20/01/2026
https://www.facebook.com/share/p/19gZiVD86W/
Spalla: perché dopo 2–3 infiltrazioni di cortisone spesso conviene cambiare strategia
Quando c’è dolore di spalla da borsite/subacromiale, tendinopatia o lesione parziale del sovraspinato, le infiltrazioni di cortisone possono dare un beneficio rapido sul dolore, soprattutto nelle fasi più infiammatorie.
Il punto è che, se dopo 2–3 infiltrazioni il miglioramento è scarso o dura poco, insistere con lo stesso farmaco spesso non è la scelta migliore: non solo perché l’effetto tende a “calare”, ma anche perché il cortisone può avere effetti sfavorevoli sul tendine (soprattutto se ripetuto/dose dipendente).
Cosa può fare il cortisone al tendine (effetti “collaterali” sulla qualità tendinea)
La letteratura descrive che i corticosteroidi, a livello del tessuto tendineo della cuffia, possono:
• Ridurre la vitalità delle cellule del tendine (tenociti)
• Aumentare processi di apoptosi (cioè “morte cellulare programmata”)
• Ridurre la produzione/organizzazione del collagene (la “struttura portante” del tendine)
• Peggiorare alcune proprietà meccaniche del tendine (resistenza)
• Effetti che risultano dipendenti da dose e frequenza (più ripeti, più aumenta il rischio biologico) 
In più, alcuni studi osservazionali su grandi numeri hanno trovato un’associazione tra infiltrazioni cortisoniche e maggiore rischio di lesioni/rotture della cuffia nel tempo (associazione ≠ certezza di causa, ma è un segnale da non ignorare nella pratica clinica). 
E nel contesto chirurgico, revisioni sistematiche riportano che le infiltrazioni cortisoniche (in particolari finestre temporali/contesti) possono associarsi a peggiori esiti come tassi di re-tear o revisioni dopo riparazione della cuffia. 
Messaggio pratico: se il cortisone “non sta cambiando davvero la storia” dopo 2–3 tentativi, spesso ha senso non continuare a ripetere la stessa infiltra, ma passare a un’opzione che non abbia quel potenziale impatto negativo sulla biologia del tendine.
⸻
Perché il PRP è un’alternativa interessante quando il cortisone non basta
Il PRP (Platelet-Rich Plasma) è un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue del paziente. Le piastrine rilasciano mediatori (fattori di crescita e molecole segnale) che possono:
• Supportare i processi di riparazione tissutale
• Modulare l’infiammazione senza “spegnere” la biologia del tendine come può fare il cortisone
• Favorire un ambiente più “pro-rigenerativo” (in modo variabile, perché dipende anche dal tipo di PRP usato)
Perché il PRP non ha gli stessi effetti di “indebolimento tendineo” del cortisone
In termini semplici:
• Il cortisone è potentissimo nel ridurre l’infiammazione e il dolore a breve, ma può interferire con cellule e collagene del tendine (soprattutto se ripetuto). 
• Il PRP, invece, mira a stimolare riparazione e “qualità biologica” del tessuto. In studi sperimentali, viene descritto anche un possibile effetto citoprotettivo/anabolico sui tenociti rispetto agli effetti negativi dei corticosteroidi. 
Cosa dice la ricerca clinica (PRP vs cortisone) su tendinopatia/lesioni parziali
• Un trial randomizzato su tendinopatia/lesioni parziali della cuffia ha confrontato PRP e cortisone, mostrando differenze a favore del PRP su alcuni esiti (dolore/funzione) in determinati follow-up. 
• Studi più recenti riportano risultati superiori e più sostenuti del PRP rispetto al cortisone in pazienti con tendinopatia della cuffia (con follow-up fino a 12 mesi). 
• Una meta-analisi ha confrontato PRP e corticosteroidi nella malattia della cuffia, trovando differenze che in vari endpoint favoriscono il PRP, pur con eterogeneità tra protocolli. 
• Revisioni più ampie sulle lesioni parziali indicano che il PRP può ridurre il dolore anche nel medio-lungo periodo, ma con risultati funzionali variabili e forte dipendenza da tecnica/composizione del PRP. 
⸻
In pratica: quando “ha senso” pensare al cambio
📌 In modo ragionevole (e personalizzato sul singolo caso), si può considerare:
• Se dopo 2–3 infiltrazioni di cortisone non c’è un miglioramento significativo e duraturo, oppure il dolore torna rapidamente
→ valutare di cambiare tipo di infiltrazione (es. PRP), soprattutto in presenza di tendinopatia o lesione parziale.
E ricordiamolo: l’infiltrazione (cortisone o PRP) funziona molto meglio se è dentro un piano completo con:
• esercizi mirati (cuffia scapola postura)
• gestione dei carichi (pesi, overhead, lavoro)
• correzione dei fattori che mantengono l’irritazione (impingement funzionale, rigidità, ecc.)
⸻
Nota (importante)
Il PRP non è “magia”: i risultati variano perché non esiste un PRP unico (composizione, attivazione, numero di infiltrazioni, sede intralesionale o subacromiale,, ecc.). Per questo la letteratura è promettente ma non sempre uniforme. 
⸻
Riferimenti (PubMed)
• Puzzitiello RN et al. Adverse Impact of Corticosteroids on Rotator Cuff Tendon Health… 2020. 
• Lin CY et al. A Positive Correlation between Steroid Injections and Cuff Tendon Tears… 2022. 
• Cimino AM et al. Corticosteroid Injections May Increase Retear and Revision Rates of Rotator Cuff Repair: A Systematic Review. 2020. 
• Kwong CA et al. RCT PRP vs corticosteroide in tendinopatia/lesioni parziali cuffia. 2021. 
• Rossi LA et al. Subacromial PRP… superior and sustained improvements vs corticosteroid… 2024. 
• Adra M et al. Meta-analisi PRP vs corticosteroidi nella rotator cuff disease. 2022. 
• Desouza C et al. Review su PRP nelle lesioni parziali: dolore ↓ short e long term, funzione più variabile. 2024. 
• Jo CH et al. PRP con effetti proliferativi/anabolici e citoprotettivi sui tenociti vs corticosteroidi (dati biologici). 2017.