10/01/2026
I social sono spesso al centro di discussioni accese: fanno bene o fanno male?
Come molte cose, la risposta non sta nello strumento in sé, ma nel modo in cui viene usato.
Da un lato, i social possono diventare spazi complessi. Non è sempre facile capire di chi fidarsi o distinguere le fonti affidabili da quelle che lo sono meno. L’esposizione continua al confronto con gli altri può alimentare senso di inadeguatezza e autosvalutazione, e i contenuti proposti dagli algoritmi tendono spesso a essere polarizzanti, divisivi, più orientati allo scontro che al dialogo. Inoltre, l’interazione online può dare l’illusione di essere in relazione, rischiando però di sostituire, invece che affiancare, i legami reali, aumentando il senso di isolamento. A tutto questo si aggiunge il sovraccarico di informazioni, che può confondere e affaticare.
Allo stesso tempo, però, i social possono rappresentare una risorsa importante. Offrono accesso immediato a informazioni, contenuti di psicoeducazione e spunti di riflessione che aiutano a dare un nome a ciò che si sta vivendo. Per molte persone sono un primo spazio “sicuro” in cui informarsi o cercare aiuto, senza doversi esporre direttamente. Permettono a minoranze e comunità di incontrarsi, riconoscersi e fare rete, e a chi si sente solo di trovare racconti in cui rispecchiarsi. Quando esiste la possibilità di dialogare in modo autentico, questi scambi possono diventare anche un trampolino per relazioni che escono dallo schermo, fino alla creazione di gruppi di appartenenza positivi o al contatto con professionisti.
In sintesi, i social non sostituiscono la relazione, ma possono affiancarla. Se usati con consapevolezza, spirito critico e confini, possono diventare uno strumento di confronto, orientamento e connessione, invece che una fonte di ulteriore distanza.
Dott.ssa Veronica Boniotti - Psicologa
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