Lo spazio vago

Lo spazio vago Risonanze, contaminazioni ed incontri, Fuori e Dentro la stanza di psicoterapia... Il blog di Silvia Lombardi, psicologa psicoterapeuta romana

Stavolta Fiammiferi di novembre è arrivata ad inizio del mese. È un numero molto novembrino, anche se di novembre non pa...
06/11/2024

Stavolta Fiammiferi di novembre è arrivata ad inizio del mese.
È un numero molto novembrino, anche se di novembre non parlo apertamente, e s’intitola “La vegetariana e il perturbante”.

Provo a raccontarvi qualcosa della mia esperienza di lettura de La vegetariana della scrittrice sudcoreana Han Kang, a partire dalle tre parole attraverso cui lo descriverei: perturbante, sogno e poesia.

Lo faccio, come sempre, da un vertice clinico, che significa per me utilizzare il libro come un pretesto su cui interrogarci e risuonare assieme.

L’illustrazione che accompagna il testo è di Vecchia Jane (profilo Ig ) che l’ha realizzata dando forma e colore alle atmosfere di questo numero.

Trovate anche una postilla con un’anticipazione a cui tengo molto.

Buona lettura, o buon ascolto, allora! 💌

Questi sono Fiammiferi molto novembrini, anche se di novembre non parlo mai...

I Fiammiferi di questo mese arrivano un attimo primo di un momento di vacanza, per me e immagino per molti di noi. È sta...
27/07/2024

I Fiammiferi di questo mese arrivano un attimo primo di un momento di vacanza, per me e immagino per molti di noi.

È stato bello -nonostante la stanchezza- sentire che potessi avere ancora qualcosa da condividere… piccoli fuochi da accendere, sognando però quel “vento d’estate” che, almeno qui a Roma, latita.

In chiusura ho sentito di inserire dei ringraziamenti… uno in particolare per Erri che ieri ha fatto mezzanotte con me per aiutare la mamma boomer -come non manca di ribadire- a sistemare alcuni aspetti tecnici, e che -sotto il sole cocente di mezzogiorno, perché io arrivo sempre tardi- mi ha accompagnata a fotografare la fontana della Carlotta, qui alla Garbatella.

Che dirvi di questi Fiammiferi?
Incontrerete il fuoco di luglio -ma anche la luce di una poeta- l’acqua delle duemila fontanelle romane, la carezza fresca di un vento d’estate e … dei semi di Salute, con la S maiuscola.

Buona lettura, o buon ascolto, allora!

Vi leggo e rispondo come sempre qui nei commenti, o via mail.
Se avete piacere di sostenere questo progetto, aiutatemi a farlo conoscere.
Ci ritroviamo qui il 31 agosto con altri fiammiferi da accendere.

Fiammiferi è la newsletter de Lo Spazio Vago. Ci ritroviamo qui ogni mese per accendere tre fiammiferi, nel territorio del sogno diurno, terra di confine in cui s'incontrano la psicoterapia, la poesia e l'anima. Click to read Fiammiferi | Lo Spazio Vago, by Silvia Lombardi Lo Spazio Vago, a Substac...

In questi Fiammiferi di giugno vi racconto qualcosa di “Come sopravvivere come psicoterapeuta” e di Nina Coltart, la psi...
29/06/2024

In questi Fiammiferi di giugno vi racconto qualcosa di “Come sopravvivere come psicoterapeuta” e di Nina Coltart, la psicoanalista britannica autrice del libro.

Il libro si rivolge a psicoanalisti e psicoterapeuti, ma anche a quanti sono implicati in un percorso psicoterapeutico o hanno delle curiosità o delle domande rispetto a questa professione.

La voce di Nina Coltart è preziosa perché autentica, capace di tenere assieme coraggio e ironia. Non a caso, si definiva “la più indipendentista degli indipendentisti”.

Guarderemo il verbo “sopravvivere” da una prospettiva inedita e scopriremo perché “in un mondo ideale tutti gli psicoterapeuti dovrebbero avere un giardino”.

Buona lettura, o buon ascolto, allora!

Vi leggo e rispondo come sempre qui nei commenti, o via mail.
Se avete piacere di sostenere questo progetto, aiutatemi a farlo conoscere.
Ci ritroviamo qui il 27 luglio con altri fiammiferi da accendere.

Fiammiferi è la newsletter de Lo Spazio Vago. Ci ritroviamo qui ogni mese per accendere tre fiammiferi, nel territorio del sogno diurno, terra di confine in cui s'incontrano la psicoterapia, la poesia e l'anima. Click to read Fiammiferi | Lo Spazio Vago, by Silvia Lombardi Lo Spazio Vago, a Substac...

Giorni fa abbiamo “recuperato” la visione di un film che desideravo vedere da tempo: “Foglie al vento”, di Aki Kaurismäk...
15/06/2024

Giorni fa abbiamo “recuperato” la visione di un film che desideravo vedere da tempo: “Foglie al vento”, di Aki Kaurismäki.

È stato bello, per quanto mi riguarda, ritrovare l’oro dell’autunno profondo, nel caldo già afoso di questa quasi estate.

Bello sentirmi anch’io -nel corso di quegli ottanta minuti - una foglia al vento, immersa nel flusso di una storia, fatta più di silenzi, che di parole.
Una storia che t’invita a sintonizzarti su di un’atmosfera, cogliendola anche attraverso una serie di particolari, disseminati in modo apparentemente casuale, nel corso della narrazione.

… la tonalità brillante e fredda dei colori -rosso e blu in primis (ma di che colore è l’impermeabile di Ansa? Polvere? Carta da zucchero?) le locandine di capolavori del cinema, che s’intravedono a più riprese, dietro i due protagonisti, Chaplin, il nome del cane, svelato sul finale, sono alcuni degli elementi che mi tornano in mente, ma ciascuno avrà un elenco tutto suo.

Foglie al vento -un po’ come tutti i film di kaurismäki- è ambientato in un tempo sospeso, attuale e onirico al contempo. Ansa e Holappa, i due protagonisti, conducono due esistenze ai margini, che di primo acchito potrebbero apparire disperate, eppure procedono, con silenziosa tenacia, senza mai perdere la speranza e uno sguardo capace di tenere assieme la malinconia e una sorta di buffa, stralunata ironia.

Finché non s’incontrano.
Si perdono.
S’incontrano di nuovo.
E si perdono un’altra volta
E…

Il titolo di questo film è un omaggio a Les Feuilles Mortes di Jacques Prevert/Joseph Kosma, resa immortale dall’interpretazione di Yves Montand.

Se mai dovessi decidermi a fare un tatuaggio -ho pensato durante la visione del film- forse sarebbero proprio delle foglie di gingko al vento.

L’espressione foglie al vento -almeno nella lingua italiana- evoca dimensioni di passività e volubilità, dentro la fantasia di una scissione tra il tenere le redini della propria esistenza e l’esser portati/abbandonarsi alla corrente.

La pratica clinica sempre di più mi restituisce il limite di certe visioni dicotomiche, che inevitabilmente producono uno sbilanciamento che radicalizza ed estremizza le posizioni.

In questo caso, il controllo da un lato, l’abbandono dall’altro.

Il sinologo e filosofo francese Francois Jullien -grande studioso del pensiero orientale, osservato dal “vertice estraneo” del pensiero occidentale- propone la metafora del surfare l’onda, per raccontare ciò che noi traduciamo in abbandono.

Attraverso questa immagine, mi pare che lui colga una possibilità altra -più equilibrata- capace di attraversare questa scissione.
Surfare l’onda evoca infatti la possibilità di mantenersi in equilibrio -tenere il centro- assecondando al contempo le onde della vita.

Mi piace immaginarle così, queste foglie al vento.
Prese dentro un movimento che cerca di accordarsi al fluire della vita, tenendo assieme direzione e abbandono.
È questa la competenza che proviamo a costruire -sempre in bilico tra controllo e fiducia- nella stanza della terapia.

Emanuele Trevi è uno dei miei scrittori preferiti, e -anche se forse non è così necessario- non posso fare a meno di chi...
13/01/2024

Emanuele Trevi è uno dei miei scrittori preferiti, e -anche se forse non è così necessario- non posso fare a meno di chiedermi perché.

La prima immagine che associo ai suoi libri, è quella del viaggio, dell’esplorazione.
Percorsi in cui l’itinerario si delinea strada facendo; percorsi in cui non si ha paura di errare, divagare e perdersi.
Percorsi sospesi tra livelli diversi di realtà, che con grande naturalezza si avvicendano, scivolando l’uno nell’altro, mentre i confini vanno sempre più sfumandosi.

Tra le sue pagine, la dimensione della verità mi pare si sovrapponga a quella della vitalità: tutto ciò che viene raccontato è vero perché vivo, grazie alla scrittura, capace di far esistere e alle volte (ri)portare in vita.

Anche ne “la casa del mago” -il suo ultimo bellissimo romanzo- questa magia si compie, mentre la figura del padre dello scrittore -lo psicoanalista junghiano Mario Trevi- riprende vita, un po’ come se un ritratto si animasse.

Un ritratto “vivo” -e non semplicemente veritiero- scavalca la dimensione della rappresentazione, riuscendo a sfiorare l’essenza dell’altro, cogliendone la dimensione sottile.

La casa del mago è l’appartamento in cui Mario Trevi riceveva i suoi pazienti; dopo la sua morte, l’autore decide di trasferircisi.
Il libro racconta i primi otto mesi di permanenza nella casa del padre; un tempo attraversato da un’atmosfera sospesa e perturbante, fatto di presenze, apparizioni e sparizioni.
Un tempo -mi verrebbe da dire- in cui si dispiega un processo trasformativo, mediato dalla scrittura, che permetterà a Trevi da un lato di raccontare -e incontrare di nuovo- il padre, dall’altro di sciogliere quel senso di sospensione, arrivando a sentire proprio lo spazio della casa.

Centrali per la costruzione di questo ritratto sono gli oggetti del padre; oggetti che custodiscono memorie e irradiano -grazie alla scrittura- tutta la loro potenza simbolica, e vitalità affettiva.

La mia copia è piena di sottolineature: tra le parti che più ho amato, ci sono quelle dedicate all’anima, e al senso del percorso analitico.
Lo sguardo -dal di Fuori- di Trevi ci regala immagini preziose… e nuove parole.

C’è un senso di “leggerezza” che attraversa queste pagine, una leggerezza che riesce a tenere assieme profondità e ironia… sarà questa la materia dell’anima?

Perle di poesia è un percorso esplorativo in piccolo gruppo, che si articolerà in cinque incontri di due ore ciascuno, a...
31/10/2023

Perle di poesia è un percorso esplorativo in piccolo gruppo, che si articolerà in cinque incontri di due ore ciascuno, a cadenza mensile.

Gli incontri saranno in presenza -nonostante la distanza- nel senso che non verranno registrati, proprio come accadrebbe se ci vedessimo dal vivo. Questo perché il nostro sarà uno spazio in cui condividere un’esperienza che ciascun partecipante contribuirà a costruire e che smarrirebbe il suo senso più profondo se osservata dal di fuori.

Perle di poesia nasce dal mio desiderio di immaginare uno spazio in cui condividere in una dimensione gruppale il percorso di esplorazione che finora è rimasto confinato nella forma scritta della newsletter.

L’idea è quella di trasformare la parola scritta in una parola viva, realizzando un’esplorazione condivisa, in cui le emozioni e i pensieri dei partecipanti s’incontrino, dando vita ad un pensiero emozionato di gruppo.

Il pretesto di partenza di ciascun incontro sarà, un testo poetico.

Proprio come accade nella newsletter -e più in generale in questo Spazio Vago- metteremo al centro la questione dell’incontro, della relazione che si crea tra la poesia e il lettore, e la poesia e il gruppo, per portare l’attenzione su quel senso emozionale che si situa su di un livello altro, rispetto alla dimensione del contenuto, del significato letterale.

Non ci chiederemo, quindi, cosa dice la poesia, cosa “significa”, come se il significato fosse un dato interno e definitivo contenuto nel testo, ma ci interrogheremo su ciò che sta dicendo proprio a noi, in questo momento.

È questo il livello su cui, come psicoterapeuta, sento di poter dire qualcosa sulla poesia e, soprattutto, e da questo vertice che posso utilizzarla come un pretesto per sfocare lo sguardo e lavorare sulla dimensione simbolico-affettiva (emozionale) della realtà, dentro uno spazio che renda possibile implicarsi e allenarsi a risuonare, a sentire e a pensare questo sentire.

Per info. e costi e per iscriverti, puoi scrivermi in DM o a questo indirizzo e-mail silvialombardi.lospaziovago@gmail.com

Illustrazione Om è di Cinzia Franceschini

Indirizzo

Rome

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