a fidarsi del suo ruolo naturale, ovvero quello di muoversi ampia, forte, silenziosa.
Ma se l'orchestra interiore non suona più all'unisono, quale parte di te sta lottando tra il dare e il ricevere?

LA MENTE – La Scena Invisibile

La schiena era il sostegno, il collo la direzione, la spalla è l'articolazione del contatto. E quando la mente si irrigidisce nel 'fare' eccessivo, blocca il flusso tra il dare e l'accogliere.
Con la spalla abbracciamo, accogliamo, proteggiamo, spingiamo via, teniamo. È l'articolazione con cui entriamo in contatto con il mondo, nel toccare e lasciar andare non sono solo verbi fisici. Quando fa male, spesso stiamo trattenendo o forzando.
Il cingolo scapolare infatti è come un "anello emotivo". Le spalle si alzano quando ci difendiamo, si chiudono quando ci ritiriamo, si irrigidiscono quando non vogliamo cedere. Il braccio destro (il "fare", il dare) e il sinistro (l'accogliere, il ricevere) sono mappe simboliche che ci aiutano a porci domande utili:

• Cosa sto cercando di dare o dimostrare che mi sta prosciugando le energie?
• Cosa non riesco ad accogliere o a ricevere, costringendomi a sostenere tutto da solo?
• La mia paura di allungare la mano è la stessa che mi impedisce di lasciar andare?

Le "spalle di ferro" sono spesso spalle stanche. E il dolore è la lettera che il corpo spedisce quando non abbiamo letto gli avvisi precedenti. Dare un nome a ciò che pesa, come una relazione, un carico di responsabilità, un "dover essere per forza", non fa passare il dolore in un minuto, ma spegne la miccia che lo alimenta.
Non servono autoaccuse. Serve onestà gentile, il riconoscere quando esageriamo nel tenere tutto su. Quando la mente smette di comandare e ricomincia ad ascoltare, il sistema scende di tono e le spalle ritrovano lo spazio, il gesto torna meno controllato e più vero.
Ma per ritrovare il vero gesto, dobbiamo capire se la nostra azione nasce da un dovere o da una profonda Intenzione.

LO SPIRITO – Il Senso Profondo

La spalla può essere considerata un varco dove dal centro del petto l'intenzione diventa gesto e il gesto diventa incontro. Se l'energia si ferma prima del dovuto, non è punizione è un invito a ritrovare il senso del movimento.
Quando il dolore compare, prova, senza sforzo, a fare tre respiri: di radicamento, di direzione, di restituzione (il gesto finisce e rientra, come un'onda). Lo spirito non chiede prestazione ma chiede allineamento tra ciò che senti e ciò che fai. Una spalla libera non è quella che solleva di più, ma quella che sa modulare la forza quando serve, morbidezza quando basta, pausa quando è tempo di pausa. Come diceva Mario Brega “’Sta mano po’ esse fero e po’ esse piuma” e io aggiungerei: “… più spesso piuma però!”.
Nel momento in cui il gesto torna significativo, non apparente, l'energia smette di sb****re contro lo snodo e riprende a passare attraverso di te.
Forse scoprirai che non era la spalla a "bloccare" te. Eri tu a bloccare la spalla con un'intenzione tesa, un dovere senza respiro, un dare senza ricevere. Quando il movimento torna ad essere un "sì" che parte dal petto e non un "devo" che schiaccia le clavicole, l'arto superiore ritrova la sua vocazione, quella di connettere, creare, prendersi cura.

E allora, proprio lì dove faceva male, può riaccendersi un gesto semplice e pieno: allungare la mano... e sentirla arrivare. Lascia che la tua intenzione fluisca attraverso di te. La tua spalla ritroverà la libertà del gesto.

Foglietto 4 - Dolori Muscolari e Articolari in GenereIntroduzioneIn ogni momento della giornata, quasi metà della popola...
23/11/2025

Foglietto 4 - Dolori Muscolari e Articolari in Genere

Introduzione

In ogni momento della giornata, quasi metà della popolazione mondiale riferisce almeno un dolore muscolare o articolare. A volte nasce all'improvviso, altre volte cresce lentamente come un'ombra che segue i movimenti. C'è chi si sveglia con una rigidità che svanisce solo dopo minuti, chi avverte un bruciore nei muscoli dopo periodi di fatica, chi sente "ti**re" dentro un'articolazione quando compie gesti semplici come alzarsi da una sedia o infilare una giacca.

Questi dolori cambiano il modo di vivere: si evitano certi movimenti, si riduce il passo, si rinuncia a piccole attività quotidiane che prima sembravano scontate. Eppure, dietro ogni tensione, ogni rigidità, ogni f***a articolare, c'è molto più di un carico meccanico: c'è un sistema che si sta proteggendo, un equilibrio che chiede attenzione e uno spazio interiore che forse si è compresso troppo.

Questo foglietto è dedicato proprio ai dolori "diffusi", quelli che non hanno un'unica causa, ma raccontano il dialogo costante tra Corpo, Mente e Spirito.

Il CORPO

Muscoli e articolazioni sono ingranaggi viventi, non pezzi isolati. Comunicano, compensano, si difendono. Quando uno di questi elementi perde armonia, l'altro interviene e spesso lo fa così bene che l'origine del problema rimane nascosta, e ciò che emerge è solo il dolore.

I muscoli: la difesa che stanca il sistema

Le mialgie non nascono solo da sovraccarico o allenamento scorretto. Un muscolo può irrigidirsi per disidratazione, per stress prolungato, per sonno poco ristoratore, per posture ripetute o anche per micro-infiammazioni silenziose.

Quando la fibra si sente minacciata, si contrae. E quando resta contratta a lungo, si sfianca. È un circolo che non si interrompe semplicemente "sciogliendo un punto" ma bisogna insegnare al muscolo che non è più necessario restare in difesa.

Le articolazioni: lo spazio che si restringe

Le articolazioni parlano di movimento e di libertà. Quando duole un'articolazione non è quasi mai solo "usura" ma è perdita di coordinazione tra muscolo e struttura profonda, è una capsula che si protegge, è un carico distribuito male per troppo tempo.

Un'articolazione “rigida” non è testarda: è prudente.

E quando muscolo e articolazione si "contagiano"... nel dolore diffuso il corpo non distingue più:

• Un muscolo che stringe modifica la meccanica di un'articolazione
• Un'articolazione infiammata costringe un muscolo a fare più del necessario
• Il sistema nervoso, se resta in allerta, alza il volume di tutto il corpo

Ecco perché certi pazienti raccontano: "sentivo un fastidio al ginocchio, poi me la sono trovato in tutta la gamba", oppure: "mi era partito dalla spalla, adesso sembra coinvolgere anche il collo".

Non è immaginazione: è fisiologia.

In un vero trattamento non serve intervenire a caso sul sintomo ma serve ricostruire un dialogo:

• Liberare il tessuto dove è in difesa
• Ridare mobilità senza forzare
• Reinsegnare al corpo un gesto funzionale
• Diminuire la sensibilità del sistema nervoso
• Normalizzare il respiro
• Graduare carichi, tempi e ritmi
• Rimettere ordine nelle catene articolari

Il corpo guarisce quando sente che può muoversi senza rischi. Non basta "aggiustarlo", bisogna prima di tutto “ascoltarlo”.

La MENTE

Muscoli e articolazioni sono la traduzione fisica di ciò che, dentro, non trova spazio.
Un muscolo contratto può essere un pensiero che non sciogli;
Un'articolazione rigida può essere una decisione che non prendi.

Il corpo non inventa mai: esprime.

La tensione muscolare come linguaggio emotivo:
Un corpo sempre in allerta riflette una mente che non si concede tregua. Ogni fibra che tira custodisce una storia (La Memoria del Corpo!). Una difficoltà a dire "no", un ruolo che pesa, un'ansia che non trova parole, una rabbia trattenuta.
Quando la mente non riesce più a contenere, affida ai muscoli il compito di trattenere al posto suo.

La rigidità articolare come rigidità simbolica:
Le articolazioni rappresentano la flessibilità del pensiero. La capacità di piegarsi, di mediare, di cambiare direzione.
Quando diventano dure, spesso è perché anche la mente lo è diventata. C’è chi vuole "tenere tutto sotto controllo", chi non vuole più adattarsi, chi si sente stretto tra due scelte e resta immobile.

La rigidità del corpo non è altro che la rigidità di un'idea che non riusciamo a lasciar andare.

Domande che smuovono ciò che è fermo

• Dove sto trattenendo ciò che non mi appartiene più?
• In quale parte della mia vita mi ostino a resistere quando avrei bisogno di piegarmi?
• Cosa penso di "non poter mollare", mentre il mio corpo prova a farlo per me?
• Che cosa mi impedisce di appoggiarmi, di fidarmi, di chiedere?

Quando la mente si allenta, il corpo segue.

Il dolore diffuso è una richiesta di spazio. Non chiede di essere semplicemente eliminato, chiede soprattutto di essere riconosciuto.
Quando smettiamo di giudicare il sintomo e iniziamo ad ascoltarlo, il corpo non ha più motivo di stringere. Si concede un respiro. E in quel respiro nasce già un cambiamento.

Lo SPIRITO
Il dolore muscolare e articolare diffuso è spesso una perdita di contatto con se stessi. Non con il "sé psicologico", ma con la presenza piena nel corpo, nel gesto, nel momento.

Viviamo sovraccarichi di "fare" e poveri di "essere".

Il dolore è come una bussola, non come un nemico
Lo Spirito vede il dolore come un segnale. Ad esempio ti sei spostato dal tuo centro. Forse corri troppo, forse ti trascini da troppo tempo, forse non senti più la direzione.
Il dolore ti costringe a rallentare, ma non per fermarti ma per permetterti di ritrovare il ritmo che avevi dimenticato.

Rituale di presenza in tre respiri
1. Respiro di ascolto: Inspira e porta attenzione a un solo punto che duole. Non giudicarlo. Solo sentirlo.
2. Respiro di spazio: Espira immaginando che quel punto si allenti appena, come una porta che socchiude.
3. Respiro di integrazione: Inspira ancora e senti il corpo intero, non più come un insieme di parti, ma come un unico movimento.

Non c'è magia: c'è riconnessione.

Quando il dolore diventa il Tuo Maestro ti invita a ricordare che non sei un corpo da correggere, ma un essere da integrare. Che la forza non nasce dal contrarre, ma dal lasciar fluire.

La vita non chiede sempre la “Best Performance”, ma solo presenza.

E quando questa presenza arriva, anche solo per un istante, qualcosa si allinea. Non necessariamente il dolore sparisce, ma cambia identità: da blocco diventa soglia.
La soglia oltre la quale puoi finalmente tornare a muoverti con verità. Nel tuo corpo. Nella tua mente. Nel tuo Spirito.
Nell’Infinità di tutto ciò che Sei.

(Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce la valutazione personalizzata effettuata dal professionista competente)

Foglietto 3: Mal di Testa, Cefalea e Tensione CranicaIntroduzioneSecondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il mal ...
16/11/2025

Foglietto 3: Mal di Testa, Cefalea e Tensione Cranica

Introduzione

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il mal di testa è tra le prime cause di riduzione della qualità della vita di un individuo. Oltre due persone su tre ne soffrono con frequenza variabile, e una su quattro lo vive in modo cronico. A volte arriva come una pressione costante, altre come una f***a pulsante che spegne ogni energia. C'è chi lo sente come una fascia che stringe, chi come un martello dietro agli occhi, chi come una nube che avvolge la mente.
Molti lo liquidano come un disturbo "banale" o con la “pasticca immediata”, ma il dolore alla testa è tutt'altro che semplice: è un linguaggio raffinato con cui il corpo, la mente e lo spirito ci parlano all'unisono. È il segnale che qualcosa, dentro o fuori di noi, sta chiedendo silenzio, spazio o respiro.

IL CORPO – La Scena Visibile

Il cranio è una meraviglia di architettura vivente. E’ composto da ossa leggere ma resistenti, membrane sottili, nervi che si intrecciano in una rete sottile e fittissima, muscoli che, seppur piccoli, regolano tensioni delicate. Quando si altera l'equilibrio tra queste forze, molto spesso nasce il dolore.
Molti mal di testa, infatti, sono di tipo muscolo-tensivo. Questi spesso derivano da un'eccessiva contrazione dei muscoli del collo, delle spalle o del cuoio capelluto stesso. Ore al computer o al cellulare, posizioni statiche, bruxismo o disfunzioni dell'articolazione temporo-mandibolare, possono trasformare un piccolo squilibrio in un dolore diffuso. Altri, invece, sono di origine vascolare o neurovegetativa, come le emicranie, in cui la reattività dei vasi sanguigni e del sistema nervoso autonomo crea una vera e propria tempesta interna.
In questi casi, il corpo tenta di regolare un sovraccarico. Quando la mente è sovra stimolata e il sistema nervoso resta costantemente in modalità "attacco o fuga", i vasi si dilatano e si contraggono in modo anomalo. È come se la testa cercasse di spegnere un circuito troppo acceso.
La terapia non può essere solo sintomatica. Serve restituire al corpo un ritmo fisiologico. Si devono rilassare le catene muscolari cranio-cervicali, migliorare la circolazione, riequilibrare il respiro e calmare il sistema nervoso autonomo.
Perché il mal di testa, spesso, è un eccesso di pensiero che ha dimenticato il corpo. Ma quando la mente non riesce a spegnere il circuito da sola, qual è il messaggio più urgente che sta gridando?

LA MENTE – La Scena Invisibile

La schiena era il sostegno, il collo la direzione, la testa è il luogo del controllo. E quando la mente si irrigidisce nell'eccesso di pensiero, blocca il nostro sguardo interiore.
La testa è la sede dei pensieri, ma anche delle tensioni invisibili. Quando si riempie di preoccupazioni, si contrae. Quando controlla troppo, pulsa. Quando reprime emozioni, stringe. Il dolore, allora, diventa il modo in cui la mente dice: "basta pensare, lasciami respirare".
Si dice che il dolore alla testa sia tipico di chi "vive nel mentale", di chi ha imparato a separare il sentire dal pensare. Si sale verso la testa per sfuggire al corpo, per non sentire il cuore, per non affrontare la fatica di stare nel presente. Ma più si sale, più la tensione cresce; è come se la vita volesse ricordarci che non possiamo portare tutto nel cervello senza prima attraversare il torace.
La mente che pensa troppo si scalda, si affatica, perde ossigeno. Il dolore alla testa è spesso un cortocircuito tra pensiero e percezione. Una voce che ci invita a rallentare, a fare silenzio, a tornare nel corpo.
Domande utili da porsi:

• Cosa sto cercando ossessivamente di "capire" o risolvere solo con il pensiero?
• Qual è la resistenza emotiva che non voglio affrontare e che mi fa rifugiare in testa?
• Di cosa ho bisogno per concedermi il sacro diritto al silenzio?

Quando smettiamo di analizzare e iniziamo ad ascoltare, il dolore si trasforma. Non sparisce per magia, ma cambia tono. Da nemico diventa messaggero. Da peso diventa bussola.
E se questa bussola ti stesse puntando verso l'unica cosa che puoi davvero scegliere e cambiare: la qualità della tua sintonizzazione?

LO SPIRITO – Il Senso Profondo

La testa è la nostra antenna, il punto più alto del corpo, quello che riceve e irradia energia. Quando fa male, spesso è perché stiamo "vivendo troppo sopra", come nelle preoccupazioni, nelle aspettative, nel bisogno di capire tutto, invece di stare "dentro". Il dolore ci riporta giù. Non per punizione, ma per compassione. Consideriamolo come la chiamata del Nostro Spirito a tornare presenti.
Alcuni Maestri dicono che la mente è un bellissimo strumento, ma solo se è al servizio del cuore. Quando la mente prende il comando, si ribella al ritmo della vita. Il mal di testa, allora, può essere visto come un richiamo alla resa. Si deve smettere di forzare, di comprendere, di trattenere ma solo lasciar fluire.
Spiritualmente, ogni dolore alla testa ci ricorda che non siamo solo pensieri, ma anche respiro, luce, energia in movimento. Ogni pulsazione è un'onda che cerca di liberare qualcosa come un eccesso di controllo, una paura di sentire, una resistenza a fidarsi. E quando ci arrendiamo, non alla sofferenza, ma all'ascolto, qualcosa si allinea. Il respiro torna vivo e ampio, lo sguardo più limpido, la mente più quieta.
Allora capiamo che il vero sollievo non nasce dal "fare passare" il dolore, ma dal comprendere cosa ci stava dicendo.

E, in quell'attimo di quiete, la testa non è più un peso da portare... ma una luce da accendere.

Accendere la tua vera luce ti donerà il silenzio che stavi cercando.

Foglietto 2: Dolore al Collo –Cervicalgia IntroduzioneIl dolore al collo è tra i disturbi muscoloscheletrici più comuni:...
08/11/2025

Foglietto 2: Dolore al Collo –Cervicalgia

Introduzione

Il dolore al collo è tra i disturbi muscoloscheletrici più comuni: si stima che oltre il 60% della popolazione lo sperimenti almeno una volta nella vita. Può comparire dopo una notte di sonno "sbagliata", ore davanti a uno schermo, o un periodo in cui ci si è semplicemente "caricati" troppo.
A volte arriva come un fastidio che si insinua piano, altre come una morsa improvvisa che blocca i movimenti e sembra togliere libertà al respiro.
Ogni tentativo di girare la testa diventa un gesto calcolato, una negoziazione con il dolore.
Ma in quella rigidità non c'è solo un muscolo contratto, probabilmente c'è un messaggio che il corpo sta cercando di farci arrivare. Il collo, che porta il peso della testa e del pensiero, ci chiede di fermarci e ascoltare cosa abbiamo ignorato troppo a lungo.

IL CORPO – La Scena Visibile

Il tratto cervicale è una zona nobile e delicata. Sostiene il capo, è attraversato da strutture neurovascolari fondamentali e coordina costantemente sguardo, equilibrio e respiro. È un crocevia di funzioni vitali, ed è per questo che richiede estrema attenzione (ecco perché sconsiglio di sottoporsi ai trust, i famosi "scrocchi", se non da personale estremamente qualificato ed esperto. Io personalmente mi avvalgo di altre ottime tecniche ma più rispettose).
Quando il collo duole, molto spesso non è mai solo un problema locale, ma riflette un'intera catena muscolare e fasciale che parte dai piedi e arriva fino al cranio.
Posture scorrette, rigidità dorsali, tensioni mandibolari o oculari, stress eccessivo o l'abitudine di lavorare con la testa costantemente protesa in avanti, creano una continua attivazione dei muscoli cervicali profondi e superficiali.
Il risultato è un ipertono, una contrattura che riduce la mobilità e altera la propriocezione. A lungo andare, anche il respiro cambia, il diaframma ad esempio perde ampiezza e i muscoli accessori prendono il sopravvento, trasformando ogni inspirazione in uno sforzo del collo.
Proprio come nella zona lombare, anche qui esiste una memoria neuromuscolare. Se il dolore persiste, il sistema nervoso impara a difendersi, anticipa la minaccia e mantiene la guardia alta. Il collo resta contratto anche quando il pericolo non c'è più, come una sentinella che continua a vigilare dopo che il nemico se n'è andato.
Il dolore cervicale è un allarme che avvisa di un sovraccarico funzionale. La terapia, quindi, non può limitarsi a sciogliere un punto o allungare un muscolo. Serve anche ristabilire una comunicazione tra testa e torace, tra postura e respiro, tra movimento e fiducia.
Solo quando il corpo ritrova questa coerenza, il collo smette di difendersi e torna a muoversi libero, fluido, presente. Ma cosa accade a livello interiore quando ci ostiniamo a guardare in una sola direzione, ignorando la coerenza del cuore?

LA MENTE – La Scena Invisibile

La schiena è il sostegno, il collo è la direzione. E quando la mente si irrigidisce, blocca il nostro sguardo interiore.
Il collo è il ponte tra il pensiero e l'azione, tra ciò che immaginiamo e ciò che facciamo.
Quando si irrigidisce, stiamo spesso trattenendo qualcosa di specifico per la gola e per la vista. Ci sono parole non dette, scelte rimandate, rabbie represse o decisioni pesanti da prendere. È come se la mente volesse girarsi da un'altra parte, ma il corpo le dicesse: "no, guarda dove non vuoi guardare".
Alexander Lowen parlava della "corazza del collo" come della parte che più esprime la paura di esprimersi. Stringiamo la mandibola per non dire, solleviamo le spalle per proteggerci, tratteniamo il respiro per non sentire. Così il collo diventa un passaggio ostruito tra la testa e il cuore.
Molte volte il dolore cervicale nasce proprio da questa frattura interna. Viviamo nella testa, dimenticando di avere un corpo che sente. E allora il corpo ci richiama all'ordine con la sua voce più onesta: la tensione. Non per punirci, ma per invitarci a fermarci, a respirare, a riconnetterci a ciò che abbiamo ignorato troppo a lungo.
Ogni rigidità del collo è, in fondo, una domanda:
"Cosa non voglio più vedere?", "Cosa non riesco a dire?", "Perché continuo a sostenere con la mente ciò che il cuore non sente più vero?"
Quando troviamo il coraggio di ascoltare queste domande, non di rispondere subito, ma di ascoltarle, la tensione comincia a sciogliersi da sola. Non serve eliminare il sintomo con la forza. Serve dargli voce, fargli spazio, riconoscerlo. Solo così la corazza si ammorbidisce, e la vita ricomincia a scorrere tra pensiero e azione, tra mente e corpo.
Ma c'è ancora un passo da fare. Cosa succede quando l'unica direzione che conta è quella che ci indica la nostra vera essenza?

LO SPIRITO – Il Senso Profondo

Il collo è il passaggio tra la Terra e il Cielo, tra il mondo fisico e quello del pensiero, tra l'io che agisce e l'anima che osserva. Quando si blocca, è come se l'energia non riuscisse più a fluire da un piano all'altro. È il segnale che ci stiamo identificando troppo con la mente e poco con la presenza.
La rigidità è la morte del movimento!
Il dolore cervicale può essere allora una richiesta di Vita: "Muoviti, non restare chiuso nei pensieri, non trattenere la parola, non portare il mondo tutto sulla testa."
Il collo è il punto in cui passa il flusso tra il cuore e la coscienza. Quando si chiude, la voce interiore si indebolisce, il respiro si accorcia, lo sguardo si irrigidisce. Quando si apre, il respiro torna profondo, la mente si fa chiara, e anche lo sguardo smette di fissare ossessivamente un punto e torna a vagare libero, curioso, vivo.
Non serve forzare nulla. Basta ascoltare. Respirare dove prima c'era controllo. Permettere alla vita di attraversarci, senza doverla tenere ferma, senza doverla dirigere con la testa.
Perché il vero allineamento non è tenere la testa dritta, ma permetterle di seguire il cuore. E solo quando la mente si inchina all'ascolto dell’anima, solo quando accetta di non sapere tutto, di non controllare tutto allora il collo smette di essere un peso e torna ad essere un ponte.
Un ponte tra cielo e terra. Tra pensiero e sentire. Tra volontà e abbandono.
E in quel passaggio, leggero e fluido, potresti accorgerti che il dolore non era un ostacolo... ma un invito a muovere la testa nella direzione della tua vera libertà.

(Post divulgativo a scopo educativo.
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- Stress, - Frequenti Mal di Testa, - Dolori cronici o ricorrenti al collo, alla mandibola, alla schiena o in altre parti del corpo, - Problemi di digestione, circolatori o viscerali in genere, - Disturbi del sonno, - Difficoltà nell'attenzione dei bambini... Questo sono solo alcuni dei problemi per cui la Tecnica Craniosacrale può ridurre, se non addirittura annullare, il disagio fisico ed emozionale della persona. E' una tecnica del benessere che utilizza tocchi leggeri, delicati e non invasivi, su varie parti del corpo.