Grappiolo and Group

Grappiolo and Group Ortopedici specialisti nelle patologie dell’anca e del ginocchio. Visite, consulenze e interventi chirurgici in tutta Italia.

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06/03/2026

Tornare al lavoro dopo un intervento protesico non è solo una questione di tempo: è il momento in cui il corpo ritrova equilibrio, forza e funzionalità per affrontare nuovamente le attività quotidiane.

Dopo un intervento, i tessuti si adattano progressivamente, i muscoli e le articolazioni recuperano capacità di movimento e il sistema nervoso reintegra schemi motori e postura. Questo processo permette di riprendere le attività con sicurezza e controllo, riducendo affaticamento e rischi di sovraccarico.

Anche gesti apparentemente semplici come alzarsi, camminare o muovere gli arti richiedono che il corpo ritrovi armonia e coordinazione, prima di affrontare le ore di lavoro.

È importante ascoltare il proprio corpo e seguire sempre le indicazioni del chirurgo, perché ogni recupero ha tempi e segnali propri, diversi da persona a persona.

👉 Guarda il video per scoprire quali sono le tempistiche consigliate per tornare al lavoro in totale sicurezza.

La chirurgia non finisce in sala operatoria. Prosegue con il recupero.La chirurgia ortopedica moderna non misura il succ...
27/02/2026

La chirurgia non finisce in sala operatoria. Prosegue con il recupero.

La chirurgia ortopedica moderna non misura il successo solo in termini di intervento riuscito, ma nella qualità del recupero funzionale.
Il protocollo Fast Track nasce proprio da questo principio: ridurre la risposta allo stress chirurgico per permettere al corpo di tornare a muoversi in modo precoce, sicuro e fisiologico.

Attraverso anestesia mirata, gestione preventiva del dolore e mobilizzazione anticipata, il movimento diventa parte integrante della terapia, non una fase successiva.
Un approccio proattivo, basato su evidenze scientifiche, che trasforma l’intervento in un percorso strutturato di recupero.

Il risultato non è “dimettere prima”, ma recuperare meglio: più autonomia, meno farmaci, minore rischio clinico.

🔗 Approfondisci il protocollo completo: link in bio

Nella chirurgia ortopedica contemporanea, l’obiettivo non è più soltanto l’eccellenza tecnica dell’intervento, ma anche ...
25/02/2026

Nella chirurgia ortopedica contemporanea, l’obiettivo non è più soltanto l’eccellenza tecnica dell’intervento, ma anche il ritorno rapido e sicuro del paziente alla vita quotidiana.

Il percorso Fast Track, noto anche come Rapid Recovery o ERAS (Enhanced Recovery After Surgery), rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma: si tratta di un approccio multidisciplinare basato sulle più recenti evidenze scientifiche internazionali, progettato per ridurre lo stress psico-fisico indotto dall’operazione e favorire un recupero funzionale immediato.

Come spiega il Dott. Carmine Fabio Bruno, chirurgo ortopedico di Grappiolo and Group, “il Fast Track non è una scorciatoia, ma un percorso ottimizzato in cui ogni fase, dalla preparazione al post-operatorio, è studiata per rimettere il paziente in piedi in totale sicurezza poche ore dopo l’intervento”.

Il protocollo prevede una sequenza rigorosa di fasi integrate. Prima dell’operazione, il paziente viene istruito sul proprio ruolo attivo attraverso programmi di patient education, mentre l’ottimizzazione metabolica e la pre-abilitazione muscolare garantiscono condizioni fisiche e psicologiche ottimali.
Durante l’intervento, l’anestesia intelligente e le tecniche chirurgiche mininvasive preservano la funzione muscolare e riducono drasticamente l’uso di oppioidi, permettendo al paziente di mantenere lucidità e controllo già subito dopo l’operazione. Nelle ore successive, la mobilizzazione precoce stimola la circolazione, riduce i rischi di complicanze vascolari e respiratorie e prepara il paziente a gestire in autonomia i movimenti quotidiani.

I benefici clinici del Fast Track sono evidenti. L’approccio riduce il dolore e l’impiego di farmaci pesanti, accelera la riconnessione neuromuscolare e favorisce un recupero psicologico più rapido, soprattutto grazie al rientro nel proprio ambiente domestico. Rispetto ai percorsi tradizionali, dove l’allettamento prolungato aumentava rigidità articolare, atrofia muscolare e rischio di complicanze sistemiche, il Fast Track trasforma il recupero in un processo attivo e scientificamente ottimizzato, riducendo gli effetti collaterali dei trattamenti analgesici convenzionali. Il successo del protocollo dipende dalla stretta collaborazione di anestesisti, infermieri e fisioterapisti, che operano come un sistema integrato per garantire monitoraggio costante, sicurezza e supporto attivo al paziente.

L’approccio non è standard per tutti, ma viene personalizzato in base a età, comorbidità e motivazione del paziente, assicurando massima efficacia clinica e sicurezza. L’obiettivo finale è chiaro: tornare a camminare non è soltanto un risultato, ma l’inizio immediato della guarigione, con un impatto positivo su autonomia, funzione muscolare e recupero psicologico.

🔗 Trovi il link all’articolo completo nel primo commento.

20/02/2026

“Da 1 a 10, quanto fanno male le infiltrazioni?”

Le infiltrazioni sono spesso circondate da timori che non sempre corrispondono alla realtà clinica.
Molti pazienti arrivano alla procedura con un’aspettativa di dolore elevata, che nella maggior parte dei casi viene completamente ridimensionata dall’esperienza reale.

Dal punto di vista pratico, le infiltrazioni sono paragonabili a semplici punture: durano pochi minuti e provocano generalmente un fastidio minimo. Quando necessario, è possibile utilizzare anestetici locali per rendere la procedura ancora più tollerabile.

Quello che colpisce di più è il confronto tra la percezione iniziale e il beneficio ottenuto: spesso la paura è molto più intensa del dolore, mentre il miglioramento dei sintomi può essere significativo.

👉 Guarda il video per capire cosa aspettarti davvero da un’infiltrazione.

🦴Biomeccanica e stabilità nella THA: l'approccio Femur FirstL’orientamento delle componenti protesiche nell'artroplastic...
19/02/2026

🦴Biomeccanica e stabilità nella THA: l'approccio Femur First

L’orientamento delle componenti protesiche nell'artroplastica totale d’anca (THA) non è un parametro statico, ma una relazione dinamica che definisce la stabilità a lungo termine dell'impianto.

Lo studio pubblicato su BMC Musculoskeletal Disorders e indicizzato su PubMed analizza l’efficacia della tecnica Femur First, una procedura non basata su software che permette di ottenere una antiversione combinata accurata partendo dall'anatomia femorale nativa del paziente.

Mentre la discussione settoriale si concentra spesso sull'integrazione di sistemi robotici o di navigazione, questa ricerca documenta come l’analisi biomeccanica intraoperatoria possa offrire standard di precisione sovrapponibili, ottimizzando tempi e risorse cliniche.

🔬Risultanze cliniche e metodologiche:

- Antiversione Combinata: la procedura ha permesso di raggiungere il target ottimale (25°-50°) nel 92,5% dei casi, garantendo un orientamento reciproco tra coppa e stelo che previene lussazioni e impingement.
- Indipendenza dal Tilt Pelvico: a differenza dei sistemi di navigazione tradizionali, la tecnica si basa sul piano funzionale dell’individuo. Il posizionamento acetabolare risulta conforme all’antiversione dello stelo, indipendentemente dall'inclinazione pelvica preoperatoria.
- Personalizzazione del Centro di Rotazione: lo studio evidenzia la capacità di adattare l'inclinazione della coppa all'angolo cervico-diafisario (CCD) del femore, assicurando una copertura articolare personalizzata in base alla tipologia di stelo utilizzato.

📄Evidenze e risultati

I dati radiografici, validati tramite sistema EOS 2D/3D, confermano la solidità della tecnica: l'Harris Hip Score (HHS) medio è passato da 43 a 97 punti nel follow-up, con una totale assenza di lussazioni o complicazioni meccaniche.

Questi risultati confermano che la stabilità articolare non dipende solo dal posizionamento assoluto dei componenti, ma dalla loro perfetta integrazione biomeccanica.

La tecnica Femur First traduce questa necessità in un protocollo chirurgico riproducibile e accurato.

Con il contributo scientifico di: Mattia Loppini, Umile Giuseppe Longo, Emanuele Caldarella, Antonello Della Rocca, Vincenzo Denaro e Guido Grappiolo.

🔗 Leggi il nostro articolo e consulta lo studio completo: link nel primo commento.

16/02/2026

Parlare di protesi d’anca a 45 anni può sembrare insolito, ma in alcuni casi è la conseguenza naturale di una patologia non riconosciuta o sottovalutata nel tempo.

In questa paziente, atleta e maratoneta, il problema era un conflitto femoro-acetabolare che aveva portato a una progressiva e precoce usura della cartilagine.

Quando la cartilagine si consuma completamente, l’articolazione perde la sua funzione: il dolore compare prima durante lo sport e poi anche nelle attività quotidiane. In queste condizioni, le terapie conservative non sono più risolutive e rischiano solo di ritardare una soluzione efficace.

La scelta di una protesi d’anca conservativa ha permesso di ristabilire una biomeccanica corretta, con l’obiettivo non solo di eliminare il dolore, ma di consentire alla paziente di tornare a praticare lo sport che ama.

👉 Guarda il video per capire quando una protesi può essere la scelta più funzionale, anche in età giovane.

13/02/2026

“L’anestesia può finire durante l’intervento?”

È una domanda che molti pazienti si pongono prima di un intervento protesico.
In realtà, nella chirurgia ortopedica moderna, la gestione dell’anestesia non è mai un elemento standardizzato, ma viene calibrata sull’intervento e sul paziente.

Quando l’anestesista lavora in modo dedicato alla chirurgia protesica e in stretta collaborazione con il chirurgo, la durata e la profondità dell’anestesia vengono dosate in funzione dei tempi reali dell’operazione.

Questo permette di garantire comfort e sicurezza durante l’intervento e, allo stesso tempo, un recupero più rapido della sensibilità e della motilità una volta rientrati in reparto.

Questa strategia è alla base dei protocolli di Fast Track, che puntano a una verticalizzazione precoce e a una ripresa più fisiologica del movimento, senza stress inutili per l’organismo.

👉 Guarda il video per capire come viene gestita oggi l’anestesia nella chirurgia protesica.

10/02/2026

La protesi d’anca è il risultato di oltre cinquant’anni di evoluzione chirurgica, ricerca sui materiali e miglioramento continuo delle tecniche operatorie.

Dagli anni ’80, con lo sviluppo dello stelo CLS del professor Lorenzo Spotorno, fino a soluzioni conservative contemporanee, ogni passaggio ha avuto un obiettivo preciso: ridurre l’invasività dell’intervento, accelerare il recupero funzionale e aumentare la durata dell’impianto protesico.

Grappiolo and Group vuole fondare la propria esperienza su questa continuità storica: una chirurgia che evolve perché studia, misura i risultati e trasmette il sapere alle nuove generazioni di chirurghi.

Nel video, il Dottor Edoardo Guazzoni ripercorre le tappe fondamentali di questa evoluzione e spiega perché oggi parlare di protesi significa parlare di metodo, esperienza e visione a lungo termine.

👉 Guarda il video per capire come la storia della protesi d’anca ha cambiato il modo di curare i pazienti.

Da fallimento tardivo di una protesi d’anca a seconda possibilità: il caso clinico di una nostra paziente.Per molti pazi...
09/02/2026

Da fallimento tardivo di una protesi d’anca a seconda possibilità: il caso clinico di una nostra paziente.

Per molti pazienti, l’intervento di protesi d’anca rappresenta una soluzione definitiva: è proprio per questo che il ritorno dei sintomi, a distanza di tempo, può essere destabilizzante.

La storia che raccontiamo oggi riguarda una paziente che per sei anni aveva vissuto senza alcuna limitazione, fino alla comparsa progressiva di dolore durante la deambulazione. All’inizio lieve, poi sempre più presente sotto carico: camminare, salire e scendere le scale, muoversi con naturalezza diventava ogni giorno più difficile. In questi casi, il dolore non va mai banalizzato.

Quando compare dopo un lungo periodo di benessere ed è legato al carico, può indicare una condizione precisa: la mobilizzazione della protesi d’anca.
Si tratta di una delle cause più frequenti di fallimento tardivo degli impianti e avviene quando una o più componenti perdono stabilità rispetto all’osso.

La diagnosi di mobilizzazione protesica richiede visite ortopediche dedicate ed esami strumentali mirati, come radiografie, TAC e, in alcuni casi, scintigrafia ossea.

A questo punto, la paziente si è trovata davanti a una scelta complessa: affrontare una chirurgia di revisione, un intervento più impegnativo rispetto all’impianto primario, oppure continuare a convivere con il dolore e la perdita di autonomia.

La chirurgia di revisione dell’anca richiede competenze specifiche, capacità di gestire l’osso già operato, tessuti modificati e scenari anatomici più complessi. In questo la scelta dell’équipe è determinante.

Dopo una visita specialistica, la paziente ha deciso di affidarsi al Professor Guido Grappiolo e al suo gruppo, e di affrontare l’intervento di revisione presso l’Humanitas di Rozzano, che ha permesso una gestione integrata del caso.

Dal racconto emerge con forza un aspetto centrale: la paziente non si è mai sentita sola.
Durante il ricovero, è stata seguita da un’équipe multidisciplinare composta da ortopedici, cardiologi, infettivologi, fisioterapisti e personale dedicato alla terapia del dolore post-operatoria.

Uno dei timori più comuni legati alla chirurgia di revisione è la paura di un lungo periodo di immobilità.
Questo caso dimostra come, con una gestione moderna e strutturata, non sia necessariamente così: già dal giorno successivo all’intervento, la paziente ha iniziato la fisioterapia e ha ripreso a deambulare.
La mobilizzazione precoce, anche in un contesto di revisione, rappresenta oggi un elemento centrale per ridurre le complicanze e favorire un recupero funzionale efficace.

La revisione non viene vissuta come una sconfitta, ma come una seconda possibilità: ed è proprio su questo punto che la testimonianza diventa particolarmente significativa.

Nel nostro blog raccontiamo questo caso in modo approfondito, spiegando cosa significa affrontare oggi una revisione dell’anca.
🔗 È possibile approfondire il caso completo nel primo commento

29/01/2026

💡 Intervento all’anca o al ginocchio: quanto costa davvero?

In Italia, grazie al Sistema Sanitario Nazionale, gli interventi chirurgici sono accessibili a tutti.

Le visite e gli interventi possono essere effettuati tramite SSN oppure in regime privato, a seconda delle esigenze del paziente. Ci sono liste d’attesa da rispettare, ma l’obiettivo resta sempre lo stesso: fornire cure di alta qualità.

Il Dottor Riccardo Ruggeri spiega in questo video come funziona l’accesso agli interventi di chirurgia protesica e quali possibilità hanno i pazienti per scegliere il percorso più adatto.

👉 Guarda il video per saperne di più.

23/01/2026

Sai come nasce una delle più importanti realtà nella chirurgia protesica italiana?

La Fondazione Livio Sciutto prende ispirazione dal professor Maurice Müller e dalla collaborazione del professor Spotorno con la scuola svizzera di chirurgia protesica. L’obiettivo era creare una struttura autonoma, capace di raccogliere dati, fare ricerca e seguire direttamente i pazienti, applicando le migliori pratiche internazionali.

Oggi, grazie al Prof. Guido Grappiolo e a Grappiolo and Group, la Fondazione continua a sviluppare questi principi, portando avanti la ricerca clinica e l’innovazione chirurgica nella pratica quotidiana.
Il focus resta sempre lo stesso: valutare l’efficacia dei dispositivi protesici e migliorare il benessere dei pazienti, garantendo interventi che siano duraturi e funzionali nel tempo.

Nel video, il Prof. Guido Grappiolo racconta la storia, la filosofia e l’evoluzione della fondazione, mostrando come l’innovazione clinica possa fondersi con la cura personalizzata dei pazienti.

👉 Guarda il video e scopri come una visione internazionale è diventata realtà concreta in Italia.

19/01/2026

Il prericovero non è solo un passaggio burocratico, ma una fase clinica fondamentale per la sicurezza e la qualità dell’intervento chirurgico.

Come spiega il Dottor Fabio Carmine Bruno nel video, oggi questo percorso può essere gestito anche a distanza, attraverso un modello organizzativo che consente al paziente di eseguire esami e visite specialistiche nella propria città, condividendoli in anticipo con l’équipe chirurgica.

La valutazione preoperatoria rimane rigorosa e strutturata, ma viene resa più efficiente: meno spostamenti inutili, migliore pianificazione dell’intervento e una presa in carico più sostenibile, soprattutto per chi proviene da fuori regione.

👉 Guarda il video per capire come funziona il prericovero a distanza e quali vantaggi offre nel percorso chirurgico.

Indirizzo

Via Manzoni 56
Rozzano
20089

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