07/03/2026
I luoghi di cura
In Ospedale si sentono spesso le urla dei malati anziani. Di notte gridano: mammaaa! Sentirlo fare da persone molto avanti con gli anni dà la dimensione di quanto questo rapporto unico di vita e morte con la propria madre sia al di là del tempo e certamente dello spazio.
In un caso i lamenti notturni ascoltati dalla mia postazione ad occhi chiusi, mi ricordarono il setting di una cerimonia di ayahuaska dove ognuno sdraiato sul suo giaciglio vive il processo purgativo dopo l’assunzione della medicina sciamanica, esprimendo il travaglio del momento e vocalizzando le proprie pene con respirazioni estese, suoni. Anche qui, in un’area ospitante che si fa “ospedale”, passando attraverso il corpo si cerca di curare le proprie ferite interiori ”. Le essenze vegetali profumano l’aria, gli ikaros (canti) vitalizzano l’atmosfera, ma rimane uno spazio dedicato alla cura di sé in senso terapeutico.
Evocazioni e riflessioni ora sarebbero nulla senza il senso di conforto provato dalla vicinanza del personale medico, infermieristico ed Oss, alle prese con il mio dinamismo, movimenti spaziali nell’area ospedaliera, insonnia, attacchi infiammatori intestinali inaspettati.
Si conferma il dato ineccepibile di quanto la persona, corredata della sua macchina biologica, possa veicolare e sintetizzare con efficacia terapie farmacologiche in primo luogo attraverso il canale della fiducia e di un sincero sostegno umano, in momenti singolari, di grande apprensione per chi li vive.