08/01/2026
Lo acquisterò sicuramente 😊
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Durante queste feste ho letto un libro che mi ha colpito più di tanti saggi di psicologia: Piccoli esperimenti di felicità di Hendrik Groen.
È il diario ironico e lucidissimo di un uomo anziano che racconta i suoi tentativi quotidiani di restare vivo, presente, umano, nonostante il corpo che cambia, le perdite, la solitudine, i limiti che aumentano.
E mi ha fatto pensare a una cosa che vedo ogni giorno in studio.
Molte persone arrivano in terapia convinte che la felicità sia uno stato da raggiungere: quando starò bene, allora vivrò. Quando passerà questa ansia, questa tristezza, questa confusione, allora inizierò davvero.
Groen racconta l’opposto, senza mai dirlo esplicitamente: la vita non aspetta che tu stia bene per essere vissuta. Si vive mentre sei imperfetto, stanco, a volte fragile, a volte in difficoltà. E dentro questa vita reale, non ideale, puoi comunque costruire piccoli spazi di senso.
In termini psicologici, è una lezione potentissima: non è il sentirsi meglio che fa cambiare la vita, spesso è il cambiare qualcosa nel modo di stare nella vita che, col tempo, fa sentire meglio.
Non si tratta di “pensare positivo”. Si tratta di smettere di rimandare l’esistenza a quando saremo a posto.
Piccoli esperimenti di felicità non insegna a essere felici. Insegna a non smettere di vivere quando la vita non è come l’avevi immaginata.
E forse è questo uno dei passaggi più importanti del lavoro terapeutico: non costruire una vita perfetta, ma una vita che valga la pena di essere abitata, così com’è, un passo alla volta.
E quei passi, per quanto piccoli, contano molto più di quanto sembri.